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i miei libri



Extra Omnes
L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi

Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160
Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6
Collana "900 Storie"
diretta da Carlo D'Amicis




Il cerchio
Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190
Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5
Collana "Le Felci"

luoghi dell'anima

Irlanda



Nuova Zelanda

compagni di viaggio

Margot



Moby Dick

 

Be', ma è normale, credo:

Be', ma è normale, credo: in ogni ambiente, in ogni ambito professionale o meno, ci sono le rivalità, le invidie, le antipatie... suppongo ci siano nel corpo insegnante di una scuola (e lo so per certo, perché ho insegnato anche io: splendidi ricordi, il rapporto con i ragazzi, un po' meno quello con i colleghi. Anzi, orribile quello con i colleghi, e dire che io sono disponibile e di buon cuore), nell'équipe medica di un ospedale, ecc. ecc. (cito questi due esempi perché, ovviamente, sono i primi che mi si sono presentati alle sinapsi). Solo che non ho ben capito cosa rimproveri a chi scrive libri: di essere troppo "distaccato" dalla gente? dal mondo? di non farsi capire? di parlarsi addosso? nell'ultimo caso: basta non ascoltarli e limitarsi a leggere le loro opere. Una delle più grandi lezioni di vita che mi ha insegnato la mia "capa" alle Edizioni Empiria, la grande Maria Luisa Di Iorio, è stata quella di separare l'autore dall'opera: un bellissimo romanzo si accompagna spesso a un'autrice/autore dalla personalità pessima e meschina. dura lex sed lex. e ancora mi riesce difficile mettere in pratica questo insegnamento...
non sono tutti così, comunque: io conosco molte belle persone che vivono e lavorano nell'editoria. la prima è giulio mozzi.
un'altra domanda, cara (ma qui sono di coccio io, e reduce dalle mie 15 pagine quotidiane di traduzione): non ho ben capito dove dici "che se ne fanno del pubblico?" e poi aggiungi "vorrei che gli scrittori non scrivessero per il pubblico".
in che senso?
chi scrive, seriamente, scrive sempre per qualcuno, per il proprio lettore ideale. naturalmente sto parlando di scrittori veri, non degli improvvisati delle parole... loro sì, sono "commerciali" e si basano giocoforza sulla risposta del pubblico. ma qui entrano in gioco anche i grandi interessi economici delle case editrici, e il discorso si allarga e si fa complesso: perciò sono felice di stare in vibrisselibri, e ogni giorno che passa elevo un ringraziamento a quest'idea-bomba di giulio mozzi che mi permette di amare quello che faccio e fare ciò che amo, pur senza guadagnare una lira (ma sono ricca di passione, però! ed è solo grazie a VL!)
bacione, tesora!

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