|
|
||
|
login utente navigazione i miei libri compagni di viaggio Margot
|
Inserito da Woland il Mer, 11/10/2006 - 09:37
Autore di Emerald Underground (manifestolibri, 2002), L'altra verità (Neri Pozza, 2002) e I risorti (Neri Pozza, 2003) Un incontro con Michael Collins, irlandese di Limerick emigrato a Seattle. A trentanove anni, i suoi libri sono stati già pubblicati e tradotti in America e in Europa. In Italia, manifestolibri ha pubblicato il primo romanzo scritto da Collins (lontano parente dell'omonimo eroe dell'indipendenza irlandese) nel 1997, Emerald Underground, mentre per Neri Pozza sono usciti L'altra verità, finalista al Booker Prize del 2001 e giudicato in Irlanda miglior libro dell'anno, e I risorti. Appassionato di sport e campione di corsa in condizioni proibitive, Michael Collins sembra perfetto per essere, lui stesso, un personaggio letterario dalla vita intensa e, a tratti, travagliata, che ritroviamo descritta quasi per intero in Emerald Underground. Collins è uno scrittore che ha deciso, nei suoi romanzi, di stigmatizzare la crudeltà di certi aspetti della vita – una crudeltà che, in particolare in America, ha dato un duro colpo alle sue ambizioni di sedicenne immigrato clandestino -, che ha deciso di confrontarsi con i cambiamenti e le trasformazioni, e che ha inteso mostrare il volto più sconsciuto dell'America: quello dell'innocenza violata, della morte e della miseria.Emerald Underground è un viaggio, in larga parte biografico, all'interno dell'America e all'interno di sé, alla ricerca di un'identità e di un riscatto che a Liam, il protagonista e alter-ego dell'autore, sono negati in Irlanda. La forza e l'ottimismo di Liam, pur scontrandosi con lo squallore della sua vita, lo condurranno per mano lungo tutto questo coraggioso e originale "romanzo di formazione". Ne L'altra verità e ne I risorti ci viene mostrata – attraverso un omicidio, evento catalizzatore dell'intreccio - l'America della Rust Belt, la Zona di Ruggine, il territorio a cavallo tra Illinois e Michigan che ha sofferto più di tutti del fallimento delle grandi industrie. Per Bill e Frank, i protagonisti, la stessa sensazione di vivere in un luogo estraneo accompagnato, però, a uno sguardo sulla vita più maturo rispetto al romanzo precedente ma – al tempo stesso – più drammaticamente disperato. Gaja Cenciarelli: Emerald Underground è la storia di un ragazzo di sedici anni che, grazie all'aiuto di un'organizzazione clandestina, riesca a emigrare in America. Ben presto, però, fugge dalla realtà di sfruttamento che questa organizzazione gli aveva riservato e comincia un viaggio nel cuore dell'America con due compagni di viaggio, un tossicomane e una prostituta, cullando, però, sempre, in cuor suo, il sogno di guadagnarsi una borsa di studio in America vincendo una gara di corsa. Come le è venuta l’idea di scrivere Emerald Undergound? Si tratta di un romanzo autobiografico? Michael Collins: Sì, sono stato un immigrato clandestino in America dal 1980 al 1981, ero parte di quella ondata di irlandesi che erano emigrati per via di un economia debolissima in patria. Siamo sempre stati un popolo di emigranti dai tempi della Grande Carestia (dal 1845 in poi) e, in ogni caso, quando sono emigrato io non c’era alcuna via legale per entrare in America. Questo ha creato delle difficoltà notevoli per i giovani emigranti. L’Irlanda non voleva affrontare il fatto che, noi clandestini, vivevamo in America da emarginati, e non avevamo alcuna possibilità di entrare a far parte della società americana, a meno di non sposare un’americana. (Io avevo 16 anni quindi sarebbe stato difficile convincere l’Ufficio Immigrazione americano che avevo intenzione di sposarmi). Dopo un periodo di lavoro al Mattatoio di New York, sono stato, come Liam, il protagonista del mio libro, buttato fuori e così mi sono reso conto di non avere alcun futuro continuando con quella vita. Perciò, ho fatto come lui, ho deciso di rischiare e di andarmene in giro per conoscere l’America. Questo libro è autobiografico all’85 per cento, e avrei potuto scriverlo come una biografia, solo che mi piaceva troppo l’idea delle incursioni immaginarie del cane nella vita di Liam (Setanta, il cane del protagonista, n.d.T.) e mi ero troppo affezionato a quelle immagini metaforiche che avevano catturato la mia attenzione. Perciò ho scritto un romanzo – e non una biografia, per concedere a me stesso tutte le libertà di espressione di cui avevo bisogno, per comunicare i temi della ricerca e dell’alienazione di un adolescente. Dal suo romanzo si evince chiaramente che il legame tra lei e L’Irlanda, e Limerick in particolare, è ancora molto forte. È vero? È vero, non serbo rancore alla mia patria, o a Limerick. Il personaggio del romanzo continua a identificarsi con l’Irlanda e non smette mai di considerare l’Irlanda come casa sua e, ancora adesso, per quanto mi riguarda, dopo vent’anni in America, in qualche modo l’Irlanda è casa mia. Ma all’epoca in cui ho scritto Emerald Underground, sentivo che dovevo protestare contro la cecità e l’indifferenza della società irlandese, di come rifiutava di rendersi conto che c’erano più di 80.000 clandestini irlandesi in sulla Costa orientale degli Stati Uniti, che erano costretti a fare i lavori più umili, e che spesso venivano sfruttati dagli irlandesi d’America. In più, mi sono sentito in dovere di oppormi al fatto di “dover” stare fino a tardi nei pub Irlandesi-Americani, a maledire gli inglesi e a fare fondamentalmente appello agli Irlandesi d'America affinché facessero donazioni all'IRA. Per questo ho avvertito un senso di vergogna, perché noi irlandesi abbiamo sempre saputo che il problema non girava attorno alla questione: Irlandesi contro Inglesi, o: Cattolici contro Protestanti, ma era solo un problema politico. Una delle cose che ho apprezzato di più nei suoi libri è la sua profonda e rara sensibilità nei riguardi degli animali. Lei è vegetariano? Glielo chiedo perché, tra le parti più belle e più tristi dei suoi romanzi ci sono quelle che riguardano gli animali. I polli sull'autostrada (In Emerald), il cane del padre di Bill in L'altra verità, il gatto di Frank ne I risorti, i cavalli, le mucche aprono degli orizzonti realmente spaventosi. La crudeltà degli uomini sugli animali è primigenia e assoluta. Vorrebbe aggiungere qualcosa in proposito? Essendo cresciuto in una fattoria, i rapporti con gli animali, per me, sono sempre stati molto stretti. Mangiavamo quello che riuscivamo a ottenere con il lavoro delle nostre braccia, per mesi e mesi. È la vita normale della gente di campagna. In ogni caso, non sono mai riuscito a farmi una ragione delle crudeltà inflitte agli animali. Quando era molto giovane sono andato in un mattatoio con mio padre, e il trattamento a loro riservato era crudele e orribile. Nessuno si rendeva conto che anche gli animali soffrivano ed avevano paura e che, se anche avessimo voluto mangiarli non c'era bisogno di terrorizzarli prima di ucciderli, anzi, si poteva tentare di calmarli. Credo che per la natura in qualche modo violenta dell'Irlanda, gli animali siano un leitmotiv efficace. Si vede in loro l'innocenza, stuprata nel modo più crudele. Questa considerazione può essere applicata anche agli aspetti più innocenti dell'America, ne "L'altra verità". Uno dei miei racconti "giovani" apparso in molte antologie, trattava di una ragazza che aveva il suo primo ciclo in una macchina piena di cani. (Il titolo del racconto è "First blood", non ancora tradotto in Italia, e che in Italiano suonerebbe più o meno come "Primo sangue"). Lei è molto abile nel creare e descrivere i personaggi delle sue storie: per esempio Angel e Sandy, i compagni di viaggio di Liam in Emerald, o la ex-moglie di Ronny Lawton ne L'altra verità o Honey, la moglie di Frank ne I risorti: Sono personaggi completamente inventati? Liam ha una gran voglia di vincere, di sconfiggere la tristezza e la disperazione. Dal suo punto di vista, in qualche modo, Angel o Sandy potrebbero essere responsabili di questa reazione di Liam? La ex-moglie di Ronny Lawton e la moglie di Frank possono essere considerati le "salvatrici" di Bill? Sono personaggi inventati anche se – nello stesso tempo – rappresentano un insieme di persone che ho incontrato per strada, durante il mio primo viaggio negli Stati Uniti. Per Liam, mi sono basato completamente sulla mia vita. Per quanto riguarda Angel e Sandy, vivono ai margini della società, forse peggio di quanto fosse capitato a Liam (ovvero a me), a causa della tossicodipendenza di Sandy e dei problemi psicologici di entrambi. Amo le donne come Angel, la ex-moglie di Ronny Lawton, la moglie di Frank, quel senso di innocenza che a volte incontri nei posti peggiori possibili, alle quali non riesci a offrire una vita migliore perché sono legate a personaggi come Sandy, o a Lawton (o a suo padre, e, in più, sfruttata da entrambi). Questi personaggi sono l'incarnazione, per me, dell'altra America. È un mondo surreale, bellissimo e spesso violento. Sì, Sandy e Angel sono i salvatori di Liam. Lui è attratto da loro, ma al tempo stesso, li respinge. Più che altro, respinge Sandy. Sono la metafora di ciò che può essere la vita. Tutto ciò che è stato descritto in Emerald è capitato anche a me: l'uomo pugnalato al campeggio, la mia "corsa" attraverso l'America. Il finale. La stessa cosa posso dire dei personaggi, soprattutto di quelli femminili, degli altri romanzi: in questo caso la "salvezza" di Bill è più complessa, e passa per un personaggio femminile che, a sua volta, a tratti, sembra sfruttarlo. Ma la realtà è diversa: tutti e due, insieme, guadagneranno una via di fuga e, forse, la vita. Quando ha deciso di scirvere Emerald Underground? E, soprattutto, il viaggio di Liam può essere considerato una sorta di viaggio all'interno di sé? Ha sofferto lo stesso dolore e la stessa tristezza di Liam mentre scriveva capitoli come "Cancro", "Metamorfosi", o "Purgatorio"? Ho scritto Emerald nel 1997 e stavo attraversando un periodo terribile. Il libro non fu solo respinto, ma addirittura preso a calci e sbattuto fuori dalla porta della maggior parte delle case editrici americane, che lo definirono un'assoluta schifezza. Io pensavo di aver scritto un buon romanzo, una sorta di romanzo di formazione, che aveva tutte le caratteristiche della mia "irlandesità" e che potesse gettar luce su un fenomeno forse tuttora sconosciuto, gli immigrati clandestini degli anni '80. Comunque, non era destino che fosse pubblicato... Anche in bozza molti miei amici mi confessarono di detestarlo. Quindi può essere definito un viaggio all'interno di se stessi? Sì. Anche io ho passato le stesse sofferenze descritte in "Metamorfosi" e "Purgatorio". Sia non appena arrivai in America, e poi di nuovo quando scrissi il libro. Sapevo di star scrivendo una cosa che apparentemente avrebbe potuto disturbare la gente, che avrebbe fatto torcere il naso dal disgusto. Dopo che il libro fu pubblicato, ricevetti pessime recensioni, in Irlanda e in Inghilterra, e quindi lasciai perdere quasi del tutto l'idea di scrivere. Mi concentrai sul mio lavoro di programmatore di computer, e malgrado di notte studiassi per un dottorato in inglese, persi fiducia nel mondo della scrittura e delle arti in generale. Solo per un caso fortuito, la traduzione di Emerald Underground in francese fece decollare la mia carriera di scrittore. Fu un best seller in Francia e, di colpo, mi ritrovai lì a concedere interviste e ad apparire in televisione. Fu un cambiamento radicale. La gente si rese conto dei meriti letterari contenuti nel libro, si identificò con il protagonista e lo ritenne un romanzo di una certa validità. (Ovviamente, gli Americani questo non lo fecero mai, dopotutto non hanno ancora – e forse non lo faranno mai – pubblicato il libro.) Gregor Samsa, da La metamorfosi di Kafka, e Liam: due personaggi simili: dopo essersi trasformato, però, alla fine del libro, Gregor muore. Liam, invece, dopo aver cambiato il suo stile di vita e anche la sua pelle, continua a vivere e afferma la sua volontà. Quale può essere il significato profondo di tutto questo? Che i cambiamenti sono positivi? Volevo un riferimento letterario che affermasse la credibilità del narratore, che mostrasse il flusso della gioventù, ma che – allo stesso tempo – dimostrasse anche che si trattava di una persona di una certa cultura, per la quale la metafora del cambiamento non era solo una metafora ma la realtà. Per tutto il libro, il tema della trasformazione è il nucleo della vita di Liam. Deve adattarsi o soccombere. Pensa che sopravvivano solo i più forti. La cosa deriva dal suo amore per le corse, ma assume, più in avanti nel libro, un tono più metafisico quando si troverà a osservare le vite di Angel e Sandy. Volevo che prevalesse l'ottimismo ed evitare che Liam fallisse, perché l'essere umano, anche se non se ne rende conto, vince più spesso di quanto non perda. Non si tratta di un'americanata o di un americanismo, noi, dopotutto, siamo creature adattabili, diventiamo più introspettivi via via che invecchiamo. Talvolta, la crescita, la maturazione può aver luogo nel giro di pochi mesi, in un luogo che dà il via al cambiamento. Per me è stato quando sono sbarcato in America, senza una lira, con una sensazione di ottimismo che poi è marcita. Ho dovuto riguadagnare quell'ottimismo, e mi ci sono voluti anni e anni. E malgrado ciò, a differenza di Liam, nonostante il successo che ho avuto, sono diventato più pessimista. Parliamo di Setanta, un nome mitologico per un terrier pazzo e perfido. Questo cane è sensibilmente diverso dagli altri animali dei suoi libri. Chi è e cosa rappresenta Setanta? Perché viene descritto come un personaggio negativo? Setanta è in effetti una distorsione del cane mitologico della dottrina irlandese. In qualche modo, avevao bisogno di un canale privilegiato attraverso cui parlare al padre. Pensavo che gridare e urlare tutto il suo risentimento verso suo padre avrebbe reso Liam un personaggio troppo meschino, e quindi ho creato il cane, l'antagonista che potesse far esprimere Liam in tutta la sua pienezza. Ovviamente, il cane serve anche a mantenere costante nel libro un che di ironico e di divertente, per quanto possibile. Qual è la sua opinione verso la religione? Non necessariamente quella Cattolica. Crede in Dio? Non pratico nessuna religione al momento. E comunque ho fatto battezzare mia figlia da un prete cattolico. Credo che le nostre vite abbiano bisogno di spiritualità. In questo periodo mi dedico più che altro a cause umanitarie, piuttosto che andare in chiesa. Aiutando personalmente la gente, facendo il volontario per i senza casa e facendo delle gare di corsa per raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro e altre malattie sento di essere più vicino a Dio, chiunque esso o essa sia. Liam, in Emerald usa degli accenti polemici quando parla dell'America e dello stile di vita americano (della sua TV, per esempio) in cui tutto ha un prezzo. Lo stesso fanno Bill e Frank, ne L'altra verità e ne I risorti: la loro vita (e quella dei loro padri) è stata stritolata dalla logica del capitalismo. Lei cosa pensa dell'America e della sua politica? È dura sopravvivere, qui in America. Non credo che riuscirei a vivere in nessun'altra parte del mondo, perché ormai sono parte del sistema. Ma quelli che qui in America non ce la fanno hanno sempre tutta la mia comprensione e simpatia. Non c'è nessuna vera rete sociale che ti faccia sentire al sicuro. Credo che la disperazione, sebbene mai diretta contro il governo (i poveri hanno la sensazione che essere poveri in America sia comunque meglio che essere poveri in Europa), sia molto profonda. Non credo di aver mai incontrato in Europa un tale livello di violenza repressa come nella socità americana. Abbiamo il tasso di omicidi più alto del mondo, putroppo. Liam è appassionato di corsa campestre. La sola cosa che gli interessa è correre. Bill, in L'altra verità è felice solo quando può nuotare, quando può scavarsi una nicchia al riparo di un caldo soffocante. Anche lei è appassionato di sport? E quale sport pratica? A sedici anni sono stato campione nazionale in Irlanda, ho vinto una borsa di studio per meriti sportivi che mi ha dato la possibilità di fare il mio ingresso in un college americano. Di recente, nel 2002, ho stabilito il record mondiale durante la Maratona sull'Everest, e ho anche vinto la 100 miglia (circa 160 chilometri) sull'Himalaya, correndo lungo il confine tra il Nepal e l'India. Ho vinto anche la Maratona in Antardite nel 1997. Corro ancora 100 chilometri a settimana durante gli allenamenti e in questi ultimi tempi tendo a dedicarmi a gare più lunghe, di 100 miglia, appunto (160 chilometri). È proprio mentre corro che penso a quello che dovrò scrivere, e spesso mi porto carta e penna per buttare giù le mie idee. Alcune di queste corse durano anche 5 ore, quindi ho abbastanza tempo per pensare. Ne L'altra verità e ne I risorti, tutto ruota attorno a un delitto. Nel primo caso, in particolare, i giornalisti di quello che una volta era il quotidiano più importante della zona – e che ora sta per chiudere i battenti, travolto dalla crisi – si danno da fare per chiarirne i contorni. Il protagonista, Bill, è il nipote del fondatore del giornale: sarà l'unico a voler scoprire la verità, a dispetto dell'indifferenza dei colleghi. Anche in L'altra verità, lo sfondo della vicenda è una sorta di zona di confine, un territorio di frontiera, dove non succede mai niente, da cui tutti vogliono fuggire, anche a costo di suicidarsi, come il padre di Bill, troppo diverso dal capitalista, sfruttatore che era suo nonno. (Ecco altri due rapporti difficile tra padre e figlio). È questa la sua visione dell'America? È questo il modo in cui lei "sente" l'America? Questa zona di confine è un posto che esiste realmente nel Midwest, lungo le rive del Lago Michigan, è la Zona della Ruggine (gli stati dell'Illinois e del Michigan, n.d.T.), dove tutto è morto quando le grandi industrie americane hanno chiuso. Nei primi anni in cui mi trovavo in America, avendo vinto una borsa di studio all'università Notre Dame dell'Indiana, correvo per circa 140 chilometri a settimana, e mi allontanavo dal campus bello e ordinato del college per inoltrarmi nel deserto della città e delle periferie. Rimasi traumatizzato dalla loro devastazione e dalla violenza. Non mi piaceva un granché stare con gli altri studenti, quindi spesso mi separavo da loro e andavo alle feste con i poveri della città. Qui ho incontrato, e ho avuto delle storie, con ragazze come Angel, la moglie di Ronny Lawton, la moglie di Bill Hayes. Erano donne "esotiche", tristi, ma vere... E, inoltre, in L'altra verità e ne I risorti c'è la sensazione costante che la verità continui a scivolarci tra le mani. I personaggi si muovono e vivono in un tempo e in un luogo che non gli appartiene. Lei pensa che un uomo per costruire qualcosa debba essere, in qualche modo, sempre insoddisfatto? Sì, l'insoddisfazione ti costringe a rinunciare alla tua umanità e a vivere con i fallimenti oppure ti costringe a tentare di creare qualcosa di diverso. Vedo, però, molte persone che, nei media, vogliono, sì, creare un'altra vita, ma imbrogliando gli altri. Anche quando lavoravo alla Microsoft, mi rendevo conto che l'era dell'informatica, nel suo insieme, è stata condotta e gestita da una mentalità incline alla menzogna. Prima che esploda il bubbone, che i prezzi aumentino vertiginosamente, tutti quelli che sono "dentro" al sistema provvederanno a farsi un bel po' di soldi, poi ne usciranno puliti. Solo i piccoli investitori, i lavoratori della classe media ne soffriranno. Qual è la VERITA' in tutto questo? Le persone che professano di conoscere la VERITA' mi insospettiscono sempre. In genere, hanno i loro interessi. In questo, sono molto simile a Bill. Emerald Underground è il primo libro che ha scritto – un romanzo che risente fortemente del legame con l’Irlanda -, I risorti è, forse, il suo romanzo più maturo e compiuto, composto quando già la sua vita in America stava cominciando ad andare nella direzione che lei si augurava. Quando ha scritto L'altra verità? Ho scritto L'altra verità spinto dalla disperazione di dover lavorare alla Microsoft (Ora insegna letteratura inglese all’Università, n.d.r). Dopo il fallimento di Emerald Undergound e il fatto che non fosse stato pubblicato in America, decisi di non dire a nessuno che ero stato, o che avrei voluto essere, uno scrittore. Alla Microsoft sarei stato solo un programmatore. Ma poi, un giorno, al lavoro, durante una riunione piuttosto noiosa ho cominciato a scrivere alcune pagine de L'altra verità. Dopo la riunione, sono andato a correre, e ho cominciato a gridare e a bestemmiare, «Continuerò a scrivere. Troverò qualche maledetto agente che mi rappresenti... per quello che ne so io, posso competere con chiunque.» Questo, mi sono detto. Perché smettere? In quattro mesi, anche durante le pause di lavoro, ho lavorato come un cane sul libro. Scrivevo in ogni momento libero, scrivevo di notte, tra le otto di sera e le tre del mattino, e mi sentivo letteralmente euforico. Odiavo i trucchi di internet. Volevo scrivere degli inganni, di quella che pensavo sarebbe stata la causa del fallimento del genere umano, della rovina dei poveri, dell'avvento degli ultra-ricchi. Questo sarà comunque materia di un altro libro. A quell'epoca, mi resi conto di aver biosgno di tempo per capire come funzionasse quel mondo, così feci risalire la mia storia al fallimento delle grandi industrie americane. Volevo capire come era riuscita la strana e curiosa genialità americana a sopraffare queste difficoltà e a riguadagnare potere. L'America mi affascina: i suoi uomini d'affari sono come preti o ministri di un culto particolare. Il capitalismo è religione per loro, un contratto spirituale di moralità e virtù in cambio di contanti... Ci ho messo altri quattro mesi per terminare il libro, poi sono andato sull'Everest per quella gara. Mi sentivo bene dopo aver scritto L'altra verità. Volevo salire sulla cima del mondo. Non arrivai precisamente in cima, perché la gara si tenne a metà altezza, ma è il simbolismo che conta... Progetti per il futuro? Ha un altro libro in cantiere? Oggi ho finito il mio ultimo romanzo. Si tratta della storia romanzata di un condannato a morte che si reincarna sotto forma di virus nel Web. Con conseguenze disastrose per la popolazione di tutta la terra che verrà messa di fronte a una scelta: emigrare nello spazio e colonizzare un altro pianeta, portando con sé tutti progressi e le conquiste della scienza, oppure (tesi sostenuta dai fondamentalisti religiosi), negare il passato e anche tutto ciò che di buono e costruttivo contiene. |
|
e brava!!
Inserito da Anonimo il Gio, 08/11/2007 - 20:04Andrea! Ma ancora gira in
Inserito da Gaja il Dom, 11/11/2007 - 15:51