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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

luoghi dell'anima

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compagni di viaggio

Margot



Moby Dick

 
Inserito da Gaja il Mar, 24/11/2009 - 14:53

[Scelgo una poesia tra tutte quelle pubblicate in Attraversamenti verticali [Il Foglio Letterario]. In effetti la decisione è stata più complicata di quanto credessi, per una serie di motivi che non sto qui a elencare perché questo post non parla - e non deve parlare - di me. Trovo che Il segreto sia il componimento più rappresentativo. È forte, dolente, vivo. Come la sua autrice].

Il segreto

Lo porterò con me, dipinto
di cobalto, e avrò la spada della mia vittoria
sulle pietre dei sogni inconfessati, non
per avvilimento, ma per bellezza estrema.

Il limite è follia, io sono il centro
Io sono
nella caducità delle cose il punto fermo e
della mia poesia vestirò il vuoto
il mio dolore di
non essere in tempo.

Mai
lo sapranno gli argini dei sensi
mai lo potrà sorprendere in se stesso
chi veste l'abitudine
io che in disparte vivo
di sangue caldo solamente il suono
io che dell'aria vivo.


Inserito da Gaja il Ven, 13/11/2009 - 12:48

Geometria

Ho provato a entrare nel quadrato
Ma il mio corpo di cerchio
nell’abbandono soffriva le linee
I punti d’incontro dei lati,
severi.
La durezza delle rette
Lo scandaloso spazio tra me e gli angoli
L’inesorabilità dell’immutabile.

Il corpo di cerchio non ha svolte,
Né rigore.
Solo un continuo rincorrersi
La speranza di chiudersi e incontrarsi.



Il quadrato non ha varchi.
È una dichiarazione di immobilità
Nel saldarsi dei lati.

Il corpo di cerchio è
solo
un centro.

***

Noumeno

Non si graziano le parole assassine,
sono un morso, un veleno, un artiglio, uno squarcio
sono infette, eterne, spavalde,
occhi d’olio in un pasto d’acqua.
Non si scoccano pronomi fieri
perché plurali, contro chi trova un senso
nel senso delle parole.
Non si infilzano carni vive con aggettivi di possesso
afasici.
Perché farlo uccide,
è un’onta
una ferita
un supplizio
un no.


Inserito da Gaja il Sab, 31/10/2009 - 14:02

Sono un angolo

Sono un angolo
un limite, una rientranza.
Sono la polvere
sulla tillandsia,
lei la mia morte, io il suo nutrimento.
Sono un limite, sono dentro,
sono un confine, sono un salto abortito,
la salvezza dello schianto,
sono un limite,
nella nicchia di un quando.
Sono il tempo del durante,
il braccio che si allunga dietro una tenda
pesante.
Sono dentro un confine,
sono dietro una sbarra,
mi sposto nel buio.
Striscio sui muri
Il mio corpo diventa aguzzo come gli angoli
Che lo nascondono.

Legge di gravità

A mani tese spero,
finché dai palmi non defluisce il sangue
lasciando bianche strade di nulla sulla carne.
Quelle mani sono ponti
che trafiggono squarci nella mia pelle d’acciaio.
Consegno il tempo
lo spazio
le parole.
Li depongo
nella trasparenza di un gesto,
perché galleggino nella solidità della certezza
invisibile a tutti, vigorosa ai miei occhi.
Ma quelli precipitano.
Perché non c’è tempo
non c’è spazio
non ci sono parole.


Inserito da Gaja il Gio, 10/09/2009 - 09:27

Anamaría Crowe Serrano è poetessa e scrittrice irlandese, di origini spagnole. In italiano ha pubblicato un libro di racconti tradotto da Riccardo Duranti per Leconte Editore, dal titolo Dall’altra parte, e Paso Doble, insieme con Annamaria Ferramosca, edito da Empiria (anche in questo caso le sue poesie sono state tradotte da Riccardo Duranti). Di recente è uscita in Irlanda una raccolta di poesie, Femispheres, ancora inedita in Italia, ma già disponibile su IBS.Di questa raccolta ho scelto di tradurre Lei è perché mi è parsa assolutamente emblematica. È stata un’esperienza splendida lavorare gomito a gomito con l’autrice: mi capita di rado nel mio mestiere. Sono i momenti più belli e più ricchi per chi si accosta a un testo che pulsa dell’anima e del sangue, dei pensieri e dello spirito di chi lo ha scritto.

Ripropongo qui la mia traduzione. Risale al 2 maggio 2008, ed è tornata da me come un dono tramite Fiamma Lolli. Ieri, 9 settembre 2009, Fiamma l'ha pubblicata nel gruppo da lei fondato su Facebook Una poesia al giorno. Era un pensiero per me, Fiamma si è ricordata che il 9 di ogni mese è e sarà sempre un giorno particolare nella mia vita, e a rileggerla mi sono resa conto di quanto siano importanti queste parole per me, ora. 
Grazie, Fiamma.

Quella donna sulla panchina del parco –
È tutte le stagioni della tua gioventù
delle tue paure
delle tue speranze
tutte le rughe d’angoscia sulla tua fronte di mezza età.
Nel profondo della tua gola lei è tutti i nomi
che hai dimenticato
e i nomi che rimpiangerai.

Lei è la figlia perduta.
Il mare e il vento sono i suoi soli ricordi.
Lei canta.
Lei è carne e ossa
lei è posseduta, si è spossessata
lei è i demoni dell’ambizione
e del successo
quello che ami
quello che disprezzi.
Lei è la goccia che fa traboccare il vaso
la sintesi di ogni argomento
la tesi e la sua confutazione.
lei è la straniera, l’orco
la tua grazia salvifica.

Lei è conforto nel tuo letto
panico nel tuo sonno. Conferma la luna,
il viavai delle maree, lo scatenarsi delle tempeste, la mano
del grande amore delle favole.
Lei piange.
lei dice tutto
ed è dai più ignorata, insignificante
anche per se stessa.

Lei siede sulle spalle del mondo
a pensare a te
ed è muta.


Inserito da Gaja il Mer, 26/08/2009 - 09:02

[L'immagine a corredo di queste poesie non raffigura la copertina del libro da cui le stesse sono tratte. Le reaparecide è un gioiello edito da Stampa Alternativa, di cui Fiamma Lolli è stata traduttrice e curatrice: storie di donne sequestrate, torturate e sopravvissute al terrorismo di stato in Argentina. Le poesie che ho inserito qui fanno parte di una raccolta che Fiamma ha regalato a pochi, selezionatissimi amici durante il reading di Auroralia, il 26 giugno scorso. Fiamma, oltre a essere raffinata traduttrice - pignola e puntuale come solo le vere traduttrici sanno essere (e sì, definizione rigorosamente femminile!) - è anche una scrittrice le cui parole spalancano orizzonti di passioni, di sguardi, di dolore verso i quali non si può far altro che lasciarsi attrarre. La sua è una scrittura ipnotica. L'amore per la lingua, gli strati e lo spessore delle sue poesie e della sua prosa la rendono unica. Ringrazio Fiamma per il lungo, infinito abbraccio in cui mi tiene stretta dal nove maggio scorso, e per tutto ciò che questo abbraccio significa].



SOLA COSA SOLA

Siamo qui ora
davanti al foglio come davanti al cielo
disteso
respiriamo l'aria che respirate
qui ora siete
conficcati nel vostro sonno stanco
e vivo come tutti
questo cuore che batte lo sentiamo
nostro non nostro
nello spazio che ci separa
circola la stessa aria
lo spazio che si stende tra di noi
possiamo farlo entrare nel respiro
farlo uscire raggiungervi animali
micidiali e dolcissimi
mentre in salvo dal cielo riposate
numerosissimi
sola cosa col cielo
sola cosa col foglio
cosa sola col sole
e l'aria è la fatica che ci vuole
a scrivere
e a scrivere
per vivere

***

PEZZI DI MOSTRI VARI

Facevo le prove per cercare il mistero.
Mettevo in piedi le parole in fila
come ossicini, sassi, scaglie, schegge:

a vedere, a vedere!
Come conchiglie, stecchi, sterpi, schizzi
di passi e schiuma, in fila lungo l'onda

se mai seguisse il passo la rotonda
curva slanciata della camminata.
Non so se è poi venuta, non lo so.

Non chiedetemi niente.
Non sapere ma scrivere
per questo, e continuare

per questo queste scritte
nere su bianco fitte.


Inserito da Gaja il Dom, 23/08/2009 - 19:11

[Sabrina Manfredi è un talento naturale - non mi stancherò mai di ripeter(glie)lo. Le parole e le immagini le appartengono. Ha un gusto spiccato per la buona letteratura e i bei libri. Mi fido ciecamente dei suoi consigli di lettura - e non me ne sono mai pentita. La sua prima raccolta di poesie si intitola Strappi ed è illustrata da alcune foto scattate da lei. Perché Sabrina è (anche) fotografa, e sa amare, assaporare e rappresentare ciò che si scrive e ciò che si vede]. 

***

Speakeraggio daltonico
ingombro di parole obsolete
cancelli di ossidiana, sventrati
da bombe senza senso e tomba muta,
senza senso
sono io o io in via eccezionale
ma anche sadicamente lugubre
spintonando in ogni dove
cadendo e rialzandomi
credendo senza volontà alcuna
che non ci sarà la fine

In realtà sapevo bene
ci sarebbe stata
sin dagli inizi
paziento ancora
la bomba non è esplosa
c'è solo una miccia accesa
ma non sarò io il mio kamikaze
non stavolta

***

Un alibi 
inattaccabile
è alla base
di ogni
qualsivoglia
reato

***

Succede
prima o poi

La stanchezza arriva
e
ti prende
durante un mangiare qualsiasi

E hai voglia
che il masso 
di Sisifo
rotolando verso di te
ti seppellisca

***

Raccolgo
ogni giorno
un po' di
passato sbriciolato
per far sì che diventi
nuovo presente
e futuro

Lo metto in tasca
senza accorgermi
che è bucata

E mi perdo di nuovo
nel passato


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