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login utente navigazione i miei libri compagni di viaggio Margot
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Inserito da Gaja il Mar, 21/07/2009 - 09:07
«Era meglio se i miei restavano a New York dove si erano conosciuti e sposati e dove sono nato io. Invece se ne tornarono in Irlanda che io avevo quattro anni, mio fratello Malachy tre, i gemelli Oliver e Eugene appena uno e mia sorella Margaret era già morta e sepolta.Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un'infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un'infanzia infelice irlandese è peggio di un'infanzia infelice qualunque, e un'infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora. Gente che si vanta o si lamenta delle tribolazioni patite nei primi anni di vita se ne trova dappertutto, ma niente regge il confronto con la versione irlandese: la povertà; il padre alcolizzato chiacchierone e buono a nulla; la madre pia e derelitta che geme accanto al fuoco; i preti boriosi; i maestri arroganti; gli inglesi e le cose tremende che ci hanno fatto per ottocento lunghi anni... E poi, tutta quell'umidità». Frank McCourt è morto domenica scorsa a New York, all'età di 78 anni. Ha esordito nella narrativa a sessantasei anni: nel 1996, con Le ceneri di Angela (come tutti gli altri suoi romanzi - Che paese, l'America, e Ehi, Prof.! - pubblicato da Adelphi e magistralmente tradotto da Claudia Valeria Letizia), si è aggiudicato il Premio Pulitzer e il National Books Critics Circle. Alan Parker ne ha tratto l'omonimo film con Emily Watson ("Le onde del destino") e Robert Carlyle ("Full Monty"). Le ceneri di Angela - dono preziosissimo per la letteratura mondiale, tradotto in trenta lingue: una grande prova d'autore narrata in prima persona, dal punto di vista di un bambino, con grazia, ironia, e senza mai perdere di vista la realtà - sono l'incarnazione letteraria di quanto sosteneva Beckett: «Nulla è più divertente dell'infelicità». Frank McCourt è e resterà sempre un indimenticabile scrittore irlandese, da leggere. Assolutamente.«Da ottobre ad aprile i muri di Limerick luccicavano di umidità. I vestiti non si asciugavano mai; i cappotti di lana e tweed ospitavano organismi viventi e a volte ci cresceva una vegetazione misteriosa. Al pub, il vapore che saliva dai corpi e dagli indumenti bagnaticci arrivava alle narici mischiato al fumo di sigaretta e di pipa e ai miasmi del whiskey e della birra stantia corretti dall'odore di piscio dei cessi all'aperto dove in molti finivano a vomitare la paga della settimana. La pioggia ci spingeva in chiesa, il solo rifugio, il solo conforto, il solo posto asciutto che conoscevamo. Durante la messa, la benedizione, le novene, ci stringevamo in crocchi folti e umidi e sonnecchiavamo con la litania del prete che ci ronzava nelle orecchie, mentre il vapore si levava di nuovo dai nostri abiti per mescolarsi alla dolcezza dell'incenso, dei fiori e delle candele. Limerick aveva fama d'essere una città molto religiosa, ma noi lo sapevamo che era solo la pioggia». Marco Simonelli e Andrea Lessona: "Palinsesti" e "Yeats Country", due libri da leggere assolutamente Inserito da Gaja il Dom, 21/09/2008 - 14:34
Marco Simonelli - splendido poeta e persona ancor più eccezionale che mi onora della sua amicizia - Palinsesti, Edizioni Zona 2007. Non so davvero dire fino a che punto i suoi versi mi piacciano. Marco Simonelli, Maria Grazia Calandrone (che io, personalmente, adoro e consiglio a *TUTTI*), Francesca Genti sono solo quattro dei giovani poeti che mi vengono in mente e che dovrebbero essere letti da chiunque ami la poesia.
Andrea Lessona, Yeats Country. Viaggio nello spirito dell'Irlanda, Edizioni Saecula 2008. (Un mio articolo al riguardo uscirà il 24 settembre alle ore 8.00 su lapoesiaelospirito).
Due libri da leggere assolutamente.
Inserito da Gaja il Mer, 30/07/2008 - 07:44
«I will not serve that in which I no longer believe, whether it calls itself my home, my fatherland or my church: and I will try to express myself in some mode of life or art as freely as I can and as wholly as I can, using for my defence the only arms I allow myself to use, silence, exile, and cunning». «Non servirò quello in cui non credo più, che sia la famiglia, la patria o la religione: e cercherò di esprimere me stesso con la vita o in qualche forma d'arte il più liberamente e il più compiutamente possibile, usando a mia difesa le sole armi che mi concedo di usare, il silenzio, l'esilio, e l'intelligenza». James Joyce, A Portrait of the Artist as a Young Man
Inserito da Woland il Mer, 11/10/2006 - 11:19
Autore, fra gli altri, de Il rappresentante, I veri credenti e Cowboys & Indians. Cecilia Ticciati: I find your first novel's title Cowboys&Indians very interesting, but what does it actually allude to? Joseph O'Connor: On one level it's simply an ironic title, of course. Movies of the Cowboys and Indians genre encapsulate a certain kind of fervent machismo which Eddie Virago couldn't help but admire (despite his "new man" rhetoric). On another level it's way of importing into the fabric of the text the notion of tribalism which conditions Ireland's political discourse. The problem in the north of Ireland, for example has never been a religious one but a tribal one.
Inserito da Woland il Mer, 11/10/2006 - 09:37
Autore di Emerald Underground (manifestolibri, 2002), L'altra verità (Neri Pozza, 2002) e I risorti (Neri Pozza, 2003) Un incontro con Michael Collins, irlandese di Limerick emigrato a Seattle. A trentanove anni, i suoi libri sono stati già pubblicati e tradotti in America e in Europa. In Italia, manifestolibri ha pubblicato il primo romanzo scritto da Collins (lontano parente dell'omonimo eroe dell'indipendenza irlandese) nel 1997, Emerald Underground, mentre per Neri Pozza sono usciti L'altra verità, finalista al Booker Prize del 2001 e giudicato in Irlanda miglior libro dell'anno, e I risorti. Appassionato di sport e campione di corsa in condizioni proibitive, Michael Collins sembra perfetto per essere, lui stesso, un personaggio letterario dalla vita intensa e, a tratti, travagliata, che ritroviamo descritta quasi per intero in Emerald Underground. Collins è uno scrittore che ha deciso, nei suoi romanzi, di stigmatizzare la crudeltà di certi aspetti della vita – una crudeltà che, in particolare in America, ha dato un duro colpo alle sue ambizioni di sedicenne immigrato clandestino -, che ha deciso di confrontarsi con i cambiamenti e le trasformazioni, e che ha inteso mostrare il volto più sconsciuto dell'America: quello dell'innocenza violata, della morte e della miseria.Emerald Underground è un viaggio, in larga parte biografico, all'interno dell'America e all'interno di sé, alla ricerca di un'identità e di un riscatto che a Liam, il protagonista e alter-ego dell'autore, sono negati in Irlanda. La forza e l'ottimismo di Liam, pur scontrandosi con lo squallore della sua vita, lo condurranno per mano lungo tutto questo coraggioso e originale "romanzo di formazione".
Inserito da Woland il Mer, 11/10/2006 - 09:23
Intervista a Cónal Creedon, autore di Passion Play (Le Lettere, 2001, pp. 288, Euro 12,91) Se volete ascoltare l'intervista di Alessandra Orsi a Cónal Creedon, tradotta da Gaja Cenciarelli, andata in onda su Radio Tre durante il programma Fahrenheit, cliccate qui e poi cercate l'intervista a Cónal Creedon nella rubrica "Un libro al giorno".Cónal Creedon, classe 1961, è noto in Irlanda soprattutto per la sua attività di drammaturgo e sceneggiatore radiofonico e televisivo. La sua commedia radiofonica Under the Goldie Fish ha toccato le 400 puntate ed ha riscosso uno strepitoso successo di pubblico ed il consenso unanime della critica. Nel 1995 ha pubblicato una raccolta di racconti: Pancho and Lefty Ride Out. Passion Play è il suo primo romanzo: un esordio che testimonia lo straordinario talento narrativo di Creedon, caratterizzato da un’attenzione particolare verso il linguaggio ed esaltato dall’abilità dell’autore nella creazione di personaggi intensi e indimenticabili. |
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