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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

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Moby Dick

 
Inserito da Gaja il Mer, 01/07/2009 - 12:03

[Auroralia è stata - ed è - una parte importantissima di me. Mi ha dato tanto, tutto quello di cui avevo bisogno nel mio dopo. È stato il mio modo per tenermi aggrappata alla vita, che non poteva che essere legato alla scrittura. Ora - come è umano e giusto che sia - i riflettori non si spengono, ma si spostano altrove. Continuerò a lavorare in silenzio per Auroralia, e a pubblicare sul blog qualsiasi notizia relativa all'iniziativa cui tantissime persone si sono dedicate con passione e dedizione. Corrispondenza con Uelsmann, presentazioni, reading, idee per il futuro. Ne ho, e ne parlerò. 

Di spartiacque nella mia vita ce ne sono stati tanti, e forse ho anche sbagliato a considerarli tali. La vita è un continuo fluire: l'importante è stare con se stessi e comprendere fino in fondo quando si fanno errori di valutazione. Soprattutto sulle persone. Non si può sperare di essere amati da tutti come si vorrebbe, né di essere capiti e sostenuti: è una lezione dura, ma l'ho imparata a mie spese, nel passato e nel presente. Forse è anche vero che non mi sono mai davvero mostrata a nessuno per quello che sono. La paura di essere respinti paralizza.
 
Ed è per questo che considero un atto di coraggio personale pubblicare uno stralcio di Colori, il mio primo tentativo, che risale al 1996. Non si può definire romanzo, perché non ha un intreccio. È la mia storia, autobiografica al cento per cento. Non c'è fiction, né mascheramenti. Io nuda, come oggi non avrei mai il coraggio di essere. Forse.
Parlandone con Sabrina ieri ho deciso che, prima o poi, ne farò un pdf scaricabile dalla rete. Non so quando, ma così sarà, perché così deve essere.

Il brano si riaggancia ai giorni successivi alla mia laurea, e alla gioia che provai.
Illustro questo post con una mia immagine, elaborata da Sabrina Manfredi. È colorata, è azzurra, è come mi sento e come voglio essere.

Un'ultima precisazione su Auroralia. Ho scelto quella foto di Uelsmann perché le sue immagini, come ha detto alla fine della serata Ermanno Gioacchini, stimolano l'inconscio. Ai miei occhi, La Donna Volante sono stata immediatamente io. Lo sono sempre stata - nei miei desideri. Lo sono stata da subito, appena ho visto quelle braccia spalancate, la libertà della ragazza, la sua levità. Sono io e lo sarò anche nei fatti, d'ora in poi].


«Cinque giorni.
Esattamente cinque giorni durò l’euforia, il delirio di onnipotenza, lo sfolgorìo di luce che vedevo intorno a me ogni volta che mi guardavo allo specchio.
E’ buffo come i traguardi cambino nome prima che li si sia raggiunti: allora, si chiamano sogni. Dopo, sono solo le tappe della tua vita: cade la maschera e si scolorisce la patina dorata. Questo, probabilmente, ci trasforma in esemplari votati all’insoddisfazione cronica.
Comunque, dopo cinque giorni, smisi di specchiarmi e ricominciai a guardarmi intorno. E mi chiesi: “E adesso che faccio?”

E l’amore?
Bene, direi. Più il tempo passava, più lui diventava sospettoso e sfiduciato. Ogni suo sorriso nascondeva un significato segreto e ad ogni parola, ogni frase che dicevo, mi guardava, mi processava ed, alla fine, mi assolveva o mi condannava. Il fatto era che io non sapevo mai quale fosse stato il verdetto finale. No, lui non era uno di quelli che ti aggrediva, che ti faceva le scenate se una cosa non gli andava. Lui immagazzinava tutto, poi, un giorno, all’improvviso e, spesso, senza motivo, ti rovesciava addosso una lista di accuse che ti faceva accapponare la pelle, che ti faceva chiedere: "Ma quando mai ho fatto certe cose? Quando mai ho detto questo?"
La sua era un’insicurezza pericolosa, distruttiva: al confronto, le mie ansie, di cui lui si era sempre lamentato, non erano che innocenti batticuori di un’adolescente inesperta.
Quando lo costringevo a riflettere su questi suoi atteggiamenti e lo rimproveravo di sentirsi l’unico depositario di verità e giustizia, lui si limitava a dire : "Non mi piace parlare di queste cose".
Io ero solare, limpida, aperta: m’incazzavo quando subivo un’ingiustizia, sorridevo quando mi divertivo e piangevo quando soffrivo. Non ero abituata a fingere, in amore. Ma ero un’illusa se pensavo che, col tempo, anche lui avrebbe smesso i panni dell’uomo forte per vivere da uomo e basta.
A poco a poco, capii che il sole dentro di lui si stava spegnendo: era diventata una persona oscura, intrappolata in un labirinto di pregiudizi e false convinzioni che gli stavano inaridendo l’animo.
Diceva di amarmi, ma il suo egoismo gli impediva di vedermi come ero veramente: lui parlava di me come “delle donne”: “le donne fanno...” “le donne sembrano...” “le donne dicono...”. Quasi mai l’ho sentito chiamarmi per nome. Il suo stava diventando un perverso gioco al massacro e questo tirare avanti così, cominciava ad essermi più insopportabile di quanto lo fossero per lui i miei difetti.
Si dice che se qualcosa (o qualcuno...) non t’ammazza, almeno ti fa diventare più forte.
Perciò, dall’alto della mia forza, mi resi conto che lo compativo.
Sì, perché lui non sarebbe mai evaso dalla triste gabbia dei suoi sospetti ed era anche inutile aspettare sperando che accadesse: voleva sempre vincere su di me ed, alla fine, sarebbe rimasto prigioniero delle sue vittorie.
Io, al contrario, ero profondamente libera: qualsiasi cicatrice sarebbe guarita, sarei stata sempre pronta a ricominciare, finché avessi potuto scrivere.
E poi, non gli piaceva il mio gatto».


 
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gaja

fai benissimo a sottrarre il tuo primo tentativo alla "critica corrosiva dei topi", che colpisce inesorabilmente i testi riposti nelle cantine. Da quello che capisco "Colori" era quello che alcuni critici impropriamente definiscono "romanzo di formazione", perchè si pensa che l'aggettivo "autobiografico" debba essere riservato al racconto di vite già vissute per molti anni, possibilmente illustri, nonché ricche di eventi memorabili ( o pruriginosi) da divulgare alle masse. Se pensi al successo che hanno avuto i cento colpi di spazzola (diariuccio morbosetto e traballante di una ragazzina, trasformato da capaci editor in bestseller) potrai benissimo sorridere e infischiartene delle definizioni. L'importante è ripercorrere e riscoprire, distanza di qualche anno, ciò che ti spinse a scriverlo, al di là del mero desiderio di scrivere, che non è poi cosi determinante (io l'ho coltivato per quasi 50 anni prima di soddisfarlo). Non solo avrai in prospettiva un quadro della tua vita più chiaro a te stessa, ma probabilmente scoprirai che il tuo lavoro del '96 , ora, ti piace di più di quanto non immaginavi nel riprenderlo in mano. Ci sono strani pudori,sempre, nel rivedere ciò che abbiamo fatto, e che pensiamo non ci appartenga più. Di qui la tendenza al ripudio. La misura esatta l'avrai facendolo leggere anche ad altri, nel 2009. Si sa che un libro è per sempre, come i diamanti della pubblicità. Io credo che chiunque scriva, prima o poi, debba parlare di sé. Non nel modo implicito e mediato con cui tutti lo fanno, inevitabilmente, perchè chiunque scrive parla di se stesso. Intendo il modo consapevole, voluto, sfrontato. Sotto questo profilo, la biografia del passante che ora intravedo per strada vale quanto quella di Napoleone: è un vita unica e irripetibile, e chissà, anche quel tale un giorno avvertirà l'importanza di lasciarne una traccia. Magari per suo figlio, o suo nipote. Tu pensa: mi hanno chiesto, per ottobre, di metter su un laboratorio di scrittura (odio l'aggettivo "creativa"), uno dei tanti, con tanti più affermati di me che già sono sono su piazza a farlo. Io ho cercato, almeno, un'impostazione originale, e penso di averla trovata nel racconto di sè. Col metodo biografico, anzi, addirittura con quello "storico", che mi è più congeniale. Recuperare le "fonti" e utilizzarle (anche se si limitano ad una vecchia fotografia dimenticata, o un oggetto trovato in fondo al baule);il contesto (come sono cambiate le persone con noi, e intorno a noi); gli errori commessi e la "critica" degli altri (anche se è solo la persona che un bel giorno decise di andare via). Fare i conti con la memoria. Condividerla con la memoria di altri. Percepire il senso del tempo e del cambiamento. Che riguarda tutti, a qualsiasi età. Comprenderai, quindi, con quale gioia saluto il coraggio di una scrittrice nel riabilitare e far conoscere un "vecchio" lavoro nel quale non credeva più.Che voleva nascondere. Probabilmente a torto,da ciò che intravedo nel passo che hai postato .
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la tua scrittura è

la tua scrittura è cambiata: questo, secondo me, è il dato più rilevante. è cambiata, ma anche tredici anni fa eri *tu*. quello che lo stralcio mette in luce è perfettamente tematizzato dall'esperienza donna volante: si vede una ex adolescente leggera e fiduciosa, fiduciosa se no altro del fatto che, come la metti, la vita sarà sempre un guardare le cose da oltre, quando hanno smesso di essere sogni e sono divenate ricordi. qui le vedi forse più nitidamente, mentre le vivi non hai la prospettiva. poi può essere tardi: ma così è. credo che sia per questo che i filosofi invitano a vivere l'oggi: la dimensione più sfuggente che ci sia. e quella meno presa in considerazione dalle persone sensibili: perché, a ben guardare, porcaccia la miseriaccia, chi vive l'oggi è un edon-egoista disgustoso, non una persona saggia, un caterpillar che passa sopra a tutto e a tutti. le donne in genere, tolto le t.... che ci nascono, poverette, e la mettono a bottega al prossimo dalla culla, volano sopra, volano alto, ma non schiacciano. qualcuna vola così alto che si schianta o decide di schiantarsi, ma è un insignificante dettaglio. tutte le altre, e qualcuna a far da guida senza volerlo, volano: volano sopra i compagni terra-terra, ombelicanti, vocianti, smanazzanti. [anche la mia saretta vola, pora crista, con la sua scorpacciata di manna nevosa]. quest'uomo storico che descrivi(vien da dire preistorico) è il paradigma di un'epoca, di un modo (o *del* modo?) di essere maschi. e poi: se non gli piaceva il tuo gatto, ennàmio! io ci farei un pensierino alla scrittura autobiografica, altro che scaricare in rete. quando decolliamo, ga'?
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Non è il cesso, ma il cuore

Non è il cesso, ma il cuore il posto in cui mettere ciò che non siamo più. Comunque fummo. E qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure. Ma questa è un'altra storia. http://www.youtube.com/watch?v=9EPfyID0nZ4
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Lo sapevo. Avrei dovuto

Lo sapevo. Avrei dovuto immaginarlo. Ho letto i vostri commenti, mi è venuto un nodo in gola e sono rimasta bloccata per tutte queste ore. Avrei dovuto immaginare che non sarei riuscita a parlare di me (come dice Enzo) in relazione a questo libro. Quando decolliamo, Ga'? Lulù, presto, mi sento di risponderti così... Non so molto altro.

Enzo: grazie per l'apprezzamento. Grazie per avermi detto che non ti sembra poi tanto male quello che hai letto. Io non riesco a considerarlo alcunché di letterario, ma solo una parte di me stessa. Senza pretese di qualità.

Lulù: non so se quella che ero è quella che sono. Ma ho imparato a capire che quando c'è una reazione emotiva a certe parole, è perché quelle parole si avvicinano alla verità. Pericolosamente.

Gregori: Da quando hai scritto quei due versi mi risuona nella mente la canzone di De Gregori. Poi penso al cuore e mi chiedo: chissà che ne pensa lui, di quel che hai detto tu. E grazie per Donovan. Ricambio (perché oggi sono andata in fissa ed è colpa tua e del tuo commento): http://www.youtube.com/watch?v=ZHLHu6SerNY 

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Non ho detto (fra le righe)

Non ho detto (fra le righe) che "non mi sembra poi tanto male. Ne penso molto meglio. Il "probabilmente" è dovuto al fatto che è solo un brano. Sta a togliere gli altri (metaforici) veli. E se non è letterario, cos'è? Culinario? :-)))
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(manca una virgoletta, e un

(manca una virgoletta, e un "te".Disgrafia incipiente)
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È che mi sembra davvero

È che mi sembra davvero troppo ingenuo per poter essere considerato qualcosa di più di un tentativo, Enzo... però hai ragione tu. A questo punto devo andare avanti. (forse se fosse culinario mi piacerebbe di più :-)). Grazie per l'apprezzamento deciso, allora! :-))
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no non è un "tentativo":

no non è un "tentativo": per quello dico di pensarci. rielaborare a distanza di anni, per esempio eliminare la prima persona e trasformare in terza, perché no? il distacco emotivo c'è, c'è la visione del dopo... potrebbe venirne fuori una cosa bella e totalmente nuova. vale la pena provare. il mio motto becerrimo dice che della letteratura (come del majale e della donna :D) non si butta niente.
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ci penserò lulù. sul

ci penserò lulù. sul serio. è uno spunto molto, molto interessante - ancorché doloroso.
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Perché elaborare uno

Perché elaborare uno scritto che fa parte della propria storia memoriale? Non lo trovo giusto nei confronti della Gaja 1996: io porto rispetto ad una scrittrice che ci mostra con grande sforzo quello che ha elaborato letterariamente tredici anni fa. Tornare indietro, nel passato, riprendere in mano il proprio gioiellino vintage - non è saggio, né porterebbe serenità alla Gaja 2009: in pieno volo! I nostri lavori d'un tempo hanno bisogno di essere "congelati"; riportati all'importanza, all'urgenza del momento preciso in cui sono stati concepiti. Quel passato non tornerà: ed è giusto così. Va conservato dentro, come dice Enrico, all'altezza del cuore. Perciò "restaurare", "ritoccare", "aggiustare" sono operazioni che non solo tradiscono la Memoria, ma alterano completamente il percorso evolutivo all'interno d'un ponte storico che ha una sua ragione d'esistere.____Gaja, lo vuoi pubblicare? Fallo, ma lasciandolo intatto. E così ti denuderai veramente senza tradirti. La firma: Gaja Cenciarelli, 1996.
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Gaja

Che non gli garbasse il tuo gatto era fondamentale: quando non si ama disturba tutto ciò che piace all'altro, la sua famiglia, il suo modo di vestire, il suo odore e si trovano tutti i difetti veri e presunti. Se a questo aggiungiamo un carattere labirintico aggrovigliato su se stesso contro la tua naturalezza di vita, posso solo risponderti: meno male che vi siete lasciati. Si sa che il matrimonio trasforma il sogno in realtà e la convivenza è difficile perché illumina i difetti, figurati cosa sarebbe stata la vostra vita insieme: non sareste durati. La tua foto è bellissima ed il tuo stile pure: buona l'idea di farne un documento di testo scaricabile. Complimenti sinceri.
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nessun tradimento: ciò che

nessun tradimento: ciò che si consegna alla letteratura è sempre un tradire - trasportare, trasmettere -. perché seppellire? la bellezza e la ricchezza del proprio vissuto vanno fatti circolare. non per darsi in pasto, non per chissà quale intento missionario. semplicemente perché chi scrive e può raggiungere dei livelli notevoli lo "deve" fare. se gaja sente il piacere di far emergere qualcosa dal passato, non necessariamente deve oggi avere la forma che aveva. nelle sue mani di ora il passato assumerà aspetti nuovi e sicuramente sorprendenti. io la incoraggio a lavorarci: se vuole, se sente un senso e una bellezza riposti. oltrettutto la rivisitazione del già ricordato - scrivere un testo autobiografico è già un primo ricordo - è molto suggestiva. si carica del vissuto nel frattempo intercorso. è un ricordare di aver ricordato. sarebbe un tempo rivissuto. mica lo dico io lo dice bergson, minkowskij, altri...
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un uomo debole, quasi

un uomo debole, quasi intrappolato. una donna luminosa (del resto, gajetta...)che non ha paura di mettersi in gioco, di mostrarsi, benché mostro senz atemere le sue fragilità (gran bella cosa tra l'altro). e il finale, non arriva, in ogni caso come uno slancio positivo! quello che la donna possiede oltre l'uomo che non ci sarà più. i.
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Cara Gaja, la frase finale

Cara Gaja, la frase finale mi ha steso. Proprio Salinger. Salingerelli. Cenciger. Veramente un tocco da maestra: lì dentro c'è tutto. Brava.
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detesto avere sempre ragione

detesto avere sempre ragione :-)
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Scusate il ritardo

con cui rispondo ai vostri interventi.

Ninì: ho pensato alle parole di Lulù e alle tue. In linea di massima credo che "Colori" sia e debba rimanere così com'è. Forse potrei aggiustare qualche ingenuità stilistica, qualche particolare che "sporca" la narrazione. Ma in fondo ritengo che, se è nato così, debba restare così. Quella che ero non è più quella che sono - anche se, paradossalmente, non c'è una virgola che non mi appartenga ancora. Enrico ha ragione: porto e porterò sempre dentro di me la ragazza a Colori. Un bacio, Ninì bella e luminosa!:*

Domenica: grazie infinite. concordo con tutto quello che hai scritto. io alla fine di lui non sopportavo nemmeno gli amici, pensa tu. :-)

Lulù: ci ho riflettuto seriamente. a riscrivere e rielaborare un testo che è nato con delle motivazioni - all'epoca validissime, se mi hanno portato a scriverlo - mi parrebbe di tradire la me stessa dell'epoca e le mie stesse parole. quel passato deve rimanere così... è la testimonianza di uno spicchio importante della mia vita. Ora devo dedicarmi a scrivere del presente, e - ma nemmeno tanto - del futuro. Gli sbagli peggiori li ho commessi programmando la mia vita (amo Bergson, e ho compreso profondamente il significato di quanto hai detto, ma credo di aver teso una mano al mio passato già solo parlando di "Colori" e facendone leggere alcuni brani - almeno per ora). ti abbraccio, tesora :* 

 
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mamma di raul :-)):

mamma di raul :-)): parliamoci chiaro - e lo dico con il distacco emotivo di un totale disinteresse - era una persona affettivamente arida e fredda - almeno per i miei parametri. una sorta di "manipolatore". ovviamente ha trovato la fessa che si è lasciata "dirigere". la colpa non è stata sua, è stata mia e delle mie paure. che poi possono diventare anche catene. fortunatamente quelle sono riuscita a scioglierle. :*

cordy: garantito al limone! :D (anche se non sono né Holden, né TANTOMENO giovane! ehm. Qualcuno potrebbe dire che di testa lo sono moltissimo... TROPPO! :D)

gregori: non t'illudere! succede una tantum, per questo te la dò volentieri.
LA RAGIONE. :P

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invece io sono abituata a

invece io sono abituata a non avere MAI ragione, e lo detesto. gregori, intendo. ;-)
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io non mi permetto di dare

io non mi permetto di dare un giudizio "letterario" ci mancherebbe pure altro... però l ho letto pensando a come mi sono sentita io per un pezzo della mia vita vicino ad una persona simile. "le donne fanno... le donne dicono... le donne dovrebbero..." e lui unico detentore del Verbo. Dio ce ne scampi sempre! (e comunque che non amasse il tuo gatto è inaccettabile! anche se sono quasi sicura che pure il tuo Felino, provasse piacere a snobbarlo in qualche modo)
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Sonia, innanzi tutto

Sonia, innanzi tutto benvenuta! credo sia la prima volta che ti affacci da queste parti, quindi ti ringrazio.
Il mio Felino lo detestava. E aveva ragione, sempre, come tutti i gatti! ;)*
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com'è bello

leggere pezzi di vita passata di chi splende di vita nuova. Grazie Gaja. Chissà se, per sopravvivere a questa realtà, non dovremmo usarla più spesso questa terapia: mettere on line (anche solo in pdf) quel pezzo di vita che, in una forma o nell'altra, tutti conserviamo su un foglio a righe o a quadretti...
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Isabella: ti dirò... non so

Isabella: ti dirò... non so se io stia splendendo o meno di vita nuova... credo più che altro di dover splendere di vita. il che è difficilissimo, e "Colori" mi sta aiutando molto. Terapia dici? Sì, è verissimo. Un bacio e grazie per la fiducia e l'attenzione:*
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Già letto

su fb. 1996. Ferite. Chi le ha provate le racconta, se è donna. Gli uomini tendono spesso a rimuoverle. Facendole rispuntare per vie traverse. Noi, cominciamo da noi. Io ho scritto un libro autobiografico, in cui ho addirittura cominciato a raccontare i cazzi di due generazioni prima. Ho iniziato dai nonni. Ho ambientato negli Anni Venti e Trenta i primi racconti della raccolta. Perché...? Perché mi sono fusa. Perché ad un certo punto, per rassegnarsi alle perdite, bisogna inglobarle. Quando scrivo di mia madre, in quel momento siamo in due. Quando scrivo di amori finiti, rivivono. Non solo, m'accorgo che non mi fanno né caldo né freddo, perché grazie a dio o chi per lui, per me l'uomo che conta è sempre l'ultimo arrivato, che con una manata spazza via chi c'era prima.Così che mi ritrovo a raccontare di un grande dolore ( o una delusione altrettanto imponente) vedendo che si rimpicciolisce fino a diventare uno gnomo d'amore. Uno gnomore pure un po' cretino. Quanto allo stile, cambia. Di continuo, o saremmo due imbecilli. Vuoi scrivere nel 2009 come nel 1996? Non hai imparato niente?:-D Sei un'altra persona. Dicono che ogni cinque anni il nostro insieme di cellule muta totalmente, per cui sono nata nel 2004 :-) Ritoccare, rivedere, non va. E' come se tu prendessi una tua foto del 1996, e poi la ritoccassi, perché la pettinatura non è più di moda, o non ti piace il vestito. Era così. Andava di moda in tale foggia. Quel che noto è che sei vulnerabile, come me. Passiamo dal riso al pianto ( nel mio caso interiori, dal vivo dò meno a vedere che sul blog in situazioni ufficiali e/o ufficiose), dall'incazzatura all'estasi, dalla gioia alla malinconia, in pochi attimi. Chi ci conosce ci stritola, e glielo lasciamo anche fare. Per fortuna, ci conoscono pochi e poi confessa... di molti c'importa poco. per cui non ci possono fare alcun male. Ce lo fa chi tiene il nostro guinzaglio, che gli abbiamo portato in bocca.
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Rossana: questo tuo commento


Rossana: questo tuo commento meriterebbe un post su FB. non ho altro da aggiungere perché condivido ogni singolo passaggio. vero, verissimo, sacrosanto. Su tutti "Chi ci conosce ci stritola, e glielo lasciamo anche fare. Per fortuna, ci conoscono pochi e poi confessa... di molti c'importa poco. per cui non ci possono fare alcun male. Ce lo fa chi tiene il nostro guinzaglio, che gli abbiamo portato in bocca."
e grazie, rocs.

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narrare

è un'Arte che mi affascina, e sono talmene stupita di come si possa comunicare agli altri il proprio mondo interiore con le parole! Chi lo sa fare, ovvio! dico che tu lo fai molto bene, anzi benissimo. quello che mi dispiace è sapere quanto sia fasullo il successo, e come si preconfezioni l'uscita di un libro al pari di un qualsiasi genere di consumo. non so come si sia arrivati a questo, io nutro solo la speranza che prima o poi le cose cambino, e che gli scrittori "veri" siano finalmente apprezzati.
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