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Inserito da Gaja il Gio, 14/08/2008 - 11:16
Ringrazio Pino D'Emilio per avermi segnalato questo articolo. Proprio ieri chiacchieravo al telefono con un'amica (immagino preferisca che non faccia il suo nome) e dicevamo che pareva essere calato di nuovo il sipario sulla vicenda Orlandi, complici l'estate, le vacanze, la poca voglia di scoperchiare questo ennesimo vaso di Pandora. Sono felice di essermi sbagliata. ROMA - C’è un nuovo colpo di scena nella vicenda di Emanuela Orlandi, rapita e scomparsa a Roma all’età di 15 anni il 22 giugno 1983. Dopo Sabrina Minardi, la supertestimone, un’altra persona ha deciso di confidarsi con gli inquirenti. È accaduto durante uno degli ultimi interrogatori: «Andate al parcheggio di Villa Borghese, il parcheggio sotterraneo. Là troverete la macchina, la Bmw che state cercando... ». Una rivelazione precisa, senza tentennamenti. La Squadra Mobile è andata sul posto e l’ha trovata. Sì, è proprio la Bmw 745i di color grigio scuro di cui parlò nei mesi scorsi Sabrina Minardi, l’ex moglie del calciatore della Lazio Bruno Giordano, poi diventata la donna di Enrico De Pedis, detto «Renatino», il boss della Banda della Magliana. La Scientifica la sta già esaminando palmo a palmo alla ricerca di qualche traccia di Emanuela. Potrebbe essere un passo avanti importantissimo per l’inchiesta della Procura di Roma, diretta da Giovanni Ferrara. CONTINUA SUL Corriere della Sera. Interessante - benché chi abbia approfondito un minimo il caso Orlandi non possa definirsi sorpreso - il prosieguo dell'articolo che chiama in causa il cardinal Marcinkus e Flavio Carboni. [I neretti sono miei]
Inserito da Gaja il Ven, 27/06/2008 - 10:51
Riporto un brano dell'intervista a Natalina Orlandi pubblicata su «Repubblica».
Alla faccia del serial killer, dei festini, delle orge e dei lupi grigi.
Ricatto, è la parola giusta.
ROMA - "Sì, sono convinta che la signora Minardi dica la verità. Spesso fa confusione sulle date. Ma credo, voglio credere, che la sua confessione sia sincera. Le mie perplessità sono altre. Non mi spiego perché abbia deciso solo adesso di raccontare quello che sa e che ha saputo da chi gli stava vicino. Avrebbe potuto farlo molto tempo prima". Così dice Natalina Orlandi, una delle tre sorelle di Emanuela. I suoi occhi luminosi si velano di tristezza. I ricordi riaffiorano. Assieme a una rabbia che con il tempo ha imparato a dominare.
Signora Orlandi, lei si chiede perché la Minardi ha parlato solo ora. Non ha provato a darsi una risposta? "Paura. Soldi. Ho sentito dire che ha difficoltà economiche".
Inserito da Gaja il Mer, 25/06/2008 - 09:49
Stamattina, su Radio 3 RAI, si parlerà di Emanuela Orlandi e non solo. Gli argomenti all'ordine del giorno, da quel che ho saputo ieri dalla redattrice che mi ha contattato, saranno la Banda della Magliana, Gomorra di Roberto Saviano, e altre amenità del genere. In diretta dalle 11 alle 11.30. GIUSEPPE GENNA, sul blogLA7, cita Extra Omnes come miglior libro scritto sul caso Orlandi (ragazzi, lasciatemi gioire un po'!) E se volete leggere un post esemplare su Emanuela Orlandi e Sonia Marra (chi se la ricorda? Susanna se la ricorda, e ne ha scritto in modo egregio), dovreste fare una visita qui.
Inserito da Gaja il Lun, 23/06/2008 - 23:22
Stasera sono stata intervistata da Radio Capital.
Mi hanno chiesto se ritenevo attendibile la supertestimone Sabrina Minardi.
E che ruolo ha avuto secondo me Marcinkus, E perché Emanuela Orlandi sarebbe stata fatta sparire. E se secondo me Emanuela è viva o no.
Attendibile: non lo so. Spetterà agli inquirenti accertarlo. Che la Minardi abbia fatto uso di stupefacenti è noto. Ma certo, quel che ha detto riguardo a Marcinkus non mi stupisce. L'Amerikano è stato da tempo collegato a lui. I profiler avevano identificato la sua personalità con quella del cardinale Paul Casimir Marcinkus. Il ruolo di Marcinkus: sì, potrebbe essere stato lui il mandante. Motivo: un "braccio di ferro". Un gioco di potere interno al Vaticano, il cui motore era l'interesse economico. Marcinkus era il deus ex machina dello IOR. (avete presente Calvi, Sindona, Pippo Calò? Ecco. Loro.) Emanuela viva o meno: la speranza e la razionalità cozzano. Ho detto quel che penso a Silvia Tessitore di Zona. Leggete questa pagina, se vi interessa. E questo articolo su Repubblica, dove Sabrina Minardi parla di tutto: anche di una cena a casa di Andreotti, avvenuta nel periodo in cui Renatino era ricercato. Pietro Orlandi e sua madre Maria (insieme alle sorelle Natalina, Federica e Cristina) hanno parlato stasera a "Chi l'ha visto". Ha sorpreso un sacerdote strappare un manifesto di Emanuela a via della Traspontina e gettarlo in un cesto della spazzatura. Gli ha chiesto "Perché?". Gli è stato risposto: "Perché non mi hanno chiesto l'autorizzazione". La famiglia Orlandi si aspettava che il Papa facesse un appello, domenica scorsa. Per ricordare la scomparsa di Emanuela, avvenuta 25 anni fa. Non è successo."Non c'era nemmeno bisogno di chiederlo", dice Pietro. "Emanuela era cittadina vaticana. Si sa che il 22 giugno 2008 ricorre il venticinquesimo anniversario della sua scomparsa. Dura da troppo questo silenzio". Io voglio la verità. Voglio sapere cosa è successo a Emanuela, e non mi interessa avere ragione o torto. Non mi interessa che le mie ipotesi trovino riscontro. Io voglio sapere dov'è Emanuela. E trovo scandalosa, letteralmente scandalosa, la perquisizione condotta negli uffici dell'AGI.
Inserito da Gaja il Dom, 22/06/2008 - 13:20
È doveroso, per me, dedicare un post a questo argomento. Anzi no: non l'ho mai considerato semplicemente un "argomento", ma una persona in carne e ossa per i tanti motivi che ho cercato di spiegare nel mio libro. Emanuela avrebbe la mia età, ora. Saremmo (siamo?) entrambe quarantenni. A venticinque anni dalla sua scomparsa il velo si sta poco a poco squarciando. Mi auguro davvero che chi sa parli, come sta facendo la donna di cui oggi hanno dato notizia tutti i telegiornali e i quotidiani.
Qui mi limito a riportare una parte dell'articolo apparso sul Corriere della Sera.
Come dice Natalina Orlandi: «l'importante è che se ne parli, che l'attenzione rimanga desta. Alla famiglia della "pista" non interessa niente. Alla famiglia interessa riabbracciare Emanuela, sapere che fine ha fatto.»
[Invito i partecipanti alla discussione che eventualmente si svolgerà nei commenti a mantenere toni civili ed educati. Annuncio, peraltro, che cancellerò qualsiasi commento offensivo o provocatorio proveniente da fonti anonime, come anche commenti - provocatori e/o insultanti - scritti da nick diversi che però rivelano lo stesso IP. Uomo - o donna - avvisato...]
ROMA - C’è una traccia finalmente consistente per accertare che fine abbia fatto Emanuela Orlandi, la figlia del commesso della Casa Pontificia del Vaticano scomparsa 25 anni fa, il 22 giugno del 1983, quando aveva quindici anni. Una super-testimone, interrogata in gran segreto, ha rivelato ai magistrati un particolare da loro ritenuto decisivo per tentare di ricostruire la vicenda. Il mistero, ancora una volta, ruota attorno alla Banda della Magliana, la famigerata organizzazione (nata alla fine degli anni ’70 dalla fusione di vari gruppi criminali) in contatto con camorra, mafia, destra eversiva e loggia P2.
Continua a leggere l'articolo sul Corriere della Sera. Oppure: Il Resto del Carlino; L'Unione Sarda; un filmato sul sito de LA7. Su "La Stampa" di oggi, a pagina 18 (ringrazio per la notizia Roberto "El Puma" Coggiola), c'è un articolo su Emanuela Orlandi. Ed è di oggi l'articolo su Repubblica, secondo cui Emanuela Orlandi sarebbe stata uccisa (ma perché? E poi le date non tornano).
Inserito da Gaja il Gio, 21/02/2008 - 16:33
[Questo è il prologo del mio libro Extra Omnes, pubblicato dalle Edizioni Zona, nel 2006]
Partiamo da un se. Alteriamo l’ordine della “fabula”, e peschiamo dall’intreccio di fatti e speculazioni.Se il teschio trovato il 14 maggio 2001, da padre Giovanni Ranieri Lucci, nel confessionale della chiesa di San Gregorio VII, a Roma fosse quello di Emanuela Orlandi – come pensa il criminologo Francesco Bruno – questo libro finirebbe qui. Il cerchio si chiuderebbe. Perché il se può essere raggelante. Paralizza. È una porta socchiusa dietro cui potrebbe nascondersi di tutto, è il terrore fatto parola. È la somma delle possibilità cui è appesa la nostra vita. Un se. Ma, d’altro canto, se quel teschio non appartenesse a Emanuela Orlandi, i fili di questa vicenda continuerebbero a penzolare, le parole si moltiplicherebbero, la fabula sarebbe infinita. E, a sua volta, genererebbe un’ennesima serie di se. E di perché. A ogni modo, se questo fosse un vero libro-inchiesta avrei qualcosa di più concreto da offrire di un se. Solo che questo non è un libro-inchiesta, né un instant-book (ché proprio di instant non avrebbe nulla, se anche il tempo fosse un concetto relativo), né un romanzo nel vero senso della parola. Altri hanno scritto e ricercato più e meglio di me, in particolare gli autori degli ultimi tre libri su Emanuela Orlandi: Antonio Fortichiari, Ferdinando Imposimato e Pino Nicotri, che mi hanno fornito innumerevoli spunti di riflessione e informazioni preziose. Perché io non sono una giornalista, né un magistrato, né un’addetta ai lavori. Io scrivo e basta, le parole sono la mia passione, e mi danno da (soprav)vivere, anche se sono quelle degli altri – come spesso accade ai traduttori letterari. Solo che, in questo momento, non mi sento né una scrittrice, né una traduttrice, ma – in preda a un’improvvisa quanto sconvolgente regressione all’adolescenza – semplicemente una ragazzina che si trova faccia a faccia con il vuoto. Mi sono spesso chiesta dove sarebbe ora, Emanuela Orlandi, se fosse viva. Più che altro ricordo il giorno – il periodo – in cui l’ho vista per la prima volta. E spesso penso a quanta vita ho vissuto, io, da quel momento in poi, dai primi di luglio del 1983. Quanta vita hanno vissuto i suoi rapitori. Quanta vita ha vissuto chi l’ha adescata. Quanta vita ha vissuto chi ha scritto le rivendicazioni. Quanta vita ha vissuto chi ha telefonato alla famiglia dopo il rapimento. Quanta vita ha vissuto Alì Agca. Quanta vita ha vissuto il mondo in cui Emanuela viveva. Non sempre i ricordi sono un’àncora che ti lega al passato. Io sono ancora protesa verso il futuro. Sono pronta a cambiare, e a rivoluzionare la mia vita da capo a piedi, se necessario, malgrado le paure che puntellano la mia vita e che – talvolta – la inchiodano, paralizzandola. Ciò nonostante ricordo. I ricordi sono il mio presente e il mio domani, non dimentico mai niente. Nemmeno una parola, nemmeno una virgola, nemmeno un atteggiamento, nemmeno un viso, nemmeno un dolore. Soprattutto il dolore. Dai diamanti non nasce niente Dal letame nascono i fior. |
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