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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

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Inserito da Gaja il Dom, 09/08/2009 - 20:51

Qualche giorno fa Rossana Massa (aka Flaviablog, auroralica autrice del bel "Sogno d'essere nuda") ha chiesto a un gruppo di amici di inviarle un racconto - edito o inedito - sull'estate. Ho accolto con entusiasmo il suo invito e ho pensato di mandarle la mia Passeggiata neozelandese (chi segue la sottoscritta sa che è già stata pubblicata qui e su La poesia e lo spirito). È una delle poche cose che ho scritto in cui, anche a distanza di anni, mi riconosco e che amo tuttora. Mi capita di rileggerla, ogni tanto, e continuo a sentirla mia.

Rossana ha domandato a ciascuno di noi di spedirle anche quattro righe di nota biobibliografica. Lei, a sorpresa, in calce al racconto, ha aggiunto la sua presentazione. Non la riporto qui, perché voglio lasciarvi la sorpresa di leggerla da lei. Io, per quanto ha scritto di me, non posso che ringraziarla.


Buona lettura.


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Inserito da Gaja il Lun, 26/01/2009 - 13:16





Jerry Uelsmann è uno dei cardini della mia creatività: l'ho conosciuto grazie a Stefano Mazzoni, e da allora non mi sono mai staccata da lui e dalle sue foto. Vado spesso sul suo sito a vedere se per caso abbia pubblicato nuove opere. Tempo fa, agli inizi del 2007 (sono passati ormai due anni), ho scritto una Passeggiata veneziana che molti di voi avranno già letto. L'immagine a corredo del racconto era proprio di Jerry Uelsmann: ed era quella ad avermi ispirato.

Il mio racconto terminava così (per chi - comprensibilmente - non avesse voglia di andarselo a rileggere):

«E quando salgo sul Ponte, capisco.

Mi sento sgravata dall’inadeguatezza che mi ha trafitto sin da quando ho visto l’acqua per la prima volta, oggi.
C’è tutta Venezia da lì. Tutta la Venezia in cui sono affogata, in cui mi sono sciolta. E quindi d’un tratto comprendo.
Quella che dal Ponte di Rialto osserva le acque del Canal Grande sono io: sono la donna nuda che ha camminato nell’acqua fino alle cosce, diretta verso un triangolo, ed è arrivata nel Luogo Alto. (o altro?, mi chiedo). Guardo l’acqua da cui sono uscita, mi specchio, me ne sento parte. Mi tocco la pelle e le carni e sono morbida ed elastica, a tratti sfuggente, fresca. Sono ancora nuda ma non ho freddo, e non ho vergogna, perché lo spazio e l’acqua sono me e in me, e anche le piazze, anche le isole.
Mentre l’altra io, vestita, è rimasta ai piedi del ponte, in fondo al triangolo, in basso, il corpo affondato in uno scudo di abiti e tuttavia gelido.
Guarda assorta la donna acquosa e si sente bruciare dal desiderio di ricongiungersi a lei
».


Qualche giorno fa clicco sul suo sito - cosa che faccio sempre con somma gajezza! - e vedo le due immagini qui sopra pubblicate.

Gli inglesi dicono Great minds think alike.

Ma io non mi sento una grande mente, un genio come Uelsmann. Quindi, superata - ma non del tutto! - l'emozione di trovarmi davanti queste foto, ho pensato che la telepatia esiste. DEVE esistere. Altrimenti come avrebbe fatto Uelsmann a creare le illustrazioni perfette per la mia Passeggiata?

Non so scrivere altro per esprimere la mia emozione.

 

 

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Inserito da Gaja il Mar, 03/06/2008 - 16:42
[Lo avevo promesso e sono felice di farlo. Questo post è dedicato all'altro mio luogo dell'anima: la Nuova Zelanda. L'Isola del Sud è un'esperienza indimenticabile. Selvaggia, incontaminata, strabiliante. L'Isola del Nord, oltre a essere la terra in cui è stato ambientato il film del tolkeniano Signore degli anelli - luoghi che ho visitato, peraltro non spinta da un particolare interesse nei confronti della pellicola, né del libro - è piena di Pohutukawa (lo vedete nella foto a sinistra: The Christmas Tree, lo chiamano, perché fiorisce a Natale. Sono perdutamente innamorata di questo albero). Sì, è vero: sono venticinque ore di volo. Sono proprio gli Antipodi. I neozelandesi definiscono la loro terra downunder.
Ho scritto una Passeggiata neozelandese, pubblicata, tempo fa, anche su La poesia e lo spirito. Intanto vi anticipo qui l'inizio]:
Scendere non sembra difficile. Ci sono dune a perdita d’occhio che digradano fino alla spiaggia con qualche ciuffo di vegetazione qua e là. C’è l’Oceano Pacifico davanti alla riva (la sola idea scardina porte blindate che fino a qualche minuto fa ho pensato inespugnabili, piantate nel terreno della mia anima). La spiaggia mi sembra infinita, un concetto inesprimibile. Macchie marroni distese sulla sabbia (mi accorgerò solo dopo che si tratta di leoni marini). Sono arrivata in Nuova Zelanda due giorni fa. Quando, sull’aereo, la hostess ha avvisato che stavamo per atterrare all’aeroporto di Christchurch, io avevo le cuffie alle orecchie: ascoltavo The Ghost of Tom Joad. Cantavo sommessamente e, sentendo quelle parole diffuse dalla cabina di pilotaggio, i miei occhi sono diventati liquidi. In a cardboard box neath the underpass Got a one-way ticket to the promised land Al momento di scendere dall’aereo mi sono guardata intorno come se stessi lasciando una casa che mi aveva resa felice. Grazie per aver volato con Emirates. Scruto la spiaggia. Sono a Dunedin, nella penisola di Otago, sull’Isola del Sud. È l’otto dicembre, e qui dovrebbe essere estate. Invece no, quantomeno non oggi. Il tempo è meravigliosamente grigio, fresco, con le nuvole che pesano, con il cielo che sembra quasi volersi poggiare sulla testa della gente per quanto è gravido. Il nome maori della Nuova Zelanda è Aotearoa. Ossia the land of the long white cloud. La terra della lunga nuvola bianca.

[Se volete proseguire la lettura, cliccate qui]
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Inserito da Gaja il Mer, 22/08/2007 - 08:22

Dato che la Nuova Zelanda è lontana, la passeggiata neozelandese ha toccato proprio oggi anche La poesia e lo spirito.

In origine era già stata pubblicata qui.

Riprendo solo poche righe di incipit:

«Scendere non sembra difficile. Ci sono dune a perdita d’occhio che digradano fino alla spiaggia con qualche ciuffo di vegetazione qua e là. C’è l’Oceano Atlantico davanti alla riva (la sola idea scardina porte blindate che fino a qualche minuto fa ho pensato inespugnabili, piantate nel terreno della mia anima). La spiaggia mi sembra infinita, un concetto inesprimibile. Macchie marroni distese sulla sabbia (mi accorgerò solo dopo che si tratta di leoni marini).
Sono arrivata in Nuova Zelanda due giorni fa. Quando, sull’aereo, la hostess ha avvisato che stavamo per atterrare all’aeroporto di Christchurch, io avevo le cuffie alle orecchie: ascoltavo The Ghost of Tom Joad. Cantavo sommessamente e, sentendo quelle parole diffuse dalla cabina di pilotaggio, i miei occhi sono diventati liquidi.
In a cardboard box neath the underpass
Got a one-way ticket to the promised land

Al momento di scendere dall’aereo mi sono guardata intorno come se stessi lasciando una casa che mi aveva resa felice.
Grazie per aver volato con Emirates

Continua a leggere la passeggiata su LPELS oppure su Sinestetica.
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Inserito da Gaja il Sab, 14/07/2007 - 13:40

pool[Questa foto di Jerry Uelsmann, a me particolarmente cara, ha ispirato la mia Passeggiata Veneziana ed è stata in essa ampiamente citata.
Anyway: non potevo esimermi dal riprendere il seguente articolo apparso oggi su «Il Messaggero». Pare che da due giorni io sia bombardata dalle allusioni alle passeggiate o al camminare in generale. Soprattutto da parte della carta stampata. Il primo che fa una battuta sulle donne che passeggiano... EHM! Ci siamo capiti!]

«La conoscenza? Arriva passeggiando.»
di Marco Guidi


Il cammino della civiltà, si dice. La marcia dell'umanità. Per una volta le metafore rispecchiano una grande verità. L'umanità ha fatto i suoi primi passi e a volte anche i successivi, a piedi, camminando.
Lucy, la prima donna umana e i suoi discendenti hanno popolato la terra marciando, prima verso il nord dell'Africa, poi occupando, sempre a piedi, la fertile Mezzaluna, poi, di lì, si sono sparsi per le grandi pianure dell'Asia e di lì su su fino in Europa. Il bipede implume, come siamo stati definiti, ha conquistato insieme la stazione eretta, cioè la capacità di camminare su due zampe e non su quattro e la capacità di usare le zampe (quasi non ancora braccia) di sopra per compiti diversi, poi camminare, stare in piedi, ha cambiato tutto, persino il modo di fare l'amore.
E, ci si permetta il balzo attraverso le ere, molti dei primi grandi filosofi greci tenevano lezione camminando. Lo faceva Socrate, lo facevano, soprattutto, i peripatetici, che dall'andare in giro a chiacchierare sul mondo, sulla società, sull'anima e sugli dei presero il loro nome. Passeggiavano per le agorà delle polis elleniche, sotto un cielo sempre sereno e, a volte, sceglievano un giardino, o un portico per concludere le loro argomentazioni.

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Inserito da Gaja il Ven, 13/07/2007 - 09:16
passeggiata di tre settimane in oregon [Questo articolo di Luca Arnaudo mi è stato segnalato da Stefano Mazzoni, collaboratore di Exibart (che conosce la mia passione per le passeggiate: sul suo blog, stamane, c'è anche una splendida poesia di Anna Achmatova), grazie al quale mi sono innamorata di Jerry Uelsmann. È stato pubblicato sul numero 38 di Exibart.onpaper con il titolo Walk on the mild side]

«Camminare è un’arte? O camminando si fa arte? Camminata come intervento ‘fisico’ sul paesaggio o camminata come esperienza mentale e concettuale?

Partiamo da una mostra di Hamish Fulton per intraprendere un percorso sugli artisti che fanno della passeggiata il fulcro di una ricerca estetica...
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