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Inserito da Gaja il Mar, 24/11/2009 - 14:53
[Scelgo una poesia tra tutte quelle pubblicate in Attraversamenti verticali [Il Foglio Letterario]. In effetti la decisione è stata più complicata di quanto credessi, per una serie di motivi che non sto qui a elencare perché questo post non parla - e non deve parlare - di me. Trovo che Il segreto sia il componimento più rappresentativo. È forte, dolente, vivo. Come la sua autrice].Il segreto Lo porterò con me, dipinto di cobalto, e avrò la spada della mia vittoria sulle pietre dei sogni inconfessati, non per avvilimento, ma per bellezza estrema. Il limite è follia, io sono il centro Io sono nella caducità delle cose il punto fermo e della mia poesia vestirò il vuoto il mio dolore di non essere in tempo. Mai lo sapranno gli argini dei sensi mai lo potrà sorprendere in se stesso chi veste l'abitudine io che in disparte vivo di sangue caldo solamente il suono io che dell'aria vivo.
Inserito da Gaja il Ven, 13/11/2009 - 12:48
GeometriaHo provato a entrare nel quadrato Ma il mio corpo di cerchio nell’abbandono soffriva le linee I punti d’incontro dei lati, severi. La durezza delle rette Lo scandaloso spazio tra me e gli angoli L’inesorabilità dell’immutabile. Il corpo di cerchio non ha svolte, Né rigore. Solo un continuo rincorrersi La speranza di chiudersi e incontrarsi. Il quadrato non ha varchi. È una dichiarazione di immobilità Nel saldarsi dei lati. Il corpo di cerchio è solo un centro. *** Noumeno Non si graziano le parole assassine, sono un morso, un veleno, un artiglio, uno squarcio sono infette, eterne, spavalde, occhi d’olio in un pasto d’acqua. Non si scoccano pronomi fieri perché plurali, contro chi trova un senso nel senso delle parole. Non si infilzano carni vive con aggettivi di possesso afasici. Perché farlo uccide, è un’onta una ferita un supplizio un no.
Inserito da Gaja il Sab, 31/10/2009 - 14:02
![]() Sono un angolo Sono un angolo un limite, una rientranza. Sono la polvere sulla tillandsia, lei la mia morte, io il suo nutrimento. Sono un limite, sono dentro, sono un confine, sono un salto abortito, la salvezza dello schianto, sono un limite, nella nicchia di un quando. Sono il tempo del durante, il braccio che si allunga dietro una tenda pesante. Sono dentro un confine, sono dietro una sbarra, mi sposto nel buio. Striscio sui muri Il mio corpo diventa aguzzo come gli angoli Che lo nascondono. Legge di gravità A mani tese spero, finché dai palmi non defluisce il sangue lasciando bianche strade di nulla sulla carne. Quelle mani sono ponti che trafiggono squarci nella mia pelle d’acciaio. Consegno il tempo lo spazio le parole. Li depongo nella trasparenza di un gesto, perché galleggino nella solidità della certezza invisibile a tutti, vigorosa ai miei occhi. Ma quelli precipitano. Perché non c’è tempo non c’è spazio non ci sono parole.
Inserito da Gaja il Gio, 10/09/2009 - 09:27
Anamaría Crowe Serrano è poetessa e scrittrice irlandese, di origini spagnole. In italiano ha pubblicato un libro di racconti tradotto da Riccardo Duranti per Leconte Editore, dal titolo Dall’altra parte, e Paso Doble, insieme con Annamaria Ferramosca, edito da Empiria (anche in questo caso le sue poesie sono state tradotte da Riccardo Duranti). Di recente è uscita in Irlanda una raccolta di poesie, Femispheres, ancora inedita in Italia, ma già disponibile su IBS.Di questa raccolta ho scelto di tradurre Lei è perché mi è parsa assolutamente emblematica. È stata un’esperienza splendida lavorare gomito a gomito con l’autrice: mi capita di rado nel mio mestiere. Sono i momenti più belli e più ricchi per chi si accosta a un testo che pulsa dell’anima e del sangue, dei pensieri e dello spirito di chi lo ha scritto.Ripropongo qui la mia traduzione. Risale al 2 maggio 2008, ed è tornata da me come un dono tramite Fiamma Lolli. Ieri, 9 settembre 2009, Fiamma l'ha pubblicata nel gruppo da lei fondato su Facebook Una poesia al giorno. Era un pensiero per me, Fiamma si è ricordata che il 9 di ogni mese è e sarà sempre un giorno particolare nella mia vita, e a rileggerla mi sono resa conto di quanto siano importanti queste parole per me, ora. Grazie, Fiamma. Quella donna sulla panchina del parco – È tutte le stagioni della tua gioventù delle tue paure delle tue speranze tutte le rughe d’angoscia sulla tua fronte di mezza età. Nel profondo della tua gola lei è tutti i nomi che hai dimenticato e i nomi che rimpiangerai. Lei è la figlia perduta. Il mare e il vento sono i suoi soli ricordi. Lei canta. Lei è carne e ossa lei è posseduta, si è spossessata lei è i demoni dell’ambizione e del successo quello che ami quello che disprezzi. Lei è la goccia che fa traboccare il vaso la sintesi di ogni argomento la tesi e la sua confutazione. lei è la straniera, l’orco la tua grazia salvifica. Lei è conforto nel tuo letto panico nel tuo sonno. Conferma la luna, il viavai delle maree, lo scatenarsi delle tempeste, la mano del grande amore delle favole. Lei piange. lei dice tutto ed è dai più ignorata, insignificante anche per se stessa. Lei siede sulle spalle del mondo a pensare a te ed è muta.
Inserito da Gaja il Mer, 26/08/2009 - 09:02
![]() [L'immagine a corredo di queste poesie non raffigura la copertina del libro da cui le stesse sono tratte. Le reaparecide è un gioiello edito da Stampa Alternativa, di cui Fiamma Lolli è stata traduttrice e curatrice: storie di donne sequestrate, torturate e sopravvissute al terrorismo di stato in Argentina. Le poesie che ho inserito qui fanno parte di una raccolta che Fiamma ha regalato a pochi, selezionatissimi amici durante il reading di Auroralia, il 26 giugno scorso. Fiamma, oltre a essere raffinata traduttrice - pignola e puntuale come solo le vere traduttrici sanno essere (e sì, definizione rigorosamente femminile!) - è anche una scrittrice le cui parole spalancano orizzonti di passioni, di sguardi, di dolore verso i quali non si può far altro che lasciarsi attrarre. La sua è una scrittura ipnotica. L'amore per la lingua, gli strati e lo spessore delle sue poesie e della sua prosa la rendono unica. Ringrazio Fiamma per il lungo, infinito abbraccio in cui mi tiene stretta dal nove maggio scorso, e per tutto ciò che questo abbraccio significa]. Siamo qui ora davanti al foglio come davanti al cielo disteso respiriamo l'aria che respirate qui ora siete conficcati nel vostro sonno stanco e vivo come tutti questo cuore che batte lo sentiamo nostro non nostro nello spazio che ci separa circola la stessa aria lo spazio che si stende tra di noi possiamo farlo entrare nel respiro farlo uscire raggiungervi animali micidiali e dolcissimi mentre in salvo dal cielo riposate numerosissimi sola cosa col cielo sola cosa col foglio cosa sola col sole e l'aria è la fatica che ci vuole a scrivere e a scrivere per vivere *** PEZZI DI MOSTRI VARI Facevo le prove per cercare il mistero. Mettevo in piedi le parole in fila come ossicini, sassi, scaglie, schegge: a vedere, a vedere! Come conchiglie, stecchi, sterpi, schizzi di passi e schiuma, in fila lungo l'onda se mai seguisse il passo la rotonda curva slanciata della camminata. Non so se è poi venuta, non lo so. Non chiedetemi niente. Non sapere ma scrivere per questo, e continuare per questo queste scritte nere su bianco fitte.
Inserito da Gaja il Dom, 23/08/2009 - 19:11
![]() [Sabrina Manfredi è un talento naturale - non mi stancherò mai di ripeter(glie)lo. Le parole e le immagini le appartengono. Ha un gusto spiccato per la buona letteratura e i bei libri. Mi fido ciecamente dei suoi consigli di lettura - e non me ne sono mai pentita. La sua prima raccolta di poesie si intitola Strappi ed è illustrata da alcune foto scattate da lei. Perché Sabrina è (anche) fotografa, e sa amare, assaporare e rappresentare ciò che si scrive e ciò che si vede]. *** ingombro di parole obsolete cancelli di ossidiana, sventrati da bombe senza senso e tomba muta, senza senso sono io o io in via eccezionale ma anche sadicamente lugubre spintonando in ogni dove cadendo e rialzandomi credendo senza volontà alcuna che non ci sarà la fine In realtà sapevo bene ci sarebbe stata sin dagli inizi paziento ancora la bomba non è esplosa c'è solo una miccia accesa ma non sarò io il mio kamikaze non stavolta *** Un alibi inattaccabile è alla base di ogni qualsivoglia reato *** Succede prima o poi La stanchezza arriva e ti prende durante un mangiare qualsiasi E hai voglia che il masso di Sisifo rotolando verso di te ti seppellisca *** Raccolgo ogni giorno un po' di passato sbriciolato per far sì che diventi nuovo presente e futuro Lo metto in tasca senza accorgermi che è bucata E mi perdo di nuovo nel passato |
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