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Inserito da Woland il Mer, 11/10/2006 - 09:23
Intervista a Cónal Creedon, autore di Passion Play (Le Lettere, 2001, pp. 288, Euro 12,91) Se volete ascoltare l'intervista di Alessandra Orsi a Cónal Creedon, tradotta da Gaja Cenciarelli, andata in onda su Radio Tre durante il programma Fahrenheit, cliccate qui e poi cercate l'intervista a Cónal Creedon nella rubrica "Un libro al giorno".Cónal Creedon, classe 1961, è noto in Irlanda soprattutto per la sua attività di drammaturgo e sceneggiatore radiofonico e televisivo. La sua commedia radiofonica Under the Goldie Fish ha toccato le 400 puntate ed ha riscosso uno strepitoso successo di pubblico ed il consenso unanime della critica. Nel 1995 ha pubblicato una raccolta di racconti: Pancho and Lefty Ride Out. Passion Play è il suo primo romanzo: un esordio che testimonia lo straordinario talento narrativo di Creedon, caratterizzato da un’attenzione particolare verso il linguaggio ed esaltato dall’abilità dell’autore nella creazione di personaggi intensi e indimenticabili. D. Mi pare che con questo romanzo lei abbia voluto sottolineare quanto siano importanti i cambiamenti – di qualsiasi tipo - nella vita degli uomini. Poco importa che si tratti di un’evoluzione o di un’involuzione: l’essenziale, nel suo libro, è cambiare. È così? R. Esatto, è proprio questo il punto. Ognuno di noi si sente al centro del proprio universo, ci guardiamo intorno e pensiamo che la vita degli altri ruoti attorno a noi, sia che ci troviamo nel bel mezzo di Piazza San Pietro o che stiamo passeggiando su St. Patrick’s Bridge (un ponte che si trova a Cork, città dove l’autore è nato e vive tuttora, n.d.A.). Il mondo è in continua evoluzione e quindi è scontato che ciò che accade agli altri, le cose più strane, le più insolite ed incredibili, possano prima o poi accadere anche a noi. Forse dovremmo guardare un po’ oltre St. Patrick’s Bridge per renderci conto che il nostro concetto di normalità è limitante e che, in effetti, tutto è “normale”. D. Anche la sessualità è trattata in questo romanzo in maniera decisamente originale: è una sessualità priva di qualsiasi implicazione erotica. R. Il concetto di sessualità si riallaccia fortemente al concetto alquanto “evasivo” di normalità di cui abbiamo parlato prima. La mia intenzione era di giocare con il sesso senza esaltarne l’aspetto erotico, insistendo però sul fatto che “tutto può accadere” e che “tutto è ‘normale’”, soprattutto nell’ambito delle scelte sessuali. Volevo semplicemente comunicare emozioni, e non alla zona pelvica! C’è un personaggio, nel libro, uno degli amici del protagonista che, fondamentalmente, aveva sempre fatto ciò che voleva sua madre. Era entrato in seminario e quando ne era uscito aveva sposato una donna per bene, aveva avuto dei figli ed era diventato un punto di riferimento per la sua comunità, era considerato da tutti un uomo esemplare. Solo dopo la sua morte, Pluto (il protagonista) scoprirà che Pirlone per ben dodici anni aveva avuto un’intensa relazione omosessuale con un altro dei componenti del loro gruppo. La conclusione a cui arriva Pluto è che, okay, non è giusto che il suo amico sia morto, ma è accaduto e non è insolito né strano. E a maggior ragione, se Pirlone ha vissuto una relazione omosessuale con un altro ragazzo di Mac Sweeney Street, allora neanche quello può essere tanto strano o “anormale”. Pirlone era suo amico, era uno come lui. Anche Pluto, del resto, vivrà sulla sua pelle la normalità, la naturalezza di una situazione che ad una prima e superficiale analisi gli sarebbe potuta apparire “anormale”. Infatti un giorno, tornando a casa, scopre che le due donne che vivono con lui – ovvero la madre di suo figlio (una ragazza con cui ha avuto un’avventura) e la sua compagna ufficiale – hanno una relazione. Quindi, tutto può capitarci. Tutto è “normale”. D. I suoi personaggi hanno una notevole potenza comunicativa. R. Il mio scopo era costruire dei personaggi forti. I personaggi sono tutto ciò che mi interessa davvero: ho tentato di creare una storia per ognuno di loro e ho fatto in modo che fossero costretti a cambiare, ad affrontare esperienze nuove. È difficilissimo di questi tempi riuscire a fare delle esperienze veramente nuove. O meglio, riuscire a farle con uno spirito nuovo. Forse nella vita non facciamo altro che rivivere le stesse esperienze che abbiamo già vissuto nel passato. Forse non facciamo altro che ripetere le stesse azioni: solo, con un atteggiamento mentale ed uno spirito diversi. D. Quanto è importante la nostalgia per lei? R. Molto, ma non in senso negativo. Non perché poi si debba dire «Dio mio, che peccato! Ora è tutto finito!». È, tutto sommato, un nuovo modo per rientrare nel passato e viverlo di nuovo, in maniera “nuova”, come dicevo prima. È anche solo un modo per dire: «Beh, è stato bello, è finito ma sono felice di averlo vissuto!». La nostalgia è la strada verso il futuro. D. I suoi personaggi sono splendidamente caratterizzati dal linguaggio. I dialoghi sono brillanti e ogni personaggio è immediatamente riconoscibile dal modo di parlare anche se, paradossalmente, alla fine si somigliano un po’ tutti. R. È vero. Alla fine, nel linguaggio di tutti si ritrovano le stesse parole, lo stesso intercalare: «Gesù!», «È tutto finito!»: il fatto di differenziarli all’inizio è stato forse il solo modo per sottolineare la loro uguaglianza di fondo. Tutti erano la stessa persona. Tutto ciò che è accaduto a Pluto poteva accadere anche agli altri. O a noi. D. La musica è un altro personaggio fondamentale. R. La musica è senz’altro fondamentale, è la colonna sonora del passato. In più, ho usato la musica come stratagemma per circoscrivere situazioni diverse vissute da personaggi diversi nello stesso momento. Una sorta di trait d’union che lega queste persone e che le condurrà poi ad incontrarsi. D. È cattolico? Glielo chiedo perché la storia di Pluto sembra in qualche modo una reintepretazione dei Vangeli. R. La storia di Gesù e la storia di Pluto si somigliano nel fatto di essere storie semplici. Ma la storia di Pluto non è la storia di Dio. Forse sono stato così profondamente influenzato dai Vangeli perché ho lavorato ad un grande progetto per il nuovo millennio ed ho dovuto leggerli decine e decine di volte. Non credo ai miracoli, non credo ai misteri, credo solo che sia esistito un ragazzo di nome Gesù e che i Suoi insegnamenti siano ancora validi: “Lasciate stare i vostri interessi e prendetevi cura di chi vi sta accanto”. La morte di Gesù non è la fine della Sua storia, ne è l’inizio. D. Eppure, nella struttura, il suo romanzo ricalca i Vangeli… R. L’ho fatto di proposito. Tutti e quattro i Vangeli raccontano gli stessi episodi della vita di Gesù ma in maniera diversa: Gesù che nasce, che cresce, che va a scuola. Non c’è una minuziosa successione cronologica. Ora è nel tempio, poi, improvvisamente, vent’anni dopo è da un’altra parte. I Vangeli si somigliano solo nell’ultima parte: a partire dal momento in cui Gesù entra nella città di Betania la sua vita è descritta minuto per minuto. È la stessa cosa che accade a Pluto: il romanzo racconta gli ultimi minuti della sua vita che sono scanditi da una radiosveglia accanto al suo letto. Mi sono divertito molto a scrivere questa storia e potrei parlarne all’infinito: avevo la sensazione che la fine non arrivasse mai anche perché la fine coincide con l’inizio. Oltretutto, mi ha consentito di andare a ritroso nel tempo fino all’epoca in cui giocavo per strada agli indiani. D. Il suo libro è linguisticamente intenso e complicato da tradurre: l’irlandese, l’inglese ed il dialetto di Cork avranno sicuramente rappresentato una sfida piena di insidie per il traduttore. R. Infatti il merito del successo di questo libro in Italia appartiene interamente al suo traduttore, Fiorenzo Fantaccini, alla sua abilità e alla sua pazienza. Questo libro è anche suo, decisamente. D. C’è qualcos’altro che vorrebbe dire del suo libro e che non è ancora stato detto? R. Vorrei sottolineare il fatto che la storia del suicidio di Pluto è ambientata nel periodo di Pasqua (precisamente il Venerdì santo), come la Rivoluzione del 1916 in Irlanda. In un certo senso, il periodo di Pasqua fa da sfondo a tre storie simili, che continuano a sovrapporsi – o meglio, a procedere su binari paralleli - all’interno del libro: la storia di Gesù, la storia dei ribelli irlandesi nel 1916 e la storia (inventata) di Pluto. Tutte e tre le vicende sono, in qualche modo, dei suicidi. Tutte e tre raccontano la storia di qualcuno che sarebbe potuto fuggire ma che invece non l’ha fatto. Lo stesso grido “Ricordatevi del 1916”, ricorre in tutto il libro ed è una specie di slogan che significa: «Ricordatevi che quegli uomini sono morti per voi!». Ed è un altro modo per dire: ricordate che nel mondo succede di tutto, anche se non lo vediamo, anche se è fuori dal microcosmo in cui viviamo. La gente continua a morire di fame mentre noi mangiamo, prendiamo un caffè e fumiamo una sigaretta e pensiamo che tutto è meraviglioso e che in fondo si sta bene. Non è così, purtroppo. Se fossimo nati in Afghanistan, forse non la penseremmo così. |
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