[Con questa recensione inauguriamo una nuova rubrica dal titolo: Quindici righe, e poi più. L'autore - schivo e riservato - si nasconde dietro lo pseudonimo del grande Stig Dagerman, di cui vedete una foto qui a sinistra, e pubblicato in Italia da Iperborea. Non credo sarà semplice indovinare di chi si tratta]
di Stig Dagerman
La Grazia di questo Il calcio di Grazia, (di Giuliana Olivero, Milano, Baldini&Castoldi, 2004 [ma 2005]) è una ragazzina innamorata del folbèr e dapprima d'uno degli ultimi suoi dèi: Michel Platini. L'amore è di ragazzina, appunto, e non trova corrispondenza. Al novarese di Francia fanno seguito Sergione Brio, Pasquale 'o animale Bruno e, trait-d'union di tutti questi, l'allenatore e rinomato fintoprete Francesco Guidolin. Del campionatopiùbellodelmondo, Grazia conosce e racconta bene tutti i dietro le quinte: i ritiri, gli alberghi, gli arrivi in corriera, le goliardate da bèttola. È lasciva, si dà - toute proportion gardée - come una Moll Flanders resettata, però ha lo sguardo intonso di una principessa Myškina. Libro inconsuèto, da consumarsi e commentarsi con Roberto e Graziella, mangiando robiola piemontese accompagnata da un perfetto Eresia (azienda Bricco Giubellini, di Gigi Garanzini e Maria douceur Bianucci). E poi dite se Antonio Silva non è grande, fi'.