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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

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Inserito da Gaja il Dom, 08/07/2007 - 12:58

Uelsmann

E non ti accorgi di aver camminato finché non capisci di essere arrivata (alla fine o al traguardo che, in taluni casi, coincidono).
Perché è questo che succede in sogno: ti muovi, ti avvicini a qualcosa - una rivelazione, un evento, una gioia, un'angoscia - e non te ne rendi conto finché non lo tocchi.

Fuori era un'alba estiva, di quelle che ingannano perché arrivano sempre con troppo fulgore, e tutte in una volta. E accecano gli occhi, pur se protetti dalle palpebre chiuse.

Io avevo camminato fino allo stremo e lo capivo perché il piacere gridato dal mio corpo a riposo, fermo da pochi istanti, era inequivocabile. Che io fossi sospesa o meno non mi era ben chiaro e non importava: ciò che contava era che le mie membra si stessero sciogliendo in una sorta di pianto liberatorio.

Anche dentro, nel sogno, era estate.
Ma io non vedevo altro che un viso, un collo e spalle nude: era un uomo.

Non era un volto semplice, non era semplice identificare quell'intrico mutevole di lineamenti in un volto e non intendevo concentrarmi nel dipanamento della matassa perché stavo parlando fitto fitto con i suoi occhi.



(Foto di Jerry Uelsmann)

O meglio, più che parlare, con la mente stavo costruendo un percorso dentro il suo sguardo, ed era un percorso fatto di parole prima sussurrate, poi dette con sempre maggiore chiarezza, e in seguito
gridate, quasi con insistenza.

Erano domande.
C'era una mèta in fondo ai suoi occhi, ed era a quella che io tendevo.Uelsmann
Ma più mi avvicinavo, più la mèta si allontanava. Più gridavo, più mi disfacevo per il dolore e la consapevolezza dell'abisso, più gli occhi diventavano freddi ed estranei, altro da me. Perché, nel sogno, sapevo di conoscere quell'uomo pur non sapendo chi fosse.

Più urlavo, più stringevo tra le mani della mia mente la fine (o il traguardo).
E a un certo punto ho visto me stessa, in fondo al suo sguardo. Ero lontana e diversa, un'immagine coperta da scarabocchi zigzaganti, orbite nere, pelle più scura: nulla di più lontano dalla luce e dal biancore a volte offensivo della mia epidermide. Ero la Me Stessa Quotidiana, come se quel percorso fulmineo di mente e parole fosse stata pura vita, un'esplosione di sensi e di energie che ora, in fondo ai suoi occhi, erano state ormai imbottigliate. Il coperchio sul vaso di Pandora. Il silenzio e il traguardo (o la fine).
(Foto di Jerry Uelsmann)

Gli occhi si allontanavano, sordi alle grida e alle domande. E più loro si distaccavano, indifferenti, più la Me Stessa Quotidiana si allargava, mi si imponeva.
Mi sono svegliata, ho implorato di svegliarmi sapendo che, pur cosciente, la Me Stessa Quotidiana aveva ormai soffocato tutti i pori della mia pelle. Mi si era appiccicata e non c'era più verso di staccarmela di dosso: aveva aderito al mio corpo permeandomi di un dolore troppo vero per poter essere ignorato.Ho socchiuso gli occhi e l'alba estiva, improvvisa e ingannevole, mi è sembrata livida di gelo.

Ho trovato la forza per cambiare posizione nel letto. Ho girato la testa.
Non c'era nessuno accanto a me. Non c'era un uomo.


»

Brrrrrrr

C'è una traccia nera qui, una vena di piombo su una parete di cristallo. Spero che poi tu ti sia alzata e abbia sistemato tutto con un buon caffè :-) (un lentore)
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Ah sì: un ottimo cappuccino

Ah sì: un ottimo cappuccino e un cornetto che se ci penso, ancora sbavo come i cani di Pavlov! ;-))) Vado pazza per i cornetti! Soprattutto per quelli semplici. (per essere onirica, 'sta passeggiata sembra molto reale, nevvero? ^____-) Ciao, Lucore del mio còr! :*
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