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Inserito da Gaja il Ven, 20/06/2008 - 09:09
Di Giovanni Choukhadarian[La foto di Gianni Mura e Antonio Silva, logo del PAFSEG, è opera del mirabile Roberto Pepe Coggiola, ovvero sia: EL PUMA] Alberto Bazzurro, autore di queste 26 interviste raccolte sotto il titolo multievocativo Parlami di musica è prima di tutto un gentiluomo genovese di nascita, bassopiemontese d'adozione. Scrive di note da quand'era giovinetto, da un po' meno tempo dirige festivàl raffinati ma non per élite inutili (Linguaggi d'autore e Jazz fuori tema, a Tortona), ha suonato e suona tuttora. Non ce n'è poi tanti, della sua risma, in giro: e questo volume, benissimo pubblicato, stampato e rilegato da Zona, lo conferma e ribadisce. Qui si parla di musica cioè, nella caustica e troppo citata definizione di Derek Taylor, danza l'architettura: affronta con parole, in sostanza, l'ineffabile. E le parole più interessanti, di certo le più nuove, sono senza sorpresa non già quelle degli intervistati, ma le sue, quelle che premette con ogni cura di stile e linguaggio, ai dialoghi. Chiacchierare con Paolo Conte, Astor Piazzolla, Giorgio Gaslini, Maria Schneider o Keith Tippett (5 scelti a caso) è facile, dicono quelli che pensano fosse facile allenare il Brasile di Didì, Vavà e Pelè o la Roma di Manfredini-Lojacono-Selmosson. Facile se si è Vicente Feola o Alfredo Foni: impossibile in altri casi. Qui c'è una voce interrogante che ha rispetto di chi intervista perché ne conosce l'opera e, in qualche caso, può dire: siamo amici (Gianni Coscia, per esempio: capolavoro di finezza il colloquio fra i due, come pure quello con Jannacci). Dopo di che, però, c'è anche lo studioso, colui il quale tende a ordinare la congerie di dati e informazioni fornite. Lo spazio scelto, cioè le anzidette 2 pagine circa prima di ogni intervista, indicano insieme sprezzatura e senso del ritmo, che in Bazzurro è innato, al modo del gusto per la boutade caustica ma incapace di cattiverìa. Per ognuno degli artisti, viene infine scelto un trittico di prodotti fonografici per la classica isola deserta; e a ognuno dei titoli scelti viene allegata breve ma compendiosa spièga, perché la sintesi è tutto se fa seguito a un'analisi meticolosa quanto basti. Libro da leggere di corsa e poi riprendere, si accompagna per esempio a un paio di calici di Dagromis 2003 di Angelo Gaja o, cambiando genere del tutto (ma questo è un libro che consente e anzi impone cambiamenti di genere), a un bell'Eresia 2004 di Gigi e Maria Garanzini, imbottigliato da Claudio Conterno e Guido Fantino. Ultimo e mai ultimo, anche questo libro si segnala per la presenza di una foto di Roberto Pepe Coggiola: è un Virgilio Savona qualche Tenco fa, ritratto con naturalezza e classe uruguagia. (Alberto Bazzurro, Parlami di musica. Conversazioni con 26 protagonisti della scena internazionale, Arezzo, Zona, 2008, pagg. 220, 18 euri)
Inserito da Gaja il Gio, 22/05/2008 - 14:28
di Giovanni Choukhadarian, creatore e titolare della rubrica e, dato che questo numero del PAFSEG è una mia idea, e l'articolo è stato vergato dalle sante manine della sottoscritta, di Gaja Cenciarelli.
Ovviamente il logo del PAFSEG è sempre opera del sublime Roberto "El Puma" Coggiola. Lo abbiamo visto al concerto del Primo Maggio: la sua esibizione, insieme a quella della All Star Jazz Band, composta da Rita Marcotulli (che, meravigliosa, al pianoforte ha commentato le immagini di Ho visto Nina volare di Fabrizio De André), Fabrizio Bosso, Giovanni Tommaso e lo strepitoso Eric Harland, è stata travolgente. La All Star Jazz Band è valsa tutta il Concertone del Primo Maggio, per me. Nota di carattere personale (ma nemmeno poi tanto, se è vero che l'energia è il motore della musica: di un certo tipo di musica, almeno): la caratteristica che colpisce di primo acchito, ancor prima che lo si senta suonare, è la simpatia. Va bene, sono di parte, ma Stefano Di Battista è romano e la sua ironia mi è molto familiare. Vogliamo chiamarla "affinità territoriale"?
E poi c'è il sax. Parliamone. Il sax è uno degli strumenti più sensuali che esistano sulla faccia della musica (passatemi il modo di dire). E l'unico modo per descrivere il suono che si alza dal sax di Di Battista è proprio questo: sensualità pura. Fraseggi perfetti, fluidi, che si fondono l'uno nell'altro senza soluzione di continuità. Energia allo stato puro: uno dei pochi esempi in cui autore e opera possono essere identificati senza tema di delusioni. E follia. Ed eleganza. E rigore. Qualche esempio? Un piccolo assaggio che, com'è noto, non fa che aumentare la voracità? Stefano Di Battista ha un sito personale (e anche una pagina su myspace, curata dai suoi fan) in cui si possono ascoltare brevi brani della sua discografia. Ebbene, ciascuno di questi è la musicalizzazione (avrei potuto dire "personificazione", e ci sarebbe stata anche bene, una definizione del genere. Se per me i libri sono creature, non vedo perché le esecuzioni musicali non debbano avere lo stesso status) di ciò che ho appena enunciato: sensualità, fluidità, energia, follia, eleganza, rigore. Date un'occhiata alla sua biografia e divorate la sua discografia (caldamente consigliata a chiunque ami il jazz e a tutti quelli che ne sono a digiuno). È un viaggio meraviglioso.
Inserito da Gaja il Lun, 28/04/2008 - 21:59
di Giovanni Choukhadarian
Cioè, Luca Bulgarelli (per gli amici, e anche per quelli convinti di esserlo, il Bulgaro) è uno che compare accompagnante Gianni Morandi che canta Te lo leggo negli occhi di Bardotti-Endrigo e poi suona Claude Bolling con Roberto Gatto, suona col pianista classico-eclettico milanese Massimiliano Coclite e poi fa jam fino a notte fonda nei peggio ànditi del dopoFestivàl di Sanremo. Gentilissimo nei modi, piacevole molto all’aspetto, ha sul contrabbasso un tocco delicato e preciso, segno di una maturità espressiva per nulla coincidente con la sua data di nascita (è infatti un pischello, ben che bàbbo da un anno circa). Difficile dire dove sia reperibile su disco il suo meglio: certo il suono di Sergio Cammariere deve molto a lui, per dire, e il Latin Quintet di Javier Girotto (per ora inedito) non sarebbe lo stesso con un altro contrabbassista. Certo, il solo che apre le esecuzioni dal vivo di Impression, col quintetto del suo amico Fabrizio Bosso, è uno di quei momenti che non si dimenticano facilmente (come, per dire, quando o rey de Crocefieschi, alto un metro e un tappo, sbucava fra una selva di gambe e la piazzava di coscia o di stinco alle spalle di uno Zoff o di un Ivano Bordon, uno più stupìto di quell’altro). Grande musicista, Bulgarelli, persona di simpatìa strepitosa, bevitore mòdico ma assai ben resistente.
[Non ho molto altro da aggiungere a quanto scritto dall'eccellente Choukhadarian, se non che di Fabrizio Bosso (ritratto con Luca Bulgarelli nella prima foto dall'alto, e che, ovviamente, ha anche un sito personale) si è parlato anche su questo blog, e precisamente qui e qui. E che le fotografie sono un'esclusiva di Sinestetica, e mi sono state regalate dal mirabile fotografo Roberto Coggiola, alias El Puma, autore dell'immagine-logo del PAFSEG, e motore del Premio Tenco, nonché del Teatro Ariston. Gaja Cenciarelli]
Inserito da Gaja il Dom, 13/04/2008 - 19:26
di Giovanni Choukhadarian, creatore e titolare della rubrica, e (eccezionalmente, solo per stavolta, dato che questo numero del PAFSEG è una mia idea) Gaja Cenciarelli.
Quelle facce un po' così. Trent'anni di cantautori al Club Tenco. È il libro fotografico di Roberto Coggiola - il più grande al di qua e al di là dell'Atlantico e autore anche dell'immagine qui a sinistra, che costituisce il logo del PAFSEG - edito da Rizzoli, a cura di Enrico de Angelis. I testi sono di Riccardo Bertoncelli, Vincenzo Mollica, Sergio Secondiano Sacchi, Michele Serra, Antonio Silva, Roberto Vecchioni. C'è anche un CD in cui si possono ascoltare le splendide performance di Gino Paoli (che canta Lontano Lontano), di Francesco Guccini (Il frate), di Enzo Jannacci (Musical), di Angelo Branduardi (Il ladro), di Bruno Lauzi (Quella gente là), di Roberto Vecchioni (Alessandro e il mare), di Giorgio Conte (De profundis), di Ornella Vanoni (Tatuaggio).
Ho amato questo libro per vari motivi. 1) È stato come entrare all'Ariston mentre si svolgeva il Premio Tenco. Come sedersi in prima fila. Una ventata di emozioni che le foto non hanno fatto altro che rendere più intense. 2) Mi è stato regalato - con dedica! - da Roberto Coggiola. E perciò mi è particolarmente caro. 3) Mi è stato regalato durante la mia due giorni sanremese appena trascorsa, un breve periodo di tempo, sì, e tuttavia sufficiente per conoscere persone stupende e chiacchierare con loro (cosa che mi ha arricchito immensamente). 4) Come tutti i grandi libri merita quanta più attenzione possibile, e credo che non esista luogo più adatto del PAFSEG per parlarne. 5) Potrei parlare anche del Libro di Giobbe e del Libro dell'Ecclesiaste, ma non lo farò. Mi limito a dire una cosa sola: Khànzirbarri! 6) Non c'entra niente con i motivi di cui sopra ma voglio ringraziare di cuore Roberto, Graziella e Ohannes Khànzirbarri per aver reso davvero speciale il mio soggiorno a Sanremo. Se volete leggere on line il testo di Michele Serra, cliccate qui. Se invece volete seguire anche altrove le virtuose acrobazie linguistiche del Choukha, leggete LPELS, Sanremout, e Talentscout. Piccola anticipazione: il prossimo numero del PAFSEG - quando il Choukhadarian lo avrà preparato - sarà dedicato a Luca Bulgarelli, tra i migliori contrabbassisti in circolazione (se non il migliore in assoluto). Stay tuned!
Inserito da Gaja il Lun, 24/03/2008 - 10:33
Inserito da Gaja il Ven, 25/01/2008 - 18:17
di Giovanni Choukhadarian
Questo articolo è comparso oggi, 25 gennaio, su La poesia e lo spirito
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