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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

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Margot



Moby Dick

 
Inserito da Gaja il Ven, 19/06/2009 - 06:17

IL FILO SPEZZATO
di ENRICO GREGORI

Io non ci credevo alla tua promessa. Eppure la ripetevi a dispetto di tutto, trascurando che io e te stavamo solo fabbricando ricordi.
Sarai per sempre un aquilone, legato al mio polso con il filo della devozione. Dove il vento ti spingerà, io ti seguirò coi miei pesanti passi mentre tu, leggera, spazierai nel nostro sogno”.
Eccomi ora, liberata come sapevo di dover essere. Prima o poi.
Quello spago lo hai reciso. Strappato coi denti della rabbia, logorato con la lama della noia.
Ora, aquilone senza rotta e senza guida, sorvolo la fabbrica dei ricordi e l’eco spenta delle promesse celebrate sull’altare dell’ignavia.
E’ tutto infinitamente più chiaro da quassù, non è vero che la prospettiva inganni. Le bassezze così le vedi perché tali sono.
Non ci saranno rovi tra i quali impigliarti, né vortici nei quali perderti. Io, col mio filo, saprò sempre indirizzarti”.
Sì, dicevo. E planavo sfidando correnti, antenne, cavi dell’alta tensione.
E ora niente più fili, niente più guida. Ma niente illusioni, perché queste non volano.
Hanno il peso della sconfitta e quando si rompono, piombano nel cuore e fanno voragini.
Poi si sfaldano, si dissolvono. E allora sì, voli senza spaghi e senza timoni.
Lambisci rovi e paraboliche. Subisci strappi e lacerazioni, o meglio, altri strappi e nuove lacerazioni.
Eppure non era così che doveva andare. Non credo, no.
Da bambina avevo un aquilone e non lo perdevo mai di vista. Se il vento era troppo violento, non volevo che lui volasse. Lo tenevo sulle ginocchia, gli parlavo e guardavo i suoi colori.
Così dev’essere.
L’aquilone non lo si illude, non gli si spaccia una tormenta per un refolo di vento.
Sono vittima delle mie illusioni, lo so. E sapevo di sapere. Mi legai a quel polso per estremo bisogno di un orientamento che avevo perso.
Mi piace pensare che ora sorvolo la tua vita e ciò che di noi conservi. Perché so, lo so, almeno un respiro al giorno lo dedichi all’aquilone che non hai più. E speri che quel soffio lo faccia librare in alto per un po’, solo per guardarlo mentre aggiunge i suoi colori all’azzurro del cielo.
Riflettici, ora che volteggio sui tuoi pensieri dimagriti.

Cosa guardi alla finestra? Cosa c’è lassù?
Nulla, cara”.
Nulla?
Nulla”.
Vieni a letto”.


IN PIENO
di FIAMMA LOLLI

Vuoi guardare? Guarda. Vuoi vedere? Questo è già molto più difficile. Occorrono lampi portatili, labirinti di tasche, illuminazioni lungamente attese (ad averne di improvvise son bravi tutti), occhi fisici ben chiusi, occhi d’aria ben aperti. Visioni, non immagini.
Vuoi sapere? Ne dubito. Sei disposto ad abbandonare l’abbraccio del reale, così mortale, così rassicurante? Allora fallo. Non sarà leggerezza quel che troverai, non assenza di peso ma sostanza, solidità immane, bordi di bordi di bordi. Dove il corpo smargina e al passo s’accompagna la fatica, dove ti è detto “salta” e se lo fai è puro precipizio quel che trovi, dove non c’è pietà, lì: lo specchio. Sono tua, sono tua, senza catene. L’ho cantato, mugolato, ripetuto piano, pianto. L’ho sognato e da sveglia ancora lì: sono tua, sono tua. L’ho singhiozzato e riso, accudito, lanciato al cielo, accolto prima che ricadesse con un tonfo di piume e carne molle tra le mie braccia – queste – che tanto hanno tremato, e avvolto, e dato e stretto e tolto e riposato e fatto riposare, e allargato, allargato. È in quest’appartenenza che tutta la mia libertà si dipanava e misurava e a dismisura tesseva trame sfrante, ormai senza rimedio. Ma la tua? Non ci sei stato quando più sarebbe stato necessario trovarti. Necessario, non altro. Ma tu, tutto preso a decidere, piuttosto, convinto che “a ogni angolo di strada si aprono infinite possibilità, capisci”, hai detto. Definiscimi infinite, ho risposto. Definiscimi possibilità, ho languito. Definiscimi strada e guàrdati le suole delle scarpe. Sono intatte, davvero non te ne rendi conto? E tu niente. Tu a decidere, io la decisa.
Non è così che funziona. Ho sbagliato e hai sbagliato, ho fatto e sfatto, t’ho arrancato appresso e l’angolo era sempre il prossimo, sempre in agguato, sempre un poco più in là. Non è così che serve. Hai gridato, ho gridato, hai stretto il pugno con tutti i fili dentro e il groviglio passava e ripassava per lo stesso sangue, ed era il mio. Non è così che scorre.
Vuoi capire? Non credo. Cara grazia, che mi è stata sorella e rimpianto, torno a lei. A te lascio quel che ti lascio, fanne se vuoi quello che ne farai.
L’andirivieni dei merli sul noce mi ricorda che c’è un mondo nel mondo che non è diverso dal mondo, ed è lì che mi aspetto. Non è così che resta quel che resta, e il resto è meno della metà di niente, è molto, molto meno. Allora scelgo il doppio, vedi?, scelgo l’altra: non quella che non sono né quella che sarò ma quella che sono tanto stata. Sempre, e mai, sono rovine di una guerra che ti abbandono in dono insieme al tuo terzo vessillo sbrindellato, la parola tremenda, minaccia tra le nere minacce: e la parola è tutto.
Abbine cura tu di tutto, confrontalo con niente, se potrai, tranne consolazione: o respingi. È tuo quanto sei suo – ma tu non appartieni; tu sei libero, dici. Tu, dico, sei perso.
Io scelgo di non avere più confini, cuore che ne sei stato il centro, in questo stesso istante scelgo e volo.


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Sono orgogliosa

di essere la prima commentatrice, oggi, e di poter dire dal canto mio che questi due racconti sono meravigliosi, che quello di Fiamma sembra essere il naturale e spontaneo seguito di quello di Enrico, che quello di Enrico ti lega a quell'immagine e ti fa sentire la donna volante legata a un qualcosa di indissolubile e di portentoso, legame che sarà difficile spezzare ripensando a queste parole. Che quello di Fiamma lo completa, lo insegue, se ne discosta a tratti per toccare terra con gli occhi fisici ma lo definisce e si innalza di nuovo per volare. Commoventi, forti, perfetti, direi. E io, nonostante Gaja, scusatemi continuo a pensare a questa iniziativa legata a quella donna volante e credo che Fiamma ed Enrico abbiano davvero "liberato" la donna volante.
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scusate

Ero talmente presa che l'ultima parte del commento è confusa e delirante: volevo dir che continuo a pensare all'idea di uno scritto auroralico ispirato alla visione della foto.
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Davvero belli. Devo dire che

Davvero belli. Devo dire che il primo lo sento più mio, ma ciò non toglie che ambedue sono emozionanti. Grazie. Si impara sempre...
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Attendevo di leggere Gregori

Attendevo di leggere Gregori perchè se sono entrata in qs. "cerchio" fu grazie al suo blog per poi approdare sul blog di Gaja. :o) Devo dire che il racconto di Enrico mi ha stupita e commossa: bello il tema, lo stile, la narrazione. Voglio vedere come farai il corsivo al reading! ;oD Il racconto di Fiamma l'ho dovuto rileggere perchè lo stile è più complesso e la narrazione è una lunga riflessione e profonda. Vero, la sensazione come ha detto Sabrina, è che i due racconti siano uno il seguito dell'altro. Complimenti ad entrambi.
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E io invece

attendevo la fiamma di Fiamma. M'aspettavo, come al solito, la perfetta gemellitudine dei racconti, quel misterioso fenomeno che si dovrebbe studiare scientificamente, con protocolli di ricerca e tutto: anche stavolta si spezzano fili e ci si libera, con un tenue rumore di legnetti rotti e carta frusciante. Ma ormai è un effetto noto. Senza nulla togliere all'eleganza di Enrico Gregori (non è facile, ormai, trattare un oggetto letterariamente "grasso" come l'aquilone con pensieri così squisitamente "dimagriti": Enrico a mio avviso elude abilmente tutte le trappole del già-sentito con finezza da trasvolatore di laghi), sono addirittura commossa dopo aver letto lei che tanto aspettavo, Fiamma. E come spiegarvi, è proprio come l'aspettavo: una pura geometria (abile, e tessuta di altri libri, di infinite citazioni) che prende fuoco, e diventa carne. Verissima, d'una verità istantanea e attentamente costruita (come le "illuminazioni lungamente attese"). Come se avesse scoperto e percorresse, da sola, in volo, la dorsale perfetta dove la letteratura è se stessa e il mondo dentro il mondo.
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emozioni eccelse!!

Oh ma che MA-GNI-FI-CI racconti!!! Sono senza parole, veramente!! Così diversi ma anche contigui, sintonici, ruvidi ma col ripieno molle, malinconia di perdita, riscatto dell’amarsi al proprio specchio.. grazie, bellissimi.. non vedo l’ora di leggere tutti gli altri.. intanto un abbraccio, siete eccezionali!
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sono meravigliosi entrambi

Sfidando le ire di Enrico asserisco che il suo racconto è di una poesia sconcertante. “L’aquilone non lo si illude, non gli si spaccia una tormenta per un refolo di vento.” questi non vi sembrano forse due versi stupendi? Ma io non ne sono sorpresa, altre volte mi sono soffermata a leggere tra le sue frasi il vibrare di un ritmo più poetico che prosastico. Siccome poi sono estremamente sensibile anche a questo suo modo discorsivo di comunicare, ne sono istintivamente attratta. Perché arriva come emozione immediata, mi persuade, non mi induce a domande: è così che deve essere. Non sono evocati i suoi protagonisti, esistono, vivono, sono lì da sempre.----------------quello di Fiamma è una ulteriore verifica della magia di questa stupefacente iniziativa di Gaja, se mai ci fosse bisogno di ribadire. Incantevole in tutto e per tutto, anche questo con dei costrutti poetici che mi hanno fatto sussultare... Non ho più parole, davvero, per esprimere quanto li abbia amati.
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Belli, ricchi e

Belli, ricchi e abbondanti. Non immediati. Proprio per questo, mi riservo di tornare per commentarli in maniera piu approfondita.
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anche io ripasserò, perché

anche io ripasserò, perché adesso sono un po' incasinato. ma devo, devo assolutamente dire che essere in compagnia del racconto di fiamma lolli è un privilegio. è una narrazione stupenda perché quando si vuol colpire, non servono parole speciali: servono quelle giuste. Quelle di fiamma sono giuste, insostituibili.
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Molto belli entrambi

...però, se permettete, e lo dico con onesta *parzialità*, chè l'imparzialità non è di questa terra, il testo di Fiamma è speciale per l'uso che fa della parola. Ha ragione a dire "la parola è tutto" e come le gira, le rigira, ci gioca, con le parole, come tanti tentativi di combinazioni alchemiche, per raggiungere quella "pietra filosofale" che è "lo specchio" dentro di noi e oltrepassarlo. Più leggo i testi di Auroralia e più mi convinco che la scrittura sia al suo meglio un susseguirsi e una combinazione di formule magiche, ma non voglio tediarvi con i miei personali e opinabilissimi punti di vista. Dunque bravissimi entrambi, ma Fiamma ha un posto speciale.
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Il miglior Gregori

leggo. Quest'uomo è una scatola cinese. Ha diverse anime ed una scrittura mutevole.Qui nel narrare trovo finamente Fiamma Lolli, che non conoscevo in qualità di scrittrice, ma come "amica di Gaja" e solerte spigolatrice di poesie, per regalare un momento piacevole nella giornata di tutti. C'è poesia anche in questa lettera d'amore.Incisa nell'intimo, richiede ascolto. L'ha, l'ottiene, da chi le assomiglia.
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Avevi ragione Gaja: i botti

Avevi ragione Gaja: i botti finali sono proprio questi, due racconti entusiasmanti, essenziali, di grandissima classe. Mi inchino.
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Eccezionalmente, solo per oggi, un commento per ciascuno

Greg: una premessa. La prima volta che ho visto le foto di Uelsmann ho sentito *chiaramente* che la sua arte parlava al mio immaginario. Alla parte più profonda e fragile di me, quella dove si agitano le parole che ancora non sono frasi. Ho reagito istintivamente e senza alcuna mediazione da parte del raziocinio. 
Quando mi è arrivato il racconto di Greg - in tempi ridicolmente brevi, da record - ho pensato, pur conoscendo la sua consueta rapidità creativa, che fosse l'emblema di quel che intendevo io. Una reazione immediata. Una storia compiuta, concreta e onirica al tempo stesso. Un'immagine che si fa parola.
E "Il filo spezzato" è un racconto - lasciatemelo dire - drammatico, lacerante, disperante e disperato, ossia senza ALCUNA speranza. Così come l'immagine è, a mio avviso, fondamentalmente drammatica.
Dunque nessuno si offenderà, spero (Gaja, non ti offendere nemmeno tu, eh? :-)), se ritengo il racconto di Gregori la perfetta incarnazione del mio esperimento visivo/letterario. Di una bellezza struggente, nel quale nessuna parola è sprecata, né sottratta. Nel quale si dice la verità e si vive una vita di rassegnazione, oppure si "sceglie" di volare. Nel quale i colori sbiadiscono, vengono sostituiti da altri più brillanti, oppure gli stessi si intensificano. Ma comunque cambiano, si evolvono. 
Nothing by chance, niente per caso: il tuo miglior racconto.
Felice che Uelsmann te lo abbia ispirato.
E felice che tu lo abbia scritto per Auroralia.
  
 
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socia

Non potevi essere più perfetta di così.
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E Fiamma

Che Auroralia non si sarebbe chiamata così, se non ci fosse stata Fiamma. Che Zona Franca non si sarebbe chiamata così, se non ci fosse stata Fiamma. Inizio col dare queste informazioni fondamentali per comunicare a tutti voi QUANTO sia stato prezioso il racconto di questa donna per me. Il Caso ha abbinato due storie simili. Due punti di vista simili: la donna che vola. Che si libera. Che sceglie se stessa.
Ma, mentre nel primo caso la speranza è pari al vuoto siderale, in questo racconto la donna spera e vuole vivere. Non-ostante.
Ho trovato me stessa nello stile di Fiamma: una lingua ricca, densa, giocata nelle assonanze e nella ricerca della parola giusta (la nostra ossessione, Fiamma: i traduttori sono destinati a pensare e ripensare. A patire per quel che si incastra e quel che deborda). Ho bevuto, mangiato, metabolizzato questo racconto meraviglioso, che parla di me, che parla a qualsiasi donna, che è MIO e NOSTRO, anche (soprattutto) degli uomini. Ho pensato che nessuno più di lei, di cui conosco le scritture e le meraviglie, avrebbe potuto parlare d'amore e di dolore e non mi sbagliavo. 
Ho atteso il giorno della pubblicazione del suo racconto, di questo abbinamento, con un'emozione superiore rispetto alla giornata in cui è comparso il mio.
E ti ringrazio, Fiamma, perché tu hai scritto tutto quello che mancava alla mia storia frammentaria, singhiozzante. L'hai riempita, l'hai amata e cullata IN PIENO, con le tue parole.
Grazie.
 
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Fiamma

è giovane. Nel senso profondo della parola. E' tremula e viva come il nome che porta.Scalda il cuore. Dardeggiante. Detto da me che guardo da altri fuochi. Fatui, probabilmente, rispetto agli entusiasmi.
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Fanciulla volante

Il miracolo continua alla grande, ma che meraviglia questi due racconti, che stigmatizzano il crepaccio ineluttabile uomo donna ed il modo diverso di amare complementare, sì, ma duro. Nella coppia solitamente c'è chi ama di più e la donna, comunque, prova molte emozioni che diventano da fisiche spirituali rapidamente. Bellissimi questi racconti, apprezzati e indimenticabili. Vorrei tanto essere presente con voi alla biblioteca, meglio non pensarci perché mi viene il groppo.
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Due racconti scritti con eleganza e maestria.

Nel primo la storia è poetica e stupendamente carezzevole, mi sono sentita trasportata come quell'aquilone. Mentre il secondo è solo un bellissimo esercizio di scrittura. Complimenti sinceri
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Doveri e diritti

Una delle mie maestre mi ha insegnato che abbiamo due sacchi di parole; uno, che ne conterrà alcune centinaia, è quello che usiamo ogni giorno. L'altro, che ne contiene migliaia, è pieno di parole che usiamo meno spesso o quasi mai: che so, morchia, bompresso, precipitevolissimevolmente. Guai a perdere il primo, sarebbe come perdere la mappa del mondo che abitiamo (e che ci abita); ma guai a non ficcare mai le mani nel secondo e attingerne a piene mani, perderemmo la bussola e la mappa non la sapremmo più orientare (e noi con lei). Tuffare le mani nel secondo, più spesso che si può, è un dovere, diceva, verso noi stessi e verso l'altro da noi (posto che esista davvero una divisione del genere: ma questo lo aggiungo io, oggi). E poi ci sono le parole presenti in tutti e due i sacchi, qui con un senso lì con un altro. Questa non la capivo ma lei mi disse: tu usale più che puoi e quelle ti si sveleranno. Aveva ragione, altrimenti non la chiamerei ancora maestra a tanti anni di distanza. Si chiamava Alfonsina Natale ed era di Ariano Irpino. Allora (ero bambina) non sapevo ancora che cosa ne avrei fatto di quei due sacchi: se oggi sono una che scrive, però, è anche perché c'è stata lei. __________________ Quanto ai diritti, quando vivevo in Nicaragua ho imparato che ringraziare è di tutti il più dolce. E allora grazie. Mi avete fatto fare un bel pianto, un pianto bello. Mi avete fatta sentire utile. Perché se non ci foste voi io che scriverei a fare? ______________ Enrico Gregori: io non so che dire. La mia lettera d'amore, che è una lettera d'addio, è quella che un giorno il tuo costruttore di aquiloni si ritroverà sul tavolino dell'ingresso, se. E da questo se partono infinite ipotesi. Scrivere è davvero "il gioco del mondo". E non è che l'inizio! ____________ Gaja: tutto questo è per te.
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Fiamma: hai scritto molto di

Fiamma: hai scritto molto di più di quello che pensi di aver scritto. Molto, molto di più. Grazie.
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Fanciulla volante

Sono ripassata a vedere se c'erano altri commenti e ho trovato cose belle, grazie. Mi sento onorata di avere partecipato anch'io in mezzo a tutti voi. E' per me una ricchezza immensa avervi incontrati. Vivete felici.
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Per fortuna possiamo ancora sorprenderci.

Auroralia ce lo concede. Sono sorpreso da questi due racconti. Il primo, quello di Enrico, proprio perchè, pur avendo letto molte cose che ha scritto, è riuscito a farmi trovare una pagina diversa. Solo i grandi scrittori riescono ad avere stili così diversi quali quelli che Enrico riesce a sfoggiare. Amico mio, sarò banale, ma non riesco a non complimentarmi. Il racconto di Fiamma mi ha sorpreso sia per il piacevole incontro, sia perchè mi ha riportato alla mente memorie simili a quelle del suo commento. Anche io ho avuto una persona che mi citava la teoria dei due sacchi, anche se, nella sua semplicità, utilizzava metaforicamente le tasche dicendo che bisogna rovistare in tutte quelle che abbiamo noi ed in tutte quelle degli altri. Un furto, certo, ma fatto per "recitare" la vita. Era mio padre. E Fiamma mi ha fatto commuovere, accidenti a lei. Dal momento che i precetti che ho ricevuto non lo contemplano, è proprio questo lo stupore più grande.
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...

scrivono, entrambi
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Mi sono ritrovato a scrivere

Mi sono ritrovato a scrivere una cosa in un blog frequentato da tante persone che non conosco. Ringrazio soprattutto loro, e non me ne vogliano coloro che frequento di più, anche dal vivo. Alcune parole sono state imbarazzanti anche perché leggere (o ascoltare) opinioni di qualunque tipo sulla mia scrittura è l'unica cosa che mi imbarazza. Ovvio che è preferibile rimanere imbarazzati per gli encomi, ma è anche vero che le critiche possono aiutare a migliorare. Ho da dire solo che questo racconto, una volta apparsa sul mio pc la foto di Uelsmann, l'ho scritto in dieci minuti e spedito immediatamente a Gaja. Sono sicuro che non avrei potuto scrivere nulla di diverso e questo, per me, ha significato la potenza del fotografo e della sua opera. Talvolta, ed è successo anche a me, qui sono state espresse delle preferenze su un racconto piuttosto che su un altro. E' normale, è umano. Ma io non ho vissuto Auroralia come una gara, ma come una grande opportunità che Uelsmann e Gaja mi hanno dato per raccontare qualcosa. Quindi, senza alcuna demagogia da quattro soldi, comprendo e condivido chiunque abbia preferito il racconto di Fiamma Lolli al mio perché, sinceramente, ho trovato il suo "pezzo" di una classe e di una forza strabilianti. Grazie a tutti, e grazie Fiamma della compagnia su questo bellissimo spazio.
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O.T:

mi scuso con tutti per la mia assenza dai commenti- Sono in luogo dai difficili contatti. Prometto che leggerò tutto lunedì, pian piano. Mario Bianco
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in ritardo perché non ho

in ritardo perché non ho avuto forza salute e tempo sufficienti a leggere cose belle che hanno diritto ad attenzione e passione... il racconto di fiamma è dirompente, trascinante, per forma e contenuto. quello di enrico (lo so, mi ripeto, e ti dà fastidio, ma non me ne frega niente) è in certi passaggi vicino alla poesia, per assemblaggio di lessico e ritmo. Ma niente illusioni,/perché queste non volano./ Hanno il peso della sconfitta/ e quando si rompono, piombano /nel cuore/ e fanno voragini. Poi si sfaldano, si dissolvono./E allora sì, voli/ senza spaghi e senza timoni. Lambisci rovi e paraboliche./ Subisci strappi e lacerazioni,/ o meglio, altri strappi/ e nuove lacerazioni. io leggo con queste pause. "L'andirivieni dei merli sul noce" di fiamma è un endecasillabo stupendo, montaliano, che dice da solo quello che dicono le parole successive. se ho capito correttamente a volte prendiamo coscienza della realtà da atti o eventi isolati che ci colpiscono con la loro pienezza, quasi rotondità. "e la parola è tutto". non: "il verso è tutto": la parola. e le parole contano e cantano.
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Cara Lu, posso solo

Cara Lu, posso solo ringraziarti. Io continuo a pensare che tra me e la poesia ci passino le galassie, ma tant'è :-)
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Rimpiango sempre quando sono

Rimpiango sempre quando sono lontano da voi, amici miei, "ma troppe cose e sempre poco tempo per farle": andrò mai in pensione dai problemi inutili? Non ho letto tutti i racconti, ma quasi. Quello del vecchio contrabbandiere di parole mi ha bucato il cuore, bisogna essere bastardi per scrivere con semplicità cose così complesse. Bastardi - e il Greg pensa già ad un mio ridanciano turpiloquio - ibridi, melange di persone, soggetti navigati e naviganti sulla vita "a vista", quello che è il burbero capitan Findus Gregori.
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didò, quello che ti salva

didò, quello che ti salva è che quando scrivi non si capisce una mazza. comunque, a occhio, hai scritto cose che dovrebbero farmi piacere. grazie :-)
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Inaspettato

Un pezzo di un Gregori inaspettato, diverso. Stile, per me, lirico senza andare nello sdolcinato, e sostenuto nelo stesso tempo. Ottimo davvero. - Fiamma Lolli, complessa e convincente, apperentemente surreale, mi ha preso dopo parecchie righe quando con l'insistere, l'incidere sul tema svela la sua liberazione.
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caro mario, se sei qui dopo

caro mario, se sei qui dopo tempo per mettermi in imbarazzo, puoi tornartene dov'eri. grazie :-)
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ecco...

...lo sapevo, non posso mancare un attimo. belli anche i racconti di questa tornata. Aggiungo che, se non ci fosse stato il nome dell'autore in cima a ogni racconto, non avrei mai detto che il primo fosse di Enrico. Perchè lo conosco e qui è fuori dal suo solito stile. Mi piace, come sempre devo dire. Se uno ci sa fare, ci sa fare e basta.
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eccone un'altra tornata

eccone un'altra tornata giusto in tempo per delirare :-). grazie, silvie'
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fammi capire, gregori: per

fammi capire, gregori: per quanto ti riguarda un sottotitolo possibile alla serata del 26 giugno e per auroralia potrebbe essere questo? "ingresso libero, uscita pure"? ma quanto sei *enrico*! lo stesso, un bacio! ;-)
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In ordine sparso (metto un po' di caos dentro il mio ordine)

Mi mancherà questo laboratorio aperto in cui il caso mi ha dato la possibilità di essere pubblicata dopo il racconto di Enrico Gregori (che non vedo l'ora di conoscere), il racconto che la mia protagonista senza nome avrebbe scritto SE fosse rimasta a letto la mattina dopo - e quella dopo e quella dopo ancora. Melensaggini zero: ma a costo di rischiare il minuetto, Enrico, privilegio il tuo e privilegio il mio. Ha ragione Mangino, hai saputo scegliere parole magre per immagini obese, sfatte, debordanti. Ci hai messo dieci minuti? Meglio. Anche io non credo di averci messo più di un'oretta. Però lo sai, dai che lo sai: non ci si mettono dieci minuti o un'ora, ci si mettono anni che in dieci minuti - o in un'ora che sia - avvengono. E' come fare il pane: in dieci minuti impasti, poi ci pensano il lievito, l'aria e il fuoco. ________ Rossana: una lettera d'amore, dici? Una lettera d'addio, piuttosto. Ma su una cosa hai ragione: l'addio richiede ascolto. Per l'ultima volta ma lo richiede. Se l'ottenga, e da chi, siamo al mondo per imparare a scoprirlo (e, magari, a esprimerci ancora meglio, per non creare ferite quando le si vuol suturare). Ah, e grazie per aver scritto che sono giovane: non perché esserlo sia un valore ma perché mi sento come se mi avessi regalato tempo. ________ Anna/Mangino: grazie. E sì, è anche pieno di citazioni (un amico mi disse "la tua memoria è tutta scritta" - e ancora ce n'è, da scrivere), per tutte le madri e le nonne e le bisnonne sulle cui spalle mi alzo ad annusare il mondo. Che poi la dorsale sia perfetta, uh!, troppo pane ho da magnà! __________ Monica, "ruvida col ripieno molle" rischio di cedere alla tentazione di farmelo tatuare sulla mano destra, quella con cui scrivo. __________ Cristina, sussultare dici? E sì, è proprio un laboratorio: c'è ancora da limare, togliere, levare... Felice intanto di averti (addirittura!) incantata. __________ Sabrina, commovente hai scritto... e commossa mi sento. Un inchino. _________ Anna, la tua onesta parzialità è consolante, in questi tempi di muto consenso a tutto e al contrario di tutto. E non perché sia rivolta a mio favore ma perché senza parte, senza radici, fingeremmo di essere quel che non siamo. E per di più m'è pure andata bene! Che voglio di più? :) _________ Daniele, grazie. Non m'aspettavo di emozionare, davvero. _________ Silvia, lo confesso: mi fa un dannato piacere che tu abbia trovato lunghe duemilasettecento battute. La mia impressione è che la prima versione di "In pieno", che superava le tremila, l'avresti trovata scipita. E' una speranza, certo, ma chi sa che a furia di sbattere la testa io la stia smettendo di allungare i brodi... _______ carloesse, sono molto, molto contenta del tuo apprezzamento. Molto: anche a nome di Carolina. No? ___________ Domenica: e sì, crepacci e durezze. Com'è difficile restare umani. Mi dispiace molto di non vederti venerdì: ma tanto lo sappiamo che non finisce qua! _________ Cordula, bella e ricca no, ma abbondante sì, sono proprio io. E pure non immediata. Il che non è sempre una qualità... Così è, però. Per fortuna s'impara, ogni giorno: in camere chiare e in camere scure. Un bacio. __________ Mario B.: lo dice anche mio marito che prendo a furia di insistere... :) sorrisi a parte, non hai idea quanto la tua frase "svela la sua liberazione" mi abbia colpita. Grazie. _________ Evento Unico, accidenti a te. O pensavi di avere il monopolio della commozione? Ti abbraccio (per ora qui). ____________ LU: accipicchia. "Dirompente, trascinante"... mi costringi (fossero tutte così le costrizioni!) a svelare un doppio senso de "la parola è tutto", o a sottolinearlo. Sì, la parola è tutto: ne sono convinta, non il verso, la parola (se non altro perché la parola ha molti versi mentre il verso ha solo le parole che ha: anche se...). "Tutto", però, è anche "la parola tremenda, minaccia tra le nere minacce"; "tutto" è anche un "vessillo sbrindellato". Perché "tutto", in fondo, non esiste: come la perfezione, è solo un'illusione. Meglio mille volte la parzialità di un'utopia, che non è una terra da raggiungere o una casa da costruire e difendere - ma basta, difendersi, ma basta, attaccare - bensì una luce che indica la strada, una voce che ci dice "coraggio: puoi farcela, puoi venirne a capo". Camminare, però, caspita, tocca a noi. ___________ Silvia, sei entrata nel cerchio: ora non provarti a uscire, non pensarci nemmeno! ________Gaja: tutto questo è per te, attraverso te, grazie a te. Devo però correggere una cosa che ti ho scritto tempo fa, ricordi? "Mr Uelsmann is a gift and you are gifted". No, non è così, o non è solo così. Non "lui è un dono e tu hai il dono" bensì "lui è un dono perché tu hai il dono". Siamo noi che facciamo le storie, cara mia. Con quel che abbiamo, con quel che siamo e soprattutto, soprattutto, con quel che continuiamo, imperterrite, ogni giorno, a diventare. "Sia questa la nostra grazia, sia questa la nostra certezza, sia questa la sola nostra salvezza". E lo è. Torna a leggertelo ogni tanto :D
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Un grazie immenso sia ad

Un grazie immenso sia ad Enrico che a Fiamma:-)))_______ENRICO, ero certa che mi avresti donato stupore. Ero certa che avresti scritto qualcosa di essenziale, pulito, perfetto. Non potevo prevedere, invece, l'altezza poetica che avrebbe caratterizzato il racconto. Il tuo è un vero cantico. "Noi, di lassù - quaggiù. Noi, di quaggiù - lassù". Questo è accaduto. L'assoluto del visibile nell'invisibile. Potrai contraddirmi quanto vuoi. Per me è così. Questo brano a conchiglia ha raccolto lacrime: le mie. Te lo dico semplicemente, senza pudore né timore. GRAZIE DI CUORE..._________ FIAMMA: The Flame in tutti i sensi. Sento l'ardore e l'ardire tra i sensi del tuo scrivere. ARDORE: fiamma che brucia per arte del Fuoco. ARDIRE: osare, riuscire splendidamente ad osare con uso garbato e dirompente della parola-immagine-voce. Per calibratura e padronanza della materia letteraria felicemente TUA, riesci a non sorpassare l'argine del lago. Ciò che ne I Chin'g viene chiamato l'esagramma "La Delimitazione". Nella pienezza d'un linguaggio ricco, felice, entusiasmante, attraverso la storia che si snoda difficilmente, ma arriva!, ecco finalmente una donna che restuituisce il volo a "Colei che vola". GRAZIE ANCHE A TE, FLAME! Ti sono grata per tanta Bellezza. Un'ultima cosa: AURORALIA è stata unione di più CREATURE... Creature belle che hanno dato vita ad una creatura più grande: il Progetto. Una lunga storia d'amore... Auroralia!!! Vi voglio bene:-)))
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Nina, come faccio a

Nina, come faccio a contraddire le sensazioni? Sono private e personali. Quindi grazie
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densissimo, riletto e da

densissimo, riletto e da rileggere, va oltre le tue intenzioni, ti prevale, scrivi davvero bene
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Notevoli entrambi. Questa

Notevoli entrambi. Questa foto ha materializzato il sogno di volare, nascosto inconsciamente in ognuno. Complimenti tanti. Giovanna Giordani
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grazie mille giovanna

grazie mille giovanna
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