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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

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Inserito da Gaja il Mar, 21/04/2009 - 12:19

A Codoni, mettete seduto tu, che ci hai una faccia che somija a un frigorifero. Così sentii per la prima volta distintamente la voce di Marcello in quella classe. Che Codoni assomigliasse a un frigorifero, a ben guardare era pure vero: un volto piuttosto squadrato, incorniciato da corti ricci chiari tagliati come una siepe e una montatura di celluloide scura, anch’essa squadrata, poggiata più che sul naso su due guance leggermente rigonfie, come gli sportelli dei frigidaire dell’epoca.
Marcello non è che non l’avessi già notato: era decisamente diverso da noi, ragazzini di terza media del Manzoni, scuola della capitale abbastanza rinomata nel quartiere in quegli anni ‘60, tutti in pantaloncini corti, qualcuno di taglio all’inglese, come i miei, comunque sopra al ginocchio, rigorosamente scoperto.
Marcello no, lui li portava già lunghi, come uno grande, e di lungo portava anche i capelli, piuttosto incolti. E sul viso aveva già alcuni peli che potevano anche passare per barba. Portava gli stivaletti invece delle scarpe coi lacci. E poi vantava anche una non lontana cuginanza con Little Tony. Chissà se era vero.
Io ero appena arrivato in quella classe. Venivo da Genova, dove avevo frequentato le elementari alla Diaz (divenuta tristemente famosa oggi per la storia di botte scellerate della polizia al G8) e poi le medie, fino alla seconda, proprio lì di fronte, nella stessa stretta via C. Battisti, alla Giovanni Pascoli.
A Roma in quei primi tempi mi sentivo un po’ perso. Parlavo con un accento diverso, avevo abitudini diverse, come quella di cenare presto, alle sette e 1/2, tifavo per una squadra diversa, e almeno fosse stata la Juve o l’Inter, ma no, era pure una squadra di serie B (anche se storicamente importantissima: la prima nata in Italia, e con 9 scudetti alle spalle; fatti storici che tutti sembravano ignorare all’infuori di noi genoani) e mi sentivo per tutto questo leggermente a disagio.
Marcello invece, anche lui “uno nuovo” in quella classe, di disagio sembrava non provarne proprio. Appariva più grande di noi (era più grande di noi, credo avesse già sedici anni, ma per noi sembrava averne anche venti) ed era un pluriripetente per di più proveniente da una classe differenziale. Veniva dai palazzoni di Donna Olimpia, le case popolari dove Pasolini aveva ambientato i suoi Ragazzi di vita (io a quell’epoca non sapevo neanche chi fosse Pasolini, oggi mi chiedo se almeno lui lo sapesse).
In quelle che erano le nostre diversità io, rispetto agli altri, cercavo in qualche modo un motivo di avvicinamento: e in fondo i suoi capelli, gli stivaletti, il suo modo di vestire mi lasciavano intendere che anche lui fosse un conoscitore di quel mondo beat che io già conoscevo e prediligevo (Beatles, Stones, Who, Byrds...) grazie ad un fratello più grande (e che mi cacava poco). Gli altri a malapena conoscevano Gianni Morandi.
Insomma c’era qualche interesse comune e io avevo bisogno di qualcuno cui associarmi, qualcuno che incutesse un minimo di rispetto e che potesse anche pararmi il culo dagli scherzi verso il “genovese nuovo”, di cui in qualche modo sentivo già il profumo nell’aria.
A scuola Marcello sembrava essere effettivamente una capra. In realtà non gliene fregava niente, e probabilmente è per questo che negli anni precedenti era stato messo nella differenziale, dove aveva continuato a non imparare nulla se non il considerare normale non imparare nulla. Poi gli alunni di quella classe erano diventati così pochi che alla fine erano stati ridistribuiti nelle classi normali. Ma faceva più assenze di qualsiasi altro. A noi diceva che andava a suonare nei locali, anche fuori Roma, qualche serata qua e là.
In realtà non diventammo mai amici. Capii che lui non mi cacava, proprio come mio fratello (in fondo aveva quasi la sua età), e che quello in fondo era il suo atteggiamento verso tutta la classe. Noi andavamo a scuola, lui viveva la vita. Era grande, ed era libero. Specie se ci fosse stata qualche ragazzetta nei paraggi noi piccoletti con solo il pallone in testa e gli ormoni ancora sopiti (si sarebbero risvegliati di colpo solo un anno dopo, alle superiori, per la prima volta in classe mista fin dai tempi dell’asilo) saremmo stati certamente di impiccio.Una mattina si sparse la voce che era morto Totò. Lui disse: mejo, stàmo più larghi.
Senza la “protezione” di Marcello qualche tiro mancino mi capitò (ormai era destino) ma presto imparai a cavarmela lo stesso anche da solo. Feci qualche altra amicizia.
Verso la fine dell’anno mi pare che Marcello non venisse proprio più. Non lo ricordo neanche agli esami per la licenza media. Forse non li sostenne del tutto.
Io invece gli esami li feci, in un banco vicino a Codoni. Faceva caldo. Ogni tanto, la penna ciondolante in mano e il foglio bianco davanti, lo guardavo e mi immaginavo di aprirgli la faccia per tirarne fuori una bottiglietta di cocacola. Ghiacciata.

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siòre e siòri, reduce dai

siòre e siòri, reduce dai trionfi nel sito di laura e lory, il maestro carloesse ci regala un altro saggio della sua arte scrittoria. venghino venghino :-)
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e pensare che lui NON sa che

e pensare che lui NON sa che gliel'ho pubblicato! :P
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Che sorpresa!...

...mamma mia, non me l'aspettavo proprio! Grazie per avermi fatto questa gradita sorpresa. Mi avevi detto che ti era piaciuto molto, ma che me lo pubblicassi così senza dirmelo mi ha fatto fare un salto sulla sedia. Potrei anche citarti per lesioni al coccige, ma fortunatamente la sedia era imbottita. Grazie Gajè: un bacio.
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Eh, carlo, ce l'avevo in

Eh, carlo, ce l'avevo in mente da quando l'ho letto, ricordi? Prima o poi dovevo farlo! ;-) Niente grazie, è stato un piacere!
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leggere e scrivere

sono un atto di libertà pura. E di pura libertà. tenere incollato il lettore a una storia è un dovere che molti scrittori dimenticano, come tutto fosse dovuto. pure il tempo di chi legge. E il tempo per questa lettura è stato puro godimento. barbara
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commento

un piacere ancora leggerlo. Carlo, un ottimo racconto, davvero, e non sono un cagnolino... e il tuo racconto non è un lampione :-)))
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bravo carlo :-)
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@Barbara: la libertà di

@Barbara: la libertà di scrivere, di creare, di - in qualche modo - vivere in ciò, e per ciò che si scrive è una libertà in cui io stessa ho sempre fermamente creduto, sin da quando ho imparato a ad amare le parole (quindi, forse, da quando ero nella pancia di mia madre). quando scrivo sono profondamente "io", e anche se ciò di cui scrivo non è "gaja", non c'è una virgola che non appartenga a me e alla mia vita.
Io, in un libro o in un racconto, cerco la storia e cerco la scrittura. (discorso lungo - magari avremo modo di approfondirlo, me lo auguro -, ma so che mi capisci).e questo racconto ha entrambe le "cose". grazie di essere passata di qui. 
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@cri e ladypazz: carlo mi è

@cri e ladypazz: carlo mi è testimone. sin da quando l'ho letto, mi è rimasto impresso e ha continuato a ronzarmi nella testa. non potevo non ripubblicarlo. c'è atmosfera, c'è poesia, c'è limpidezza, ci sono le emozioni e c'è uno stile perfettamente adatto alla materia narrata. abbracci!
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Era già stato pubblicato in

Era già stato pubblicato in una serie di "ricordi di scuola" da FlaviaBlog. Lì in mezzo c'erano diverse cose carine, alcune un po' deamicisiane (ma non per questo disprezzabili, a volte tutt'altro)qualcuna particolarmente interessante. Io non ho dato mai molto peso a questo raccontino e l'ho voluto chiarire fin dal titolo. A Gaja invece è piciuto subito moltissimo. Per questo ringrazio ancora lei prima di tutti, e perchè l'ha voluto riproporre a mia insaputa. E poi quelli che sono passati qui e l'hanno letto. In particolare Barbara, Sandrapazz, Cristina che hanno voluto lasciare il loro apprezzamento. Che fa sempre piacere
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Il tempo

è quello che è ed il mio blog che langue ne è una testimonianza concreta. Tuttavia non potevo mancare a questo evento. Carlo è una "penna di vita" e lo dimostra appieno in questo racconto. Pasolini di certo lo avrebbe ingaggiato se solo lo avesse conosciuto. Un abbraccio all'autore (ormai celebratissimo in tutta la Rete) ed a tutti i commentatori. Alla padrona di casa un baciamano. eventounico
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Si, mi ricordavo

di averlo letto da Flaviablog e mi fa piacere che sia tornato alla ribalta qui. Peccato pero' che non ci sia morti ammazzati per futili motivi... impegnati la prossima volta. Potresti far morire Marcello in una rissa in punta di coltello per le grazie della squinzia di turno, no? ;-) Lauraetlory
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Si, mi ricordavo

di averlo letto da Flaviablog e mi fa piacere che sia tornato alla ribalta qui. Peccato pero' che non ci sia morti ammazzati per futili motivi... impegnati la prossima volta. Potresti far morire Marcello in una rissa in punta di coltello per le grazie della squinzia di turno, no? ;-) Lauraetlory
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Carlo: è stato un piacere.

Carlo: è stato un piacere. Volevo farlo da subito, se ben ricordi!

Evento: una riverenza alla tua pagina bianca. (fossero tutte così le *vere* pagine bianche... e pensare che ce ne sono alcune piene di caratteri incomprensibili - che vorrebbero essere parole e frasi compiute - buttati alla rinfusa. le tue, invece, sono tutte piccole lame. io ti aspetto, lo sai).
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Laura: MI-TI-CA! MI-TI-CA!!!

Laura: MI-TI-CA! MI-TI-CA!!! STRA-MI-TI-CA!! :-D EANDIAMOOOOOOOOO!!!:-DDD
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nessuna pietà per totò

A rendere il racc ricco di arguzia basterebbe solo la battuta sulla morte di totò. "Stamo più larghi" mi pare una dichiarazione di vita. Molto punk...Marcello nel 77, dopo alcuni soggiorni a Regina Coeli, sarebbe stato tra i fondatori del centro sociale "più liberi più larghi". Nulla a che vedere, ovvio, con le terapie contro l'obesità. Certo la storia meriterebbe un ampliamento. La vicenda lascia piacevolmente insoddisfatti. Che ne sarà di loro?
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Alex: raccolgo il tuo

Alex: raccolgo il tuo appello e lo faccio  mio. CARLO: SCRIVI IL SEGUITO!!
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Mah! Alex dice che la storia

Mah! Alex dice che la storia lascia sì insoddisfatti, ma aggiunge "piacevolmente". Io proprio per questo lascereri stare: sennò possiamo sempre immaginare un marcello che dopo una fase di "gioventù ribelle" si compra il suo bravo diploma (finto) da odontotecnico e poi anche una laurea di un'Università delle Barbados, scala i vertici di qualche banca sconosciuta e con i soldi riciclati della mafia lancia una opa per acquistare il Corsera e la Rizzoli tutta. Nel frattempo Codoni sarà diventato venditore porta-a-porta di orzata, o telepromozionista di televisori al plasma(freddo). Di sicuro c'è solo che io sono qui, a fare l'impiegatuccio con il vezzo di scribacchiare. Ma tifo sempre per il Genoa.
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stoica resistenza...

Non è mica male di questi tempi. Una piccola nevrosi letteraria circondata da un'esistenza decorosa. E' quello che passano il paese e lo spirito dei tempi. Vite minime, ma sempre meglio che la guerra no? Oppure qualcuno agogna una guerra...magari civile che lavi finalmente i torti patiti e le umiliazioni?
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già ebbi a dirtelo: il tuo,

già ebbi a dirtelo: il tuo, carlo, non è un vezzo di scribacchiare. semmai è un vezzo quello di dirti impiegatuccio col vezzo di scribacchiare. diciamo che sei un professionista della penna col vezzo di fare l'impiegatuccio? :) lu p.s. gajaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
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Diciamo un amatore della

Diciamo un amatore della penna con il vezzo dell'impiegatuccio, vah! Cmq grazie, Lù (e ad Alex).
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alex: sarà che siamo (mi

alex: sarà che siamo (mi concedi il noi?) piccolini, insignificanti, in quanto prof., ma anche a me le storie minime piacciono molto. di solito hanno una forza d'urto atomica. per il bellum civile io ci starei. quello che abbiamo intorno non è un bellum? oltrettutto incivile.
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ecco

A me, francamente, le storie dove avviene poco o nulla, mi interessano purché l'autore s'impegni nel farci sentire l'ambiente, l'atmosfera,i colori, farci veder i tratti dei personaggi, alludere ai pensieri, alle riflessioni. Il CarloEsse autore qui ci riesce benissimo, io mi sento assai soddisfatto: è una bella scrittura acuta, aguzza d'ingegno, ed essendo aguzza penetra. Bravo Carlo, davvero! Mario Bianco
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Me lo sento: leggeremo altro

Me lo sento: leggeremo altro di Carlo, su questi schermi.:)))

Carlo: alcuni tuoi racconti testimoniano che il tuo "vezzo di scribacchiare" è qualcosa che dovresti coltivare.

Lulù: eccomi!!!;))*

MarioB: grazie di essere passato di qui. Ci sono storie scritte bene e storie scritte male. Ci sono storie scritte male in cui succedono un sacco di cose, e ci sono storie scritte bene in cui *apparentemente* non succede nulla (e poi, invece, succede tutto). Quest'ultimo è il caso del racconto di Carlo.

p.s. ribadisco: io, in un libro, cerco sempre la storia E la scrittura.
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...al cartografo Mario

Un ringraziamento al cartografo Mario, che stimo assaissimo e che non mi aspettavo di vedere a commentare me su questi lidi.
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bravo te!

Sei bravo Carlo!!! Specie per l'assaissimo....:-))))
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Esclusi

Spiritoso e desolato al tempo stesso. La storia di due esclusi, mi pare ...gatta susanna
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