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i miei libri


Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

luoghi dell'anima

Irlanda



Nuova Zelanda

compagni di viaggio

Margot



Moby Dick

 
Inserito da Gaja il Sab, 29/05/2010 - 18:58

Questo racconto è stato pubblicato oggi su Piazzaemezza. La piazza dove pensare nottetempo.










Non fumerò stamattina. Ieri ho fumato troppo. Solo il pensiero della sigaretta mi dà voltastomaco. Non fumerò dopo il caffè, almeno. Le sigarette fumate di mattina sono le peggiori. Ho già i polmoni bucati. Me lo sento. Quindi prenderò il caffè e non fumerò. Ho quattro sigarette nel pacchetto. Potrei addirittura smettere oggi. Il segreto è prendere il caffè a casa, e non al bar. Quello del bar ha la sigaretta incorporata. E mica solo una: due. Quindi scendo, compro il giornale, e torno su. Non mi fermo al bar. Se il barista mi vede passare e si offende, pazienza. Ho la gastrite, in fondo. Dovrei smettere anche di prendere il caffè. Se elimino il caffè le sigarette si dimezzano. Ho l’asma. E le corde vocali delicate. Lo so da sempre. Sono il mio punto debole. Se continuo così morirò. Di una malattia che non lascia scampo. Cazzo. Morirò. Sola e abbandonata. In un letto d’ospedale. Anzi, sto già per morire. Me lo sento. L’agonia. Il buio. La fine. Panico. Respira profondamente. Chiudi gli occhi. Ma non ti addormentare. Il sonno è una fuga. Rilassati. Hai capito? Rilassati. Ma resta sveglia. Ti serve una sigaretta.


Inserito da Gaja il Lun, 05/04/2010 - 13:31

Ve li ricordate, Uto e Mia? Sono tornati. Vogliono sapere cosa li aspetta.
Per sapere dov'erano rimasti, cliccate qui:
 http://www.sinestetica.net/pretestopalindromo 
e qui:
http://www.sinestetica.net/microracconti_utomiacenciarelli 


La vede risucchiata dall'ascensore. Per un attimo vorrebbe che i suoi occhi potessero penetrare i muri, le porte, gli oggetti. Troppo breve.
Uto scuote la testa, si ravvia i capelli neri. Il sudore gli sorprende il palmo della mano. Per un attimo nemmeno il caldo gli aveva toccato la mente, invasa com'era dal biancore di Anna e dal nero inconsistente del suo vestito.
Lei esiste. C'è. È reale.
Per Uto è come un fulmine che gli penetra nella testa, gli frastaglia il corpo, gli squarcia i piedi e si scarica nel terreno.
Si chiede come mai senta così forte il richiamo di quella specie di fantasma così carnale. È arrivato a pochi metri da lei, erano separati solo da una porta a vetri. La rivedrà? La toccherà mai? Perché, invece di pensare a come riempire quel file sul computer, non fa altro che tentare di spezzare la catena che lo dovrebbe legare alla scrivania? Perché fugge?Anna è un pretesto per non fare, per non tornare, o uno di quei magneti che ogni tanto compaiono nella vita degli esseri umani e ne orientano il percorso?
Ma cosa gli prende?
Sta esagerando. Lo sa. Ne è consapevole. Non comprende perché la sua mente si sia lasciata trasportare da certe riflessioni. È assurdo anche solo avergli dato spazio.
Solo che ora non sa come tornare a casa. Il cemento del marciapiede sembra alzarsi poco a poco, stringergli la caviglia, impedirgli di muoversi.
Uto sorride tra sé, impietosito da certi pensieri.
Se il cemento del marciapiede lo tratterrà, non farà nulla per opporgli resistenza. Prima o poi la fantasma di carne dovrà uscire di nuovo.

Inserito da Gaja il Mar, 30/03/2010 - 17:48

Di quando le avevano detto che il dolore reale finisce, quello immaginario mai.
Se lasci spurgare una ferita, non s’infetta. Se le togli l’aria, la carne va in cancrena.
Aveva nuotato nel sangue e nell’acqua. Perché le labbra di quel taglio che la squarciava in due si toccassero di nuovo. Perché quella bocca non parlasse più.
Certe parole non hanno mai un abito adatto da indossare.
E giorno dopo giorno.
Abbassava la testa e osservava la ferita. Stava sempre ben attenta a trovarsi nella più completa solitudine quando si apriva a quella voragine di dolore. Era una faccenda privata.
La ferita all’altezza del diaframma, appena sopra il neo che la fissava da anni, accanto al seno sinistro. Aveva spesso distolto lo sguardo. Non sopportava la caparbietà di quell’occhio.
Giorno dopo giorno l’abisso di sorpresa della sua bocca si restringeva.
Diventò un abbozzo di sorriso.
Diventò un socchiudersi di tenerezza.
La osservava e la vedeva ammansirsi. Quella belva.
Il rosso carminio del vuoto tra le labbra stava per scomparire del tutto. La pelle era una carezza implacabile.
Diventò un piccolo foro da cui sgorgava solo qualche goccia.
Smise di averne paura.

Quello fu l’errore.
Perché una sera, nel momento in cui si guardava la ferita, dimenticò che non era sola.
Le parole sobbollirono, strapparono i punti di una sutura invisibile, presero corpo, ebbero voce.
E per un attimo, mentre le vedeva minacciarla di vita, sperò che qualcuno gliele ricacciasse dentro, mandando contro di loro parole più potenti, che lenissero quello strazio.
Ma arrivarono solo lame contro la carne della sua povera, docile anima.
Persa nello spazio di un secondo, lei pensò che non avrebbe mostrato mai più a nessuno le sue fe
Ma il tempo non ha spazio e la ferita la divorò.

Inserito da Gaja il Lun, 29/03/2010 - 12:44

Buongiorno, vorrei anzitutto chiederle qual è stato il percorso professionale che l’ha portata a divenire editor in una casa editrice.

Ho imparato a fare editing nelle case editrici in cui ho lavorato. Ho avuto e ho tuttora dei maestri, naturalmente, che mi hanno insegnato - e dai quali imparo di continuo - come leggere un testo e come mettermi al suo servizio. L'editing che intendo io non è invasivo ma sempre rispettoso dell'autore e della storia. L'editor, a mio avviso, è l'interfaccia privilegiata tra scrittore e lettore: ha una responsabilità. E non deve riscrivere, né stravolgere la natura di ciò che legge. Deve - dovrebbe - aiutare l'autore a "costruire" il miglior libro possibile nel miglior modo possibile.

Esistono un percorso standard o canali privilegiati oppure ritiene che vi siano più possibilità per diventare un editor?

Credo ci siano vari modi per diventare editor: studiare, frequentare i master per l'editoria, "farsi le ossa" nelle case editrici. Ma la caratteristiche fondamentali dalle quali chiunque voglia accostarsi a questa professione non può prescindere sono il talento, l'obiettività e la sensibilità. Anche in questo caso, la disciplina senza il talento è inutile. Viceversa, il talento utilizzato senza possedere basi solide [che corrispondono allo studio, alla lettura e soprattutto all'amore senza pregiudizi nei confronti di quanto è letteratura] rischia di produrre danni incalcolabili nonché deliri di onnipotenza. Ed è esattamente ciò che penso anche di chi si avvicina alla scrittura.

Come è in concreto la sua giornata lavorativa? Quali sono le sue specificità imprescindibili? 

Attualmente mi sto dedicando alla stesura del mio quarto romanzo. Il terzo è in lettura. Cerco di approfittare del tempo che intercorre tra una traduzione e l'altra, perché il mestiere che mi dà da sopravvivere è, per l'appunto, la traduzione editoriale di libri [romanzi e saggi] dall'inglese.

Nel mondo editoriale vede più merito rispetto al “sistema” Italia o reputa invece che il pensiero comune dell’amata raccomandazione sia purtroppo la via più comune? Quali percentuali fra le due? 

Credo che l'editoria sia, come quasi tutti gli altri ambiti lavorativi, lo specchio del "sistema" Italia.
Il che non significa che io sia rassegnata o guardi con indifferenza ad alcune inspiegabili pubblicazioni. Anzi. Non ho perso la facoltà di scandalizzarmi e di indignarmi. Chi mi conosce sa bene quanto io sia drastica, severa e molto poco democratica nei confronti di chi - semplicemente - sporca le pagine con segni che somigliano a parole senza avere la benché minima idea di cosa significhi scrivere. Con ogni probabilità - anzi, è pressoché sicuro - non ha nemmeno la benché minima idea di cosa significhi leggere. Le due cose sono strettamente collegate: l'una è consequenziale all'altra.
La carica di significati, il bagaglio di nomi - e ciò che essi rappresentano nell'inconscio collettivo - che si porta dietro una definizione simile, mi rendono molto circospetta quando sento qualcuno riferirsi a sé come "scrittrice" o "scrittore". Io stessa stento a pensare a me in questi termini, eppure ho pubblicato due libri. Ma basta pubblicare per essere ritenuti tali? Basta scrivere in un italiano corretto per poter pensare di "saper scrivere"?
Una volta Elisabetta Bucciarelli mi disse: «Io preferisco usare la parola "scrivente"». Ho trovato questo "escamotage" splendido e molto opportuno.
Per tornare alla tua domanda: credo che non sia possibile determinare una percentuale. Ma sono del parere che, alla lunga, il talento e la determinazione, facciano la differenza e vengano premiati. La fortuna è importante, certo, ma va cercata. E certi eventi non accadono mai per caso, e mai per pura "fortuna".

Se crede nel merito, quali sono le sue azioni quotidiane per favorirlo?

Cerco di svolgere al meglio le attività nelle quali sono impegnata.
Se credo nel merito di qualcuno, faccio di tutto per promuoverlo.

Che cosa stima in uno scrittore esordiente e che cosa invece detesta?

Stimo la qualità letteraria e l'autenticità di un libro e detesto l'approssimazione - sia negli esordienti che negli autori affermati.
Dopodiché, bisognerebbe mettersi d'accordo sul reale significato di "scrittore" [come ho accennato nella risposta precedente].

Che cosa pensa delle case editrici a pagamento?

Che sono da evitare come la peste. Non sono editori, ma tipografi, opportunisti, gente che di libri non capisce niente, che non è mossa dall'amore per la letteratura ma spinta solo dall'ingenuità di alcuni cui fanno baluginare davanti agli occhi il miraggio della pubblicazione.
Non cadete in queste trappole!
Le case editrici *serie* investono sull'autore soldi, tempo ed energie per promuoverne l'opera. Perché sono le prime a crederci.
Le "case editrici" a pagamento stampano poche copie del libro [senza una vera scrematura a monte né una correzione di bozze, pubblicando dunque obbrobri illeggibili, sia dal punto di vista contenutistico che da quello squisitamente redazionale] e, in alcuni casi, propongono un "acquisto copie" all'autore. Senza muovere un dito per promuoverlo.
Sono truffatori. Sono il nulla.

Un consiglio a chi vorrebbe intraprendere l’attività di editor.

Leggere. Leggere. Leggere.
Studiare. Studiare. Studiare.
Provarci.
Avere l'umiltà di riconoscere i propri limiti, nel caso il sogno non si avverasse per demeriti propri.
Avere la costanza di perseguire il sogno, se si è spinti dalla passione e dal talento.
Non sono consigli diversi da quelli che darei a chiunque volesse scrivere o tradurre.


Inserito da Gaja il Lun, 08/03/2010 - 13:18

Qualche giorno fa, Marilù Oliva, autrice del bel Repetita [Perdisa], ha chiesto a un gruppo di amiche e amici scrittori di mandarle un brano tratto dai loro romanzi e centrato su un personaggio femminile.


C'è anche la mia Sara, del Cerchio.
Molti dei libri citati nel post di Marilù li ho letti e lasciati andare. Alcuni li ho decisamente amati, riletti e tenuti con me. 

Trovo davvero interessante questo omaggio alle donne letterarie di Marilù Oliva
Leggetelo.


Inserito da Gaja il Dom, 28/02/2010 - 10:54


Quando nasce una nuova casa editrice è sempre una scommessa. Un grande atto di coraggio, una sorta di gesto rivoluzionario. Ammesso che sia compiuto con coscienza di causa, competenza e determinazione.
Il fondatore di Senzapatria è mio amico da anni. Carlo Cannella ha pubblicato con vibrisselibri Tutto deve crollare, un romanzo che ha spaccato in due le opinioni dei lettori: una storia che, di certo, non può passare inosservata e, altrettanto sicuramente, non si lascia dimenticare con facilità.

Carlo mi ha parlato tante volte, sia in Italia, sia ad Amsterdam - dove ha vissuto per anni - del suo sogno di fondare una casa editrice.
Ora il sogno è diventato realtà.

La determinazione di Carlo, caratteristica fondamentale cui ho accennato poc'anzi, ha riunito attorno a sé fior di scrittrici e scrittori che parteciperanno a un'antologia in uscita a maggio 2010 e intitolata Assedi e paure nella casa Occidente
Sono felice di essere tra i fortunati che scriveranno per questo volume e di essere in compagnia di tanti amici già affermati, di indiscutibile talento.
Invito chiunque volesse saperne di più a cliccare su Senzapatria.
Auguro a Carlo Cannella e al suo sogno di diventare sempre più riconoscibile, sempre più concreto.


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