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Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160 Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6 Collana "900 Storie" diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190 Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5 Collana "Le Felci"

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Moby Dick

 
Inserito da Gaja il Sab, 13/09/2008 - 08:32

[Questo racconto è frutto di un esperimento nato da una chiacchierata tra Ivano Porpora, un mio amico scrittore, e la sottoscritta. Erano le 10.45. Mi ha chiesto di dirgli un numero da 200 a 2000. Io ho risposto 567, senza peraltro avere la più pallida idea di cosa gli passasse per la testa. Poi mi ha chiesto tre parole - e io gli ho detto: margherita, libro, gatta. E, in ultimo, una parola "brutta", che lui non dovesse scrivere ma che sarebbe stato costretto a esprimere tramite perifrasi: e io ho risposto "cancro". Ivano mi ha ringraziato e ha concluso: "tra venti minuti guarda nella tua casella di posta". Alle 11.05 ho controllato e nella mia casella di posta c'era questo racconto. 567 battute.

Ivano Porpora è nato nel 1976 a Viadana, in provincia di Mantova. Ha cominciato a disegnare a sei anni, poi di nuovo a quindici, e a scrivere a diciassette, senza interrompersi mai. Ha vissuto due alluvioni e diversi periodi di Sole, un anno a Siena, quattro a Bologna, tanti nel mantovano.]

Arsène rise un sacco, parlandomene.
“Ho trovato la mia Margaux”, mi disse.
Me lo disse nella nostra stanza grigia. Grigia come nebbia dell'Appennino, di quando mi aveva parlato di come s'era fatto battezzare e sbattezzare e ribattezzare ancora.
La stanza, grigia come l'appennino. Anche la lampadina aveva un dito di polvere, sopra, come se nessuno fosse mai stato in quella stanza.
Mi venne il dubbio che nessuno ci fosse mai stato. Mi venne il dubbio, mentre mi spogliavo come al solito, che nemmeno lui fosse mai stato in quella stanza. Mi venne il dubbio che quella stanza non esistesse che nella mia mente; che questo libro non esistesse che nella mia mente e che, come in molti film era diventato di moda, da Fight Club in poi, Arsène non fosse che il mio avatar. Arsène, il mio Tyler Durden.
La stanza era grigia tranne che per un quadro. Ne aveva appeso uno.
Mi fece sorridere il fatto che il lavoro fosse mio. Aveva preso il mio dipinto della bandiera della marina giapponese e ci aveva scritto sopra CECI N'EST QU'UN TROU.
In lettere rosse come i raggi del Sole.
Entrò Margaux, nuda come noi, ma me ne avvidi solo quando si sedette al mio fianco.
Arsène mi passò un biglietto; lei lo sbirciò, sorrise, poi si sedette e chinò il capo.
“Margaux.
Margaux è una gatta. Margaux è una voglia. Una foglia caduta.
Margaux è un sorriso basso di quelle innamorate che sorridono per niente.
Margaux è il buco sui banchi di scuola. Margaux non è il buco sulla tua bandiera.
Margaux è un volto che non riesci a vedere; Margaux è l'acqua di Malacarne, rossa per quanto è azzurra”.
Sorrisi ancora, ma il suo volto era già basso. Mi sembrò un uomo-lombrico, in quell'istante. Aveva le orbite, che non vedevo, divorate da un dolore che ne faceva una bocca di Bacon. Lo stomaco, che non vedevo, divorato da un dolore che ne faceva una bocca di Bacon. Gli avambracci, tessuti di vene che sporgevano d'un pollice dalla carne; il sesso, perso nella sua criniera di peli ricci.
“Non ci sono margherite nei vostri quadri”, mi disse Margaux.
E sentii che le sue parole restavano sospese nell'aria, anche nel silenzio che ne seguì.
Contai dieci, cinquanta, forse cento secondi. Forse mille, o forse diecimila; secondi come soldati nella foresta, che strappino a colpi di machete e forse a morsi la vegetazione per far passare la loro lunga fila. Secondi tutti vestiti di verde, tutti incazzati; tutti con i baffi tagliati perché gli insetti non vi facciano il nido.
“Non ci sono margherite in questa stanza”, fece Arsène dopo un tempo lungo. Talmente lungo che sembrava un elastico di mutande lasso.
“Non ci sono margherite. Qui ci sono guerre, da quando è venuto Severo, ci sono piccoli ossigeni da respirare. Ma non ci sono margherite”.
Mi girai verso di lei. I capelli, folti come la criniera di peli ricci del mio maestro, mi fecero venire voglia di disegnare.
“Non è vero”, dissi. E intanto pensai 'E' la prima volta che lo contraddico'.
“Non è vero. Guarda la tua donna, Arsène, guarda te. Guarda me, porca miseria. E' pieno di margherite, il nostro mondo”.
“E' un fiore banale, la margherita”.
“I tuoi pensieri sono banali, Arsène. Come sei... povero”.
Glielo dissi, e non disse niente. Ma mi sembrò, per un istante, che sorridesse.

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sempre divertenti

questi giochi. ;-) bravo.
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bellissimo racconto, a mio

bellissimo racconto, a mio avviso. guarda un po' tu da un gioco... ;-)
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ivano porpora

io lo conosco, era al corso di scrittura tenuto da Guido Conti, è piuttosto simpatico, anche, e siamo pressoché vicini di casa.......lui conosce bene la pianura almeno tanto quanto me ma io credo anche di conoscerla un pochino più di lui...... comunque leggo il racconto, adesso,
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letto con molto piacere

e devo dire che ho apprezzato molto il suo modo di scrivere, trovo sia piaevolissimo anche se non facile, una scrittura "colta" in senso positivo, che non ti fa pesare riferimenti, ma li bevi con grande naturalezza.. chicca
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esperimento

esperimento interessantissimo di letteratura "potenziale". sul risultato in termini estetici e comunicativi non saprei molto dire: sono un po' lenta a capire quando i testi sono "onirici" (a me questo sembra un sogno, un incubo di malattia e morte pieno di simbologie). può essere pure che vi si parli di cose più trasparenti...non so. non direi "bel" racconto. ma racconto urtante-urticante sì. [mi chiedo: se le "tre parole" fossero state "cuore sole amore", quale sarebbe la parola brutta non esplicitata?]
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alla terza lettura "visiva",

alla terza lettura "visiva", dal basso verso l'alto, ho visto altre cose, ma non le dico.
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io....

ho fatto fatica a capire cosa succede e come si svolge la cosa e cosa si dicono le persone........ma è mio limite mentale come sempre. saluti.
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Il mio racconto, e altro

Intanto ringrazio Gaja, e ringrazio i commentatori. Non so perché, ma mi sono commosso (o forse lo so ma non lo posso dire...). A volte è vero che da uno scherzo nascono cose. Confermo di aver fatto il corso con Conti, Bev: chi sei? Per quanto riguarda le parole-chiave una sfida simile (ma senza una lunghezza precisa, né un termine temporale) la feci con + dugongo, beluga, diplodoco - radicchio. Quindi non devono essere necessariamente correlate tra loro. Per chi fosse curioso il racconto che cito si chiama "Il giorno in cui persi le parole" e si trova qui: http://mezzina.blogspot.com/2006/09/il-giorno-in-cui-persi-le-parole.html Ora scappo a Parma. Grazie, sentito, a tutti.
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Sono io a ringraziare Ivano:

Sono io a ringraziare Ivano: ho amato moltissimo questo suo racconto, in ogni suo aspetto. La mia scontatezza nella scelta delle parole è evidente: ma lui ha saputo costruirci attorno qualcosa di tutt'altro che scontato. Onirico e lynchiano- due aggettivi che spesso si sovrappongono (Lynch è un altro personaggio che adoro). 
Lulù, sarei curiosa di sapere cos'altro hai visto. 
Un bacio speciale a Ivano:* Ogni promessa è debito. Sei una persona carissima.
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anch'io vedevo lynch, mi

anch'io vedevo lynch, mi ricorda un suo fondamentale bruttissimo film "blue velvet", ma siccome questo regista e questo film mi perseguitano, non volevo cascarci: vedo che però ci "siamo". ci sono dei colori lividi e sanguigni. lo stomaco che sembra una bocca di bacon mi fa pensare ad una delle tre parole e tu sai quale e perché, ma, appunto, non la dico. poi arsène: il ladro e il veleno. e anche queste sono in relazione con il senso ulteriore di una delle tre parole. la nudità è propria dei sogni: di solito dialetticamente tra il normale e l'obbrobrioso. e anche ciò che ha a che fare con nudo-brutto-deforme mi porta "là". ivano forse ha costruito alla queneau, ma non ne sarei tanto sicura. un filo tenace e sotterraneo tiene legate le cose che tu gli hai detto alla sua straordinaria prolifica penna. queste performance sono da ripetere.
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questo tuo commento è da

questo tuo commento è da incorniciare, lulù. anche io non sarei tanto sicura che abbia costruito alla queneau: trovo che solo una forma onirica potesse dare alle mie tre parole tanto spessore e tanta evanescenza al tempo stesso. La nudità è fatale. splendida osservazione, mia tesora. 
grazie per aver scritto che queste performance sono da ripetere. il racconto di ivano, a mio parere, è tra il rosso fuoco e il rosso bordeaux. ha tutti i colori di un'esplosione. 
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Confesso l'ignoranza (e benvenuti nel laboratorio)

Confesso l'ignoranza, ma molti dei riferimenti che avete inserito non li conosco e altri che non avete inserito sono invece essenziali. Per dire. Di Lynch non ho mai, dico mai, visto nulla. Mi viene il dubbio di avere visto Una storia vera; ma non credo sia il Lynch che vedete voi. La questione dei soldati è una lontana rimembranza di un libro di McInerney. Parlava di mille soldatini boliviani che gli portavano la cocaina nel naso. Di Ceci n'est qu'un trou non parlo; il riferimento è evidente. Parlo invece della bandiera della marina giapponese: sto leggendo un libro sulla tortura (mi sono fermato dieci minuti prima di vedere il tremendo Behind the sun, che sconsiglio vivamente a chiunque). Ora quel quadro lo devo dipingere davvero perché questi personaggi, che a me tanto onirici non paiono, non sono altro che Arsène, Severo e la appositamente creata qui Margaux, che entreranno nel romanzo che sto scrivendo. Poi. Ringrazio Lu per le splendide parole, e Chicca per aver apprezzato la metafora del cancro. Ci ho lavorato per un paio di quei venti minuti, ed è una buona percentuale. La questione della stanza nuda e della lampadina è una rimembranza di un mio vecchio racconto, scritto dopo aver letto Il persecutore, di Cortazar. E quella, per me, è letteratura. La storia del doppio battesimo è in un racconto che nessuno ha ancora letto e riferita ad un altro personaggio. Ma mi è sembrato bello metterla qui. 'Margaux è il buco sui banchi di scuola' è la prima metafora che mi è venuta in mente per collegarmi alla frase scritta sul quadro. Malacarne (Claudio) è un artista che ho appena scoperto. In rete si vedono dei suoi quadri bellissimi. La figura di Arsène nudo è modellata su un nudo se non erro di Lucian Freud. La frase 'Una foglia caduta' è senza soggetto perché mi mancavano tre parole per chiudere il racconto, per l'assonanza con voglia e perché mi ricorda una poesia, che amai, di Verlaine. E io ho fatto più fatica a scrivere questo che il racconto...
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Ivano, non stento a

Ivano, non stento a crederlo. Anche per me sarebbe la stessa cosa. E però queste tue parole sono preziosissime...
Ti ringrazio di cuore.
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in sostanza: amo toppato

in sostanza: amo toppato cramorosamende! io me rifascevo, gajé, alle teorie generative trasformazzionali seconno pe ccui la cosa coo scrittore scrive va morto ar de qquà e ar de llà de quello che crede egli stesso medesimo. penza npò che ivano potrebbe puro avè scerto er nome severo dar nome de n'imperatore( chii sordati ce starebbi, nooo?). malacarne oo conoscevo, è n pittore fòv, pe ddì, ma me pareva brutto che stavo a sottolineà. l'antre cose che ce se possono véde ho penzato subbito ch'era mejo nu nominalle perché so da stomachi forti, bituati a quaa letteratura che io gnafà, tu cioo sai. alla fine de tutto, me vojo rovinà, sta cosa ME PIASCE POPO!
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Lulù, ma de butto pòpo!

Lulù, ma de butto pòpo! (er fòvismo... sìne, cellò presente!:D)
EPPERO' me sbilancio puro io: ME PIASCE PURAMME'!!! che dichi?
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Per dire...

A dire il vero Severo è un nome che è stato scelto proprio per quello, lu. Mi piaceva Settimio Severo. Vedi 'n po'? ;D
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La margherita

è così comune che se ne sta nei prati modesta modesta, finché non arriva un maestro ed allora comincia a vedere e a volare. Capita sempre così.
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@Ivano: Settimio Severo...

@Ivano: Settimio Severo... sai che mi era venuto in mente?

@Flavia: stupenda e condivisibile osservazione che mi tocca fin nel profondo.
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IL TUO LATO B ON LINE

Non so come sia potuto accadere ma sul mio blog mostro IL LATO B. Devo esser stato hackerato, perché io il tuo LATO B non volevo metterlo, eppure c'è, con smagliature e tutto. Oddio! Gajetta, mi spiace. Ma la colpa è dell'hacker non mia. Joseph La mia casetta: http://biogiannozzi.splinder.com/
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Veramente ci sono andata ora

Veramente ci sono andata ora e non ho visto niente... menomale (whew)! 
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su settimio severo ciò

su settimio severo ciò beccato. è na consolazione. gnente è più fastidioso che fa li critichi e strapallà come li critichi, quelli veri, come. (settimio era severo severo o era severo pe dì?)
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secondo me era severo

secondo me era severo davvero... e così ho fatto anche la rima!:D
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