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i miei libri



Extra Omnes
L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi

Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160
Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6
Collana "900 Storie"
diretta da Carlo D'Amicis




Il cerchio
Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190
Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5
Collana "Le Felci"

luoghi dell'anima

Irlanda



Nuova Zelanda

compagni di viaggio

Margot



Moby Dick

 
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di letture e scritture, a cura di giulio mozzi. Il nome vibrisse è stato trovato da Mauro Mongarli.
Aggiornato: 11 min 27 sec fa

Il simbolo cadavere

Lun, 21/07/2008 - 10:21

di giuliomozzi

Che un ministro della Repubblica mandi a fare in culo l'inno nazionale, è cosa che non sta bene: a buonsenso gli spetta la stessa sorte che, per dire, in una partita di pallone spetta al giocatore che manda a fare in culo l'arbitro (e, tra parentesi, domandiamoci perché l'insulto più pesante, nella nostra lingua, sia il mandare a fare in culo). Tuttavia mi piacerebbe sapere se e quanto ciò che il nostro Inno (o Canto) nazionale dice è oggi decentemente condivisibile. Affermazioni come "L'Unione e l'amore rivelano ai popoli le vie del Signore" o "Uniti per Dio, chi vincer ci può?" mi sembrano, ad esempio, scarsamente condivisibili sia da chi non crede in dio (che c'importa che si rivelino ai popoli le vie di un signore che non esiste?) sia da chi crede in dio cristianamente (l'inno contiene un brutale sequestro del dio di tutti a favore di una sola nazione e contro le altre: gradirei in proposito una presa di posizione chiara e netta di Benedetto XVI).

Il nuovo libro di giulio mozzi

Dom, 20/07/2008 - 19:50

Il nuovo libro di giulio mozzi è disponibile presso Lulu.com. Può essere acquistato come libro cartaceo o come file scaricabile. E' possibile vedere un'anteprima del libro.

Il libro contiene (quasi tutti, con minimi interventi) i versi che giulio mozzi ha pubblicati nel diario in rete tra l’ottobre del 2007 e il marzo del 2008.

A nessuno sfuggirà che nel mucchio ci sono forse, a esser generosi, due o tre versi buoni. Tutti gli altri servono a formare la storia e a procurarne così l’occasione.

Testamento biologico / 2

Gio, 17/07/2008 - 12:17

di Ferdinando Camon

[Questo articolo di Ferdinando Camon è apparso oggi nei quotidiani veneti del gruppo Finegil. gm]

Ho letto il "testamento biologico" di Giulio Mozzi, pubblicato su questo giornale, e mi ha turbato. Lui fa riferimento al caso di Eluana Englaro, e anche questo mi turba. Eluana è in coma irreversibile da 16 anni, il padre e gli amici dicono che quand'era lucida e sana aveva visto un malato inguaribile e senza coscienza, e aveva detto: "Se fossi ridotta così, preferirei morire subito". Su questa base, il padre e le amiche, e tutte le persone che, per usare l'espressione di Mozzi, le vogliono bene, chiedono che "si stacchi la spina" che tiene in vita Eluana, e che Eluana sia lasciata morire. Questo sarebbe amore. Continuare a nutrirla artificialmente vuol dirre senza farla soffrire senza ragione e senza speranza, e con la figlia protrarre la sofferenza dei genitori e degli amici. Mentre scrivo, un tribunale ha dato ragione al padre di Eluana, ha autorizzato a staccare la spina, il padre è disposto a compiere questo gesto personalmente, o in sua vece s'è dichiarato disposto un medico.

Testamento biologico

Mer, 16/07/2008 - 09:52

di giuliomozzi

L'articolo Testamento biologico, che pubblicai in vibrisse il 27 febbraio 2008, è stato ripreso oggi, su mia proposta, dai quotidiani veneti del gruppo Finegil (Mattino di Padova, Nuova Venezia, Tribuna di Treviso).

Invito lettori e lettrici di vibrisse a scrivere un "testamento biologico" e a spedirmelo (giuliomozzi@gmail.com). Li pubblicherò volentieri.

Sono convinto che un modo per discutere seriamente di certe faccende sia quello di non domandarsi che cosa sarebbe giusto in generale, ma domandarsi piuttosto che cosa si vorrebbe per sé, che cosa si riterrebbe giusto per sé.

Tengo a far notare una cosa. Pubblicare, anche in un luogo appartato come vibrisse, le proprie ultime volontà (o alcune ultime volontà), è comunque un atto impegnativo. Se io cadessi in stato vegetativo tra cinque minuti, il mio "testamento biologico" farebbe testo e potrebbe essere giustamente usato per decidere che cosa fare di me.

Migliore di me

Mar, 15/07/2008 - 10:49

di giuliomozzi

Alexander Stille, in un articolo apparso in Repubblica ieri 14 luglio 2008 e intitolato L'ossessione di Luigi XIV, scrive a un certo punto:

Candidare al Parlamento e assegnare un ministero ad una trentaduenne ex pin-up la cui principale qualifica è chiaramente l’attrazione sessuale del premier nei suoi confronti significa farsi beffe del concetto di governo rappresentativo.

Un dubbio. Non è che, se il governo deve "rappresentare" il popolo italiano (ossia "esprimerlo nei tratti peculiari, incarnarlo", secondo il solito De Mauro), la cosa giusta da fare è appunto candidare al Parlamento e assegnare un ministero ad una trentaduenne ex pin-up la cui principale qualifica è chiaramente l’attrazione sessuale del premier nei suoi confronti? *

Io però non voglio che chi governa sia "come me". Voglio che sia "migliore di me".

Uno, nessuno e centomila

Mar, 15/07/2008 - 10:23

di Laclauz.

"Il pittore e il pesce" a Pordenonelegge

Lun, 14/07/2008 - 10:10

L'opera di Carlo Dalcielo Il pittore e il pesce, ispirata all'omonima poesia di Raymond Carver, sarà ospite dell'edizione 2008 del festival Pordenonelegge, presso gli spazi espositivi della Provincia in corso Garibaldi. L'inaugurazione è prevista per venerdì 12 settembre alle 18.30. L'esposizione, a cura di Bruno Lorini e giulio mozzi, sarà aperta fino al 12 ottobre 2008.

Bottega di lettura

Dom, 13/07/2008 - 18:26

L'ho un po' trascurata, la Bottega di lettura, dimenticando di segnalare un bel po' di articoli recentemente pubblicati. Rimedio ora:
- Bartolomeo Di Monaco legge La principessa e l'antiquario di Enzo Siciliano.
- Paolo Cacciolati legge La prima notte di Raul Montanari.
- Bartolomeo Di Monaco legge Zebio Còtal di Guido Cavani.
- Demetrio Paolin legge Silenzi vietati di Francesco Ceccamea.
- Demetrio Paolin legge Ma-mma di Nadia Zorzin.
- Cletus legge I cani abbaiano di Truman Capote.
- Bartolomeo Di Monaco legge Era mio padre di Franz Krauspenhaar.
- Giorgio Fontana legge Motel Life di Willy Vlautin.
- Bartolomeo Di Monaco legge Gli egoisti di Bonaventura Tecchi.
- Paolo Cacciolati legge anche lui Era mio padre di Franz Krauspenhaar.

Se, di tutte queste letture, avete il tempo di leggerne una sola, leggete questa.

[tutti i libri della bottega] [tutte le interviste della Bottega]

Tra Merlo e la Carfagna stavolta scelgo Mara

Dom, 13/07/2008 - 11:26

di Federica Sgaggio

[Questo articolo è apparso nel sito di Federica Sgaggio l'11 luglio 2008. gm]

Non pensavo che mi avrebbe fatto male, altrimenti non l’avrei letto, anche perché in spiaggia tendo a dedicarmi a cose relativamente piacevoli. Sto parlando del commento che Francesco Merlo dedica sulla Repubblica di oggi alla questione della ministressa Carfagna.
Sì: quella delle intercettazioni, delle asserite fellatio, dello sdegno per le parole di Sabina Guzzanti; la ragazza dai capelli ormai corti e dei soberrimi (soberrimi?) tailleurini avorio. Lei. Quella del disegno di legge sulla prostituzione.

In quel commento, Merlo prende le parti della Carfagna. Anzi, forse anche un po’ no. Anzi, forse decisamente no. Però anche un po’ sì, e fa anche un po’ il femminista; cioè, non del tutto, ma abbastanza. O forse la fa a pezzettini, la uccide, la stronca facendo finta di volerle molto bene. Sì. Questo.
E non so se mi spiego (penso di no).

Scrive il sommo che la povera Carfagna “sarà sempre e comunque minacciata dalla calunnia che lei stessa ha definito la schifezza“.
Di qui in poi è un climax che mi ha tolto il fiato: “Una ministra della Repubblica italiana ha il diritto di essere bella”, dice Merlo (beh, grazie, sono commossa), “di non essere spiata attraverso il buco della serratura, di avere una vita privata articolata, tormentata e trasgressiva anche con chi non piace a noi”.

Leggi tutto l'articolo.

Tra Merlo e la Carfagna stavolta scelgo Mara

Dom, 13/07/2008 - 11:26

di Federica Sgaggio

[Questo articolo è apparso nel sito di Federica Sgaggio l'11 luglio 2008. gm]

Non pensavo che mi avrebbe fatto male, altrimenti non l’avrei letto, anche perché in spiaggia tendo a dedicarmi a cose relativamente piacevoli. Sto parlando del commento che Francesco Merlo dedica sulla Repubblica di oggi alla questione della ministressa Carfagna.
Sì: quella delle intercettazioni, delle asserite fellatio, dello sdegno per le parole di Sabina Guzzanti; la ragazza dai capelli ormai corti e dei soberrimi (soberrimi?) tailleurini avorio. Lei. Quella del disegno di legge sulla prostituzione.

In quel commento, Merlo prende le parti della Carfagna. Anzi, forse anche un po’ no. Anzi, forse decisamente no. Però anche un po’ sì, e fa anche un po’ il femminista; cioè, non del tutto, ma abbastanza. O forse la fa a pezzettini, la uccide, la stronca facendo finta di volerle molto bene. Sì. Questo.
E non so se mi spiego (penso di no).

Scrive il sommo che la povera Carfagna “sarà sempre e comunque minacciata dalla calunnia che lei stessa ha definito la schifezza“.
Di qui in poi è un climax che mi ha tolto il fiato: “Una ministra della Repubblica italiana ha il diritto di essere bella”, dice Merlo (beh, grazie, sono commossa), “di non essere spiata attraverso il buco della serratura, di avere una vita privata articolata, tormentata e trasgressiva anche con chi non piace a noi”.

Leggi tutto l'articolo.

Il posto della perdizione

Ven, 11/07/2008 - 13:11

di giuliomozzi

[Questo articolo è apparso nel Mattino di Padova di oggi].

Ciao.it è uno dei tanti siti – sono centinaia – nei quali è possibile pubblicare segnalazioni e recensioni di luoghi di vacanza. Aurelio, un ragazzo salernitano che oggi ha 23 anni, ha pubblicato il 19 agosto 2006 la sua “recensione” di Lloret de Mar, dove è stato in compagnia di cinque amici, tutti maschi. Trascrivo:

«Lloret de Mar vive soprattutto di notte per le sue discoteche, i pub, i bowling e il casinò. La discoteca migliore è senza dubbio il Tropic’s... Ogni sera c’è una festa a tema, la sala è piena di ragazze olandesi, tedesche ed inglesi. Vi illustro una tattica: ballate sul cubo, saranno loro ad avvicinarsi a voi e da lì la strada è spianata. Il prezzo è fra i 20 e i 25 euro. Gli italiani pagano sempre di più, ma semplicemente per un motivo economico: bevono molto di meno rispetto a inglesi, olandesi e tedeschi per cui fanno pagare 5 o 10 euro in più, ma hai la possibilità di avere 3 consumazioni, mentre gli altri ne hanno solamente 2. [...] State alla larga dal Disco Privé de Magic: è una discoteca piena di neri e francesi e poi si sente una puzza nauseabonda. Per divertirsi al meglio durante la “noche spagnola” è importante andare in qualche pub prima di entrare nelle discoteche. Paghi molto meno da bere e arrivi dentro la disco nelle condizioni migliori ;-). Vi accenno un paio di nomi di disco pub carini e con delle cameriere davvero interessanti: Beach Club (1 litro di birra 5 euro), Homer’s Pub, Texas. La sangria non è buonissima anche se i prezzi sono molto abbordabili... In parole povere non ci vuole un capitale per ubriacarsi. Lloret de Mar è il posto della perdizione e bisogna andarci ASSOLUTISSIMAMENTE!».

Camminando sull’aria con Paul Muldoon / 1

Mer, 09/07/2008 - 17:16

di Luca Guerneri

[Luca Guerneri ha tradotto e curato per lo Specchio di Mondadori un volume di Poesie di Paul Mouldoon, poeta irlandese di grande importanza e finora pressoché inedito in Italia. Su proposta sua e con il consenso dell'editore pubblico qui un testo che corrisponde sostanzialmente all'introduzione scritta da Guerneri per il volume. Nei prossimi giorni seguiranno alcune poesie. gm]

Nel suo bel volume monografico Reading Paul Muldoon Clair Wills apre l’introduzione ponendo una questione decisiva: “What makes a poem by Paul Muldoon a Muldoon poem? Muldoon is at once the most characteful of contemporary poets, and the most elusive.” E dunque: “Cosa rende una poesia di Muldoon una poesia di Muldoon? Muldoon è allo stesso tempo il più caratterizzato tra i poeti contemporanei e il più elusivo.”
Nel 1980 Muldoon pubblica la sua terza raccolta di versi dall’emblematico titolo di Why Brownlee Left. È ormai considerato la voce emergente, il poeta nuovo e nell’inevitabile confronto con il suo famoso conterraneo Seamus Heaney, non sono pochi quelli che preferiscono rivolgersi a lui per sapere che aria nuova tira sul pianeta poesia. La raccolta è un piccolo capolavoro. Il nord-irlandese nato a Portadown, contea di Armagh nel 1951, torna e amplia i suoi temi già trattati nel precocissimo New Weather (1973) e nel successivo Mules (1977). Torna soprattutto sul sonetto, vero mantra formale che percorre tutta la sua produzione poetica, gabbia dentro alla quale rinchiudersi per poi farsi immergere in una vasca con mani e piedi incatenati da rime e quattordici versi con relativa volta e riuscire a farla franca tutte le volte come un novello Houdini. Con il solito vecchio trucco del talento virtuoso frammisto a quell’abilità che è solo di certi prestigiatori di fare stare tutto in piedi, fantasia e mondo, leggerezza e pesantezza. Di usare il mondo come un trampolino.
C’è un testo lì dentro che si intitolo Immrama: leggerlo con un po’ più di attenzione equivale a fare la migliore introduzione possibile alla poesia di Muldoon:

Leggi tutto l'articolo scaricando il pdf.

Il sito ufficiale di Paul Muldoon.

La macchina da guerra dell'ideologia efficientista

Lun, 07/07/2008 - 13:31

di Federica Sgaggio

C’è un articolo, sul Corriere.it di oggi [del 5 luglio, nrd], che fa riflettere.
Perlomeno: fa riflettere me - forse perché è un tema che sento - sull’importanza della scelta delle parole.

L’articolo comincia così: «La guerra ai “fannulloni”, agli statali “lavativi” e protetti da mille privilegi non la farà solo con le parole ma con i numeri».
Il guerriero in questione è il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta.
A prescindere dai contenuti - sui quali si può concordare oppure no, e in questo momento lascio da parte la questione - le parole scelte fanno proprio impressione, perché creano immediatamente il contesto di riferimento, dicono subito da che parte si sta, chiariscono già alla prima occhiata quale sia la posizione.

Le parole “fannulloni” e “lavativi” sono fra virgolette.
Con questo, io che leggo ricevo il messaggio che si tratta di termini che chi scrive adotta con qualche distanza critica, forse perché non del tutto convinto che utilizzarli in quella sede sia completamente appropriato.
Le parole e le locuzioni veramente importanti di quella frase, però, non sono fra virgolette, e questo mi dice che chi le ha usate è ragionevolmente sicuro che il loro utilizzo sia pienamente giustificato e corretto. Che si tratti, insomma, delle parole giuste collocate al posto giusto. E inequivoche.

Leggi tutto l'articolo nel sito di Federica Sgaggio
.

Indovinello

Dom, 06/07/2008 - 19:26

Non ho l'abitudine di applicare categorie politiche o morali al mercato.

Questa dichiarazione era pubblicata in un quotidiano di oggi, 6 luglio 2008. A chi appartiene?

Giulio Tremonti, Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Renato Brunetta, Luciano Canfora, Emma Bonino, Philippe Daverio, Benedetto XVI, Silvio Berlusconi, Francesco Alberoni, Tiziano Scarpa, Eugenio Scalfari, Gianfranco Fini, Emma Marcegaglia, Guglielmo Epifani, Tex Willer.

Si può indicare un solo nome tra quelli qui elencati. Chi avesse letto l'articolo in questione è pregato di astenersi dal partecipare (il bello è prenderci indovinando, non se lo sai già). Il primo o la prima a indicare la soluzione esatta riceverà in dono una copia di Giovani cosmetici, a cura di Giulia Belloni, ed. Sartorio. O, se ce l'ha già, una Bibbia.

Risposte nei commenti, prego.

Calcoli (un racconto incompiuto, del 1998)

Dom, 06/07/2008 - 16:15

di giuliomozzi

La mia storia può essere raccontata con una sola frase. Sono stato tradito da mia moglie e dal mio migliore amico. L’ordine delle parole è importante: sono stato tradito prima da mia moglie e poi dal mio migliore amico. Nei confronti di mia moglie l’unico sentimento che sono in grado di provare, oggi come oggi, è l’odio. Nei confronti del mio migliore amico invece provo un sentimento misto di meraviglia e repulsione.

Chiamo «mia moglie» quella che agli effetti legali oggi è la mia ex moglie. Il mio migliore amico invece resta ancora oggi il mio migliore amico. Viene a trovarmi quasi tutte le mattine, verso le sette, di nascosto dalla mia ex moglie con la quale divide, ormai da tre anni, la casa e il letto.

[2] Dato il magnaccia, indovinate la puttana

Sab, 05/07/2008 - 13:41

di giuliomozzi

[seconda parte] [leggi la prima]

E già che ci siamo, notiamo con quanta finezza Dario Cresto-Dina, nell'articolo in questione, allude verso metà articolo alle

telefonate imbarazzanti nelle quali il Cavaliere parlerebbe delle particolari qualità di alcune sue ministre,

mentre alla fine ricorda

la lettera inviata [da Veronica Lario] a Repubblica dopo gli apprezzamenti rivolti dal marito a Mara Carfagna durante la cena di gala dei Telegatti: "Se non fossi già sposato, la sposerei subito". Era il gennaio del 2007".

Provo a tradurre il tutto in lingua esplicita:

[1] Una violazione (orribile) dell'intimità mentale

Sab, 05/07/2008 - 13:41

di giuliomozzi

In Repubblica.it, nella sezione dedicata alla politica, è apparso oggi un articolo di Dario Cresto-Dina intitolato: Dietro il silenzio di Veronica. "Voglio sapere la verità".

L'articolo inizia così:

Ci sono silenzi che nascondono dignità e dolore. Silenzi che pure fanno rumore. È quanto accade a Veronica Lario, la moglie di Silvio Berlusconi. Per lei e per i suoi figli è un altro momento di sofferenza, ma questa volta Veronica non farà alcuna dichiarazione pubblica.
Almeno per ora, la signora Berlusconi non parla. Spiega di non volere entrare in questo "ciarpame", ma ha le idee chiare. Una sopra tutte, come ha confidato a chi le sta vicino...

Verso la fine dell'articolo si legge anche:

"Ho già detto tutto ciò che penso un anno fa", ha risposto a un'amica...

Spiace scoprire che tra chi "sta vicino" a Veronica Lario vi siano anche persone pronte a rivendere "confidenze" e conversazioni private a Repubblica.it.

Ma ciò che davvero sorprende e stupisce è quanto si legge nel terzo capoverso dell'articolo:

Una violazione (orribile) dell'intimità sessuale

Ven, 04/07/2008 - 18:56

di giuliomozzi

In Repubblica.it, nella sezione dedicata allo sport, è apparso oggi un articolo di Paolo Rossi intitolato: Manaudou e gli scatti rubati sul web. "Ecco il mio vero album segreto". Occhiello: "La campionessa affida a una casa editrice una raccolta di foto della sua vita. I premi, le passioni, i momenti felici. Ma niente fidanzati, di ieri e di oggi".

L'articolo inizia così:

Foto. Sempre foto. È scritto che le foto debbano essere nel destino di Laure Manaudou, farne la sua storia. Stavolta sono foto buone, una risposta a quelle 'cattive' che finirono sul web, per tutti i voyeur di Internet. Se quella fu una violazione (orribile) dell'intimità sessuale della nuotatrice francese, in questo caso è lei stessa ad offrirsi sin dalla nascita.

Punto, e a capo. Spazio bianco. Tutto maiuscolo e in rosso, c'è un link:

LE FOTO SEGRETE / GLI SCATTI RUBATI SUL WEB

A che cosa porta quel link? Ovviamente a una sezione di Repubblica.it contenente quelle foto considerate da Paolo Rossi di Repubblica.it "una violazione (orribile) dell'intimità sessuale" di Laure Manaudou.

L'articolo poi prosegue tranquillo, parlando del libro appena uscito in Francia, fino alla moralina finale. Rossi, infatti, nota che nel libro non c'è nemmeno

un accenno a Luca Marin [atleta ex fidanzato di Laure Manaudou]. Curiosamente neppure il fidanzato attuale, Benjamin Stasilius, figura. Niente passato, niente presente. In un album di foto ognuno ci mette quello che vuole, ma nella vita non ci sono solo i ricordi belli, anche quelli tristi. E forse non ci si cura stracciandoli.

Come dire: cara Laure Manaudou, poiché "nella vita non ci sono solo i ricordi belli" ma "anche quelli tristi", e poiché "non ci si cura stracciando" i "ricordi tristi", noi di Repubblica.it compensiamo l'assenza dei tuoi clamorosi fidanzati dalla tua autobiografia fotografica rilanciando quelle foto che costituirono "una violazione (orribile) dell'intimità sessuale", e sono quindi per te dei "ricordi tristi". Così impari a tentar di stracciarli. (E comunque, quelle immagini sono ovunque nel web, quindi non facciamo nulla di male a metterle anche nel nostro sito).

(Un lettore: "Ma a noi che ce ne importa della Laure Manaudou?". Risposta: "Niente. Ci importa vedere come funziona Repubblica.it, e qual è la sua moralità").

Un segreto di famiglia

Lun, 30/06/2008 - 13:06
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