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Inserito da Gaja il Mar, 03/06/2008 - 17:42
[Lo avevo promesso e sono felice di farlo. Questo post è dedicato all'altro mio luogo dell'anima: la Nuova Zelanda. L'Isola del Sud è un'esperienza indimenticabile. Selvaggia, incontaminata, strabiliante. L'Isola del Nord, oltre a essere la terra in cui è stato ambientato il film del tolkeniano Signore degli anelli - luoghi che ho visitato, peraltro non spinta da un particolare interesse nei confronti della pellicola, né del libro - è piena di Pohutukawa (lo vedete nella foto a sinistra: The Christmas Tree, lo chiamano, perché fiorisce a Natale. Sono perdutamente innamorata di questo albero). Sì, è vero: sono venticinque ore di volo. Sono proprio gli Antipodi. I neozelandesi definiscono la loro terra downunder.
Ho scritto una Passeggiata neozelandese, pubblicata, tempo fa, anche su La poesia e lo spirito. Intanto vi anticipo qui l'inizio]: Scendere non sembra difficile. Ci sono dune a perdita d’occhio che digradano fino alla spiaggia con qualche ciuffo di vegetazione qua e là. C’è l’Oceano Pacifico davanti alla riva (la sola idea scardina porte blindate che fino a qualche minuto fa ho pensato inespugnabili, piantate nel terreno della mia anima). La spiaggia mi sembra infinita, un concetto inesprimibile. Macchie marroni distese sulla sabbia (mi accorgerò solo dopo che si tratta di leoni marini). Sono arrivata in Nuova Zelanda due giorni fa. Quando, sull’aereo, la hostess ha avvisato che stavamo per atterrare all’aeroporto di Christchurch, io avevo le cuffie alle orecchie: ascoltavo The Ghost of Tom Joad. Cantavo sommessamente e, sentendo quelle parole diffuse dalla cabina di pilotaggio, i miei occhi sono diventati liquidi. In a cardboard box neath the underpass Got a one-way ticket to the promised land Al momento di scendere dall’aereo mi sono guardata intorno come se stessi lasciando una casa che mi aveva resa felice. Grazie per aver volato con Emirates. Scruto la spiaggia. Sono a Dunedin, nella penisola di Otago, sull’Isola del Sud. È l’otto dicembre, e qui dovrebbe essere estate. Invece no, quantomeno non oggi. Il tempo è meravigliosamente grigio, fresco, con le nuvole che pesano, con il cielo che sembra quasi volersi poggiare sulla testa della gente per quanto è gravido. Il nome maori della Nuova Zelanda è Aotearoa. Ossia the land of the long white cloud. La terra della lunga nuvola bianca. [Se volete proseguire la lettura, cliccate qui]
Inserito da Gaja il Mer, 22/08/2007 - 09:22
Dato che la Nuova Zelanda è lontana, la passeggiata neozelandese ha toccato proprio oggi anche La poesia e lo spirito. In origine era già stata pubblicata qui. Riprendo solo poche righe di incipit:«Scendere non sembra difficile. Ci sono dune a perdita d’occhio che digradano fino alla spiaggia con qualche ciuffo di vegetazione qua e là. C’è l’Oceano Atlantico davanti alla riva (la sola idea scardina porte blindate che fino a qualche minuto fa ho pensato inespugnabili, piantate nel terreno della mia anima). La spiaggia mi sembra infinita, un concetto inesprimibile. Macchie marroni distese sulla sabbia (mi accorgerò solo dopo che si tratta di leoni marini). Sono arrivata in Nuova Zelanda due giorni fa. Quando, sull’aereo, la hostess ha avvisato che stavamo per atterrare all’aeroporto di Christchurch, io avevo le cuffie alle orecchie: ascoltavo The Ghost of Tom Joad. Cantavo sommessamente e, sentendo quelle parole diffuse dalla cabina di pilotaggio, i miei occhi sono diventati liquidi. In a cardboard box neath the underpass Got a one-way ticket to the promised land Al momento di scendere dall’aereo mi sono guardata intorno come se stessi lasciando una casa che mi aveva resa felice. Grazie per aver volato con Emirates.» Continua a leggere la passeggiata su LPELS oppure su Sinestetica.
Inserito da Gaja il Sab, 14/07/2007 - 14:40
«La conoscenza? Arriva passeggiando.» di Marco Guidi
Inserito da Gaja il Ven, 13/07/2007 - 10:16
[Questo articolo di Luca Arnaudo mi è stato segnalato da Stefano Mazzoni, collaboratore di Exibart (che conosce la mia passione per le passeggiate: sul suo blog, stamane, c'è anche una splendida poesia di Anna Achmatova), grazie al quale mi sono innamorata di Jerry Uelsmann. È stato pubblicato sul numero 38 di Exibart.onpaper con il titolo Walk on the mild side] «Camminare è un’arte? O camminando si fa arte? Camminata come intervento ‘fisico’ sul paesaggio o camminata come esperienza mentale e concettuale? Partiamo da una mostra di Hamish Fulton per intraprendere un percorso sugli artisti che fanno della passeggiata il fulcro di una ricerca estetica...
Inserito da Gaja il Dom, 08/07/2007 - 13:58
E non ti accorgi di aver camminato finché non capisci di essere arrivata (alla fine o al traguardo che, in taluni casi, coincidono). Fuori era un'alba estiva, di quelle che ingannano perché arrivano sempre con troppo fulgore, e tutte in una volta. E accecano gli occhi, pur se protetti dalle palpebre chiuse.
Inserito da Gaja il Mar, 01/05/2007 - 17:35
Avevo visto il mare il pomeriggio prima, appena arrivata. Qualcuno già prendeva il sole. Due ragazzi stavano pitturando le cabine. La velocità non eccessiva della macchina mi aveva permesso di osservare l’acqua. Le spiagge infinite dell’Adriatico. Le immagini si erano incastrate di colpo nelle sagome che per troppo tempo erano rimaste vuote nella mia mente.
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