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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

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Inserito da Woland il Mar, 10/10/2006 - 16:55

Autrice de Il padre perduto, postfazione di Daniela Corona, traduzione di Carla Pezzini Plevano, pagg. 400, € 18,00, ed. Le Lettere, Firenze 2002.

(Dalla bandella di prima): Moderna saga familiare ambientata nella Puglia dell'emigrazione e del fascismo, e dedicata alla madre e alle sue sorelle (le ragazze Terzulli), Il padre perduto tiene avvinti fino alle ultime pagine riservando, peraltro, un finale inatteso che trasforma la storia un un puzzle letterario. È un duello la molla del romanzo e la narratrice, Anna, dalla Londra multietnica degli anni Ottanta, ripercorre la storia di quel ferimento del nonno, che lo portò all'emigrazione e poi alla morte, e riattraversa la leggenda del duello tramandata dalle donne di casa: vere protagoniste dell'opera, e vestali di un'epica familiare che rischia di rivelarsi fallace. Così la ricerca di Anna diventa insieme ricerca di un'appartenenza culturale e riscrittura asciutta di un meridione fuori dai clichés, offrendo un ritratto appassionato e critico di tre generazioni di donne che una vita aspra rese narratrici infedeli. In bilico tra modernità e tradizione, tra lirismo e denuncia, Il padre perduto interroga, con le donne e le madri del paese di Rupe, il passato recente della storia europea.

(Dalla bandella di quarta): Marina Warner è una tra le più note e rappresentative del panorama critico e letterario dell'Inghilterra contemporanea. Tra i suoi cinque romanzi fin qui apparso, Il Padre Perduto, selezionato nel 1988 per il Booker Prize, e premiato con il Commonwealth Writers' Prize, è uno dei più famosi e il primo tradotto in Italia.

Gaja Cenciarelli. Domanda: "Indigo" (1992), un successo internazionale, uno dei romanzi più significativi del Novecento, "The Leto Bundle" (2000) e "Il Padre Perduto" (del 1988) possono costituire una sorta di trilogia a suo parere? E se sì, qual è il fil rouge che li lega? C'è una caratteristica forse meno evidente, meno "esaminata" dai critici ma che nondimeno lei ritiene fondamentale alla loro comprensione?

Marina Warner. Risposta: Sì, credo che "Il Padre Perduto", "Indigo" e "The Leto Bundle" seguano in effetti un percorso simile che si snoda su alcune tematiche in comune, rappresentate precisamente dal punto di vista di una donna, che attraversa i confini nazionali e culturali, dalla forza della necessità e del bisogno, e dal peso della storia sulla gente comune che non ha alcuna responsabilità delle decisioni che vengono prese ma che, nondimeno, ne paga lo scotto. Ma questi tre romanzi non sono una trilogia, poiché presentano queste tematiche con tre diverse forme letterarie e con tre diversi registri linguistici (o quantomeno, questa era la mia intenzione). "Indigo" è un romanzo, ispirato alle ultime opere di Shakespeare, mentre "The Leto Bundle" a sua volta si basa sui romanzi medievali ed ellenistici (che furono le ultime fonti d'ispirazione di Shakespeare) ma infrange le loro convenzioni nel rifiuto di offrire un finale di speranza. "Il Padre Perduto" invece trae la sua struttura dall'opera italiana, dalle tecniche del romanzo nel romanzo (come ad esempio, i falsi ricordi di Anna) ed è una sorta di parodia delle tecniche letterarie del verismo. Credo si possa parlare di una vera e propria trilogia solo se ci si attiene sempre agli stessi personaggi, sviluppando le stesse storie e mantenendo un certo stile omogeneo.Il padre perduto

D.:"Il padre perduto" è il suo primo romanzo ad essere tradotto in Italia, ed è il primo - cronologicamente parlando - dei tre menzionati nella domanda precedente. Lei è una scrittrice di fama in tutto il mondo. Come spiega il fatto che in Italia si sia aspettato così tanto tempo per tradurre una sua opera?

R.: Vorrei proprio sapere perché i miei libri non sono mai stati tradotti prima di ora, ma sono al corrente del fatto che non moltissimi romanzi stranieri riescono a trovare un editore in Italia, e io dopotutto non ho riscosso un gran successo di pubblico, malgrado sia stata abbastanza fortunata da essere stata apprezzata dalla critica. Ciò nonostante, spero proprio che questa traduzione, per i tipi de "Le Lettere", possa ottenere il risultato di portarne altre qui Italia.

D.:A quale dei tre romanzi citati precedentemente lei è più "affezionata"? O meglio, quale tra i suoi tre romanzi tra "Indigo", "Il Padre Perduto", e "The Leto Bundle", riscriverebbe ora nello stesso identico modo in cui poi è stato pubblicato? Non ha la tentazione, di aggiungere qualcosa, rileggendoli dopo un po' di tempo?

R.: Riscrivere retrospettivamente è molto molto difficile: non si è più la stessa persona e anche i tempi sono cambiati. Ma questo non significa che io sia soddisfatta dei miei libri. Sotto certi aspetti, ogni romanzo cerca di compensare le mancanze del precedente, nel tentativo di cambiarle, se non di superarle. Il mio preferito in questo senso è "The Leto Bundle", malgrado a mio parere presenti molti difetti: qui ho tentato di analizzare una delle questioni più importanti dei nostri tempi, e di presentare la condizione di un profugo dal "di dentro".

D.: Quale dei tre romanzi le piacerebbe che il pubblico italiano conoscesse più approfonditamente, e perché?

R.: Credo che vorrei che fosse "Indigo" perché mi sembrerebbe più logico mantenere l'ordine di apparizione originale. Oltretutto, credo sia anche il romanzo, tra quelli che ho scritto, più letto in assoluto dato che è stato adottato in alcune scuole e corsi universitari, in Francia, in Germania e altri paesi (per la sua importanza riguardo agli "studi postcoloniali").

D.: Questo romanzo (cito sempre Daniela Corona) "di formazione di taglio femminista, storia d'emigrazione dai valori universali, si fa leggere d'un fiato proprio perché è fuori dai canoni di genere e perché - al contempo - tende a contaminarli". In Inghilterra è stato definito "romanzo storico contemporaneo", lei come lo definirebbe? Dove le piacerebbe che fosse messo l'accento?

R.: Non credo che "Il Padre Perduto" sia un romanzo storico, poiché il termine descrive in genere una quantità rilevante di eventi e storie ambientate nel passato. Il mio libro invece è un romanzo sulla memoria e sulla fantasia, su alcune personali strategie di sopravvivenza basate sui racconti, sui sogni a occhi aperti e perfino sulla creazione di miti.

D.: In "Il Padre Perduto" Storia, Mito/Favole e Musica (le arie cantate da Davide e la musica popolare in genere) sembrano intrecciarsi, dando vita ad una splendida amalgama. Si muovono come personaggi veri e propri, esaltando la vita che scorre in loro, mettendo in risalto le persone, le loro personalità, gli eventi.

R.: Si tratta d'una cultura domestica fatta d'interiorità e trasmessa per via orale - tessuta soprattutto dagli scambi tra generazioni: tra nonne e bambini (e bambine), tra classi, tra nutrici e giovani. Volevo communicare il sapore materiale della vita comune d'ogni giorno, tra canzoni, barzellette, indovinelli, fiabe - quindi, tutta una cultura popolare non letteraria trasmessa quasi unicamente dalle donne.

D.: Qual è l'ambientazione de "Il Padre Perduto"?

R.: È la geografia mitologica del Mediterraneo, e specialmente dell'antica Magna Grecia. Perche la storia, la viva tradizione della narrativa si ispira ai miti classici -a Omero, Ovidio, Apuleio. Questo paesaggio, di cui parlano, è pura storia. Per esempio, nelle Metamorfosi, si sentono le origini delle montagne, delle fonti, dei fiumi, delle rocce del Sud : ad esempio, il monte Circeo, dove abita la maga nella poesia di Ovidio. Mentre esploravo la cultura popolare, volevo anche mettere in evidenza l'antica memoria meridionale, il suo passato mitologico. Un'altra bella frase - l'oceano delle storie - ci rende conto dell'ampiezza di questa fonte di fiabe e leggende. Ma essere consapevoli di questo vasto oceano non vuol dire che dobbiamo rifarci ad un testo autentico, o che io stia cercando di restaurare monumenti perduti. No, non solo sarebbe impossible ma nemmeno desiderabile. La mia intenzione è stata quella di trovare un nuovo modo di raccontare.

D.: Chi/cosa è, (oltre a Davide Pitagora), "il padre perduto"? Cosa rappresenta?

R.:Il padre è un riferimento alle stesse strutture patriarcali, quelle propugnate dall'ideologia di Mussolini. Il padre rappresenta la storia ufficiale, la legge, la parola, l'autorità. Nel romanzo, lo stesso Davide Pitagora è intollerante nei riguardi di questa idea di potere. Come uomo, come persona, il patriarcato non faceva al caso suo. Una delle ironie del romanzo è che le donne sognano un uomo simile e in una maniera molto complicata lo aiutano ad uscire dal sogno ed a farsi realtà, mentre lui, nel frattempo, scompare. È questo il significato più profondo del Duello - una fantasia cavalleresca in cui si mescolano l'onore delle donne e la baldanza degli uomini - imposta su un sostrato di confusione, ambiguità ed agitazione politiche. In conclusione, "Il Padre Perduto" rappresenta per meuna rivendicazione della cultura polimorfa del sud, uno sguardo alla vita quotidiana delle donne d'anteguerra e il loro eroismo "semplice", fatto di rapporti affettuosi e di fiabe consolatrici, e un tentativo di approfondire, tra le ombre della leggenda familiare, la conoscenza di quel che è successo nella vita di mio nonno che l'ha forse condotto alla morte. Come ha detto Doris Lessing, "The longest journey is the journey inwards."- Il viaggio più lungo è il viaggio all'interno di se stessi.

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