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Marco Simonelli e Andrea Lessona: "Palinsesti" e "Yeats Country", due libri da leggere assolutamente Inserito da Gaja il Dom, 21/09/2008 - 14:34
Marco Simonelli - splendido poeta e persona ancor più eccezionale che mi onora della sua amicizia - Palinsesti, Edizioni Zona 2007. Non so davvero dire fino a che punto i suoi versi mi piacciano. Marco Simonelli, Maria Grazia Calandrone (che io, personalmente, adoro e consiglio a *TUTTI*), Francesca Genti sono solo quattro dei giovani poeti che mi vengono in mente e che dovrebbero essere letti da chiunque ami la poesia.
Andrea Lessona, Yeats Country. Viaggio nello spirito dell'Irlanda, Edizioni Saecula 2008. (Un mio articolo al riguardo uscirà il 24 settembre alle ore 8.00 su lapoesiaelospirito).
Due libri da leggere assolutamente.
Inserito da Gaja il Lun, 04/08/2008 - 08:34
Ieri mi sono comportata male nel cosmo. Ho passato tutto il giorno senza fare domande, senza stupirmi di niente. Ho svolto solo attività quotidiane, come se ciò fosse tutto il dovuto. Inspirazione, espirazione, un passo dopo l’altro, incombenze,ma senza un pensiero che andasse più in là dell’uscire di casa e del tornarmene a casa… (W. Szymborska, 2005) [È nata a Bnin, in Polonia, il 2 luglio 1923. È stata premio Nobel per la Letteratura nel 1996 con la seguente motivazione: "Per la capacità poetica che con ironica precisione permette al contesto storico e ambientale di venire alla luce in frammenti di umana realtà". È una donna che io, personalmente, ringrazio per come sa usare le parole, perché tocca le mie corde più profonde.]
Inserito da Gaja il Ven, 04/04/2008 - 17:59
Inserito da Gaja il Dom, 09/03/2008 - 20:03
[Questa poesia è stata pubblicata ieri su La poesia e lo spirito.
2.
Love is the more majestic teaching
We receive from the life
And in its tremendous awakening
We connect the mind
To others true desire
Life is the most pathetic teacher
Of love’s restrained pain
And souls and bodies suffer
(Except in our brain)
For the denial to obtain
The well desired object
When the other reject us
And our heart results neglected
By the mean and unfair refusal’s strength…
All we want a love teacher’s nest
In which we can have the rest
We desire and sigh and want
In the moment in which we have to affront
The question of all questions
That we escape don’t
I can’t go on without rememberin’
The lost time of my youth
In which always love stayin’
On the lips of my mouth
I had a teacher then
And I didn’t have her in vain
The love isn’t only an affair
You can get anywhere…
3.
… ho conosciuto quindi
l’affanno del vivere da solo
nel momento in cui volevo
cercare l’aiuto del mondo
e ho trovato quello
- solo ma sufficiente –
di lei che mi insegnò
e mi fu maestra d’amore
(ma non soltanto nel cuore)
e mi rese edotto e lusinghiero
del gesto che libera
e trasforma i desideri
in piaceri e i piaceri
in sofferenze non risparmiate
a chi capisce che in quell’istante
misterioso e colpevole
il dolore e il piacere
non possono che essere usati
se vogliono essere durevoli…
… ho imparato a mie spese
quello che l’amore concede
a chi si offre al suo potere
e lo sostiene piegandosi
a sua volta al suo magistero
infinito e profondo,
senza pace ed eterno,
irraggiungibile e pronto…
a mia volta fui io un maestro d’amore
per chi già tutto sapeva
e illustrava il piacere a venire,
cercando di saldare la mente al corpo
e il corpo al desiderio
senza ritenere sprecato il tempo
impiegato e goduto
di quell’apprendistato infinito…
4.
Time has gone
And it shall be mine
Again and again
If I’ll be able to remain
The same kind of then…
Time has gone
And it’ll be the same day
In which I taught
The good taste of love…
Time has gone
But I cannot lose it
If I’ll be the same man
Who would teach
The nice strength
To come to Heaven and Hell
And also beyond
As they could be
in the sweetest flow…
5.
… ma il tempo prende la strada più diritta
e restituisce soltanto gli andirivieni,
gli insegnamenti giusti e quelli sbagliati,
le donne amate e quelle solo sfiorate
(anche se nel profondo),
i sogni riparatori, le conchiglie forate,
i gesti inutili e i rituali dimenticati.
i sospiri perduti, i santi invocati,
le azioni ignorate e perfette…
vorrei insegnare a tutti
il modo di vivere e di morire
così come l’amore vissuto lo ha insegnato
a me…
e congiungermi al passato vuol dire
ancora, oggi, per me, sano di mente
se non di corpo o in attesa di liquidazione,
ritornare all’insegnamento ricevuto
e farne un regalo a chi non è ancora venuto
a riceverlo in dote o in donazione…
6.
Voglio insegnare ancora a me stesso
e non smetterò mai d’imparare
il disegno perfetto
che mi porta ad ammirare
il momento insensato
che dà ragione lo stesso
al mio desiderio di voler continuare,
a comprendere e a non dimenticare…
perché così ancora una volta
Death Shall Have No Dominion…
Inserito da Gaja il Gio, 14/02/2008 - 20:08
Questa poesia è stata pubblicata poc'anzi sul lit-blog, di cui sono orgogliosa redattrice, La poesia e lo spirito. Chiunque voglia ascoltarla dalla viva voce della sua autrice, Maria Grazia Calandrone, non deve fare altro che cliccare sul suo myspace.
» La clamorosa dolcezza delle clavicole, la percussione cessata dei finimenti muscolari, le valvole che l’hanno finalmente abbandonata sulla terra, l’angolo umile che fa la testa per celare il sorriso sulla cruda colonna del corpo dice: ti ho aspettato per tutta la vita ho visto la tua vita nei miei sogni e tutta, notte dopo notte, si risolveva nel perdono. In certe svolte quando il cielo pieno di meraviglia coincideva con la bolla degli alberi agitati dalla piena luna, io mi svegliavo per causa dei tuoi sogni e portavo il tuo nome come una bandiera che saliva dal petto e mi rendeva invisibile: di me si vedeva soltanto il tuo nome. Io sapevo che avremmo dovuto terminare vicini qualunque cosa nel frattempo fosse stata di noi. Adesso eccomi, sono qui per finire nella tua fine, per aspirare l’ultimo respiro dalla tua bocca e soffiarlo attraverso la bocca che dopo te nessuno ha più baciato, al cielo.
Inserito da Gaja il Ven, 21/12/2007 - 08:40
Il padre de li santi
Er cazzo se pò dì radica, ucello,
Cicio, nerbo, tortore, pennarolo,
Pezzo-de-carne, manico, cetrolo,
Asperge, cucuzzola e stennarello.
Cavicchio, canaletto e chiavistello,
Er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,
Attaccapanni, moccolo, bruggnolo,
Inguilla, torciorecchio, e manganello.
Zeppa e batocco, cavola e tturaccio,
E maritozzo, e cannella, e ppipino,
E ssalame, e ssarsiccia, e ssanguinaccio.
Poi scafa, cannocchiale, arma, bambino,
Poi tozo, cresscimmano, catenaccio,
Mànnola, e mi'-fratello-piccinino.
E te lascio perziono
Ch'er mi' dottore lo chiama cotale,
Fallo, asta, verga e membro naturale.
Quer vecchio de spezziale
Dice Priapo; e la su' moje pene,
Segno per dio che nun je torna bene.
La madre de le sante
Chi vò chiede la monna a Caterina,
Pe ffasse intende da la gente dotta
Je toccherebbe a dì: vurva, vaccina,
E dà giù co la cunna e co la pota.
Ma noantri fijacci de mignotta
Dimo cella, patacca, passerina,
Fessa, spacco, fissura, bucia, grotta,
Fregna, fica, ciavatta, chitarrina.
Sorca, vaschetta, fodero, frittella,
Cicia, sporta, perucca, varpelosa,
Chiavica, gattarola, finestrella.
Fischiarola, quer-fatto, quela-cosa,
Urinale, fracoscio, ciumachella,
La-gabbia-der-pipino, e la-brodosa.
E si vòi la cimosa,
Chi la chiama vergogna, e chi natura,
Chi ciufeca, tajola e sepportura.
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