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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

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Margot



Moby Dick

 
Inserito da Gaja il Gio, 17/07/2008 - 08:44
«Non importa la potenza del colpo, quanto colpire nel modo giusto».


«A quanto pare, il mondo è pieno di irlandesi o di gente che vorrebbe esserlo».

Ho rivisto il film ieri sera, ed è stato un bagno di dolore. Ma anche di forza. Di ammirazione nei confronti di un Clint Eastwood di cui Sergio Leone diceva: «Ha solo due espressioni: con la sigaretta, e senza». E invece, secondo me, ne conosceva bene l'intelligenza e la capacità di "rubare" il mestiere. Qualche sera fa ho rimetabolizzato anche "Mystic River", con gli stratosferici Tim Robbins e Sean Penn. È diventato un cineasta, Eastwood, come Sergio Leone. 

«C'era una volta in America», Mo cuishle: mio tesoro, mio sangue, sangue del mio stesso sangue.
La protagonista di Million Dollar Baby si chiama Maggie. Margherita.

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Inserito da Gaja il Ven, 27/06/2008 - 20:48

di Giovanni Choukhadarian, detto er brocco de l'Iran

A Idolina Landolfi, come ci fosse ancora.

Luci della tragedia nel cinema d'oggi. Quelle fosche, sovraesposte, di Go go tales (A. Ferrara, Usa, col., 100', 2008); i colori fra il bordeaux e l'antracite, seni esposti senza vergogna né possibilità di salvezza. Tre facce segnate e memorabili: Willem Dafoe, Bob Hoskins e, su tutti, Matthew Modine. Riprovevolmente brutta Asia Argento, una stella che non sorgerà mai Lou Doillon, le altre come in un elenco del telefono inutile.

E poi Un'estate al mare (C. Vanzina, Ita, col. 105', 2008). 7 episodi di finta comicità, con 7 presunti primattori (2 veri: Enzo SalviLuigi Proietti), a fianco di sgallettate e scollate più o meno straniere (1 eccezione: la contessa Nicoletta Brilli Peri, tuttora bella come Natura l'ha fatta e Ghini e Fossati non l'han scempiata). Storie brevi di fallimenti grotteschi, senza risate e senza pianti; storie vuote, con soggetti rubati, sceneggiatura patetica, recitazione da filodrammatica di paese. Il risultato, come nel Vanzina migliore, è potente. Un affresco sbiadito non di un paese, ma di una città (Roma, la capitale, la màggica) che non si riconosce e, come nel portentoso duetto in ascensore Brilli-Brignano, si prende a schiaffi.
Per ragioni diverse, due film da non perdere.  

[Nota a margine sulla dedica: è scomparsa Idolina Landolfi, amica mia e di Giovanni (studiò a Sanremo). Donna di rara bellezza, raffinata, colta. Curatrice dell'opera del padre, Tommaso Landolfi, nonché critica letteraria e scrittrice. Era nata il 19 maggio 1958. A lei i nostri pensieri, il nostro dolore e la gioia di averla conosciuta.]  

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Inserito da Gaja il Sab, 09/02/2008 - 18:04

Due sequenze di "C'era una volta in America" in cui, in momenti diversi, Noodles e Deborah parlano del "Cantico dei Cantici". Nel primo filmato i due sono a malapena adolescenti. Nel secondo si ritrovano dopo che Noodles è uscito di galera e si è riunito ai suoi amici, Max, Patsy, Cockeye e FatMoe. Vi consiglio caldamente di vederle. E di ascoltarne la musica a occhi chiusi: la colonna sonora di Morricone è già immagine.

Deborah: "Hai aspettato molto?" Noodles: "Tutta la vita".

Deborah: Noodles tu sei la sola persona che io ho mai... Noodles: Che hai mai? Vai avanti, che hai mai? Deborah: Di cui mi sia importato. Ma tu mi terresti chiusa a chiave in una stanza e getteresti via la chiave, non è vero? Noodles: Sì, credo di sì. Deborah: Il guaio è che io ci starei anche volentieri.
[A mio parere, questo è uno dei film più belli della cinematografia mondiale di tutti i tempi]

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Inserito da Gaja il Lun, 18/12/2006 - 20:28

C'era una volta in AmericaPerché il ghigno di De Niro alla fine della storia - un patchwork di memoria attraversato dallo squillo di un telefono - è l'immagine distorta di una vendetta che si compie pur non compiendosi.

Perché la musica da sola è un film nel film, e crea immagini e ricordi e ripesca pensieri che si erano accantonati. Perché, per me, è il paradigma dell'essere umano: l'amore, l'avidità, l'ambizione, la violenza, il sesso, la vendetta. E perché in un fenomeno così vivido, così sfaccettato, io trovo sempre nuovi significati.

Strati su strati di riflessioni e di parole che si materializzano nella mia mente che parlano, rivelandomi a me stessa.

E anche perché l'autore della colonna sonora riceverà, tra qualche mese, l'Oscar alla carriera.

E perché Sergio Leone ha saputo raccontare l'America con una crudeltà e una pietas tutte europee, così come ha fatto Martin Scorsese in Gangs of New York.

E soprattutto perché quasi niente coinvolge tutti i miei sensi come il linguaggio di questa storia cruenta e dolce, una storia vermiglia e glaciale che sento dipanarsi nel mio stomaco, sulla lingua, davanti agli occhi, nella mente, sui palmi delle mani e nelle narici.

Riparlerò anche di Noodles, Max, Patsy, Cockeye, FatMoe e Deborah. E del senatore Bailey.

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Inserito da Woland il Mer, 11/10/2006 - 09:51

Autore di La venticinquesima ora, trad. di Massimo Ortelio, pagg. 224, € 14.46, ed. Neri Pozza, Vicenza, 2001

In esclusiva per Sinestetica e Triskell, cinque domande a David Benioff, autore de La venticinquesima ora, pubblicato in Italia da Neri Pozza nel 2001, per la traduzione di Massimo Ortelio. Benioff ha sceneggiato anche il film omonimo, un capolavoro ancora in distribuzione nelle sale di tutta Italia, la cui regia è stata affidata a uno Spike Lee tornato in possesso della sua vena migliore, e che ha raccolto consensi unanimi di pubblico e critica. Il suo romanzo, best seller negli U.S.A., racconta la storia di un piccolo trafficante di droga, Monty Brogan, alla vigilia del suo ingresso in carcere, dove rimarrà per sette anni. Accanto a lui Naturelle, la sua donna, i suoi due amici d’infanzia, Jakob e Slattery, suo padre (che, per consentire a Monty di vivere da uomo libero fino al giorno della sua reclusione definitiva, ha dato in pegno il suo bar), i suoi “compagni di lavoro” Kostya e Uncle Blue, e Doyle, il suo cane. Monty è giovane e bello, e il giorno prima della sua discesa all’inferno, in attesa della sua “venticinquesima ora” ripercorre il suo passato, sapendo che il presente è giunto al termine. E temendo il futuro.La venticinquesima ora

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