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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

luoghi dell'anima

Irlanda



Nuova Zelanda

compagni di viaggio

Margot



Moby Dick

 
Inserito da Gaja il Lun, 15/06/2009 - 06:13

IL MIO SOGNO
di PASQUALE ESPOSITO

Io sopravvivo. Ho i miei sogni.
Senza di essi non potrei avere alcun interesse per la vita. Te li ho raccontati più volte cercando anche di adeguarli alla tua diversità. Per essi non hai mostrato alcun gradimento. D’altro canto, come avresti potuto ? Qui, tra i cartoni che proteggono il mio sonno non c’è nulla di profumato. Questo cappotto ormai lacero è ciò che difende gli occhi della gente dalla vista del mio corpo lordo e lacero. Della mia faccia rimangono due fessure dalle quali riesco a scorgere a malapena ciò che si agita intorno a me. Tutto il resto è coperto di peli e fuliggine. Le mie mani hanno la forma della scodella che mi danno talvolta alla mensa. Cammino lentamente lungo i muri, ricurvo e tenendo la mano appoggiata. I marciapiedi sono terribili per le calosce unte che porto ai piedi. Il sole mi acceca. Il mio cielo è corrugato dal buio come il viso che porto in giro in un mondo brullo e sassoso.
Ho i miei sogni.
Cerco di dormire il più possibile. Nel sonno non c’è consapevolezza, non serve il buon senso e posso fingere che non esistano le convenzioni sociali. Nessuno sente il mio odore. Posso immaginare di stare bene e di riuscire ancora a scorgere l’orizzonte. Sei tu che separi il cielo dalla terra, il confine tra quello che non posso essere e quello che mi è stato destinato. Riesco ancora a ricordare la tua pelle ed ho nella mente il tuo profumo, l’unico colore della mia vita.
Come un airone attraversi il mio cielo e lasci che la tua ombra si stagli nell’acqua salmastra. Solo un’ombra sono stato io accanto a te, incapace di volare al tuo fianco. Il cielo non era posto per me. Sono un animale di terra e su di essa vago incapace di vivere senza il tuo sogno.
Nel sonno ti ritrovo bella, inarrivabile. Mi riporti la vista dell’orizzonte e posso guardare lontano, oltre questa vita, l’unica cosa che mi è rimasta da quando sei andata via. Hai scelto il volo.
Ho i miei sogni.
Nel sonno ti vedo passare e sono felice. Non ho bisogno di altro. Ho imparato che nulla è essenziale se non l’amore. Per esso dovremmo serbare ogni nostra parola. L’esaltazione della vita materiale è un inutile spreco.
Tuttavia spendiamo ogni istante, ogni nostro pensiero per decantare inutili bisogni. L’unica vera necessità è avere te. Tutto il resto ho imparato a cercarlo nei rifiuti. Non possedere nulla è una dimensione possibile.
Poterti vedere è l’unica dimensione desiderabile.
Il sogno è sempre lo stesso e tu rimani immobile per un istante. Mi lasci una immagine. L’unica attestazione di vita che porto sempre con me, l’unico documento di identificazione che mi è rimasto. Quando mi scacciano biascico loro della mia foto. Se mi fermano dico che sogno un angelo e mi lasciano andare con aria di commiserazione.
Mi stringo nel cappotto come se potesse difendere ciò che penso. Se cado mi rialzo lentamente senza curarmi di qualche ferita, ormai non sento più alcun dolore.
Di solito le mie labbra sono serrate, come le mie mani. Non mi è rimasto nulla che meriti di essere mostrato.
Eppure, quando dormo, talvolta la mia bocca, sia pure per un istante, lascia intravedere i pochi denti rimasti.
Quando ti vedo riesco a ricordare cos’è un sorriso.


IL RIPOSO
di SABRINA MANFREDI

Ho attraversato così tante volte lo specchio dell'anima, in questi ultimi anni, che non so più chi sono. O meglio, non so più chi ero: una forma, un'ombra, un cercatore di verità egoiste.
Ho udito così tante voci rimbalzare contro lo specchio dell'anima, in questi ultimi mesi, che la babele di suoni e rumori non sapeva più quale voce o rumore ascoltare. Ero un orecchio di Brandt* sdraiato sulla spiaggia, un uditore di parole scomposte.
In questi ultimi giorni ho toccato così tanti corpi, frammenti dello specchio che ogni volta che vi entravo si moltiplicava come pane e pesce, dando vita al mondo intero, che tutti i corpi che toccavo si riassumevano in un Unico corpo sacro, pagano, incredulo e estatico: il grande mortale, crocifisso per volontà maledettamente divina. Ero una grande mano che afferrava carni inviolate.
Nelle ultime ore, anzi nell'ultima ora, quella che precede il risveglio, quando le voci tacciono e le membra riposano, quando il rapimento è sublime e l'inconscio straripa dai sensi, ho visto. Ho spiccato il volo attraverso lo specchio e sullo specchio acquatico, da dove tutto è iniziato. Ho guardato e veduto, toccato con tutte le forme possibili, me stesso riposare in pace.

*Bill Brandt, fotografo
"Ear in landscape"
http://web.ncf.ca/ek867/brandt.hear.jpg


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Sono la prima?

Volevo aspettare prima di dire qualsiasi cosa ma non posso. Ho letto il racconto di Pasquale, e semplicemente vorrei che quel cappotto avvolgesse il "mio riposo". Niente altro, per ora. Anzi, no: grazie Gaja!
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EU: nemmeno comincio, non

EU: nemmeno comincio, non vorrei sbavare. sabrina: non ho capito molto, attendo lumi dagli altri lettori.
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Oggi

è la giornata dell'essenzialità e della commozione (non cerebrale, ovviamente...) . La storia del clochard , nel primo racconto, contiene tanta umanità espressa in forma non retorica, raffigura il rimpianto attraverso il sogno. Una semplicità espressiva che arriva diritto dove vuole arrivare. Una scrittura estremamente lineare Sabrina usa pochissime parole ben scelte e molto ben spese; evoca un'immagine, l'orecchio che ascolta tutto il mondo, nella confusione di suoni appena percepiti, indistinguibili; parla di una terra di mezzo dello spirito di cui intuisce l'esistenza. E poi, lo spazio che precede i risvegli, in cui è possibile viaggiare e andare lontano, "dove tutto è iniziato".Possibile, ma non per tutti. Due testi molto diversi, che hanno in comune il sonno e il sogno, il primo come rifugio della memoria, il secondo come varco che schiude un'altra dimensione. Non uso lo schema ozioso del "mi piace - non mi piace", o "questo è meglio di quell'altro".Posso invece dire che i due testi di oggi stabiliscono, con chi legge - o ,almeno, con me - una comunicazione immediata. Quello dell 'efficacia forse non è un criterio letterario, ma a me pare evidente.
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Sabrina davvero emozionante,

Sabrina davvero emozionante, cristica, ciclica, senza una parola di troppo. In un'inedita versione apparentemente arresa, in realtà vigile come sempre sotto lo specchio d'acqua. Acrobata esperta e onesta sulle parole e sui concetti, senza facili spacconerie. Pasquale ci regala un bel racconto (posso dirlo? bacchettatemi se è improprio) d'amore. L'amore che si vede quando non si dimentica. Struggente. Siete l'ideale per affrontare il lunedì mattina!
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OH! La mia Sabrina!

Ecco, sono parziale, parzialissima, scusate. Non ho avuto occhi che per il testo di Sabrina, Pasquale mi scuserà, anche se ha scritto un testo bellissimo e toccante. Ai testi "lineari" preferisco quelli "oscuri": perché personalmente trovo più interessante la densità che deriva da un uso insolito delle parole. Il testo di Sabrina lo trovo stupendo. Perchè l'ha scritto lei, e perché mi sono fatta trasportare dai suoi voli attraverso lo specchio: quanti mondi abbiamo dentro di noi, da esplorare...
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Fanciulla volante

Sono rimasta affascinata dal racconto di Pasquale Esposito e mi sono ritrovata facilmente in quel barbone a cui è rimasto soltanto un sogno ed un'immagine: la sua donna amata. Il volo d'amore. Bello anche il racconto di Sabrina Manfredi, ma per il mio gusto preferisco l'altro genere, tuttavia non perdo mai la lucidità di riconoscere il valore del secondo testo, anche se lontano dal mio gusto personale.
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Buondì a tutti! Bello il

Buondì a tutti! Bello il primo racconto, emotivo, emozionante, ne ho apprezzato lo stile e la linearità. Del secondo racconto devo dire che ho fatto un po' fatica ad entrare nel pezzo, che è più elaborato anche stilisticamente, e credo sia dovuto alla pelliccia d'orso che con qs caldo, mi fa arrivare poco sangue alla testolina. ;oD Brava Sabrina, se penso ai tuoi "è ansiogeno, frammentato" e a tutte le altre manfrine Manfredi, sorrido. E brava! Mo scusate, mi levo sta pelliccia sennò schiatto di caldo! :OD
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Conoscendo bene Eventounico

Conoscendo bene Eventounico e le cose che scrive, mi sarei stupito se non avesse confezionato un racconto di questo livello. In un tema come quello da lui scelto, è facile scivolare nel pietismo e nella banalità. Evento se ne discosta con eleganza e naturalezza regalandoci uno "scorcio" di grande classe. Per Sabrina devo fare il discorso opposto. La conosco pochissimo e di lei non avevo mai letto nulla. Ecco, dunque, l'effetto sorpresa. Il suo racconto è per me di una originalità entusiasmante e ogni parola è unica e irripetibile. Lo trovo straordinario.
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Di sogni e di specchi

Posso dire che mi sono piaciuti entrambi i testi: il primo più lineare, dal periodare breve, incisivo e comunque pieno d'emozione; il secondo più onirico e suggestivo, carico di significati e con più chiavi di lettura possibili, in qualche modo un testo multilivello. Bravi tutti e due, e grazie per le vostre parole e immagini.
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sono entusiasta

di entrambi, è diventato quasi un ritornello, ma non saprei come altro esprimere la mia ammirazione. Di Pasquale conosco e apprezzo la scrittura, so che lui sa quello che ne penso. In questo racconto non si smentisce: la sua grande capacità di immedesimarsi, di cogliere aspetti inapparenti e renderli conduttori di empatia, mi conquista.------ Quello di Sabrina, anche per me è la prima volta che ne leggo qualcosa, mi ha trasmesso un senso di compiuto, perfetto, nello stesso tempo anche assai difficile da definire. Ammiro tanto questo stile asciutto, essenziale, che "appaga".
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Arrivo solo ora

Mi scuso, ma arrivo solo ora a leggere i commenti. Mi riservo di soffermarmi più avanti sui singoli che però posso già dire di aver gradito, nessuno escluso. Mi sento in dovere di rispondere a quel primo, nobilissimo commento espresso da Sabrina. Ebbene non riesco ad immaginare migliore destino per quel cappotto, che possa avvolgerne il sonno. E' il mio sogno. Ripasserò senz'altro per commentare ancora. Per ora grazie a tutti.
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Due grandissime prove

Il racconto di Pasquale è di grandissima potenza, immediato e complesso allo stesso tempo, toccante e coinvolgente senza cadere mai nel patetico, perfetto anche nella sua forma compiuta, e lascia una soddisfazione immediata (oh, che gran bella cosa che ho letto!). Quello di Sabrina è di più difficile interpretazione, più sottilmente intrigante, onirico, stratificato, non "rapisce" come riesce a fare l'altro (almeno per me), ma invoglia a più riletture per trarne soddisfazioni più piene assaporandone le singole frasi, le parole usate, i rimandi ad altro. Due grandissime prove di scrittura, tra le mie preferite.
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Due

racconti diversissimi. Il primo compiuto, pieno, classico. Il secondo, invece scarno, raffinato ed esistenzialista ( ma io direi proprio "esistenziale", a dire il vero). Il primo è più nelle mie corde e nel mio sentire.Mi piace com' è scritto, parola per parola. Lo stile mi assomiglia,è una lettura tra quelle, per linguaggio espositivo, che preferisco, perché è alata pur essendo molto concreta, tangibile,anche se io un pizzico di retorica buonista, lo trovo. Tra tutti i barboni, questo temo sia l'unico in giro che stia tra San Francesco e Pascoli.Tale opinione è relativa all'interpretazione del contenuto, che resta elevato, complimentandomi per il linguaggio. Io non amo la scrittura rattrappita, in cui le frasi stiano raggrumate sul foglio. In questa bell'ampiezza, sto comoda.
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belli

ho letto il primo racconto, d' un fiato e intensamente per la carica che esprime. è veramente bello, stile, parole e umanità. i miei preferiti iniziano ad essere troppi! anche il linguaggio evocativo del secondo è bello.
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Pasquale ha scritto un

Pasquale ha scritto un romanzo di livello qualitativo assolutamente alto. "Come pagina bianca" (Aletti). Avrei potuto aspettarmi di meno? No. Conosco il suo pathos, conosco il suo stile, conosco il modo in cui gestisce i significati dando respiro alle parole, trasmettendo ferite che sembrano carezze. Gliel'ho già scritto altrove. Le sue sono carezze che lasciano graffi e sangue sulla pelle. Il suo racconto lo testimonia, e perciò l'ho amato.

Di Sabrina ho letto quasi tutto quello che c'è da leggere. Poesie. Post. Racconti. Le mie reazioni sono sempre, invariabilmente state legate alla rabbia. Rabbia per il suo talento, rabbia per lo spessore e la profondità con cui esprime i suoi squarci, rabbia per il gusto sopraffino di ricerca di immagini (è una fotografa meravigliosa) anche quando scrive. Sobria, rigorosa, elegante, mai banale. Arriva dritta allo stomaco e al cuore. Dritta alla mente.

Auroralia è nata per due motivi, a parte l'esperimento letterario e la condivisione di un amore (quello per Uelsmann) con le persone che più amo e stimo (e che ringrazio ancora una volta per aver partecipato e reso grande questa iniziativa):

Su uno dei due sorvolo (no, non si tratta della morte di mia madre: ma è un motivo che ha avuto un riscontro perfetto). 

Il secondo è stato perché *volevo* il racconto di Sabrina. Volevo che Sabrina scrivesse, perché se Sabrina coltivasse il suo talento sarebbe una grande, grandissima poetessa e una sublime scrittrice in prosa. E lei sa che questa non è piaggeria, ma la pura verità. E il suo racconto di oggi me l'ha dimostrato. Dovevo stanarla, e ce l'ho fatta. 'sta testona.

Adesso NON smettere, però. Capito, Socia? :*

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ma no, sabri. se non ti va

ma no, sabri. se non ti va smetti pure :-)
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SOCIA

sono commossa... e soprattutto ti ringrazio di una cosa, oltre che per avermi dato modo di partecipare a questa iniziativa unica. Ti ringrazio di non avermi detto imbecille o Testina di M R davanti a tutti. Ora, visto che nessuno ha detto che quello che ho scritto fa schifo, tu continua a portare avanti Auroralia e io cercherò di farla crescere con te e con chi vorrà. Ne approfitto per ringraziare Anna, Cordula, Enrico, Enzo e tutti quelli che hanno sicuramente "visto" quello che ho visto io, guardando l'immagine e continuo a chiedere a Pasquale di prestare il suo cappotto caldo al mio riposo, a tratti freddo :) Grazie a tutti!
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Sabrina

Enzo Manfredi, ti sbagli solo su una cosa. Qualcuno che dice che fa schifo, dopo tutto, è sempre meglio trovarlo. Invita la gente a leggere. Fa tanto chic. E poi ti assicuro, è un'ebbrezza ineguagliabile (dipende da chi ovviamente...). Però riconosco che nel tuo caso era molto difficile trovarlo. Per cui, non farci perdere tempo con questi insulsi ringraziamenti, tanto non te la cavi così...non avevamo detto 50 euro per "giudizio positivo", 75 per "giudizio entusiasta"? Scherzi a parte, mi raccomando, segui il consiglio di Gaja, che è una pratica di 'ste cose. Con l'occasione: prima non commentavo,quindi non lo scrissi, ma il racconto di Gaja è un gioiellino. Bella società, la vostra. Quando non diventa associazione a delinquere (nella fattispecie, il reato è non scrivere, ma solo uno dei tanti a vostro carico)
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>Con l'occasione: prima non

>Con l'occasione: prima non commentavo,quindi non lo scrissi, ma il racconto di Gaja è un gioiellino.

Enzo, oggi in particolare questo commento mi fa un gran bene. Grazie di esserti ricordato di me.
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**

Rimango sulla sedia, a pensare. Mi ci vuole sempre un pò di tempo per sconnettermi. Bravi entrambi. Ma l'Assabri,io la amo!
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pure!

E adesso mi dovete far venire la fissa pure di Brandt???
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eh già

che Pasquale abbia un grande e indiscusso tocco non è una sorpresa. Bello, toccante, dolce, se mi permetti usare questo termine. E bello, potente, è anche il racconto di Sabrina, che è quasi uno scaricarsi l'anima più che un racconto. Non so che dire se non che ancora una volta rimango stupita di tanta bravura. Bravissimi!!!
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a parte la qualità

trovo che nei racc già letti, compresi questi (molti eccellenti), ci sia una grande quantità di marginali, (pazzi, barboni, idioti, semplici, falliti ecc) quasi che l'esistenza ordinaria degli autori proietti nell'immaginario collettivo il bisogno di un'alterità assoluta della percezione...Quella appunto che solo un marginale vive e può offrire. Non lo trovo un lusso (radical chic) piuttosto ci vedo il desiderio di superare a tutti i costi il senso comune che ottunde, anestetizza, raffredda e dimentica... (la nostalgia di tutti si percepisce intensamente) Se posso... uno dei minimi comun denominatori delle scritture di Auroralia mi pare questo.
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Ma che oggetto e oggetto, soggetto!

Ho sempre pensato, e cercato sempre di praticare, la scrittura come resistenza. Non a caso si parla di trama: il prodotto di fili che soli si spezzerebbero ma che intessuti l'uno all'altro - e NON legati - diventano infinitamente più forti. Il racconto di Pasquale Esposito, che non conosco (le cui scritture non conoscevo finora) conferma la forza che si può raggiungere, la resistenza che si può costruire quando le parole non sono usate tanto per fare ma unite l'una all'altra con la cura e l'attenzione, con il rispetto, che meritano. E non c'è bisogno di ricorrere a giri, di cercare le più complicate, non c'è bisogno di dimostrare quanto siamo bravi a usarle: al contrario, più cadiamo in quest'errore più saranno loro a usare noi. A masticarci e sputarci. "Non possedere nulla è una dimensione possibile": eppure spero di poter possedere presto "Come pagina bianca" - chi sa, forse lo hanno da Flexi? ______________ Sabrina Sabrina... Io semplicemente NON CI CREDO che tu non creda alle tue capacità. Non farmi ripetere, non farmi essere più noiosa di quel che sono. VA' e SCRIVI. Punto. Ogni santo giorno, sbattendo la testa contro il muro (càpita), ricominciando da capo cento volte (càpita), sentendoti insoddisfatta (càpita) ma SCRIVI. Moltìplicati come pane e pesce, zuccona! ♥
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Nell'arte figurativa

preferisco gli impressionisti ai cubisti. Nella musica, preferisco le larghe e struggenti arie di Puccini alla musica dodecafonica. Tra questi due racconti, preferisco la storia *storia* di Pasquale al riposo di Sabrina Manfredi. Riconosco che è un limite, come ho già detto commentando qui su Auroralia. Perché io lo so che quello di Sabrina Manfredi è un lavoro di scrittura di altissimo livello, ma il mio cuore, la mia pancia, la mia anima non riesce a percepirlo. Mentre il racconto di Pasquale colpisce dritto al cuore. E nn perché sia facile (niente di quel che Pasquale scrive è facile nel senso di banale o terra terra), ma perché emoziona me, il mio cuore e la mia pancia. Un limite, come dicevo. Laura
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Come promesso vengo a

Come promesso vengo a rendere atto soprattutto a chi si è ritrovato meno in quello che ho scritto (sacrosanto diritto). Gli altri li abbraccio. Qualcuno sembra che riesca a leggere il fondo del mio cuore. Tuttavia se uno vuole crescere deve confrontarsi con i propri limiti. Dunque comincio da Anna Costalonga. Anna hai ragione quando scrivi "ai testi "lineari" preferisco quelli "oscuri": perché personalmente trovo più interessante la densità che deriva da un uso insolito delle parole. Il testo di Sabrina lo trovo stupendo. Perchè l'ha scritto lei, e perché mi sono fatta trasportare dai suoi voli attraverso lo specchio: quanti mondi abbiamo dentro di noi, da esplorare...". Anche a me capita di provare più interesse per l'oscurità, per la densità proprio per il gusto di scoprire la diversità. Eppure nella semplicità ho ritrovato la chiave di questa foto. Farò di meglio in futuro. Spero... Rossana, "tra San Francesco e Pascoli". Mi hai convinto. Dopo un lungo scambio nel quale ho cercato tempo fa (forse ai tempi delle Letteriadi ?) di convincerti del contrario, ebbene devo darti atto che è proprio così: ho una vaghezza di buonismo. Quanto a Pascoli, ho conosciuto alcuni barboni che potevano competere. La poesia, a mio avviso, nasce dalla vita reale. Enzo Ciampi, in base ai conti ho risparmiato molto... Alex ha ragione, almeno per quanto mi riguarda. Ho bisogno di superare il senso comune, soprattutto perchè dimentica. La memoria può essere un piacevole dovere. F.to: un marginale. Sabrina, hanno già detto tutto ed è difficile aggiungere anche una sola parola a penne tanto dotate. Permettimi solo di esprimere la mia soddisfazione nell'essere stato al tuo fianco in questa tornata. Certo l'abbigliamento non era dei migliori, ma non ho mai potuto puntare sulla bella presenza. Gaja, a te ti bacio direttamente senza alcuna mediazione. Pasquale. P.S. Perchè viene fuori un monolite di lettere ?
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E che ne so, Pasquale mio. I

E che ne so, Pasquale mio. I commenti qui sono così. Pensa che una volta erano a rientrare. Una specie di albero alla rovescia... sob. Anche io ti bacio senza mediazione, e sto molto attenta alle tue carezze letterarie! :*
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Due racconti diversi, ma

Due racconti diversi, ma entrambi eleganti e coinvolgenti. Nel primo ritrovo la scrittura di Evento unico, intensa, magistrale. La storia del barbone, reietto dalla società, è stupendamente avvincente e sentimentale. Nel secondo la scrittura asciutta di Sabrina, che non conoscevo,è di piacevole lettura. Complimenti sinceri!
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Dimenticavo una cosa fondamentale!

Vorrei fare un secondo inchino a Pasquale per aver scritto un racconto in cui l'io che parla e l'io che scrive sono entrambi io maschili. Da quando l'avventura di Auroralia è iniziata non ho fatto che stupirmi della quantità di prime persone femminili fittizie (che non vuol dire sincere o insincere: non è un giudizio, è una critica). E' forse anche per questo che "Il mio sogno" colpisce? Non so. Ma colpisce. E fa bene.
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mi sembra che sia nella

mi sembra che sia nella coerenza di pasquale scrivere da uomo. nel senso che più e più volte egli si inchina letteralmente alla femminilità, estatico, incredulo, magnificando le doti quasi sovrumane e inconoscibili delle donne. io di questo sono assolutamente felice: che un uomo ci riservi tutta questa dolcezza, una volta dissi stilnovo, è cosa rara e preziosa. anche qui: EU scrive da uomo - ufficialmente disperato - che sopravvive grazie ad una foto, ad un ricordo di donna. ricordo, en passant, che qualche giorno fa pasquale si metteva preventivamente tra gli ultimi di questa fantastica lista. e meno male! se niente niente fosse stato contento del suo racconto che cosa ci avrebbe regalato?
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vasi comunicanti

Mi stupisco, ogni volta che vengo qui a mietere un po' di Auroralia, di come questi testi possano, sottilmente, insensibilmente, assurdamente comunicare tra loro. Forse sarà la qualità liquida del bianco e nero di quello specchio d'acqua, forse sarà il gioco di specchi che Gaja s'è inventata per pubblicare i 50 racconti, forse sarà che è la mente, un gioco di specchi. Ma io trovo sempre scritture che si compensano, si riflettono, si potenziano a vicenda. L' "oggettività" solo apparente del bel racconto di Pasquale (che non conoscevo), così composto e nitido, e la soggettività assoluta del pezzo metafisico di Sabrina (che invece conosco nel suo sistematico, inspiegabile sottrarsi alla scrittura, e dispensarla, quelle poche volte, come un caso, un incidente, uno scherzo) si completano a vicenda. Mi auroralizzano, con una palpabile elettricità.
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Lu, ero sincero. Proprio

Lu, ero sincero. Proprio perchè avevo rinunciato al mistero. Oppure no. Cosa può esistere di più magico ed oscuro del ricordo della donna amata ? Stilnovo, dicevi. Si. E' proprio così. Spero di avere ancora tante parole da offrire all'altro sesso, quello che legittima il nostro dandoci modo di inseguire il sublime.
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Mucio gusto!

Bravi ragazzi, anche se avrei preferito un racconto per volta, son un tipino ordinato, io cara Gaja si vede che sei stata in Irlanda... e sarei stato meno corrotto dalla mia passione per quella baffona della Manfredi. Ma tant'è. Chi si contenta gode. E questi due stralci di vita son due gioielini.
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lETTERA TERRIBILMENTE LUNGA.

lETTERA TERRIBILMENTE LUNGA. CHI NON HA PAZIENZA, SI ASTENGA. PASQUALE: conosco bene la scrittura di Pasquale. L'ho sempre amata, perché dialoga con la sua anima passionale, romantica nell'accezione più alta. In lui, infatti, ritrovo l'Idealismo storico, memoriale e amoroso... Molto attento ai temi sociali e civili, è per me doveroso ricordare, qui, pubblicamente, quanto Pasquale mi sia stato vicino ai tempi di "Letteratitudine" - accompagnandomi moralmente, e mobilitandosi praticamente, nella dura campagna di sensibilizzazione pro-Tibet durante i primi massacri risalenti al marzo 2008. Devo ringraziare non solo Eventounico, ma anche Enrico Gregori, Massimo Maugeri, Cristina Bove e moltissimi altri amici. Tutto ciò per affermare quanto egli sia coerente e sensibile, come tale coerenza la trascenda direttamente nei suoi scritti. Sempre. Con magistrale bravura, con sentimento di Compassione - secondo il termine buddhista più che cattolico - e di amore infinito. L'infinito vive in lui. Riesce a sublimarlo "dentro" per farlo emergere in parabole "sapienziali". Concretezza, realtà, sogno: non c'è separatezza, trionfa l'Insieme. Il racconto di Pasquale per "Auroralia" brilla d'eccellenza, umiltà, pietas. E vorrei ringraziarlo citando l'amata Emily Dickinson: "un'anima ammessa alla propria presenza / finita infinità"... __________________ SABRINA: l'invito-monito, mosso con energica motivazione da Gaja, devi seguirlo: continua a scrivere. La nostra amica ha ragione. Non trovo un-motivo-uno che possa giustificare un'ipotetica rinuncia all'approccio letterario - peraltro non iniziatico, ché scrivi da tempo! Hai esperienze creative collaudate, senza riferirmi alla fotografia (sei un vero talento), ma proprio alla letteratura. "IL RIPOSO" è una gemma di entusiasmante Bellezza, raffinatezza e classe. Attenzione: quando vivifico questa incauta parola - Bellezza - non intendo mai estetismo, concetto puramente effimero. Ci sono scrittori e poeti definiti "grandi" solo perché ricalcano stilemi funzionali, artifici, manierismo esasperato, una tediante visibilità da cocainomani patinati e servili - per sentirsi ancora "qualcuno"; per esprimere ancora "qualcosa"; per volersi addizionali. Alla fine ci riescono: non sono più niente, quando un tempo spalancarono scenari e fondamenta d'avanguardie storico-letterarie italiane di massima importanza. Hanno perduto Bellezza, ricerca, verità/onestà intellettuale: o, semplicemente, non hanno da esprimere che %, marketing, logica commerciale. Ma qui entrano in gioco le case editrici e il discorso porta altrove. Quando a me è l'ALTROVE di SABRINA che m'interessa! Lei, sconosciuta come molti di noi, non manca di sostanza primeva: innanzitutto non-ha-non-è copyright d'un Sé moltiplicato all'infinito: un infinito dove onestà, verità del dire, sentimento & pensiero odorano di fittizio. La Manfredi pullula tra le ragioni dell'invisibile e del visibile, eccelle d'una qualità non globalizzata: è magnificamente se stessa. Sia lei che EVENTOUNICO cercano l'altro - maschile o femminile non importa. Cercano... Abbandonano la "rinocerontite" ioneschiana, strana epidemia per cui tutti sono schiavetti inconsapevoli delle convenzioni borghesi, ne sono addirittura perseguitati... Difatti la rinocerontite dilaga in massa tra le masse, e omologa. PASQUALE e SABRINA sono identitari. Essere=Esistere=Arte: Identità. Vi pare poco? Inoltre: finché si parla di scrittura adombrata, se non criptica, della Maroccolo - mi sta pure bene. Ma sostenere l'incomprensibilità del dettato manfrediano così fulgido, etereo&terragno, costrutto cristologico sofferente; narrazione essenziale, pulita, senza refusi, inchiodata secondo la grammatica dell'ibridazione prosa-poesia... ahhhh!, non ci posso credere!!!:-) Il limite, allora, è tutto mio. Non sopporto, evidentemente, quella pigra esitazione che giustifica la non-penetrabilità di un testo. E' chiaro, è scuro, intermedio, lunare. Astrale solare - nucleare. Yin & Yang... E' un chiaroscuro. Bene: evviva Caravaggio! Dall'ombra, dall'oscurità, estraeva la Luce! Creando il parallelo, la luce che abita il racconto di Sabrina Manfredi è assolutamente caravaggesca: ne esprime il grumo sanguigno, la tortura dell'anima, il dolore. RINGRAZIO SABRINA per la luce e l'ombra che ha saputo donarci. RINGRAZIO PASQUALE per una luce adempiente, promessa d'amore e non di patibolo esistenziale - anche se i cani vagabondi trasformano la vita in una promessa. In un sogno che più di un sogno, cos'è?
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the day after

Ieri avevo l'ansia da prestazione per la pubblicazione del riposo, ora, che il giorno è cambiato e leggo i nuovi commenti, fra cui mangino/anna, Fiamma e Nina (nina ti chiamerò Omero, vista la tendenza alla mitizzazione:) che mi fanno venire fame di parole ma scrivere è altro e io posso/riesco a farlo quando davvero "sento" qualcosa, come è capitato per la foto di U.. Alla fine (temporanea, perché il 26 avrò l'ansia da prestazione da lettura del "RIPOSO") di quest'avventura odierna sono molto contenta di tutti i commenti, anche quelli meno entusiasti e sono contentissima che il mio incubo non si sia avverato (Gaja sa di cosa parlo). Ma sono contenta anche di un'altra cosa, che il mio racconto sia uscito con quello di Pasquale, il caso ha di nuovo fatto centro secondo me e continuo a dire a Pasquale di volere il suo cappotto, per avvolgere il mio angelo che ogni tanto si dimentica di volare. Sab
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SABRINA: Il mito è il mito.

SABRINA: Il mito è il mito. Mitizzare qualcuno è un errore imperdonabile... Lo facevo in tempi ingenui, dolentemente mi rompevo la testa a causa della fatidica "delusione". Ho esposto ciò che penso e di cui sono fermamente convinta. Non sarei onesta, e tradirei quel papiro di commento da me scritto in questa nottata. Tradirei il mio pensiero. Tradirei Sabrina Manfredi. Mi dispiace, non ci casco. Non ti do la possibilità di un ritiro perché... "Nina, mi consideri troppo brava". Solo a te spetta la scelta di proseguire il viaggio meraviglioso e ottenebrante della scrittura, o rinunciarvi. Una scelta solo ed unicamente tua. Un abbraccio:-)
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