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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

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Inserito da Gaja il Gio, 28/05/2009 - 07:59

LA DONNA VOLANTE, dedicato ad Artemisia
di MARIO BIANCO

Questa foto che mi ha consegnato stamattina con le sue belle manine sante e profumate e melliflue e mollicce la PUERCA KALTENBRUNNER Dr. sarebbe magari anche bella, potrebbe essere meravigliosa, ispirare aulici canti, voli pindarici, cazzi volanti, svenevoli commenti, invece a me sembra una vera merda.
Qui lo dico, e lo ribatto, anzi lo riscrivo con ‘sta biro schifosa che mi ha dato l’aguzzino rinsceminito Maurice.
Poi prendo il qui presente foglio benedetto, lo avvolgerò su di sé, a mo’ di cilindretto e lo consegnerò ai posteri cioè al buco del culo dell’enormous platano di questo cosiddetto Jardin des Plantes ove, balzelloni, aggiransi le anime radiosas y muy hermosas dei pazienti, mai definiti malati, pazienti, no: piuttosto: carissimi ospiti.
Quando avrò cacciato la suddetta supposta letteraria in illo loco mi porrò in posizione sacrosanta ginocchioni e reciterò la giaculatoria mia preferita:

"Extraterrestre portami via
voglio una stella che sia tutta mia
extraterrestre vienimi a pigliare
voglio un pianeta su cui ricominciare!
"

Tuttavia siccome, da qualche tempo, so benissimo che se continuerò a commentare con frasi di quest’intonazione iraconda, turpe e vendicativa le foto che la PUERCA mi affibbia, smollandomi i ruffianeschi suoi complimenti vivissimi y calurosos quale scrittrice prodigio già affermata... Già: un tempo affermata, ora graditissima, ma infelicissima, iperincazzata ospite di questo orrido e caramellosissimo asylum.
Non mi piango più addosso: no.
Alla PUERCA, ‘sta volta, scriverò ben bene, sul foglio fine e quadrettato et intestato che a me questa foto con la donna volante pare incarni lo spirto mio guarito, consapevole y sciolto che si librerà sull’acque limpide verso orizzonti chiari, freschi e puliti.
Così impara! E imparo io a scrivere quello che piace a loro, e al Gran VERMO.
A me adesso soltanto interessa uscire di qui, al più presto: scriverò in calce alle foto i commenti più positivi ed ipocriti, ma plausibili, che mi sia possibile.
Prima vergavo solo commenti osceni per ripicca e mi davo così martellate in capo.

Se me lo dico da me, questa foto mi fa star malissimo, mi viene voglia di sotterrarmi, di cancellarmi. Di brutto mi ha buttato in faccia la figura splendida della mia amata Artemisia Gentileschi che vorrebbe, sì, volare, ma la terra la tira irrimediabilmente giù, con le sue schifose bassezze, le paludi stigie in agguato perenne per assorbirla, succhiarla nel fango più atro: l’ombra sua infatti già s’inzacchera di quella mota che ti s’appiccica addosso e non ti molla più.
Così la sento, come me, che quel Gran VERMO, che alcuni dicono mio padre, la macchia, la sozzura, la violenza, la porcheria, il masso ammorbante e vischioso me l’ha mollato addosso; e ora sta lì a cincischiare di guarigioni mie prossime con la PUERCA KALTEBRUNNER Dr. che non sa, non saprà mai nulla di quel che il Gran VERMO mi fece.
Lui era candido, come un giglio, quando diceva che mi faceva le sue “coccoline sante” poi, poi canticchiava sommesso:

Non esiste l'amor
e' soltanto una favola
inventata da te
per burlarti di me-e-e
Non esiste l'amor
e' una storia ridicola
Ma non ride il mio cuor
me l'hai detto anche tu
che non m'ami gia' più



FREDDO,
di MONICA VIOLA

Il freddo il salto l’abbraccio
il freddo il salto l’abbraccio e la fatica
di andarsene.
Nuda perché nata;
nata perché
nata.
Nata nuoto
nuova, ogni giorno,
perché devo.
Vuota devo andarmene.
Mi accoglierai nel tuo abbraccio
quando finirà il mio
sciolto in uno splash senza eco e
senza amore?
La tua pietà congelarmi in quell’istante
dove resto sospesa nel volo;
rifiuto la mia bellezza
tutto quello che non c’è
quello che hanno tolto
rifiuto di esser vuota.
Non mi accontento, per questo
volo
via
nuda
vuota.

»

I colori si adattano!

Direi che i colori dei cognomi, associati agli scritti potrebbero adattarsi anche al biancoracconto e violapoesia. Il bianco di Bianco perché esiste un riferimento virgineo, seppur di verginità rubata alla Gentileschi e un riferimento pare infantile al foglio quadrettato di bimbo... Viola poesia allo scritto di Viola perché la fermezza dell'immagine congelata e la freddezza che l'assenza/vuotezza ispira trovo si adatti bene a tale colore. Credo che quest'accoppiata sia perfetta! Ma il mio è il primo commento? Ahio...
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trovo che un nume vegli su

trovo che un nume vegli su queste accoppiate - vedi sabrina - perché sono tutte vincenti! mariob., enciclopedia della letteratura mundial e monica viola col suo gelo perfettamente irrigidito-scandito da versi ruvidi, allitteranti, calemboureggianti. ma che bravi tutti! ...gné!:(
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Del racconto di Mario Bianco

Del racconto di Mario Bianco mi è piaciuto il concetto del dover essere ciò che gli altri vogliono o si aspettano che è ciò che accade spesso, o è accaduto a molti di noi prima di trovare il coraggio di presentarsi per ciò che si è. In qs. racconto la consapevolezza di sè e degli altri è ben sottolineata. La poesia di Monica Viola direi che è precisa, non una parola di troppo, non un immagine poetica di troppo se non il vuoto e il volo. Complimenti a entrambi!
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Kaltenbrunner...

Un caso, questo nome, o citazione da Egolf?
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Kaltenbrunner, un nazista

Kaltenbrunner, un nazista cereo e ferreo vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Ernst_Kaltenbrunner
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E mo'?

Difficile da commentare il racconto di Mario Bianco. La sua e' una scrittura talmente sui generis, talmente particolare che non accetta definizioni o interpretazioni. Interessantissimo il tema trattato prendendo spunto dalla foto che, e' evidente, e' onnicomprensiva e puo' ispirare qualsiasi cosa. Nello specifico mi sembra (parere mio, ovviamente) che Mario ne abbia approfittato per lanciare un messaggio in bottiglia nei confronti dell'abitudine che domina il web: i commenti ululanti di piacere. Cito: Alla PUERCA, ‘sta volta, scriverò ben bene, sul foglio fine e quadrettato et intestato che a me questa foto con la donna volante pare incarni lo spirto mio guarito, consapevole y sciolto che si librerà sull’acque limpide verso orizzonti chiari, freschi e puliti. Così impara! E imparo io a scrivere quello che piace a loro, e al Gran VERMO. Non essendo io interessata a lasciare l'asylum in questione, posso permettermi di dire che, pur apprezzando la maestria, questo racconto mi e' piaciuto meno degli altri. Riguardo alla poesia, invece, da lettrice senza pretese di autorita', mi colpisce molto, mi emoziona. E direi che di solito una reazione di questo genere mi certifica che sono versi efficaci. Bravi tutti e due. Lauraetlory
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ammutolisco

perché la bravura è tanta! Il racconto è di una scrittura nervosa e vera, originalissima, da mostro sacro... e che posso io aggiungere se non l'apprezzamento totale? La poesia è nuda, smussa, essenziale, perfettamente in sincrono con l'immagine.
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la donna

vola di volo straordinariamente originale e piacevole belle citazioni, stimola la fantasia bel posto, questo posto
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moglie mia, qui rispondo

moglie mia, qui rispondo sì: è un gran bel complimento quello che fai al mio posto. è merito vostro, solo vostro.

i pezzi di oggi sono notevolissimi, a mio avviso. come i precedenti. e ancora ne arriveranno, altrettanto belli (io posso dirlo, ché ho avuto il privilegio di leggerli in anteprima).

un abbraccio alle lettrici/ai lettori e alle commentatrici/commentatori. 
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Conosco abbstanza bene la

Conosco abbstanza bene la (originalissima) prosa di mario bianco, non conoscevo la poesia di monica viola. mi sia consentito, dunque, stupirmi per quest'ultima perché è una sorpresa con parole giuste e giustamente assemblate per creare una "foto" sulla foto. IMPRESSIONANTE! Mario, ovviamente, è per me una conferma
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Intrigante & magico.

Il primo pezzo e straordinariamente intrigante. Controcorrente, originalissimo. Lo spaccato di una qualche esistenza, turbinosa. L'ho letto e riletto svariegate volte! Il secondo è un volo fantastico, coraggioso ed indispensabile. ... e chi si schioda più da qui? (acc.. c'è anche la Carriego!).
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Grande Mario, bella prosa,

Grande Mario, bella prosa, irosa e ironica, incazzosa e tendente al folle: una "lettura" della foto di Uelsmann che va in una direzione molto originale. Per chi già conosce Mario Bianco non è una scoperta, ma una conferma. Freddo di Monica Viola è invece una piacevolissima sorpresa, anche per chi, come me, non è un abituale consumatore di letteratura in versi. Si procede sempre ad alto livello, mi pare. Finora è un successo, sotto tutti i punti di vista.
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grazie mario per kaltenbrunner

Non sapevo ciò che mi dici, e la cosa si fa molto interessante...(Kaltenbrunner John è protagonista de "Il signore della fattoria" di Egolf. ummm. ancora grazie mille)
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Sapete che non le mando a dire

perché non è nella mia natura. Mi è piaciuta soltanto la poesia. Molto. Il racconto, proprio per niente.
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Mario non lo conosco ma

Mario non lo conosco ma secondo me e' pazzo. Un mio amico scriveva nello stesso modo ed era pazzo. Ma adesso e' morto. Forse anche Mario e' morto. Forse questo racconto e' stato pubblicato postumo. Peccato che chi cerchi di fare del male con la lettarutura sia costretto a morir di fame o di dolore. Non conosco nemmeno Monica ma lei invece mi sembra a posto. Anche se non capisco una minchia di poesia e magari mi sbaglio.
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alcune cose implicite

L'idea di far compilare dei commenti didattici alle immagini quale terapia per superare crisi e malattie dello spirito mi pare interessante. Però poi la carne al fuoco è tanta, forse eccessiva.Uno vorrebbe sapere cose della Kanteretc, ma poi anche del Gran Vermo (fissazione o realtà?), e poi capire perché dal commento osceno si passi a quello evocativo-edificante come garanzia di una guarigione e del possibile congedo. E alla fine come uscito dalla bottiglia: il fantasma di Artemisia.... Forse valeva la pena in 3000 battute concentrarsi su un aspetto. Altrimenti siamo di fronte a un delirio paranoico-critico sul tipo di quelli che si divertivano a fare i surrealisti e anche questa è una scelta. Però, a parte i connettivi logici, credo che recitato possa fare un effetto inquietante
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Senza polemica ( forse...)

ma la scrittura di Bianco di questo racconto mi sembra la tipica dello snob di sinistra. Sta a sinistra che di più non si può, ma scrive impopolare. Nel senso più nobile del termine, però, non mi si fraintenda. Scrive in modo colto/onirico, citando e trasvolando e nel mentre è solito parlare spesso di ceto popolare e di gente semplice, scrive in modo che nessuna persona qualunque, magari povera di studi, senza un retroterra culturale adatto, ne possa fruire. Mi riferisco ad un racconto come questo, ovviamente, non conosco molto altro di Bianco, per cui non mi pronuncio sullo stile globale. Sono incongruenze da intellettuale, che mi fanno diventare furiosa. E la Rossana furiosa rispetto ad Orlando è peggio. Mi irrita che si ponga come paladino del popolo chi, quando scrive, non c'arriva. Si chieda dunque perché il popolo poi, voti nazionalpopolare. Non per dire che la scrittura "facile" sia migliore. Semplicemente per sottolineare che, per me, questo stile è ciò che un tempo si diceva radical chic. Qualcuno può amarlo alla follia ed altri dire: parla ( e scrivi) come magni!
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cosa può essere bianco-e-viola?

Un ramo di glicine su una casa ischitana? Un paramento sacro? (epppure non è mai biancobianco) Un iris dipinto sul frigorifero? Non so. Monica la conosco, l'ho letta e mi conferma anche con la poesia che ha infinite frecce al suo arco e le deve usare TUTTE. Mario lo conosco, ma faccio sempre un po' di fatica a capirlo. Magari è colpa mia. Però, la parte migliore di Auroralia è proprio questo ibridarsi fra corpi e terra e acqua e freddo...
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Fanciulla volante

Stavolta il racconto, per quanto scritto bene, mi è piaciuto di meno per certe espressioni più che crude e, a mio parere, non giustificate. Un'opinione personale opinabilissima. La poesia è nuda, vuota e bella.
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Il disprezzo che sprigiona

Il disprezzo che sprigiona invece Rossana verso il "paladino del popolo e radical-chic snob-di-sinistra" irrita invece me, e non poco. Potrebbe più civilmente limitarsi a dire che non le è piaciuto senza sparare sentenze, che mi paiono peraltro banalità precotte & preconcette. A casa sua usi pure i toni che crede, se uno non si trova bene caso mai non ci tornerà. Ma qui siamo tutti ospiti, credo. Apprezzo molto invece il commento di carletto magnaroma: sì credo anche io che Mario sia pazzo e come tale in possesso della lucidità che solo i pazzi posseggono.
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Il tempo, il tempo!

Che dire, siamo solo a sei, certo, ma l'invito-non-invito ricevuto da Gaja dimostra che la ragazza ha ottime frequentazioni - o, meglio, buone amiche e amici. Vorrei avere il tempo per dilungarmi (non tanto, eh? Tranquilli: tanto non ne ho) invece dirò solo questo. Tempo fa, pensando ad Auroralia allora in nuce, mi tornò alla mente una frase NON MIA. "Sarebbe bene imparare a sospendere il giudizio e a esercitare la critica." Queste giustapposizioni, questi accoppiamenti, queste sovrapposizioni, coincidenze pubblicazioni doppie o come vogliamo chiamarle sono, credo, un ottimo invito (certo lo sono per me) a uscire dalla trappola del mi piace/non mi piace e a entrare nel gioco infinito dei rimandi. A decifrare, insomma, il grande quadro della scrittura, in cui una parola rimanda a un'altra e questa a un'altra ancora e tutte insieme a una frase e a un'altra frase, fino a comporre, scomporre e ricomporre un discorso non collettivo bensì connettivo. Non sarà facile - ben poche cose importanti lo sono - ma lo ritengo molto, molto, molto necessario. Bon, torno al lavoro. Anche stasera, grazie per il ballo.
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proposta contraddittoria:

proposta contraddittoria: nel mentre che rossana ci invita alla critica, emette dei giudizi. non ho avuto molto tempo in questi giorni, né prevedo di averne oltre a quello da dedicare alla lettura - a più riprese -. però da subito il racconto di mb mi pareva di un delirante stuzzichevole, pieno di echi, sarà che propendo per il barocco in modo disgustoso, ma a me la scrittura piena di scritture fa sempre un grande effetto.non lo trovo snob. d'altra parte io posso solo comprendere ciò che leggo dalla mia visuale, mi parrebbe forzato immedesimarmi in un lettore ingenuo del tutto virtuale: per valutare cosa poi? "l'andata al popolo"? ma chi ci crede più? gadda chi lo legge, quanti? manganelli? mica stanno in appendice. e che facciamo: si buttano? eleggo mariob altro "nipotino di gadda". magari non gli fa neanche piacere, neh, mario?
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Parolacce

Il bello di questo pezzo è, secondo me, proprio la libertà di espressione, non vincolata da inutili perbenismi, bella, viva frizzante e terribilmente attuale. Lo stesso linguaggio che tutti noi spesso usiamo nella nostra testa. Lo stesso stile di vita. Se non ognuno di noi, buona parte.
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belli entrambi

il primo però non l'ho capito affatto, probabilmente non ho sufficienti conoscenze letterarie per capire di che cosa stia parlando, oltre al fatto che parla della vicenda di artemisia gentileschi. mi chiedo se sono l' unica. mi è piaicuto però per il suono delle parole, per l' impressionismo che pennella. la poesia mi pare bellissima.
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I pazzi

non sono lucidi, carlosirotti. E' una contraddizione in termini. E' più facile che i molto lucidi fingano di essere pazzi. E' radical chic anche quello. Attenzione poi,ho sottolineato un aspetto, relativo semplicemente alle modalità di fruizione. Trovo contradditorio che chi si picca di essere dalla parte del popolo, scriva poi in modo incomprensibile ai più e non è un luogo comune, è la verità. Tale racconto è raffinatissimo. Mi pare un complimento. Io amo però la semplicità comunicativa,che ci posso fare? Sarò semplicista.O sempliciotta.
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Sarà che invece io amo

Sarà che invece io amo proprio le contraddizioni. il mondo ne è pieno. E anche di finzioni. E cos'è la scrittura se non finzione? Ma non ci vedo nulla di radical-chic. E non vedo il bisogno di sparare a zero. Se non ti piace non ti piace: liberissima, e fai bene a dirlo. Ma ti prego, risparmia le sentenze!
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La scrittura

è una forma di comunicazione e come tale ha un suo target. Più ampio è, secondo me, meglio è. Questione di scelte. Quanto al concetto di radical chic, sembra proprio che tu non lo digerisca.Chiamiamolo scollamento, allora. Posso scegliere di scrivere per la casalinga di Voghera o scimmiottare Manganelli.Diciamo che sarebbe meglio avere la testa di Manganelli e saper scrivere anche *per* le casalinghe di Voghera. Ma qui si esula dal contesto. E' un discorso concettuale, seppure in forma banale, sulla scrittura in sé, allora, come ben dici: ad ognuno la sua forma di finzione e più ce ne sono... più ampio è il ventaglio. In ogni caso, non ne ho fatto un discorso qualitativo in termini di valore ( che è indiscutibile, tanto meno è discutibile da me), ma di tipologia.
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Mi permetto di dire poche

Mi permetto di dire poche cose: 1.Ha ragione Carletto Magnaroma, io sono morto, già, e non so come lui l'abbia scoperto. Infatti quello che scrive qui sotto il nome di Mario Bianco è un entità fittizia, virtuale, un rimbecillito, un citrullo qualsiasi che prese indegnamente le mie sembianze, di me, povero frate di mome Ireneo de Castaneolis, arso sul rogo nel 1324, per eresia patarina e seguace di Ubertino da Casale. 2.Non ho capito cosa c'entra la destra, la sinistra, il radicalchic col mio racconto. Nessuno scrive per "tutti", ognuno ha i suoi lettori. 3.E' uno spaccato di vita di una poveraccia borderline, molto colta, ricoverata in una casa di cura svizzera, violentata dal padre quando era bambina. Ho tratto lo spunto da un fatto di cronaca tragico accaduto pochi mesi fa. Capisco che non si comprenda bene, il testo andava ampliato ad almeno 12000 battute. 4.Sono contento tuttavia di aver dato lo spunto al dissenso, già. :-)))
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Ho dimenticato di dire che

Ho dimenticato di dire che la poesia di Monica Viola mi è piaciuta moltissimo!
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Non entro nel merito della

Non entro nel merito della discussione, che mi pare animata (e necessaria, talvolta). Come ho scritto in uno dei post che hanno preceduto la pubblicazione, tutti i commenti sono i benvenuti, purché espressi nei limiti dell'educazione e della civiltà. Qui mi sembra che ci si sia mantenuti entro l'ambito di un sano confronto, sia pure caldo e guidato da opionioni divergenti. Mi piacerebbe - ma è un mio desiderio, naturalmente, da innamorata della letteratura - che gli interventi fossero orientati verso lo stile, i contenuti, le atmosfere.
Buon proseguimento a tutti, e rimanete in ascolto, ché domani ci saranno grandi novità (e non mi riferisco solo ai nuovi racconti).
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grazie.. sono commossa per davvero

Grazie a tutt@... che felicità enorme.. non scrivo MAI poesie, ma questa fotografia non poteva starci in un racconto, era troppo ingombrante. E volevo parlasse del contatto con la morte, perché era quello che avevo sotto la pelle in quei giorni, vicina a Gaja e alle mille cose che ci legano. Sono sorpresa che i giudizi siano stati così positivi, grazie a chi ha commentato qui e chi mi ha mandato messaggi anche su facebook.. siete speciali! Grazie anche a Mario, che sa usare parole davvero potenti..
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credo che...

questa canzone sia adatta alla fotografia. a lato del video c'è il testo. ciao. nottebuona. http://www.youtube.com/watch?v=QorFwH-6mfg
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Grande cosa è la follia per

Grande cosa è la follia per noi uomini se possiamo non chiamarla tale. "Non mi accontento" credo sia il registro di entrambe le proposte e ritengo si sia trattato di una scelta giusta. Oggi in tanti scelgono di accontentarsi. Per fortuna nella scrittura possiamo andare oltre noi stessi. La decisione di farlo è l'unico sforzo richiesto.
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se ne parlava ieri al

se ne parlava ieri al tavolino... son corsa a leggere: profonda, delicata, forte, che sia Viola, che sia l'altra...
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Rifiutare / accogliere: doppio movimento

Difficile non farsi stringere il cuore, farselo strizzare come un limone - altrettanto acido, altrettanto succoso - dal delirio lucidissimo di chi ha avuto per tragico destino quello di cadere tra le disumane grinfie di Kaltenbrunner. Che poi parli un po' come il Salvatore de Il nome della rosa, mescolando pezzi di lingua-madre a pezzi di madre-lingua (pezzi di lingua? Pezzi di madre? Chi è stata fatta a pezzi da un padre, o da IL padre, ha ogni diritto di esprimersi come più le - o gli, dato che chi scrive è un uomo - aggrada), che importa? E' artificioso, certo: ma un artificio con cui cercare di salvarsi la vita. Che poi ci si riesca, è tutto un altro paio di maniche (e quelle delle camicie di contenzione sono molto lunghe. Dannazione). Difficile poi non farselo riallargare, il cuore, per accogliere o prepararsi ad accogliere un altro rifiuto: ma, stavolta, è il rifiuto d'esser vuota. Un rifiuto cocciuto - "nuova perché nata / nata perché nata / nuova perché devo", e scusa Monica se ho rimontato la scansione e i versi - com'è cocciuta chi non s'accontenta. E fa bene. Che cos'altro dire se non (sapendo d'essere esaudita, questo è il bello) "Ancora! Ancora!"? Solo, anche stavolta, grazie.
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