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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

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Moby Dick

 
Inserito da Gaja il Sab, 30/05/2009 - 07:40

ALL'IMBRUNIRE
di MARIO BORGHI

Inevitabilmente, arriva anche oggi. L’imbrunire. E ne sono felice.
Un altro giorno è trascorso. Uno di meno alla mia vita, uno di meno in questo inferno, forse.
In questo mondo chiuso, di sbarre, di eco metalliche, di voci inumane.
Dalla finestra lo vedo che scende, il grigio. Si posa, grigio su grigio sulle altre finestre. Voi brava gente non l’avete mai visto e non potete nemmeno immaginarlo, nessuna rappresentazione sarebbe così fedele. Le museruole anche alle lampadine, nessun artista ci riuscirebbe.
È l’ora. Il canto comincia ad innalzarsi.
Voi brava gente non l’avete mai sentito non potete nemmeno immaginarlo. Nessuna riproduzione sarebbe così fedele. Impossibile.
Non c’è nulla di più struggente del canto serale che inonda quei grigi cortili, che si innalza da quelle finestrelle con la museruola. Le poche stoviglie che tintinnano.
Non posso resistere, ecco che inizia.
Ci riesco, lo so, adesso parto. Oltrepasso le grate, le sbarre esco. Io volo. Si, vedi, ci riesco.
Arrivo su quel fango profumato, volo sotto quel cielo grigio, tra gli sguardi blu cobalto della gente brava, volo, mi innalzo, mi abbasso. Ma chi se ne frega.
Un rapimento dalla vita, in questa dimensione senza confini, con il cuore a nudo, che ti fa provare cosa si sente un attimo prima della morte.
Ma tu lo sai cosa si prova un attimo prima di morire? Dimmelo! Cosa si sente all’ultimo battito del cuore?
Quello che provo io adesso, dopo avere oltrepassato quelle sbarre. Sto volteggiando nel nulla profumato, sopra tutto quel fango, sopra quello specchio d’acqua che mi rispecchia. Sotto quelle nuvole viventi, che mi irraggiano di lampi grigi.
Volo da un canto all’altro e mi unisco al coro, al volo degli altri maledetti, senza posa senza fatica. L’ultimo battito del cuore lo consente. Ti lascia tutto il tempo che vuoi, ma solo in questa dimensione, solo con quel canto.
Mi pento? Non posso e non voglio, lo specchio rifletterebbe sempre la stessa mia immagine, lui non mi inganna, non inganna nessuno. E io non voglio ingannarmi, ma chi se ne frega.
Il volo, il fango lo specchio d’acqua sotto di me, il nulla profumato, scorrono veloci nel mio breve volo assurdo, nel canto che mi sorregge e mi conduce. Gli altri naufraghi, i profughi sono con me, nel nostro unico volo, infestiamo questi spazi. Rivediamo solo noi stessi, quando ripassiamo sull’acqua e ritorniamo a fuggire, a volare e a tornare. Tutto nello spazio dell’ultimo battito del cuore, un sussulto dilatato.
L’ultimo battito del mio cuore. Io so cosa proverò in quel momento. L’ultimo battito di ciglia, l’ultimo respiro.
Mi resta quel volo, resta quel fango grigio, quello specchio d’acqua blu cobalto sotto nuvole vive. Loro non ingannano. Sono inesorabili e fantastici.
Il volo almeno per stasera mi ha salvato, il mio cuore ha ripreso a battere, così mi sembra. Il canto è finito, l’imbrunire è finito, il grigio si è annerito. E io rientro dentro me, varco all’indietro le sbarre. È finito tutto per oggi, forse resisto fino a domani.


JERRY, IO E WIKIPEDIA
di GIUSTO N. TRAINA

Jerry N. Uelsmann è nato a Detroit. «Come Eminem!», risponderanno i miei piccoli lettori. Cominciamo bene… a parte che Marshall Bruce Mathers III è nato a St. Joseph, Missouri, e che a Warren («la Torbella di Detroit!» - e daje) ci si è trasferito da ragazzino, fatemi il piacere, andate a fare un giro che ci ho da fare. Ho promesso a Gaja Cenciarelli («chi ?» muti, ho detto) di scrivere un pezzo ispirato a una foto di Jerry N. Uelsmann, e per una volta vorrei evitare di buttare tutto in vacca come al solito.
Dicevo, Jerry N. Uelsmann non va confuso con Jerry Yulsman, che era fotografo anche lui e ha fatto il ritratto a Kerouac («fiigoo» - aaa zio, fatti un giro anche tu che non è aria). A colori. Jerry N. Uelsmann fotografa solo in bianco e nero, però è ben quotato sul mercato, e un suo cliché di quelli meno impegnativi può costare dai 1000 ai 2500 dollar$ (« ¡caramba! » - Miguel, ma non stavi aspettando il Merendero ?). Poi ci sono le foto più complicate, fabbricate a partire da tanti negativi, che Jerry N. - per che cosa sta la N., poi ? Nicholas ? Nando ? - crea usando una dozzina di ingranditori. Tipo quella con la donna nuda (« dove ? » - zio, ancora qua, eccheppalle) che si libra su un lago di brughiera che se esci la mattina non vedi un passo (ebbene sì, ho detto passo) mentre non lontano rinasce il cervo a primavera. L’ha elaborata nel 1987 e l’ha intitolata «untitled». A me piaceva di più quella con l’albero che nasceva dall’hamburger, fatta nel 1970, chissà che ne avrebbe detto Man Ray. O Magritte. Certo, che se l’ha venduta bene, Dalí avrà approvato. Magari anche Gala. Che poi ci ha un po’ della donna nuda della fotomontatura che piace a mio zio, l’ex fricchettone libidinoso, e a Gaja – non Gala - Cenciarelli. Forse un po’ troppo magra per somigliare a Georgette Magritte, e poi a Jerry, a giudicare dalle foto che circolano su Internet, la bombetta non donerebbe affatto. Magari, però, anche a lui piacciono i complessini degli anni 50 come gli Orioles o i Five Satins. E adesso è venuto il momento di porre fine a questo pezzo di rara e oltraggiosa cialtroneria. Un’anima simpatetica parlerebbe di serendipity, ma c’è di meglio*.



*http://forum.wordreference.com/showthread.php?t=1170310


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Il primo, di Borghi, mi ha

Il primo, di Borghi, mi ha tenuto sospeso e sorpreso, l'ho trovato ben delineato come immagini e storia. Forse un linguaggio ancora non maturo, adeguato alla potenza della sua immaginazione. Io non mi sognerei mai di far l'editor a qualcuno, ma questo racconto meriterebbe un'aggiustatina specie nella seconda parte perché è ben buono al 80%! Quello di Traina mi ha dilettato un po', sì, ma resta un simpatico bozzetto.
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eh, "all'imbrunire" da che

eh, "all'imbrunire" da che è mondo, da che esiste la poesia, il racconto, si aprono varchi nelle prigioni, si aprono mondi, possibilità nell'impossibile..."vagar mi fai co' miei pensieri sull'orme che vanno al nulla eterno". anche a me piace l'albero sospeso, giusto traina ("quel" giusto traina?). scorribanda storiroccheggiante che declina ad ogni passo la mezza età (che bella età?): ex-merenderi, ex-emozioni, ex-fricchettoni. i cervi a primavera, quelli, no.
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sì, lulù, "quel" giusto

sì, lulù, "quel" giusto traina! ;-)
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Mi si perdoni, ma ho trovato

Mi si perdoni, ma ho trovato un pò faticoso il pezzo di Borghi, forse troppo baroccheggiante per miei gusti. Traina invece mi ha divertito. E la citazione finale di quella che per me è una delle canzoni più belle di Paul Simon (anche se forse ha dimenticato i Moonbeams) me lo rende ancora più simpatico.
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Il pezzo di Borghi ho dovuto

Il pezzo di Borghi ho dovuto abbandonarlo alle prime righe. Non per colpa sua, mi succede ogni volta che sento dire che uno non ne puo' piu'. Per quanto possa sembrare strano galleggio ancora in una specie di brodo primordiale, dunque mi aspetto belle cose dalla vita, non ho voglia di deprimermi prima di cominciare. Anche mamma e babbo dicono che stare al mondo e' una questione difficile e che ci sono fregature a ogni angolo e che dovro' farci il callo, ma secondo me esagerano. Il pezzo di Traina invece e' divertente. Mi piacciono i racconti che parlano di una cosa mettendone dentro altre dieci, le citazioni eccetera. Direi che Traina e' bravo, ma lo dico sottovoce che altrimenti qui si comincia a dire che stiamo tutti facendo l'amore. Basta cosi'.
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Per fortuna siamo diversi.

Per fortuna siamo diversi. Il pezzo di Borghi a me è piaciuto, me lo sono sentito addosso e ci stavo dentro comodamente. L'altro un pò meno, ma ho colto l'occasione per imparare come si scrive qualcosa di originale. Insomma, ancora una volta, sono venuto a bottega.
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Per fortuna siamo molto diversi

Ma il testo di Traina, accoppiato a quello di Borghi e letto subito dopo fa sorgere subito e di nuovo il sole.
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Sono abbastanza in linea col

Sono abbastanza in linea col mio amico carloesse. Borghi, per me, è un po' troppo enfatico e ciò appesantisce il racconto che, di per sé, parte da un angolo di visuale interessante. Traina ha sparigliato, ma sparigliare con gusto è comunque un segno di creatività.
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continuano

ad essere belli e interessanti e divertenti. del primo anche a me è piaciuta molto l' ispirazione, l'dea.del secondo mi è piaciuto tutto, sopratutto la conoscenza dei dettagli.
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Buongiorno, del primo mi è

Buongiorno, del primo mi è piaciuta l'idea del volo e di cosa si prova all'ultimo battito, il concetto di evasione per poi tornare e la lentezza, il fermarsi consentito dall'ultimo battito credo sia ben espressa. Del secondo mi è piaciuto lo stile e ho avuto l'impressione che fosse un "dietro le quinte" della preparazione al racconto, una sorta di grande fratello sull'autore distratto da altre cose mentre si documenta e riflette. Complimenti ad entrambi. Più passano i giorni più son contenta di aver preso parte a qs. "cerchio di scrittura" perchè mi sta insegnando molto e mi dà modo di leggere espressioni, stili, linguaggi e idee diverse ma partendo da un unico spunto comune, cosa che altrove, non avrei mai potuto fare. Grazie ancora a Gaja! :oD Buon we lungo!
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"cerchio di scrittura",

"cerchio di scrittura", silvia? ma che MAGNIFICA espressione... ha un significato particolare per me. un bacio.
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Sì, Gaja cerchio di

Sì, Gaja cerchio di scrittura perchè siamo tutti sullo stesso piano, è uno scambio alla pari come una tavola rotonda (oddio! chi con tanta chi con poca esperienza)...però non sei Re Artù suvvia...se mai Ginevra al comando! ;oD Non so che significato abbia per te... Poi se penso alla simbologia del cerchio...beh...Non c'è inizio, non c'è fine è presente sia nella cultura celtica sia in quella maori come rielaborazione di Koru, che alla fine riporta al concetto di inizio e di Aurora. Ok, mi fermo altrimenti diventa un saggio! :oD Baci
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Silvia: quello che hai

Silvia: quello che hai scritto non fa che colpirmi ancor di più in senso positivo. Hai notato come si intitola il mio primo romanzo? (nella colonnina di sinistra). La cultura celtica è il mio pane. Quella maori la seconda passione.
Tua, Ginevra. ;))*
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Non è facile

veleggiare in groppa alla poesia senza cadere nel lago ( di sotto) della retorica. Mi pare che il primo racconto plani nel modo giusto e mi piace. L'ho bevuto fino all'ultima goccia. Quanto all'ultima frase: scagli la prima pietra chi non abbia detto: vediamo di resistere fino a domani. La vita, a volte è fatta di scale scese da bambini timorosi, che appoggiano un piede su un gradino alla volta. Il giorno dopo, il poi, a volte, invece si saltella, si sorride anche coi piedi. Qui, c'è da dire, che il *domani* è la ripetizione del buio. La speranza a volte si arrotola. Il secondo racconto-non racconto mi ha fatto sorridere con piacere dall'inizio alla fine. Carino tanto tanto. Leggero senza essere vanesio. Che bello! :-)))
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il primo

mi ha ricordato certe novelle "sospese", forse non c'entra niente, ma a me è venuto in mente Buzzati. Ci sono dei passaggi che mi hanno condotta in una dimensione metafisica, e condotta è la parola giusta, trasportata, in volo, proprio come la donna della foto. Il secondo è rimasto invece "dentro" l'immagine, come imprigionato dalle stesse riflessioni che ha fatto scaturire, divertenti, originali, in assoluta relazione con il segno. Sono d'accordissimo con chi esprime entusiasmo per l'alto livello di queste performances, tutte.
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Lo so

che non è una gara e che non c'è una classifica, ma allo stato attuale delle letture, direi che il racconto di Borghi è quello che meglio ha reso le atmosfere della foto. Il secondo, invece, è un furbissimo escamotage. Bravo il signor Traina, mi ha divertito (soprattutto Eminem nato nella Torbella di Detroit!) Lauraetlory
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Entro nel merito - forse per

Entro nel merito - forse per la prima volta: ci sono passi del racconto di Borghi che mi hanno toccato profondamente. E commosso. Frasi che non dimenticherò.
Trovo che l'accostamento - casuale, as usual - con il pezzo di Traina (che io ritengo delizioso e, per più di un verso, geniale: l'ironia è *sempre* figlia della cultura e dell'intelligenza) sia *perfetto*. E qui il merito non è ascrivibile ad alcuno, se non al caso. 
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Sono lusingato.

Intervengo dopo avere letto i commenti per ringraziarvi di cuore per la Vostra incisività e sincerità.
Sono particolarmente felice per due motivi. Il primo per essere stato - sebbene casualmente - accostato a Traina, a "quel prestigiosissimo Traina", il cui pezzo trovo sia perfettamente complementare al mio; il secondo per l'intervento, che mi ha davvero confuso, della splendida Gaja, che ho avuto il privilegio di conoscere su FB e della quale ho letto alcuni preziosissimi lavori ("Il cerchio" ed "Extra Omnes").
La prigione, la galera. Ne esistono di numerosi tipi sapete, dentro e fuori di noi; sono piene di persone colpevoli che non sanno di essere innocenti e di tanti innocenti che credono di essere colpevoli (grazie cara Eva Carriego, alias Lina Dettori, per questa bellissima descrizione che ti rubo bellamente quanto disinvoltamente, a piè pari).
Perdonatemi, ma sono certo che ciascuno di noi - o in un modo o in un altro - sia passato per qualche prigione (spero che pochi abbiano visto quelle "Patrie", ma anche quelle fanno parte della nostra vita: è un attimo scivolarci dentro) e che in quell'infausto soggiorno si sia supplicato di resistere, almeno fino a domani, perchè il nuovo giorno porta sempre con se nuove cose. Si, avete letto bene: si sia supplicato da solo, abbia supplicato se stesso, in mancanza di altro. Per non darla vinta alla disperazione.
Il volo di Traina (il mezzo della rete consente anche modi informali, ma altrettanto rispettosi, di rivolgersi alle persone) ha percorso un itinerario straordinario e fuori dalle righe.
Mi spiace se qualcuno si è rattristato o infastidito, non era questa la mia intenzione. Ho dovuto condensare un pezzo molto più lungo, che nelle mie intenzioni era un unno alla Vita, alla sua Forza, alla sua bellissima ed affascinante ineluttabilità.
Un grazie particolare a MarioB, del quale ho apprezzato moltissimo il prestigioso commento (dopo avere letto il suo meraviglioso pezzo mi ero pentito di avere mandato il mio, quasi vergognato).
Scusate se mi sono dilungato, ma sentivo il dovere di scrivere queste cose.
Grazie.
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L'uno compensa

L'uno compensa l'altro! Bella accoppiata!
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"Perdonatemi, ma sono certo

"Perdonatemi, ma sono certo che ciascuno di noi - o in un modo o in un altro - sia passato per qualche prigione [...] e che in quell'infausto soggiorno si sia supplicato di resistere, almeno fino a domani, perchè il nuovo giorno porta sempre con se nuove cose. Si, avete letto bene: si sia supplicato da solo, abbia supplicato se stesso, in mancanza di altro. Per non darla vinta alla disperazione."

Sottoscrivo tutto. Tutto. Grazie Mario, di questo e di molto altro. Non dimenticherò mai il tuo gesto in un momento tragico della mia vita. Ho mille difetti, ma ricordo sempre, e sono sempre riconoscente, a chi mi tende la mano quando ne ho bisogno.

 

 

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sei parole, per compensare l'altro

grazie a tutti e buon proseguimento
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grazie a te per aver

grazie a te per aver partecipato, prof. just.
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ringrazio io, o Mario

ringrazio io, o Mario Borghi, non sapevo che fossi Darkstone, il "prestigioso" è troppo, per me, è 'na roba normale :-))
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Belli, belli

mi colpisce più Traina percheè riesce ad usare una scrittura che farebbe incazzare chiunque e la rende unica, come una scena di film. Borghi è bello, è una spremuta di anima e di tutte le sue domande. Si beve e disseta.
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eccezione

Mi ero ripromesso di non inserire commenti ai testi, essendo anch'io parte del gruppo (chi di commento ferisce, di commento perisce...). Faccio eccezione per l'amico Giusto Traina, ma solo per sottolineare l'humour che, del resto, lo contraddistingue anche su facebook. Gli altri mi limiterò a leggerli, ma con attenzione, unitamente ai commenti, che vedo numerosi sul blog di Gaja. Un saluto a tutti E. P.S: forse farò un'altra eccezione...non è una promessa, è una minaccia :-)))))
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Fanciulla volante

Interessante il racconto di Mario Borghi, con quelle lampadine anch'esse braccate da un'inferriata, e quel canto che fa volare liberando. Direi divertente e didascalico il brano di Traina. Adesso ne sappiamo di più, anche se un artista non può essere mai definito dalla sua cronologia. E' l'interiore che conta e la fotografia proposta alle nostre considerazioni è l'eterno femminino presente in noi tutti, uomini e donne, o come sostanza perché siamo fisicamente donne o come desiderio della madre figlia sorella e sposa.
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NON sarò breve

Se ho bisogno - e ne ho - di tempo per commentare è perché, per me, la scrittura è una mappa: e se non me ne allontano non capisco che cosa mi mostri (come in Borges che cita Suàrez Miranda - "... In quell'Impero, l'Arte della Cartografia raggiunse tale Perfezione che la mappa di una sola Provincia occupava un'intera Città, e la mappa dell'Impero un'intera Provincia. Col tempo, queste Mappe Smisurate non soddisfecero più e i Collegi dei Cartografi crearono una Mappa dell'Impero che aveva la grandezza stessa dell'Impero e con esso coincideva esattamente. Meno Dedite allo Studio della Cartografia, le Generazioni Successive capirono che quella immensa Mappa era Inutile e non senza Empietà l'abbandonarono alle Inclemenze del Sole e degli Inverni. * " - così per me la troppa vicinanza con le cose/parole m'impedisce di vederle davvero). Oggi che un minimo di distanza, temporale, l'ho messa, posso dire. Il racconto di Borghi, autore che non conoscevo, mi ha molto piacevolmente, ancorché dolorosamente, stupita. Sì, ciascuno ha i propri inferni, le proprie prigioni, le proprie gabbie; ciascuno ha le proprie risorse di tenacia e sopravvivenza, ciascuno il proprio domani da aspettare, il proprio presente in cui resistere. Altro elemento di stupore l'assenza di qualsiasi inequivocabile riferimento al genere del protagonista. Sì, certo, Borghi scrive "gli altri maledetti", scrive "mi ha salvato", ma in nessun punto invita a capire senza possibilità d'appello - o d'equivoco - che il suo "io" sia un uomo. Il che, personalmente, più che un non-svelamento lo trovo un tentativo (riuscito) di inclusione, direi quasi di universalità: di inferni prigioni e gabbie ma anche - soprattutto - di tenacia, sopravvivenza, resistenza. E un racconto può essere un invito a individuare le une e le altre con più precisione. Grazie. Il secondo, che dire se non di nuovo grazie? Commedia dopo tragedia, risata dopo orrore, ironia dopo retorica. Doccia che lava dopo rovente pena. Una mano santa. Grazie, dunque. E a Gaja, grazie di più. Questa è davvero una "Zona Franca". * Jorge Luis Borges, L'artefice, Adelphi, a cura di Tommaso Scarano
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Fiamma fantastica, questo

Fiamma fantastica, questo commento merita un post. (quando avrò smesso di leggerlo e rileggerlo e di commuovermi. Eh già, è un periodo in cui sono particolarmente sensibile).
Grazie a te, mia Fiamma, per Auroralia e Zona Franca. Il cuore del mio cuore.

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Borges rulez ok

Che i post meritino commenti e i commenti meritino post è molto, molto, molto borgesiano :)
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Anche che sia l'originale a

Anche che sia l'originale a essere infedele alla traduzione è borgesiano assai assai! ;))
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Per non parlar del fatto...

...che tra BORGes e BORGhi c'è solo une toute petite difference :)
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Diciamo che non si poteva

Diciamo che non si poteva NON parlare di JLB, Flame! ;))
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