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Inserito da Gaja il Sab, 30/05/2009 - 07:40
ALL'IMBRUNIREdi MARIO BORGHI Inevitabilmente, arriva anche oggi. L’imbrunire. E ne sono felice. Un altro giorno è trascorso. Uno di meno alla mia vita, uno di meno in questo inferno, forse. In questo mondo chiuso, di sbarre, di eco metalliche, di voci inumane. Dalla finestra lo vedo che scende, il grigio. Si posa, grigio su grigio sulle altre finestre. Voi brava gente non l’avete mai visto e non potete nemmeno immaginarlo, nessuna rappresentazione sarebbe così fedele. Le museruole anche alle lampadine, nessun artista ci riuscirebbe. È l’ora. Il canto comincia ad innalzarsi. Voi brava gente non l’avete mai sentito non potete nemmeno immaginarlo. Nessuna riproduzione sarebbe così fedele. Impossibile. Non c’è nulla di più struggente del canto serale che inonda quei grigi cortili, che si innalza da quelle finestrelle con la museruola. Le poche stoviglie che tintinnano. Non posso resistere, ecco che inizia. Ci riesco, lo so, adesso parto. Oltrepasso le grate, le sbarre esco. Io volo. Si, vedi, ci riesco. Arrivo su quel fango profumato, volo sotto quel cielo grigio, tra gli sguardi blu cobalto della gente brava, volo, mi innalzo, mi abbasso. Ma chi se ne frega. Un rapimento dalla vita, in questa dimensione senza confini, con il cuore a nudo, che ti fa provare cosa si sente un attimo prima della morte. Ma tu lo sai cosa si prova un attimo prima di morire? Dimmelo! Cosa si sente all’ultimo battito del cuore? Quello che provo io adesso, dopo avere oltrepassato quelle sbarre. Sto volteggiando nel nulla profumato, sopra tutto quel fango, sopra quello specchio d’acqua che mi rispecchia. Sotto quelle nuvole viventi, che mi irraggiano di lampi grigi. Volo da un canto all’altro e mi unisco al coro, al volo degli altri maledetti, senza posa senza fatica. L’ultimo battito del cuore lo consente. Ti lascia tutto il tempo che vuoi, ma solo in questa dimensione, solo con quel canto. Mi pento? Non posso e non voglio, lo specchio rifletterebbe sempre la stessa mia immagine, lui non mi inganna, non inganna nessuno. E io non voglio ingannarmi, ma chi se ne frega. Il volo, il fango lo specchio d’acqua sotto di me, il nulla profumato, scorrono veloci nel mio breve volo assurdo, nel canto che mi sorregge e mi conduce. Gli altri naufraghi, i profughi sono con me, nel nostro unico volo, infestiamo questi spazi. Rivediamo solo noi stessi, quando ripassiamo sull’acqua e ritorniamo a fuggire, a volare e a tornare. Tutto nello spazio dell’ultimo battito del cuore, un sussulto dilatato. L’ultimo battito del mio cuore. Io so cosa proverò in quel momento. L’ultimo battito di ciglia, l’ultimo respiro. Mi resta quel volo, resta quel fango grigio, quello specchio d’acqua blu cobalto sotto nuvole vive. Loro non ingannano. Sono inesorabili e fantastici. Il volo almeno per stasera mi ha salvato, il mio cuore ha ripreso a battere, così mi sembra. Il canto è finito, l’imbrunire è finito, il grigio si è annerito. E io rientro dentro me, varco all’indietro le sbarre. È finito tutto per oggi, forse resisto fino a domani. JERRY, IO E WIKIPEDIAdi GIUSTO N. TRAINA Jerry N. Uelsmann è nato a Detroit. «Come Eminem!», risponderanno i miei piccoli lettori. Cominciamo bene… a parte che Marshall Bruce Mathers III è nato a St. Joseph, Missouri, e che a Warren («la Torbella di Detroit!» - e daje) ci si è trasferito da ragazzino, fatemi il piacere, andate a fare un giro che ci ho da fare. Ho promesso a Gaja Cenciarelli («chi ?» muti, ho detto) di scrivere un pezzo ispirato a una foto di Jerry N. Uelsmann, e per una volta vorrei evitare di buttare tutto in vacca come al solito. Dicevo, Jerry N. Uelsmann non va confuso con Jerry Yulsman, che era fotografo anche lui e ha fatto il ritratto a Kerouac («fiigoo» - aaa zio, fatti un giro anche tu che non è aria). A colori. Jerry N. Uelsmann fotografa solo in bianco e nero, però è ben quotato sul mercato, e un suo cliché di quelli meno impegnativi può costare dai 1000 ai 2500 dollar$ (« ¡caramba! » - Miguel, ma non stavi aspettando il Merendero ?). Poi ci sono le foto più complicate, fabbricate a partire da tanti negativi, che Jerry N. - per che cosa sta la N., poi ? Nicholas ? Nando ? - crea usando una dozzina di ingranditori. Tipo quella con la donna nuda (« dove ? » - zio, ancora qua, eccheppalle) che si libra su un lago di brughiera che se esci la mattina non vedi un passo (ebbene sì, ho detto passo) mentre non lontano rinasce il cervo a primavera. L’ha elaborata nel 1987 e l’ha intitolata «untitled». A me piaceva di più quella con l’albero che nasceva dall’hamburger, fatta nel 1970, chissà che ne avrebbe detto Man Ray. O Magritte. Certo, che se l’ha venduta bene, Dalí avrà approvato. Magari anche Gala. Che poi ci ha un po’ della donna nuda della fotomontatura che piace a mio zio, l’ex fricchettone libidinoso, e a Gaja – non Gala - Cenciarelli. Forse un po’ troppo magra per somigliare a Georgette Magritte, e poi a Jerry, a giudicare dalle foto che circolano su Internet, la bombetta non donerebbe affatto. Magari, però, anche a lui piacciono i complessini degli anni 50 come gli Orioles o i Five Satins. E adesso è venuto il momento di porre fine a questo pezzo di rara e oltraggiosa cialtroneria. Un’anima simpatetica parlerebbe di serendipity, ma c’è di meglio*. *http://forum.wordreference.com/showthread.php?t=1170310 |
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