Sinestetica.net - Letteratura in ogni senso
  • Home

login utente

scambia informazioni

Condividi contenuti

i miei libri


Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

luoghi dell'anima

Irlanda



Nuova Zelanda

compagni di viaggio

Margot



Moby Dick

 
Inserito da Gaja il Mar, 01/05/2007 - 17:35

Inutile[questa passeggiata - che non ho fatto - è dedicata ai due giorni indimenticabili che ho passato a Senigallia. Ringrazio Giuseppe D'Emilio, valentissimo redattore di vibrisselibri (e persona meravigliosa), per aver reso il mio soggiorno perfetto. E per avermi fatto conoscere tante persone straordinarie, come ad esempio Matteo Scandolin, cui Inutile deve moltissimo. GC]

Avevo visto il mare il pomeriggio prima, appena arrivata. Qualcuno già prendeva il sole. Due ragazzi stavano pitturando le cabine. La velocità non eccessiva della macchina mi aveva permesso di osservare l’acqua. Le spiagge infinite dell’Adriatico. Le immagini si erano incastrate di colpo nelle sagome che per troppo tempo erano rimaste vuote nella mia mente.
Il profumo era inconfondibile ed era sempre lo stesso a distanza di anni. Pungeva il naso a ogni respiro, e a ogni respiro perdevo anni. Avevo lo stomaco contratto da una vita che non era più.
Poi, durante il resto del pomeriggio e della serata, il mare era rimasto a fissarmi in disparte, dietro le quinte. Serio, austero. Si era oscurato, quasi a rassicurarmi che non mi avrebbe aggredito, che non mi avrebbe imposto la sua presenza, che mi avrebbe graziato, tenendo lontani da me i ricordi e i desideri. Una tregua. Un sospiro di sollievo mozzato, con la consapevolezza che non c’è niente di più cruento della guerra che riprende dopo la sospensione delle ostilità.
Mi era venuta in mente la phoney war, la “guerra fasulla” che aveva preceduto il vero e proprio scoppio della Seconda Guerra mondiale. Nessuno era morto. O quantomeno così si credeva.
Ero stata aggredita dal pensiero che, invece, davanti a quel mare erano morte parecchie parti di me, che l’acqua le avesse disciolte dentro di sé, e non me le avrebbe restituite mai più.
Il sonno.
In una camera più mia di certe case, con pareti che in una sola notte hanno assorbito in sé la mia pelle e le mie emozioni, stampandosele addosso. Ogni angolo si adattava alla perfezione ai miei. Perché non c’erano angoli, ma solo rotondità accoglienti nelle quali mi rannicchiavo, al sicuro.


E poi la mattina dopo. Uno spiraglio di sole dietro la tenda. Mi alzo, mi lavo, mi vesto, e la camera è ancora al buio. Non mi sono nemmeno avvicinata alla finestra, non ho sbirciato e non voglio farlo, prima di essere pronta, pur sapendo che non lo sarò mai.
Sono sola. E felice di esserlo. Felice di vivere questo momento senza dover parlare, né sorridere, né contenere ciò che sta per esplodermi davanti agli occhi e, di conseguenza, dentro di me. Sono felice di consacrare questo attimo alla mia solitudine infinita, l’unica creatura cui un tempo consentivo di accompagnarmi sul molo a fissare il mare.
Felice perché so che non dovrò spiegarmi niente e che potrò scoppiare liberamente, che io capirò me stessa, che solo io e nessun altro sarà in grado di farlo, e che, in fondo, non ho mai permesso a nessuno di entrare in certi fiotti della mia vita.
Come si fa a esprimere l’infinito con mezzi finiti? Se le parole sono mezzi finiti, come possono dar vita all’infinito? È così cieca la tua fiducia nelle parole?”, mi diceva Roberto quando, davanti al mare, parlavamo di scrittura, della mia fede assoluta nel potere delle parole.
So che dovrò scrivere di questo momento ma so anche che nell’attimo che sto per vivere non ci saranno parole, non esisterà l’esprimibile, il codificabile. So che mi si agiteranno nel petto, si accumuleranno e so che le dovrò tenere a bada, ricordarle.
Mai come in questo momento sono stata tanto consapevole del mio corpo di donna.

Tengo gli occhi chiusi e con una bracciata decisa, a testa bassa, scosto la tenda pesante. Apro la finestra, esco sul terrazzino. Mi stringo lo stomaco tra le braccia perché ho respirato il profumo della mia vita, ed è stato come mangiare a quattro palmenti dopo un mese di digiuno. Troppo, tutto in una volta. Ho paura di aprire gli occhi. Appoggio le mani sul marmo freddo del terrazzino.
La luce è giallo pallido, un po’ fredda, molto accecante. È una patina traslucida sul cielo e sul mare.
Sono al quinto piano, e c’è la spiaggia, lunga, chiara, bianca. La mia.
E il mare, con zone più scure e più chiare, infinito. Il mio.
Di nuovo quella sensazione di riconoscimento, di nullificazione dello spaziotempo, come se io fossi sempre la mia vecchia me. Quella che continuo a nutrire dentro me, l’unica che voglio essere, cui resto aggrappata con ogni angolo della mia anima malgrado la vita tenti ogni giorno di trafiggerla, di annientarla.
Dal petto mi sale una marea che arriva in gola. Sento i muscoli tendersi, pro-tendersi verso l’acqua e la sabbia. È lì che dovrei essere, è quello il posto. Il mio. Vorrei buttarmi sulla spiaggia, prona, affondare le mani nella rena chiara e fina, diventare una conchiglia, un’alga. Vorrei accarezzare quelle increspature d’acqua che si fanno sempre più alte perché è il vento a essersi alzato. Io dovrei essere lì. E tutto il mio corpo grida “Perché no?
È mio, questo posto. È il mio posto.
Io devo marcarlo, devo lasciare una traccia, imprimermi nella sabbia.
Sono un animale, il mio corpo è un animale in gabbia che vuole circoscrivere il suo territorio. Questa mia animalità mi spaventa, mi ha sempre terrorizzato. Non si sa mai cosa passi per la mente di un animale. Gli animali sono imprevedibili.
Soffro, avverto una mancanza, un vuoto. Non c’è niente sotto le mie mani, niente sotto i miei piedi. Stringo aria, calpesto il nulla. Sento che il mio corpo smania, si tende ancora di più. Ma è fermo, inchiodato all’inazione.
All’improvviso vedo la mia amica. Sta tornando dalla spiaggia, ha la giacca buttata sulla spalla, cammina guardando in basso. Il suo passo è placido, giusto.
Soffro, soffro, sto male. Avrei dovuto esserci io, lì. Mi contorco, lo stomaco si chiude. Io so cosa significa passeggiare in riva a questo mare. Un singhiozzo, ma non riesco a piangere. Eppure dovrei, sarebbe meglio, sarebbe un grido, significherebbe uscire.
Di cosa ho paura? Di essere davanti al troppo? Di trovarmi faccia a faccia con un futuro che è passato da vent’anni? Di amare più il mio passato che il mio presente?
Perché non sono lì? Perché non sono uscita presto, come quando ero più giovane, al mare? Tutti quei “no” mi pesano sul petto, mi soffocano. Tutti quei “perché” mi schiantano, so che sono domande retoriche, so benissimo che ho amato la mia vita passata tanto da non poter più rischiare di trovarmi faccia a faccia con quell’amore che sgretolerebbe tutto ciò è.
Tanto sono concentrata sui movimenti del corpo della mia amica che mi pare di sentire il profumo del mare, la carezza della sabbia. Mi sembra di avvertire i granelli nelle scarpe. Mentre la mia mente urla: Vai! Scendi! Corri!
Rimango immobile.
Non c’è tempo, mi dico, lei è quasi arrivata, è inutile che io scenda.
Non è vero! Riprenditi te stessa!

Non c’è tempo.
Mentre la mia amica fa un ultimo passo sulla spiaggia, la lascia e tocca l’asfalto, io sento gli occhi riempirmisi di acqua. La mia.

 

»

Grazie a te

Cioè, adesso pare che uno ti fa i complimenti perché lo hai ringraziato, però hai scritto davvero un post toccante! Grazie a te (e all'amica misteriosa) di essere venuta a Senigallia! Pino
»

Questa è la traccia che ha

Questa è la traccia che ha lasciato in me quel mare, e il fatto di non averlo potuto godere più a lungo mi ha scavato dentro un solco. Per fortuna sono stata con te e con tutti gli altri. Un patrimonio prezioso che non ho lasciato lì, che porto sempre e comunque dentro di me.
Tu, comunque, sei un tesoro. :*
»

Troppa grazia e troppa Gaja

Adesso non esageriamo! :) Semmai, dobbiamo tutti qualcosa a un certo Joe D'Emilio!! Ehi, Gax, grazie ancora...
»

Dimenticavo!!

Ostiamadò, dimenticavo: bello il pezzo! Lo mettiamo in «inutile»? (ghigno)
»

Cerrrrrto! In realtà ci

Cerrrrrto! In realtà ci avevo pensato già... se ti fa piacere, io ne sarei felicissima. Metti, metti, così quando esce vi ri-linko! *_____^
»

spiaggia

ci sono pezzi di diversi cuori su quella spiaggia... Art
»

Credo proprio di sì. Sono

Credo proprio di sì. Sono sicura di sì...
»

Morte per acqua

A te "Morte per acqua" te fa 'na pippa, te fa. Un unico appunto: dove dici "Mi alzo, mi lavo, mi vesto", ebbene, se tu non fossi così perfettina, avresti scritto: "resto in pigiama, non mi lavo, esco":- )
»

Sempre Eliot, eh? :PPP

Sempre Eliot, eh? :PPP Lucio, se tu dicessi a mia madre che io sono perfettina... :DDD secondo me si farebbe la seconda risata squassante della sua vita (la prima se l'è fatta quando mi ha guardato in faccia, appena nata, dicendo: No, dai, non è possibile, DEVE ESSERE UNO SCHERZO!!! :DDD). grazie, Lucio :* p.s. effettivamente noto in me una certa fissazione con l'acqua... mah. è stata una cosa improvvisa... che te devo dì... 
»

Leggere tutti Extra Omnes, subito!

Perché Extra Omnes contiene il "prequel" di questa splendida non-passeggiata sinigallica (sempre che la memoria non m'inganni). "So che dovrò scrivere di questo momento ma so anche che nell’attimo che sto per vivere non ci saranno parole, non esisterà l’esprimibile, il codificabile". Mi hai fatto venire in mente il buon vecchio Diderot: "Con i piaceri violenti accade come con le pene profonde: sono muti". (un lentore)
»

La memoria non t'inganna

La memoria non t'inganna mai, o sopraffino Lucore. E mi emozioni, perché mi fai rendere conto con quanta sensibilità e quanta attenzione tu abbia letto il mio libro. Sì, è vero. Ama e taci, dice Cordelia, figlia taciturna di Re Lear. Soffri e taci. Per me è sempre stato così. Grazie. :* 
»

Non temo

l'animalità perchè questa può solo mangiare per nutrirsi. Temo la distorsione che ne ricava l'uomo che non si accontenta di solo pane. Ciao tesoro:) un bacio grande grande
»

chi sarò mai?

ma la sgnapis ovviamente:)
»

"Dal petto mi sale una marea

"Dal petto mi sale una marea che arriva in gola. Sento i muscoli tendersi, pro-tendersi verso l’acqua e la sabbia. È lì che dovrei essere, è quello il posto. Il mio. Vorrei buttarmi sulla spiaggia, prona, affondare le mani nella rena chiara e fina, diventare una conchiglia, un’alga. Vorrei accarezzare quelle increspature d’acqua che si fanno sempre più alte perché è il vento a essersi alzato. Io dovrei essere lì. E tutto il mio corpo grida “Perché no?” Datemi l'acqua e vi solleverò (ehm...) gaja, novella archimede, quando si tratta d'acqua si scatena. Totto totto in lei diventa sesso selvaggio, estremo. Ma leggiamola. Vorrei buttarmi sulla spiaggia... Prona. Minchia! Prona! (speriamo ci sia mica chi dico io lì vicino).... I muscoli si tendono... affondare le mani (chiaro gesto simbolico per altri... affondamenti ehm...) gaja sei una divina porcellotta! Grande, gaja, sai scatenare l'erotismo più sfrenato. acqua acqua, acqua, date a gaja dell'acqua... maria strofa
»

@sgnapis. Nemmeno io temo

@sgnapis. Nemmeno io temo l'animalità. Anzi, la amo. Ma l'animalità delle donne fa paura ai più... Ti voglio bene, Sgnapis.:*
@Mary: MA NON C'ENTRA NIENTE L'EROTISMOOOO! ;D Prona.. ehehehehe.... mi fai cappottare dalle risate, sei troppo, sei più forte di me... come distorci tu le mie passeggiate, nessuna! TOTTO, TOTTO con te è inutole! ;****
»

Adriatico

ciao Gaia che bello ! L'adriatico , a volte, può essere magico Ciao Paolo
»

L'Adriatico è il *mio* mare

L'Adriatico è il *mio* mare e per me sarà sempre magico e prezioso. Come le tue immagini. :* Grazie di cuore, Paolo.
»

Sull'acqua

Poiché ormai è noto che siamo telepatiche, l'ultimo mio racconto (quello che trovi su Bs) comincia da una donna che fissa la sua piscina. Nell'acqua c'è il nostro ritorno alle origini, l'essere animale di cui parli. Nell'acqua tante di noi hanno lasciato parti di sé, come ormeggi tagliati brutalmente. Non dannarti. Puoi scrivere le passeggiate che non hai fatto, e questa è una gran fortuna. Un abbraccio grande grande dai bloGodot
»

È l'unico motivo per cui

È l'unico motivo per cui continuo a farlo, come ho scritto anche nel vostro splendido blog. Io ci credo ancora moltissimo nel potere delle parole... (vi voglio bene. Sì, siamo telepatiche. Ne vado fierissima. Ti ho letto e ti ho amato. L'acqua è il nostro elemento naturale, dove davvero si ritrova - e si scatena? - la nostra istinutualità e animalità).
»

La tua amica che ha passeggiato...

Sono molto contenta che tu abbia scritto questa cosa. Da quando eravamo arrivate alla stazione di Falconara, forse anche da prima, avevo percepito in te una tensione terribile di forze contrapposte. Una era quella di restare lì, in quel presente, aprirti alle persone, alle esperienze, l’altra quella di gridare a tutti “io un tempo appartenevo a questo posto, a questo mare” (in inglese mi viene molto più naturale , più malinconico: “this is where I used to belong”), restavi incerta tra il desiderio di non parlare d’altro che del tuo vissuto e restare invece muta, chiuderti tutto dentro di fronte all’impossibilità di comunicare ad altri la tua emozione, cercando di farcelo stare. Ma non ci più stare Ga, questi cuscini una volta gonfi non si possono ricompattare. C’è una tale esplosione di emozioni implose dentro di te che l’unica cosa che puoi ragionevolmente fare è scriverne, in questo splendido modo in cui l’hai fatto. E forse tornare una volta, per dieci giorni, in quel preciso posto in cui sei diventata adulta piano. Partire con i tuoi bauli di vissuto, aprirli lì, e iniziare a piegare tutti i vestiti, buttare quello che non serve, regalare qualcosa, fare un paio di bucati e due –tre rammenti, rimettere tutto nei bauli e tornare a Roma senza riaprirli più. C’è talmente tanta Gaja in quei bauli che non serve neanche più riguardarci dentro, ma credo che il tuo cuore abbia bisogno di un addio, per capire che è ancora tutto dentro di te ma che è anche tutto finito. Nel bene e nel male, finito. Credo che le emozioni che abbiamo pudicamente condiviso in questo viaggio ci abbiano legate ancora più fortemente. E cmq l’ho visto il tuo viso da sotto il balcone, il tuo sguardo dentro l’orizzonte del mare, la tua incapacità a sorridere. Cinque piani di scale sono serviti a entrambe, per ricacciare dentro ricordi del passato che mordono anche quando sono belli. Forse se sono belli mordono ancora di più. Ti voglio bene, grazie per aver condiviso questa cosa con noi. Baci
»

Scriverle era - è - per me

Scriverle era - è - per me l'unico modo per esprimere certi sentimenti. Non parlo mai volentieri di me. La parola scritta è tutto. 
Di sicuro questo viaggio ci ha unito: in te che passeggiavi sulla sabbia vedevo me, capivo che avrei dovuto essere lì - forse anche per dire quell'addio. Ma non c'ero invece. E l'addio è di nuovo rimandato.
Grazie per aver capito.
Ti voglio bene. 
»
sinestetica.net Nota legale