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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

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Margot



Moby Dick

 
Inserito da Gaja il Dom, 14/06/2009 - 08:12

STANZA BUIA, DOPPIA PORTA
di CORDULA DE PREY

Esistono certi colori di pagine, la carta che si usava, gialla e granulosa. Le lettere composte nitide, ben leggibili. I libri vecchi, fuori distribuzione. Riposano la vista alla lettura. Altre carte, adesso, sono lucide, bianchissime, di certi manuali universitari, e mi fanno male allo stomaco, una nausea.
Carta gialla, stampa seppia, oppure: no, le fotografie sono un’altra cosa. Stampare color mercurio ogni limata superficie d’acqua e ogni roccia e nuvola. La sfumatura fredda, azzurrina quasi, che butta fuori la Tetenal in certi bianchi troppo bianchi: hai male esposto. Dagli qualche secondo in più. Abbassa il contrasto. Noi ferme, in piedi nella luce di pomeriggio a viale Trastevere che ci abbaglia dopo il buio ermetico della camera. La testa dell’una sulla vaschetta dell’altra: certo che questa carta -. Un frigorifero, sembra. Io toglierei uno stop. Hai provato a vedere se -? È bella, però, sai? Dov’è che l’hai -? Ero, hai presente dietro al Circo Massimo?
Giro la ghiera dell’ingranditore. Qualcuno accende lo stereo. Un filtro magenta esce dallo chassis e torna nella sua casa a strati di carta. Ahi, il dente, si lamenta la voce nel buio alla mia sinistra. Quand’è che te lo -? Non lo so, non ho ancora -. Cerca le pinzette, magari dagli anche una sciacquata.
Chi si toglie il camice, chi apre un rubinetto. Nell’acqua corrente stanno a sciacquarsi. Passano dieci minuti e una mano, o più spesso due, si allungano nella vaschetta: Aspetta che prendo un attimo la mia. Cos’è questa macchia? Basta che strofini un attimo, così, guarda. Sposto un gazometro di domenica mattina, una entraineuse thailandese, un cane dei nipotini di qualcuno, un clochard smarrito, il pancione di una donna incinta in controluce, due punkabbestia da piazzetta, e tiro fuori la mia. Un’altra vaschetta per un breve tragitto, fino a un filo. Due mollette. Ad asciugare nell’aria, da una finestra che dà sul Ministero. I pollini dei platani entrano a sbuffi di sole. Sento dire da un’altra stanza: vado a fumarmi una sigaretta.
E poi l’odore. Le dita, le unghie restano fino a notte con quell’odore puntuto, di sviluppo, di fix. Non è possibile liberarsene. Le macchie giallastre. Indelebili. E brunite. Sui jeans. Su un quaderno a quadretti. Tracce sbadate rimaste di quello che per due pomeriggi a settimana, per due anni, da settembre a giugno, è stata la mia vita. O meglio una grossa parte di essa.
Le donne fotografate. Sviluppate in rotoli di negativo nelle tank nere, la mano premuta sulla guarnizione rossa.
Venti gradi il bagno d’arresto. E infine stampate. Sui loro visi, sulle loro mani, pance, abiti, da dentro un rubinetto scorre acqua fredda.


CERCHI SULL'ACQUA
di CARMINE MANGONE

io lo so
che speravi di uscire dal labirinto con le tue gambe
lo so che per interminabili selve di panico hai
nutrito la speranza di scarcerare gli occhi
restando sulla terra che avevi corso senza calpestare
ma

non esiste luce mantenendo gli
occhi abbassati a terra

anche Pasìfae anche lei credette di liberare l’amore nel
suo chiudersi tra riva e mare
ma

non esiste vera soglia quando
l’amore chiude tutte le porte

e ci sono giorni in cui le ombre che planano
sull’acqua dei tuoi occhi pèrdono anche il
ricordo della luce
giorni in cui non fai altro che
seminare sguardi sull’abisso

ma tu sai
nel chiudere cerchi sull’acqua
lanciando sogni che
non hanno il
ricordo della materia…

e sarà in quel mentre che ali o pugnali
mi conficcherai sotto le scapole

[stravolto d’amore
perdo stelle da ogni ferita]


»

Oggi son la prima a

Oggi son la prima a commentare. ^_^ Ci ho messo un po' ad entrare nel primo racconto dato che è specifico e io di fotografia non ne so nulla se non che faccio le smorfie in ogni foto, parentesi a parte, l'ho trovato ben scritto e distaccato, asciutto. Non amo molto le poesia ma devo dire che "Cerchi sull'acqua" mi è piaciuta molto, specialmente la chiusa. Complimenti ad entrambi, come sempre, e buona domenica a tutti.
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Una domenica

all'insegna di due gioielli! Cordula ci ha fatti entrare nel magico mondo della camera oscura che poi rischiara, attraverso gli strumenti "magici" e le atmosfere quasi umide della creazione. e Oltre alla donna volante ci ha mostrato altri sguardi. Senza scomporre troppo la foto né l'atmosfera surreale, brava! Bravo anche Mangone che invece ci ha condotti in un altrettanto magico labirinto, attraverso la poesia. La frase finale da sola è una visione. Splendida coppia!
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Dall'immagine entriamo nello

Dall'immagine entriamo nello studio fotografico. Per poi tornare alle immagini ed al loro "senso". Un racconto "tecnico" il primo, ma pur sempre una storia. Una camera oscura nella quale si accavallano i pensieri e le considerazioni del fotografo, fra tank, bacinelle e acidi. Mi evoca quegli strani odori chimici che permeavano il bagno di casa mia quando anche io mi cimentavo dilettantescamente alla foto. La poesia di Carmine Mangone non mi ha ancora preso. Ma il mio approccio ai versi è difficile. Solo rileggendo più volte e fissandomi su qualche particolare che mi colpisce di solito riesco a entrare in sintonia. Però l'accoppiata ancora una volta suggerisce qualcosa: a me fa pensare al senso della creazione delle immagini, materiali o pensate che siano, siano esse ritratti, istantanee colte nell'attimo di uno scatto e faticosamente riportate alla luce attraverso i riti della chimica o siano immagini del pensiero, il labirinto, Pasifae, i cerchi nell'acqua, il dolore delle ferite....
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Nel primo racconto trovo una

Nel primo racconto trovo una stanza buia in cui si sviluppano immagini: splendida metafora di qualcosa che esiste dentro di noi, e che a volte riusciamo a vedere solo al buio. in quella zona che teniamo protetta e oscura agli occhi degli altri. C'è lo sguardo che si affaccia sul gazometro, l'esterno e l'interno. C'è una visuale concreta e astratta su ciò che si è e ciò che si fa. C'è una ricerca. Ci sono un significato - denso, amaro, eppure pieno di speranza - e una poesia che deflagrano dalle parole. La bravura di Cordula è lì: nella capacità di asciuttezza stilistica che però non toglie respiro - anzi! - alla liricità del tema. Una sorta di trompe l'oeil. Descrive, spiega, eppure crea, fa nascere. Amo questo racconto, per quel che dice riuscendo a non dire. Lo trovo prezioso.
La poesia di Carmine è decisamente spettacolare. Non so ricorrere ad altri aggettivi.
I versi finali sono di una bellezza assoluta e perfetta.
Chi l'ha detto prima di me? Due gioielli. Mi associo.

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La camera oscura

mi ha lasciata perplessa. Stile perfetto, senza dubbio, conoscenza tecnica evidente, però non ha saputo trasportarmi dove, forse, voleva. Resta lì e io resto qui. Non ci siamo incontrati. Ma succede e questo nulla toglie al valore del racconto. La poesia... la devo digerire con calma, come Carloesse. Questo è solo un primo assaggio. Laura
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Non è per pigrizia, ma

Non è per pigrizia, ma Sabrina ha scritto un commento del quale sottoscrivo anche la punteggiatura. Ho poca simpatia per i clichè e quando leggo qualcosa che se ne distacca, come minimo mi interesso. Con questi due gioiellini, però, vado oltre. Ammiro.
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Macchie brune

e stelle che escono dalle ferite. Ed il piacere, mio, d'aver letto *bene*, stessa sensazione che si prova dopo aver mangiato bene, o dormito in altrettanto modo o visto un paesaggio mozzafiato ed assistito ad un tramonto meraviglioso. Soddisfazione, insomma.Piena.Sia in prosa, che in poesia.
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Auroralia regala sempre

Auroralia regala sempre grandi emozioni inaspettate. Io m'ero fatta due conti e credevo che sarei stata pubblicata domani. E invece mi son trovata pubblicata oggi! Ed è stato divertente proprio perchè inaspettato. Sono felice. E ringrazio profondamente chiunque abbia regalato (e regalerà) minuti del suo tempo per lasciare un commento. Davvero. Io non sono del mestiere quindi tutto questo mi dà un friccico ner còre. Fortissimo.
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Caro enrico

... Sottoscrivere la mia punteggiatura significa fare un atto di fede: grazie a nome di tutte le virgole e punti:)
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Ho letto con tanta gioia il

Ho letto con tanta gioia il racconto di Cordula. Prima, la gioia di conoscere personalmente una così bella persona, e poi, ma non meno grande, la gioia di leggere un testo come il suo. Asciutto sì, ma come secca è la delusione, il rimpianto. La foto è l'attimo vissuto e che non c'è più, l'attimo per così dire "assiderato" (gioco in casa, perdonatemi) e nonostante questo presente anche troppo nella memoria. Un tema molto bello, e i termini tecnici aggiungono un valore in più, a ben guardare, un che di misterioso in più, a questo processo, quello della memoria e del vissuto che è già misterioso di per se'....Brava la nostra Cordula!
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Sarà che mi rivelo sempre più uno strano materialista...

In tuttà sincerità, devo ammettere che le ali e il volo non mi hanno mai interessato molto. Troppo terricolo per affrontare la possibilità di librarmi in aria. I miei elementi sono terra e fuoco - scintilla alla ricerca del suo prossimo incendio... Il mio pensiero procede quindi rasoterra, s'incunea nelle dune della filosofia, perde brandelli di poesia come semi inconsulti che bramano le radici. E molto di me muore gioiosamente nel rotolamento della pietra a valle. [Avrebbero dovuto sparargli, a Sisifo.] La poesia di cui sopra è stata scritta qualche settimana fa pensando ad una donna della quale mi ero innamorato. Quell'alternativa tra ali e pugnali è stata però spazzata via dalla nascita di un'amicizia sovrana, perché si è verificata l'impossibilità della piena amorosa che desideravo. E sotto le scapole alla fine sono spuntati... dei papaveri! [Quando la carne sa farsi dolcezza dell'intesa senza la protervia imbecille dei genitali!...] Insomma, per non farla lunga, la fotografia di Uelsmann rientra di certo dentro il mio immaginario per gli accostamenti decisamente surrealisti che la pervadono/invadono, ma se ne distacca per gli elementi dominanti. Buffo, no? Sarà che già rischio di annegare nel piombo fuso delle mie contraddizioni. Sarà che mi perdo ogni giorno nei volti che mi sorridono diventando altrettanti specchi ustori. Sarà che sono ottusamente legato all'intelligenza della carne. Boh. Chissà. (...) Ringrazio tutti, in particolare la padrona di casa. E mi spiace molto non essere della partita il 26 a Roma. E ringrazio di cuore Cordula, che mi ha inviato un msg molto carino tramite Facebook. Ho apprezzato molto. Molto. Il tuo racconto mi piace, io che di solito su romanzi, narrativa et similia la penso come il Breton del Primo Manifesto del Surrealismo, eheh. bacibacibaci CARMINE
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E' nella camera oscura che

E' nella camera oscura che si illumina la verità. La tecnica non implica distacco e freddezza, bensì attesta la consapevolezza del vero e del falso. Tutto può accadere, anche che Cordula mi sorprenda e mi lasci addosso la voglia di leggere ancora qualcosa di suo. Quanto a Carmine la scelta è palese, a mio avviso. La poesia è una dichiarazione di intenti. Lui, mi sembra, voglia profondersi in una dichiarazione di contenuti. Tutto ciò che all'interno crea l'immagine fuoriesce dal corpo dolente come sangue in forma di stelle. Le stilettate le ha date a noi. Il dolore può essere desiderabile.
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due gioielli

ha scritto qualcuno, e sono d'accordo. Per mia conformazione mentale, però, mi sento più portata verso la poesia, la cui chiusa vale da sola un poema.
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Fanciulla volante

Scritti benissimo entrambi, interessante il travaglio del primo per sviluppare le foto e molto bella la poesia, con una chiusa superba.
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sono l' aultima

a commentare, credo. devo dire che nonostante i termini tecnici il primo racconto mi è piaciuto, non ho sentito il liguaggio come astrusamente ed eccessivamente ricercato ma come la naturale modalità di raccontare questa precisa esperienza. la poesia mi è piaciuta, pur essendo anch' io prosaiola, e mi è piaciuto sopratutto l' inizio con quegli occhi e quella luce che ritornano. bella. ho poi letto il commento di carmine che ci dice che ha accettato l'amicizia della donna di cui si era innamorato, tanto da perdere stelle ad ogni ferita. grande. solo pochi sanno farlo.
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Grazie a tutti per le belle parole.

Il dolore non è desiderabile. Mai. Tuttavia dev'essere usato. Come un attrezzo, come un "martello senza padrone" (René Char). Ché può servire a colmare la distanza che puoi crearsi tra noi e ciò che sanguina fuori di noi - il mondo che urla, che urge, che ci affanna, ci afferra. Ma dovviamo saperlo cuocerlo in questo difficile athanor che è la nostra presenza VIVA. Dove il governo del fuoco è però difficile, dove tutto può bruciarci inutilmente, dove possiamo perderci nei vicoli ciechi del sangue. Che dirvi? Continuiamo a battere percorsi impervi. E' l'unica strada che conosciamo (che amiamo). Tutto il resto è un'ampia, bellissima eventualità. E vale sempre la pena mobilitare il cuore - questo topos della poesia così dannatamente abusato - se serve a tenerci presenti e amorosi nei confronti dell'umano che resiste. [Grazie a tutti].
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Che dire? Un nuovo grazie e

Che dire? Un nuovo grazie e infinito. A tutti. Alla padrona di casa, poi, doppio. Non sono brava a sviscerare il mio stesso lavoro, come ha fatto Carmine, per spiegarlo bene - e in fondo ho anche molto meno da spiegare. Ho studiato fotografia per due anni. In una vecchia scuola comunale, le centocinquanta ore per intenderci. I miei compagni di corso erano persone di tutte le età e tutte le estrazioni. La sede della scuola è a viale Glorioso, la via che costeggia il ministero della Pubblica (?) Istruzione. Si stampava tutti insieme. Con lo stereo acceso. Si dava un'occhiata alle foto dell'altro, un consiglio, un commento. Le sciacquavamo tutte in una sola vaschetta e ognuno conosceva il lavoro dell'altro. Quella scuola mi manca molto, così come mi mancano le amicizie e lo spirito di classe che si è creato negli anni. Era come andare a scuola volontariamente. Cioè, come un posto in cui c'è solo il bello della scuola, solo i lati positivi. Alla fine dell'anno facevamo anche gli esami, e li preparavamo studiando la teoria a un bar a San Cosimato, tra bicchieri di the freddo, tramezzini e posacenere stracolmi. Quando ho visto la foto di Uelsmann ho pensato: "Come c***o l'avrà fatta?" e l'ho un po' analizzata. Ma è troppo difficile. Poi non ho pensato più ai dati tecnici, e ho scritto un primo racconto in cui due amiche andavano a un rave, si strafacevano di tutte le droghe sintetiche possibili e poi sognavano, in trip, l'immagine della foto con la donna e tutto. Stavo quasi per mandarla a Gaja quando, una mattina, mentre leggevo un bel libro di Matilde Callari Galli, mi sono fermata ad ammirarne il colore della carta, così riposante. Era una mattinata felice e luminosa, ero sola in casa, il cielo era azzurro. Era come se il tempo si fosse fermato. Mi sono seduta al pc e ho scritto. Questo racconto è nato così.
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la poesia mi ha fatto

la poesia mi ha fatto vibrare dei ricordi letterari e personali: se mi succede almeno una delle due cose per me è poesia. qui tutte e due: càspita, carmine! siccome quando leggo mi faccio piccina ho pensato alle stelle che escono dalle ferite alla lettera: ed è un'immagine belissima e sensuale. il racconto è un buon racconto perché trasmette il silenzio, appena inframmezzato da frasi sospese, che può esserci in una camera oscura. buio/silenzio. il cinema mostra questo silenzio e questa concentrazione quando c'è un fotografo, così tutti attendiamo con suspense l'esito di un foto significativa. qui la foto si perde invece in mezzo a mille altre che ritraggono momenti di donne: e questa mi pare un'interpretazione ben ritagliata. i racconti-cornice che raccontano/interpretano il prima rispetto ad un avvenimento o oggetto mi piacciono particolarmente.
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faccio mio...

...il commento di Laura. Non so, forse ci vuole più attenzione e calma, ma non riesco a entrare nel racconto. Sulla poesia...medito
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Cerco nell'acqua

"Cerco nell'acqua" potrebbe essere il titolo del primo racconto. Cerco, e aspetto, che affiori la forma dello sguardo, che l'acido prima, e l'acqua poi, restituiscano tradotta in immagine quella che prima era stata visione. A un racconto, a un testo, non chiedo necessariamente che mi emozioni: per le emozioni dovrebbe esserci la vita, i rapporti con cui l'abbiamo tessuta. A un testo chiedo che mi attesti: che mi squaderni davanti un pezzo di mondo, uno squarcio di vita, in cui possa adagiarmi e da lì guardare - in fuori, e sarà trama; in dentro, e sarà memoria. O viceversa. La "Stanza chiusa, doppia porta" di Cordula De Prey lo fa, senza trucchetti né scorciatoie. Complimenti! ______________ Della poesia di Carmine è stato detto molto, e certo gli ultimi due versi sono lancinanti. Stridente la scelta di troncare tanti versi in sospensione (...mantenendo gli / ...l'amore nel / ...anche il / ...hanno il): stridente ma sicuramente voluta. Vorrei leggere altro di questo autore e spero davvero che succederà. Ah, il titolo credevo, chi sa perché, sottintendesse un tu: "Tu" cerchi nell'acqua. E un tu c'è, ma fa ben altro: "ali o pugnali / mi conficcherai sotto le scapole". E sono questi due i versi che mi sono rimasti più incisi. Grazie.
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Ops!

Scemamente ho reinventato il titolo del racconto di Cordula, trasformando la sua "Stanza buia" in una "Stanza chiusa". Scusa!
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sob

Ho provato a lasciare un commento sul blog di Fiamma. Però invano. Le rispondo qui. Dicendo che le "frammentazioni" sono volute, sì. E mai e poi mai subìte. Sono lieto che il mio testo sia piaciuto. Ma io non sono del tutto soddisfatto. Forse ho messo troppa carne sul fuoco. E ho finito per bruciare qualcosa. O almeno credo. [Mi potete leggere sul mio blog: http://maldoror67.splinder.com]. Grazie.
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questi sono i giorni in cui

questi sono i giorni in cui si seminano sguardi sull'abisso e l'abisso pian piano si colmerà [se perdi stelle, riempi di luce l'amore]
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Carmine Mangone

Conosco la sua bravura, lo leggo da 3 anni ormai sul suo blog, ma questa poesia ha qualcosa di diverso dal suo stile di sempre. Ha dentro come un segno distintivo di un passaggio importante, di un uomo che sta cambiando. E come sempre è comunque permeata di splendore. Bravo, bravo.Non mi deludi mai.
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