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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

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Inserito da Gaja il Gio, 18/06/2009 - 07:17

LIBERTA'
di GIOVANNA GIORDANI

Anche quel giorno estivo stava giungendo al termine.
La brezza pomeridiana si stava trasformando gradatamente in un vento sempre più insistente che si divertiva a giocare con tutto ciò che gli capitava a tiro.
Il pino marittimo, alquanto inclinato, come la schiena di un vecchio acciaccato, era l’unico a dare il benvenuto a quel ventaccio che non preannunciava niente di buono.
Egli accoglieva il vento sempre con favore perché, il suo arrivo, ravvivava in lui una segreta speranza, un suo grande antico sogno, fin da quando era nato, lì sul viale in riva al mare.
Ormai conosceva a memoria tutti i discorsi dei passanti e la solita domanda che i bambini rivolgevano ai genitori: - come mai quel pino ha il tronco così inclinato, così storto? –
- E’ a causa del vento – rispondevano gli adulti.
E il pino li guardava mentre correvano verso la spiaggia, seguiva l’andirivieni delle persone e spesso era contento di poter essere utile a qualcuno che cercava momentaneo ristoro accanto alla sua ombra.
Quella sera sembrava che il vento facesse proprio sul serio. Aveva rovesciato gli ombrelloni e tutti erano impegnati nel mettersi al sicuro. Nubi minacciose avanzavano scure e gonfie di pioggia dalla linea plumbea del mare le cui onde erano sempre più alte e fragorose.
Il pino, anche questa volta, si lasciò sbeffeggiare piegandosi sempre di più verso il basso. Tutti correvano, come al solito, correvano e lui…avrebbe voluto anche lui…. Un bagliore attraversò il cielo seguito dall’enorme fragore di un tuono e grossi goccioloni cominciarono a cadere con sempre maggiore insistenza e intensità. Il vento sembrava sfogare una arcana rabbia repressa e si abbatteva impietoso su ogni cosa. Il pino marittimo si contorceva, piegandosi sempre di più e, quasi inginocchiato, sfiorando l’asfalto, cominciò a pregare così’:- vieni ventaccio, vieni, forza, forza, insisti, più forte, dai, sradica, sradica queste radici, ti prego…aiutami…-Il vento sembrava aver capito e cominciò a ululare come non aveva fatto mai, avventandosi con tutta la sua energia su quel pino marittimo la cui maestosa e folta chioma era ormai tutta scomposta e spettinata. Le raffiche erano una più forte dell’altra finchè ebbero la meglio sulle radici che, non riuscendo più a resistere, cominciarono ad allentare la loro presa nella terra.
L’albero ebbe la certezza che qualcosa di importante stava accadendo in lui. Era una strana sensazione di leggerezza…. Si sentì all’improvviso librare nell’aria.
- Ecco fatto – brontolò il vento. – Ora sei libero –
- Portami lontano – lo supplicò il pino marittimo. Allora il vento radunò tutte le forze rimastigli e lo sollevò spingendolo in alto, lungo la spiaggia. Il pino vide le sue radici danzare nell’aria e si sentì pervadere da una felicità mai provata – E’ meraviglioso – si disse – sono libero, sto volando, grazie, vento -.
Questi si stava chetando e rispose: - ora devo lasciarti, per oggi la mia parte è finita, non posso far altro che augurarti buona fortuna –.
Il pino cadde con un tonfo sulla sabbia e guardò le sue radici rivolte verso il cielo.
Il mattino seguente accorsero in tanti a vedere il grande pino divelto. – Ma quante gambe ha! – disse un bimbo alla mamma.
- Si, ma purtroppo non può camminare – lei rispose.
All’udire queste parole il pino tornò a rivolgere lo sguardo alle sue radici. Esse si tendevano verso l’alto, inondate dal sole.
- Non angustiatevi mie radici – sussurrò il pino – non potrete camminare, ma voi sole sapete la gioia immensa che provaste nel volare, libere, sopra il mare e la felicità che provate nell’assaporare il calore dei baci del sole -.Poi, socchiuse i suoi grandi occhi verdi e i passanti non poterono mai vedere il suo sorriso, mentre la brezza mattutina lo accarezzava indugiando a sussurrare incomprensibili parole fra la sua folta chioma adagiata sulla sabbia del mare.


MIGRANTI
di ANDREINA LOMBARDI BOM

Te ne stai rannicchiata in mezzo agli altri, senza muoverti – non perché cerchi di non dare nell’occhio, solo perché non hai ragione di muoverti. Non ti guardi intorno perché non c’è niente da vedere, solo le facce degli altri, un’alba senza luce e un paesaggio estraneo che per ora non t’interessa conoscere. Durante il viaggio ogni luogo sembrava identico all’altro, eppure qualcosa dev’essere cambiato impercettibilmente, metro dopo metro. Ma è questo che volevi, no? Un luogo diverso.
Ad ogni modo, non dare nell’occhio può essere una buona idea, per non attirare l’attenzione delle guardie che sorvegliano il gruppo. Potrebbero chiedersi perché viaggi sola. Le donne non viaggiano mai sole; con la famiglia, semmai, o con un fidanzato più o meno posticcio. Si tengono i figli intorno come chiocce, o abbassano lo sguardo per non farsi osservare troppo.
Tu non abbassi lo sguardo.
Non hai figli da tenerti intorno; due ne hai seppelliti, a casa. Tuo marito si è perso in una delle prime tappe, una città affollata nella quale dev’essere proprio facile perdersi. E tu hai proseguito, sola, perché tanto non hai nessun posto dove tornare. Non hai più casa. Chi arriva fin qui ha già la strada bruciata alle proprie spalle, anche se è una strada d’acqua; e davanti la strada è sbarrata dai bastoni delle guardie.
Sposti leggermente le gambe, che hanno cominciato a formicolarti come per un avvertimento. In questa terra di nessuno, fra le pozze della pioggia recente, il fango sembra attaccarsi addosso quasi con ferocia; meglio non pensare alle creature che vi strisciano in mezzo, anche se il formicolio comincia pian piano a trasformarsi in prurito. Sopra la tua testa, dei gridi di rondine. È vero, ci sono anche qui le rondini, come a casa. Facevano il nido sotto la grondaia, e tu le guardavi partire e tornare; volano da un paese all’altro, loro, senza incontrare né guardie né bastoni.
Le guardie, già. Adesso stanno facendo alzare gli altri, uno alla volta, e li conducono dentro una baracchetta da cui ognuno esce con gli occhi smarriti e pieni di vergogna. Cosa fanno?, chiedi al ragazzo che ti siede accanto. Controlli, risponde. Ti fanno spogliare e ti controllano dappertutto. Anche le donne? L’altro crolla il capo, in silenzio.
Il prurito alle gambe si è fatto insopportabile, e tu, senza pensarci, cominci a grattarti alzando la testa per vedere le rondini. Loro volano da un paese all’altro, senza nessuno che le raduni in un posto dove bisogna restare seduti a terra per ore, senza muoversi. Non hanno nessuno che le controlli sotto le penne. Rondine, rondine, insegnami la strada.
La guardia viene verso di te. Ti accorgi di avere del sangue sotto le unghie, ma non riesci a smettere di grattarti. Non farlo, non farlo, ti controlleranno due volte per questo. Forse anche tre. Porti mica malattie? Ma le unghie continuano a scavare nella pelle, come se fosse possibile toglierti di dosso tutta quella carne di donna, un brandello alla volta, e rivelare le penne.
Penne nere e lucenti. Distendi le braccia. Non t’importa di dare nell’occhio, adesso. La guardia sembra muoversi lentissima, non arriverà mai in tempo per fermarti prima che ti stacchi dal suolo. E ci sarà pure una grondaia, da qualche parte.


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premetto

che i miei commenti sono rivolti prevalentemente all'interpretazione di ciascuno, dell'immagine di Uelsmann, più che ad un'analisi critico-letteraria (ad ognuno il suo mestiere). E credo che mentre il primo si discosti un po', dando priorità e più spessore ad una nuova visione, ovvero quella del PINO il secondo invece, pur creando una nuova immagine lo fa con una metamorfosi sequenziale molto coinvolgente, come è successo per alcuni racconti precedenti. Direi che la donna Rondine in cerca di un rifugio dove poter essere libera mi ha convinta di più come interpretazione.
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senza radici si muore - in tutti i sensi.

Ecco, io che mi faccio sempre aspettare, io che commento anche a giorni e giorni di distanza dall'uscita oggi mi trovo, a quanto pare, ad aprire le danze. E' che il racconto di Andreina Lombardi Bom l'ho divorato: ma (tanto per non smettere di tornare alla mia amatissima Bachmann) come si divora "Un pane che dovrebbe stridere tra i denti come sabbia, e risvegliare la fame piuttosto che placarla. [...] Se accettiamo [...] di distruggere quella comunicazione con la società che è sempre in pericolo e quindi sempre da ricostruire, e se a sua volta la società si sottrae alla poesia quando i suoi contenuti diventano seri e scomodi e intendono cambiare le cose, allora vuol dire che stiamo dichiarando fallimento. E non è accettabile né può essere nostro compito che, solo per rendere possibile il godimento di qualche immagine difficile, per risvegliare il senso dell'arte, ci si difenda dall'arte stessa rendendola inoffensiva. Sotto questi pessimi auspici noi tutti non avremmo più niente da pretendere gli uni dagli altri. Né l'arte dagli uomini, né gli uomini dall'arte. E non avremmo più bisogno di porre domande. Ma noi poniamole, invece. E facciamo in modo che esse riacquistino in futuro carattere vincolante." * Ecco, Andreina, perché ti dico semplicemente "brava" (e, quindi, grazie). Non solo per le domande che poni ma per il loro carattere vincolante. Caspita. ________________ * Ingeborg Bachmann, "Domande e pseudodomande", in Letteratura come utopia - lezioni di Francoforte, tradotte da Vanda Perretta.
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Buongiorno! Gaja spiegò in

Buongiorno! Gaja spiegò in commenti passati che i racconti non dovevano essere sulla foto ma relativi a ciò che l'immagine suscita e mi stupisco ancora di quante diverse immagini mentali abbia evocato la foto negli scrittori...posso usare qs. termine vero? ;o) Il racconto della Giordani è una favola in cui entrare e farsi accompagnare. Mi ha colpito molto l'atmosfera che si respira diversa da qualsiasi altro racconto letto qui su Auroralia. :o) Il racconto della Lombardi Bom tocca un tema attuale con stile discreto ed elegante e sorprende con un finale forte. Complimenti ad entrambe! Buona giornata a tutti
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metamorfosi

MI pare che oggi sia il tema del giorno: radici che si scuotono dal buio e viaggiano nel cielo, e una meravigliosa donna rondine. Come ogni volta, le risonanze risuonano e rendono l'aurora di oggi uguale e diversa. In particolare, sento molto vicina la donna rondine di Andreina Lombardi Bom: la realtà mi sembra costellata di prodigi che dobbiamo imparare a vedere. E incastonarli dentro una vicenda disperata e fangosa di migranti mi sembra bellissimo e necessario.
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Non mi ritrovo nelle

Non mi ritrovo nelle atmosfere del primo racconto che, comunque, "affronta" la foto da un'angolazione originale. Il secondo è per me di grande spessore in tutti i sensi.
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Effettivamente, come

Effettivamente, come indicato da Enrico, il primo si distingue per la originalità. Nel secondo ho trovato alcune assonanze con il mio modo di sentire che me lo fa preferire, ma è solo una questione di gusti personali. Complimenti ad entrambe le autrici.
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Andreina, la mia carissima

Andreina, la mia carissima ALB - traduttrice sopraffina e, come molti di voi avranno letto grazie al racconto di oggi, anche scrittrice di raro spessore e sensibilità (mi associo a greg) - ha fatto incarnare la donna volante (nonché volEnte) di Uelsmann in una creatura di carne e sangue. Uno tra i miei racconti preferiti. E pensare che ho dovuto aspettare fino all'ultimo per avere questa perla. Ora però sono contenta di averlo fatto e onorata che Auroralia ospiti la storia - volante, volente, dolente - scritta da ALB.

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il primo

offre una visuale del tutto nuova, nello sradicamento dell'albero narrante il desiderio d'oltre, fiabescamento reso.------ L'altro lascia un senso di smarrimento, fa sentire tutto il peso schiacciante di una condizione ai limiti della sopportabilità umana, il dolore che al culmine dell'impotenza può solo far desiderare un volo... come si può, altrimenti, evadere da un lager, per metaforico che sia?.. scrittura eccellente. complimenti a entrambe.
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alle donne di dolori rimaste

alle donne di dolori rimaste sole accade il miracolo di volere e volare... ...anche agli alberi *storti* e utili, arrivati in fondo al loro percorso vitale... (questa interpretazione arborea mi fa pensare ad una foto di uelsmann che mi affascina molto, quella degli alberi sradicati che volano)
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sì, ce l'ho ben presente,

sì, ce l'ho ben presente, lulù (le conosco praticamente tutte a memoria: non s'era capito, eh?:-))!
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entrambi

con qualcosa da dire. il primo è una favola che avevo immaginato tante volte anche io ( anche se il mio protagonista era un funghetto!) il secondo è molto intenso e attuale. se ci fate caso è pieno di non, voluti o casuali certo non senza significato e ragione per il tema che tratta.
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Fiaba

da leggere ai bambini ( ma per spiegare quanto può costare un sogno assurdo, non compatibile con le caratteristiche individuali), il primo bel racconto. Un sogno che conduce a morte sicura è un inutile atto di eroismo. Atto di eroismo ( con finale fiabesco) anche il secondo. Di pungente attualità, non ci piove. Un viaggio della disperazione, alla fine del quale *non* crescono le ali, ma cresce lo spessore del portafogli dei mafiosi traghettatori, purtroppo. Bella metafora le ali nere, forti. Forse utili, forse no.
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Forse utili, forse no.

Rossana: infatti. pensa a quanto sono sottili le ali delle rondini, non certo forti quanto quelle dei corvi.
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Fanciulla volante

Sono due bei racconti, di stile diverso e di grande cuore entrambi. Anche questa volta tra i due testi c'è una stana aderenza: il tono di favola. La libertà del volo del pino e la libertà del volo della donna rondine.
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Di chiusure coi botti

Il primo francamente non mi ha preso come altri. Migranti invece è stato per me una piacevolissima scoperta. Una storia molto toccante, molto coinvolgente e una scrittura sopraffina. Del tutto in linea con i miei gusti. Insomma anche da questi ultimi racconti (mi pare siamo vicini al termine) grandissime soddisfazioni. E venerdì c'è il reading (chiusura col botto!).
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... e, visto che carlo mi ha

... e, visto che carlo mi ha alzato la palla, io schiaccio: domani un'altra chiusura col botto. un'esplosione vera e propria. 
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Corvi e rondini

Stormi d'uccelli neri, ognuno nero a modo suo. Ed il vespero è tutto un pullulare migrante degli uni e degli altri. Forti e determinati i primi e le seconde. Gli esseri umani possono essere sia corvi che rondini. E' un bel vantaggio.
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Mi scuso del ritardo nel

Mi scuso del ritardo nel commentare, ma ho avuto dei problemi oltre che di computer, di altro genere. Ho letto il racconto "Migranti" di Andreina Lombardi Bom e mi ha ltteralmente conquistata, sia per il tema che per lo stile. Ringrazio chi ha letto e commentato il mio e la gentile Gaia che l'ha pubblicato. Complimenti per l'iniziativa e tante cose belle a tutti. Giovanna Giordani
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