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Inserito da Gaja il Mar, 30/06/2009 - 08:19
[Esperimento alla rovescia. Ho scritto prima il racconto, poi sono andata a vedere se tra le foto di Jerry Uelsmann ce n'era una che gli si potesse avvicinare. Ovviamente c'era. Grazie alla Socia]. Il suo viso. Ha anche un viso, sì. Da guardare. Ha la carnagione chiarissima, non semplicemente bianca. La sua pelle è delicata e di velluto, al tatto. Lucilla pensa proprio al velluto e quella parola le fa tornare in mente la sua musica. Ha un po’ di occhiaie, il volto leggermente più pieno di quando ha lasciato Venezia ma sempre magro, e il naso piccolo. Ha due bellissime sopracciglia, ben disegnate. Le labbra sono fine, e curvano verso il basso. Quella bocca le dà un’aria perennemente imbronciata, seria. Ha tanti capelli, sono castani e lucidi. Sotto la luce scorge qualche riflesso rosso. Tanti capelli, ondulati, con la fronte scoperta. Lucilla non sopporta la frangetta e se li ravvia continuamente. I capelli le arrivano alle spalle. Lucilla pensa a come sarà sentirseli sulla pelle nuda. Vederli sulla pelle nuda. Con gli occhi grandissimi che ha. Tondi, marroni attorno all’iride e per il resto verdi. Più che altro verdi, sì, Lucilla ora li vede bene. E le piacciono tanto. Le piace il suo viso strano, le piacciono i suoi occhi: sono vivi. La stanno guardando. Lucilla sorride e le labbra si aprono. Anche il suo sorriso è bello. Anche i suoi denti. Lucilla è bella. Si toglie il maglione e i jeans – ne ha comprati un paio con l’anticipo sullo stipendio - senza guardarsi, in fretta. Poi, piano piano alza gli occhi e vede le sue gambe coperte dai collant, e la camicetta. Si sbottona la camicetta e la butta per terra. Poi si sfila i collant. Sa di essere rimasta in reggiseno e mutande ma non ha il coraggio di guardarsi. Le tremano le mani. Sente che è giusto tornare, in un certo senso, dentro di sé, nella sua casa, a guardare negli angoli che le sono stati sempre familiari per capire che effetto le fanno ora. Il cuore le batte così tanto che Lucilla ha paura di svenire. Le sudano le mani quando si fa scivolare di dosso le mutande che poi allontana con un calcio. Alza gli occhi. I peli del pube hanno i riflessi rossi, anche se sono scuri. Non lo sapeva. Sono tanti. Un triangolo isoscele ampio e sconosciuto. Lucilla ci passa la mano sopra. Infila le dita tra i suoi peli. È una bella sensazione, si sente sua: è un piacere conoscerti, Lucilla. Non c’è niente di brutto. Non sente niente di aspro al tatto. È tutto liscio, setoso: piacere di conoscerti, pelle, ora ti imparerò. Poi si tocca le braccia, le accarezza. Si accarezza la pancia, lo stomaco. Lo stomaco, lo stomaco. Lo accarezza con amore, chiudendo gli occhi, per qualche minuto. Le si stringe la gola per l’emozione. Cosa le succederà? Piangerà? Riderà? Saprà o vorrà trattenersi? Lascerà andare il suo corpo? Se il suo corpo si irrigidirà sarà perché forse sta per trovare la risposta a un perché? Lucilla continua a tenere gli occhi chiusi, stretti. Ha ancora il reggiseno. Prima allunga le braccia sui fianchi, poi se li accarezza, e dopo le alza dietro la schiena. Sgancia il reggiseno e se lo lascia cadere di dosso. Solleva le palpebre di scatto e gli occhi rossi e penetranti che la guardano fissa dai suoi seni risucchiano Lucilla in un viaggio. Lucilla è il suo corpo e non sa dove andare né sa se potrà decidere dove andare, ma sa che lui è già arrivato, perché lui arriva sempre prima. Il suo corpo. Gli occhi teneri e rossi del suo corpo. |
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