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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

luoghi dell'anima

Irlanda



Nuova Zelanda

compagni di viaggio

Margot



Moby Dick

 
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di letture e scritture a cura di giulio mozzi
Aggiornato: 58 min 34 sec fa

Il santo il vergine il re

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Umberto Casadei conclude qui la cronaca-riflessione (più riflessione che cronaca) sulla conversazione tra Giorgio Bonaccorso e Giulio Mozzi a proposito del libro Corpo morto e corpo vivo: Eluana Englaro e Silvio Berlusconi. Puntate precedenti: Perché l’ironia, adesso?, Tornato dal bar, Né piccioni, né fave, Sigillato immaginato corpo + punipetto. gm


Filed under: Corpo morto e corpo vivo Tagged: Umberto Casadei

Apocalittici e formattati

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di Linnio Accorroni

[Questo articolo è apparso nel blog della rivista Stilos il 27 luglio 2010].

Un grido di dolore, più o meno, ma espresso con un tono piano e razioci­nante, un j’accuse sostanzial­mente dis­per­ato, ma lon­tano da quei toni enfa­tiz­zanti e da quella mag­nil­o­quenza un po’ frusta che paiono una sorta di noblesse oblige quando si uti­liz­zano dis­pos­i­tivi retorici di questo tipo.

L’intervento di Sil­via Ballestra pub­bli­cato sul primo numero di Alfabeta2 e inti­to­lato un po’ anod­i­na­mente L’industria del libro di massa merita, vista la sin­cer­ità con la quale la scrit­trice di I giorni della rotonda affronta prob­lem­atiche di cen­trale rilievo, una qualche rif­les­sione sup­ple­mentare. Non è infatti l’ennesima ripropo­sizione di un ever­green del dejà-vu, ovverosia il lamento di un autore che, riflet­tendo sulla pro­pria con­dizione, con­stata l’eclisse di un mod­ello cul­tur­ale, sop­pi­antato dall’avvento di nuove strate­gie editoriali-commerciali, tese essen­zial­mente all’abolizione tout court della Qual­ità e della Ricerca, felice­mente prone ai dik­tat di un Dio Mer­cato sen­si­bile esclu­si­va­mente alle leggi dell’audi­ence e del con­sumo. L’intervento della Ballestra va med­i­tato, oltre che per il fatto che la vox cla­mans è quella di una che, bene o male, da un trenten­nio circa bazz­ica il milieu edi­to­ri­ale, anche per la gran mole di spunti e di con­sid­er­azioni che indi­cano niti­da­mente a che punto sia lo stato dell’arte (o, per meglio dire) del mer­cato in Italia.

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Vibrisselibri story / 5

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Carlo Cannella: Tutto deve crollare
disponibile in pdf

Fin dalle prime righe Tutto deve crollare trascina il lettore in una storia dalle tinte profodamente cupe, in un’atmosfera noir spietata che non può lasciare indifferenti.
Vi si narra la vicenda di un anarchico fuggito in Brasile negli anni Cinquanta e divenuto un personaggio cinico, violento, senza scrupoli. All’inizio del romanzo, negli anni Settanta, costui si trova ancora in Amazzonia, dove fa rapire dal suo fido braccio destro Fernando una ragazzina india, Isabel, che sposa e porta in Italia. Qui le fa mettere al mondo una bimba, Marta. La vita di Marta è travagliata fin dai primi anni: il padre, geloso dell’esclusività del rapporto esistente tra la moglie e la figlia, dopo un breve periodo le separa per sempre facendo riportare Isabel in Sudamerica, mentre successivamente lei, all’età di dieci anni, viene stuprata da Fernando, col quale intesse una morbosissima relazione. Alla morte di lui Marta si trasferisce a Padova, dove si iscrive all’università e incontra Gianmario, un ex militante di Lotta Continua, di cui s’innamora e con cui vive una lunga storia idilliaca…

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Qual è lo stato del’arte letteraria?

Mer, 28/07/2010 - 12:04

di Luca Massaro

caro Giulio,

ieri ho letto su Vibrisse la presentazione del libro di Demetrio Paolin, La tragedia negata (ho scaricato anche il pdf del libro, leggerò). A un certo punto, verso la fine, è scritto che tale libro

«si pone [...] come lettura indispensabile per chiunque abbia intenzione di affrontare un’analisi completa del terrorismo rosso e nero così come viene raccontato nella maggior parte dei romanzi italiani».

Questa frase mi spinge a scriverti questa lettera aperta per sapere la tua opinione su alcune cose che riguardano la letteratura, in ispecie l’italiana. Scrivo a te perché sei un “professionista” (o specialista, se preferisci) e della scrittura e della lettura (ovverosia per quanto pubblichi come autore e per quanto fai pubblicare come consulente editoriale).

La domanda è questa: qual è lo stato dell’arte letteraria in Italia?

Ti dico come la vedo io la questione.

Qualcuno scrive un libro di narrativa, un buon libro con una bella storia, manda il manoscritto a una casa editrice che dimostra interesse e lo fa esordire pubblicandolo. Il libro piace subito al pubblico, magari vince un premio importante, ha successo e resta in cima alle classifiche di vendita per settimane. Lo scrittore esordiente diventa così uno scrittore affermato, riconosciuto. L’oggetto libro, ciò che ha pensato e scritto, diventa la carta di accesso nel pantheon degli scrittori sotto contratto dai quali le case editrici aspettano con ansia i loro prossimi lavori per essere volentieri pubblicati con su scritto “ecco il nuovo romanzo dell’autore de…” e così via. Fine della storia.

Ecco, ti richiedo: lo stato dell’arte letteraria oggi è solo questa cosa? Dietro i libri di un Piperno, di un Giordano, di uno Scarpa, di una Mazzucco, di una Avallone (cito i primi che mi vengono in mente) cosa c’è oltre quanto descritto sopra? Per carità nulla di male, anzi giù il cappello a chi riesce a diventare uno scrittore professionista. Ma, ripeto, cosa c’è oltre questo, dietro cioè la buccia della copertina e della storia in sé narrata? Ovvero, c’è negli scrittori il senso di stare facendo, appunto, letteratura? Ovvero ancora: dietro questo meccanismo di “scrittura-vendita-lettura” resta qualcosa che domani, non ora ma domani, gli «studenti canaglie» addenteranno per sapere di che pasta è composto l’uomo/la donna di oggi? La maggior parte dei romanzi italiani di oggi cosa sapranno raccontare agli italiani di domani? Un Demetrio Paolin del futuro che tipo di libro potrà scrivere in riferimento a questa tarda epoca berlusconiana? Come questi scrittori professionisti di oggi saranno gli scrittori a cui domani fare riferimento, sui quali o dai quali imparare o disimparare, meditare o rifiutare nella stessa misura di quanto è accaduto e sta accadendo con gli scrittori di ieri?

E ancora: quanto i nostri scrittori contemporanei sono innestati nel grande albero della storia della letteratura che cammina a fianco della Storia umana nel suo complesso, lasciando tracce di vita più o meno significative che si ritrovano scritte nelle nostre mani esitanti e nei nostri occhi avidi di conoscere il senso del nostro cammino, o di cogliere il bello e la gioia, o di percepire il dolore e la rabbia, la possibilità o l’impotenza?

In buona sostanza, mi piacerebbe, caro Giulio, sentire la tua opinione sul fatto che ci sia, o meno, negli scrittori di oggi la consapevolezza di stare facendo letteratura, di essere dentro una tradizione, anche per tradirla; oppure se in essi c’è solo quell’idea a cui sopra mi riferivo, vale a dire: scrivere per essere pubblicati, venduti, eventualmente letti.

Il mio timore è che anche per quanto riguarda la letteratura stia accadendo quanto è già accaduto per la musica nel suo complesso ove gli apici nei rispettivi generi sono stati raggiunti e dove adesso l’unica modalità rimasta è quella di essere, tra i musicisti, tutti degli epigoni (sia pur dignitosissimi) castrati però nella loro eventuale pretesa di raggiungere altri vertici, di inventare altri stili, di scoprire nuovi mondi.

Infine, una considerazione sul caso Saviano: possibile che egli sia l’unico scrittore capace di avere una valenza politica oggi in Italia? Possibile che solo lui (ed è un bene da salvaguardare, per carità!) abbia questo potere di incidere la pelle del potere mentre le parole scritte da altri scorrono via dal potere come sapone sotto la doccia? Il potere della parola, potere che nel Novecento gli scrittori anche in Italia hanno avuto, è andato completamente perduto?

Ecco, ho finito. Ti auguro una buona giornata di scrittura e lettura.

Con stima tuo L.


Filed under: Industria culturale Tagged: Luca Massaro

L’oggetto del desiderio

Mer, 28/07/2010 - 05:59

di Luigi Manconi

[Queste righe vengono da un articolo apparso ieri 27 luglio 2010 nel quotidiano Il Foglio].

[...] Berlusconi è un uomo brutto, anziano, narcisista (lo dico io che, a mia volta, sono un uomo brutto, anziano, ancorché meno del premier, narcisista, pur se non quanto Berlusconi). Per una siffatta persona l’imperfezione dei propri tratti fisici e la loro decadenza, l’usura del tempo e l’infiacchirsi e l’inflaccidirsi del corpo sono alla lettera insopportabili. E l’altrui imperfezione è una sorta di rimprovero costante che richiama crudamente la propria. Per una siffatta personalità, Rosy Bindi è alla lettera insopportabile: non è facile sopportare, appunto, la serenità matura con la quale gestisce la propria immagine e, ancor prima, comunica una relazione equilibrata col proprio corpo (impresa ardua per chiunque, bello brutto e così così). Invece, in Berlusconi, tuttlo rivela un rapporto nevrotico, al limite del patologico, col proprio corpo: una insoddisfazione profonda, una incontinenza non placabile, un disagio perenne. In questo senso, effettivamente, Berlusconi ama Rosy Bindi, dal momento che ama in maniera struggente ciò che Rosy Bindi rappresenta (ovvero quel rapporto equilibrato col proprio corpo). E Rosy Bindi è davvero l’oggetto del desiderio di Berlusconi: tanto più desiderabile, e dunque nominabile e invocabile, quanto più inafferrabile. Ricordate la risposta della Bindi alla frase del premier, durante “Porta a porta”? “Non sono a sua disposizione”. Irraggiungibile, cioè. [...]


Filed under: I corpi di Silvio Berlusconi, Retoriche Tagged: Luigi Manconi, Rosy Bindi

Cambi registro, dal comico al tragico

Mer, 28/07/2010 - 05:36

di Alberto Abruzzese

[Questo articolo - immagine compresa - è apparso ieri nel sito del quotidiano Il Foglio].

L’unica scelta che gli resta è tentare il salto dal registro comico (commedia umana) al registro tragico (solitudine e follia del tiranno): se desse anche soltanto un segno di ricredersi e scendere a patti, mediare, correggersi, inibirsi, allora la sua immagine crollerebbe. Il principe tornerebbe nei panni del rospo. Il populismo non è calcolo razionale, negoziazio- ne politica, senso del limite, ma potenza delle superstizioni, arbitrio e idolatria. Incanto. Dunque Berlusconi può ancora fare solo se stesso: se si salva di nuovo, durerà quel poco o tanto che potrà durare una democrazia avvilita.

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Filed under: Retoriche Tagged: Alberto Abruzzese

Impegnare sul porno

Mer, 28/07/2010 - 05:05

di giuliomozzi

“La Cina apre al porno online”, titola La Repubblica (qui). E nell’articolo si legge tra l’altro:

Le autorità [cinesi] prendono atto di un Paese che sulle questioni morali viaggia più rapidamente dei suoi leader e l’ala progressita del partito comunista pensa che impegnare sul porno milioni di internauti, mostrando spiragli di democrazia, possa distogliere la loro attenzione da questioni più delicate.

Qualcuno spieghi all’attuale capo del governo che, sulla questione della pubblicazione di intercettazioni non rilevanti ai fini delle indagini, gli conviene cedere. Ma gli conviene proprio.

La fotografia in alto viene da qui. La fotografia in basso viene da qui.


Filed under: Retoriche Tagged: Porno

Vibrisselibri story / 4

Mar, 27/07/2010 - 05:00

Demetrio Paolin: Una tragedia negata
disponibile in pdf e in libreria

In Una tragedia negata Demetrio Paolin compie un’approfondita analisi sulla narrativa ispirata agli anni di piombo. Sono due, in particolare, i fili conduttori che legano i testi presi in esame in questo saggio. Due aspetti nodali che l’autore ha individuato, portato alla luce e sui quali ci invita a riflettere: l’assenza della figura del nemico e la conseguente negazione della cifra tragica nei sanguinosi eventi che caratterizzarono il periodo in questione. In tutti i libri che Paolin analizza la scelta della lotta armata viene declinata all’interno di un ambito familiare, quasi a voler annullare o «disinnescare» la violenza contenuta in quei fatti di sangue. Il suo saggio, infatti, prende le mosse da un’analisi approfondita del rapporto tra “padri” e “figli”. Padri, che in alcuni casi si rivelano ex partigiani, e figli che hanno optato per la vita clandestina dei brigatisti.

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Filed under: Vibrisselibri Tagged: Demetrio Paolin, Vibrisselibri

“Abitare” a Torino

Dom, 25/07/2010 - 10:00

Il libro Abitare. Un viaggio nelle case degli altri sarà a Torino mercoledì 28 luglio, alle 19.30, presso il Museo diffuso della Resistenza (corso Valdocco, 4/a). Lo accompagneranno, al solito, Clementina Sandra Ammendola e Giulio Mozzi.

L’appuntamento si svolge nell’ambito dell’Estate resistente.

Il libro. L’introduzione in pdf. Il blog. Gli Spazzi. La prefazione di Marianella Sclavi. La stanza di Topo Gigio.


Filed under: Abitare Tagged: Abitare, Clementina Sandra Ammendola

Vibrisselibri story / 3

Dom, 25/07/2010 - 07:23

Eugenio De Medio: Nenio
disponibile in pdf

Nenio è uno dei libri più credibili mai scritti sul tema della violazione dei minori e sulle devastazioni psicologiche che possono derivare da esperienze del genere, soprattutto se subite in giovanissima età (sei anni, nel caso del piccolo Nenio, Nazareno Davalos, protagonista del libro). Con questo romanzo-verità l’autore, Eugenio De Medio, ha inteso soprattutto dare esemplarità alla storia narrata, per contribuire ad aumentare il grado di consapevolezza intorno a un problema diffuso e gravissimo. Con sobrietà e precisione egli ricostruisce il mondo, inizialmente tranquillo, del bambino Nenio fino all’irruzione del tragico nel suo quotidiano infantile, con l’angoscioso senso di colpa che gliene derivò, il terrore di essere rimasto “incinto”, i primi segni della disgregazione, i tic nervosi, le lenzuola bucate perché tenute strette tra i denti durante il sonno, la diffidenza verso tutto e tutti, la voglia di confidarsi con i genitori, frenata dalla convinzione di non essere creduto e dalla certezza delle crudeli rappresaglie di Glauco, l’autore delle ripetute violenze, che, come fin troppo spesso accade, si consumano proprio al riparo delle rassicuranti pareti domestiche.

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Filed under: Vibrisselibri Tagged: Eugenio De Medio, Vibrisselibri

Musica per piangere molto

Dom, 25/07/2010 - 04:00

Jacqui McShee, Pentangle

There lived a lady by the North Sea shore
(Lay the bent to the bonnie broom)
Two daughters were the babes she bore
(Fa la la la la la la la la la)

As one grew bright as in the sun
So coal black grew the elder one

A knight came riding to the lady’s door
He’d travelled far to be their wooer

He courted one with gloves and rings
But loved the other above all things

Oh sister will you go with me
To watch the ships sail on the sea?

She took her sister by the hand
And led her down to the North Sea strand

And as they stood on the windy shore
The dark girl threw her sister o’er

Sometimes she sank, sometimes she swam
Crying sister reach to me your hand

Oh sister, sister let me live
And all that’s mine I’ll surely give

It’s your own truelove that I’ll have and more
But thou shalt never come ashore

And there she floated like a swan
The salt sea bore her body on

Two minstrels walked along the strand
And saw the maiden float to land

They made a harp of her breast bone
Whose sound would melt a heart of stone

They took three locks of her yellow hair
And with them strung the harp so rare

They went into her father’s hall
To play the harp before them all

But as they laid it on a stone
The harp began to play alone

The first string sang a doleful sound
The bride her younger sister drowned

The second string as that they tried
In terror sits the black-haired bride

The third string sang beneath their bow
And surely now her tears will flow

Chi furono i Pentangle (in italiano).

The History of Pentangle, dal sito di Jacqui McShee.


Filed under: Uncategorized

Musica per andare al mercato (Hokey-pokey, pokey hump! Hokey-pokey, a penny a lump!)

Sab, 24/07/2010 - 20:00

Luciano Berio, Cries of the London Town, 1-5

Luciano Berio, Cries of the London Town, 6-7

Luciano Berio in Wikipedia.

Una biografia in Magazzini Sonori.

Per scaricare (legalmente) i Cries of London Town: AvantGardeProject.

Una collezione di immaginette di “cries of London”.

I Cries of London del Theatre of Voices.

Una poesia sui cries of London (dal sito delle metropolitana di Londra).

Hokey-pokey, pokey hump!
Hokey-pokey, a penny a lump
.

Hogart’s Cries of London.


Filed under: Musica Tagged: Luciano Berio

I primi effetti della riforma Gelmini?

Sab, 24/07/2010 - 16:17

Inserzione trovata in rete. Il link è mio.


Filed under: Sciocchezze Tagged: Alessandro Manzoni

Vibrisselibri story / 2

Sab, 24/07/2010 - 05:01

Andrea Comotti: L’organigramma
disponibile in pdf e come audiolibro

Nicotrain è uno scrittore. Scrive gialli che sono storie di cui ha «assaporato dal di dentro umori e colori e dolori anche». I suoi libri danno soluzioni reali a casi non ancora risolti. Uno scrittore che è un po’ investigatore e un investigatore che vuole raccontare.
Nicotrain realizza il suo sogno quando si compra una casa sul lago. Apre porte, esplora, misura. In un’intercapedine trova uno scatolone di fotografie. Guarda. Riconosce. Il luogo, l’occasione, persino alcune facce: Piazza Fontana. Quel 12 dicembre. C’era anche lui quel giorno, arrivato sul posto subito dopo l’esplosione, richiamato dalle voci che già correvano. Di bocca in bocca. Di sirena in sirena, per le vie di Milano.
Primi piani. Dal passato riemergono quei personaggi strani che lui stesso aveva notato.
Comincia la ricerca. Quelle foto sono state scattate da un gruppo di anarchici che della fotografia avevano fatto il loro organo di controinformazione. Avevano scoperto qualcosa.

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Vibrisselibri story / 1

Gio, 22/07/2010 - 05:01

Alessio Paša: Appuntamento con il notaio
disponibile in pdf e in libreria

Quattro racconti in versi, diverse angolazioni che si aprono su porzioni di vita ordinarie e per questo emblematiche. I pensieri, i gesti e le parole dei protagonisti sono collezionate e disposte nello spazio di una strofa. Una poesia del quotidiano che riflette con una forza originale e autentica sulle relazioni affettive.
Appuntamento con il notaio svela, poco alla volta, le ragioni di un sentimento, le fondamenta di una scelta. Una vita coniugale consueta, il ménage di un famiglia come tante altre, rivisitati attraverso gli occhi di una donna. L’occasione è l’azzardo, la frettolosa speculazione immobiliare di un marito inesperto e senza radici, il tradimento presagito della moglie che si compie.

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Musica per il vostro silenzio

Mer, 21/07/2010 - 15:46

di giuliomozzi

A me la musica non piace tanto. Cioè, sì, mi piace, ma mi piacciono di più i suoni.
A casa mia, quand’ero piccolo, non si ascoltava musica. Non avevamo il giradischi né la radio né la televisione. La domenica pomeriggio, si leggeva. Noi piccoli leggevamo i giornalini o i librettini adatti a noi, stesi sul tappeto, i genitori in poltrona leggevano il Corriere della sera, Epoca, Grazia.

Ogni tanto, nelle occasioni ufficiali, in piazza suonava la banda municipale. Andavamo ad ascoltarla.
Quando avevo dodici anni una zia mi portò al circo. Era il Circo Americano. La cosa che mi piacque di più fu l’orchestra dei clown. C’era un clown specialista a sbagliare tutto. Faceva sempre le note sbagliate, sbagliava il volume, troppo piano o troppo forte, oppure si grattava le orecchie quando toccava a lui suonare. Lo so adesso, che sbagliava. Allora mi pareva che facesse una musica divertente. Lo penso anche adesso.

Abitavamo a Sottomarina di Chioggia, d’estate quasi tutti i giorni andavamo in spiaggia. A una cert’ora facevo il riposino, steso all’ombra sull’asciugamano. Non dormivo davvero. Entravo e uscivo da un dormiveglia. Sentivo il rumore del mare, i passi della gente nella sabbia, le conversazioni, i toc-toc dei tamburelli, le radioline accese, qualche grido, i mangiadischi, risate. In certi giorni gli altoparlanti dei Bagni Vittoria, vicini ai Bagni Astoria dove andavamo noi, mandavano le canzonette: Ventiquattromila baci, Piccola Ketty, Per il pizzo di una sottana. Ogni tanto il bagnino lanciava segnali col fischietto, se vedeva qualcuno in acqua allontanarsi troppo. I suoni andavano e venivano, come io entravo e uscivo dal dormiveglia. Mi piaceva molto.

Il figlio del mio vicino di sotto teneva una batteria in soffitta. Ogni pomeriggio saliva un paio d’ore a esercitarsi. Era grande, aveva quattordici anni La cosa più difficile che faceva era: ùn-due-tre-quat / ùn-due-tre(pausa) / ùn-due-tre-quat/ùn-due-tre(pausa). Io uscivo sul pianerottolo per sentirlo meglio.

Un giorno, quando già abitavamo a Padova, i genitori comperarono una radio. Così sentimmo Canzonissima. Mio fratello imparava tutte le canzoni. Io non ero capace. Quando c’era la canzone di Patty Pravo, Pazza idea, i genitori parlavano a voce alta, perché non capissimo bene che cosa diceva Patty Pravo.

A diciannove anni lavorai due mesi e mi comperai un giradischi. Siccome ero un ragazzo diligente, studioso, ordinato e per bene, pensai di ascoltare la musica classica. Però la musica del Seicento, Settecento, Ottocento mi preoccupava. La letteratura recente, che avevo conosciuta a scuola, era più facile di quella dei secoli antichi. Così andai in un negozio di dischi e dissi: «Vorrei della musica classica, però d’oggi». Il commesso mi diede un disco di Karlheinz Stockhausen, Trans, e uno di Luigi Nono, A floresta è jovem e cheja de vida. Stockhausen mi piacque tantissimo, Nono per niente. I genitori mi dissero: «Che roba è questa?». Io non sapevo rispondere.

Feci il servizio civile in un collegio-orfanatrofio dove c’erano, in un stanzino, un pianoforte scordato e una batteria scassata. Provai a suonarli. Registrai anche dei nastri. Del pianoforte mi piacevano gli accordi di quarta, le note contigue, le note basse. Riuscivo a fargli fare dei suoni cavernosi. Con la batteria non ero capace di niente. Poi ho persi i nastri, come tante altre cose.

Mentre non c’ero mia sorella comperò dischi di Mozart, Beethoven, Mozart. Quando tornai a casa li ascoltai diligentemente, ma mi annoiavo. Andavano avanti per un pezzo, facevano sempre la stessa cosa, la giravano in su, la giravano in giù, la rivoltavano, la facevano a rovescio, la facevano a pezzetti, facevano finta di farne un’altra, ma in somma: a me pareva che facessero sempre la stessa cosa. Poi finiva il pezzo, ne cominciavano un’altra e via e su e giù avanti indietro eccetera. Così rivendicavo il diritto di proprietà, e rimettevo su Stockhausen. Non sapevo niente di Bach.

Sapevo, però, che esisteva anche tutta un’altra musica. Sapevo che era una musica piuttosto meno diligente, studiosa, ordinata e per bene della musica classica, anche se avevo capito che la mia musica classica non era del tutto per bene. M’informai presso gli amici fidati. Piergiorgio mi fece sentire Heroes e Warszawa di David Bowie, Smoke on the water dei Deep Purple, Pirates di Emerson Lake & Palmer, altre cose. Non capii niente, e comperai tutti i dischi di Emerson Lake & Palmer. Sembrava la musica del Circo Americano, anche se facevano tutte le note giuste.

Tutta questa musica mi piaceva sì, ma continuavo a preferire i suoni. Avevo cominciato a lavorare a Venezia, prendevo il treno tutti i giorni. I treni facevano un sacco di suoni. Allora c’erano ancora i vagoni di terza classe. Mi piaceva il rumore delle frenate. L’ufficio dove lavoravo aveva la finestra sul Canal Grande. Passavano i vaporetti, le chiatte per il trasporto merci, i motoscafi della polizia e dei vigili del fuoco (che avevano la sede lì accanto), le sfilate di gondole con i turisti a bordo e i gondolieri che cantavano O sole mio. Tutto questo rumore mi piaceva. Quando passava il vaporetto grosso, la linea 1, tremavano perfino i vetri.

Un giorno incontrai per strada il mio maestro delle elementari. Aveva un tamburo in braccio. Scoprii che lui era in realtà un musicista che si manteneva facendo il maestro delle elementari. Prendemmo un caffè e parlammo di musica. Io gli parlai dei rumori. Lui mi disse che per la stagione di concerti del conservatorio curava la sezione di musica contemporanea. Così, per la prima volta in vita, a ventiquattr’anni, andai a un concerto. In quel primo concerto suonarono solo strumenti a percussione. Il mio maestro delle elementari era tutto sudato. Il giorno dopo comperai un disco di Edgar Varèse.

Decisi che non ero stato abbastanza diligente. Avevo provato ad ascoltare la musica, ma disordinatamente. Dovevo fare in altro modo. Comperai dei libri. Cominciai a frugare a lungo nei negozi di musica. Qualche commesso mi guardava male, all’epoca andava molto rubare nei negozi di musica, ma in somma, io stavo badando alla mia formazione.

Grazie ai libri comperai dischi di Igor Stravinskij, Arnold Schömberg, Goffredo Petrassi, Luigi Dallapiccola, Federico Ghedini, Luciano Berio, e altri. Grazie ai rovistamenti nei negozi di musica scoprii il primo disco dei King Crimson, quello con la bocca. Lo comperai per la bocca. Cominciai a leggere le riviste, e allora comperai i dischi degli Area, di Anthony Braxton e di Alvin Curran. Ascoltai tutte queste cose e capii che la musica era tutta una cosa sola. Smisi di ascoltare Emerson Lake & Palmer.

Cominciai a risalire e ridiscendere per li rami. Dai King Crimson passai a Robert Fripp, da Fripp a Brian Eno, da Eno a Steve Reich ed Erik Satie. Da Varèse a Frank Zappa (altro che il Circo Americano!). Da Curran a John Cage. E così via.

Una volta mi capitò un disco tutto pieno di suoni di grilli. Lo registrai su una cassetta e andai (era pieno inverno), ad aspettare la gente all’uscita dalla sala concerti del conservatorio. Avevo il registratore a pile in una tracolla. Mi nascosi in un androne del palazzo di fronte, che era mezzo aperto e sventrato per ristrutturazione. Faceva una bella eco. Tutti uscivano, con le orecchie ancora piene di Mozart Beethoven Mozart, e sentivano i grilli. In pieno inverno! Sentivo le voci commentare, sorprese. Scalpicciavano per il freddo. Non andavano più via. Io alzavo o abbassavo il volume, a seconda. Non mi scoprirono. Doveva essere lì anche il critico musicale del giornale locale, perché due giorni dopo, nella pagina della cultura, c’era l’articolo sul concerto, e finiva con questa storia dei grilli d’inverno. Una cosa molto bella, molto poetica, scriveva il critico musicale.

Due settimane dopo tornai con le frenate dei treni registrate in stazione a Venezia. Appoggiai il registratore su una grossa scatola per dargli più cassa armonica. Mi sgamarono subito. Due giorni dopo, sul giornale locale, il critico musicale diceva che ero «un vandalo».

I treni mi piacciono ancora molto. Ci viaggio spesso, due tre volte la settimana, per il mio lavoro. Mi dispiace un po’ che gli Eurostar e quei treni nuovi lì non facciano più dei bei rumori come una volta. Adesso fanno ronzii, non sferragliamenti. Ma invecchiando ho imparato ad apprezzare anche i ronzii.

In questo preciso momento, mentre sto scrivendo, sul giradischi c’è un disco di Brian Eno del 1974: Taking Tiger Mountain (by Strategy). I canarini dall’altra stanza rispondono alla musica a modo loro. Fuori della finestra c’è un prato comunale con merli e cinciallegre, qualche pensionato col cane, e più in là del prato il traffico, non tanto. Il computer sul quale scrivo fa bip o cling, secondo il caso. Le mie dita fanno sulla tastiera un taptaptap leggero (sono molto veloce).
Mi piacciono i suoni.

Ma la mia canzone preferita, quella che io e il mio amore quando la ascoltiamo ci guardiamo negli occhi e pensiamo che questa è veramente la nostra canzone, è Silence is Sexy degli Einsturzende Neubauten.

I suoni mi piacciono, ma il silenzio è più sexy.

[Testo pubblicato originariamente in The Medicine Show].


Filed under: Archivio giulio mozzi, Musica Tagged: Einsturzende Neubauten

Trasloco

Mer, 21/07/2010 - 05:00

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Filed under: Vibrisselibri Tagged: Ebook, Vibrisselibri

Musica per la vostra notte calda

Dom, 18/07/2010 - 15:00


Filed under: Musica Tagged: Enzo Jannacci, Giorgio Gaber

Pubblicità

Sab, 17/07/2010 - 09:17


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