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Moby Dick
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Inserito da Gaja il Sab, 08/03/2008 - 20:19
“Il cadavere sembrava uno di quelli trovati sotto la cenere del Vesuvio dopo che gli archeologi avevano versato il gesso nel vuoto lasciato dal corpo. Le persone intorno all’auto erano diventate decine e decine, ma tutte in silenzio. Sembrava non ci fosse nessuno. Neanche le narici azzardavano a respirare troppo forte. Da quando è scoppiata la guerra di camorra molti hanno smesso di porre limite alla propria sopportazione. E sono lì a vedere cos’altro accadrà. Ogni giorno apprendono cos’altro è possibile, cos’altro dovranno subire. Apprendono, portano a casa, e continuano a campare. I carabinieri iniziano a fare le foto, parte il furgoncino col cadavere. Vado in Questura. Qualcosa diranno su questa morte. In sala stampa ci sono i soliti giornalisti e qualche poliziotto. Dopo un po’ si alzano i commenti: «Si ammazzano tra loro, meglio così!». «Se fai il camorrista, ecco cosa ti accade.» «Ti è piaciuto guadagnare e ora goditi la morte, munnezza.» I soliti commenti, ma sempre più schifati, esasperati. Come se il cadavere fosse stato lì e tutti avessero qualcosa di rinfacciargli, questa notte rovinata, questa guerra che non finisce più, questi presidi militari che gonfiano ogni spigolo di Napoli. I medici abbisognano di lunghe ore per identificare il cadavere. Qualcuno gli trova il nome di un capozona scomparso qualche giorno prima. Uno dei tanti, uno dei corpi accatastati in attesa del peggior nome possibile nelle celle frigo all’ospedale Cardarelli. Poi giunge la smentita. Qualcuno si mette le mani sulle labbra, i giornalisti deglutiscono tutta la saliva fino al punto da seccare la bocca. I poliziotti scuotono la testa guardandosi la punta delle scarpe. I commenti s’interrompono colpevoli. Quel corpo era di Gelsomina Verde, una ragazza di ventidue anni. Sequestrata, torturata, ammazzata con un colpo alla nuca sparato da vicino che le era uscito dalla fronte. Poi l’avevano gettata in una macchina, la sua macchina, e l’avevano bruciata. Aveva frequentato un ragazzo, Gennaro Notturno, che aveva scelto di stare con i clan e poi si era avvicinato agli Spagnoli. Era stata con lui qualche mese, tempo prima. Ma qualcuno li aveva visti abbracciati, magari sulla stessa Vespa. In auto assieme. Gennaro era stato condannato a morte, ma era riuscito a imboscarsi, chissà dove, magari in qualche garage vicino alla strada dove hanno ammazzato Gelsomina. Non ha sentito la necessità di proteggerla perché non aveva più rapporti con lei. Ma i clan devono colpire e gli individui, attraverso le loro conoscenze, parentele, persino gli affetti, divengono mappe. Mappe su cui iscrivere un messaggio. Il peggiore dei messaggi. Bisogna punire. Se qualcuno rimane impunito è un rischio troppo grande che legittima la possibilità di tradimento, nuove ipotesi di scissioni. Colpire e nel modo più duro. Questo è l’ordine. Il resto vale zero. Allora i fedelissimi di Di Lauro vanno da Gelsomina, la incontrano con una scusa. La sequestrano, la picchiano a sangue, la torturano, le chiedono dov’è Gennaro. Lei non risponde. Forse non sa dove si trova, o preferisce subire lei quello che avrebbero fatto a lui. E così la massacrano. I camorristi mandati a fare il “servizio” forse erano carichi di coca o forse dovevano essere sobri per cercare di intuire il più microscopico dettaglio. Ma è risaputo quali metodi usano per eliminare ogni sorta di resistenza, per annullare il più minuscolo afflato di umanità. Il fatto che il corpo fosse bruciato mi è sembrato un modo per cancellare le torture. Il corpo di una ragazza seviziata avrebbe generato una rabbia cupa in tutti, e dal quartiere non si pretende consenso, ma certamente non ostilità. E allora bruciare, bruciare tutto. Le prove della morte non sono gravi. Non più gravi di qualsiasi altra morte in guerra. Ma non è sostenibile immaginare come è avvenuta quella morte, come è stata compiuta quella tortura. Così tirando con il naso il muco dal petto e sputando riuscii a bloccare le immagini nella mia mente. [Tratto da Gomorra di Roberto Saviano, Mondadori 2006, pp. 96-99] |
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il libro è lì che mi
Inserito da lucy il Dom, 09/03/2008 - 11:48il libro è lì che mi aspetta da tempo,
non ho abbastanza coraggio per leggerlo. ho ragione di non avere coraggio.
sì, lulù. hai
Inserito da Gaja il Dom, 09/03/2008 - 12:02sì, lulù. hai ragione.
eppure saviano l'ha scritto per tutti, questo libro, alla faccia di chi lo ha minacciato di morte e di chi continua a definirlo un non-scrittore. a fronte di milioni e milioni di copie vendute, di un libro tradotto in - mi pare - 40 lingue, c'è ancora un drappello di gente, scrittori, giornalisti, ex-giornalisti o persone che hanno creduto di esserlo (giornalisti, intendo, o scrittori) che gliene dicono di tutti i colori.
è vero che non sempre - anzi, quasi mai - il successo planetario è sinonimo di qualità e verità, ma Gomorra è proprio l'esempio contrario.
E noi continuiamo a tenerci chi sputa sentenze.
comunque, lulù, sia pure tremando, leggìla, quest'opera fondamentale.
è quasi un dovere civile. perlomeno così l'ho vissuto io.
Ho letto Gomorra
Inserito da Anonimo il Dom, 16/03/2008 - 22:28Ho letto Gomorra quest'estate in Grecia, tra una brezza mediterranea e un tramonto ellenico, tra un stella marina e un souvlaki pieno di salse. Alla storia di Nina il sole si è spento, è arrivato il freddo e l'estate non c'era più e ho pianto. Per Nina e per tutti quelli che magari non volevano nascere in un posto dove vivere ogni giorno è una scommessa. Ed anche i miei figli l'hanno letto, loro che, purtroppo, non leggono, anche se qualcuno mi ha detto che non era quella lettura adatta ai ragazzi. E invece è bene che sappiano che, non lontano dalle loro vite dorate, ci sono loro coetanei a cui non è permesso giocare, studiare, sognare. E ai quali sono negate un mucchio di altre cose, la vita molto, troppo, spesso.
hai fatto bene, cara/o
Inserito da Gaja il Dom, 16/03/2008 - 22:34hai fatto bene, cara/o Anonima/o, a far leggere Gomorra ai tuoi figli. A far legger loro la storia di Nina: non bisogna dimenticarla!
non c'è niente di veramente scontato nella vita, soprattutto per certi ragazzi che hanno la sola colpa di nascere nel posto sbagliato.
il fatto è che non dovrebbe esistere "un posto sbagliato"!
grazie per essere intervenuto/a.
(magari una firmetta, così ti chiamo per nome? un bacio!)
p.s. MANUELA??? ;-)))
Oui...Je suis moi!
Inserito da Anonimo il Lun, 17/03/2008 - 01:54E Brava! Sono io, ho fatto casino con le registrazioni, le password, al solito....comunque ci riprovo. Intanto ti ho linkata sul mio blog. Beh...potrei mai non linkare una a-micia dei gatti, nonchè mia prossima futura intervistatrice? Ti aspetto da me, a csa intendo, per parlare di a-mici...Manuela
MANUELA! grazie infinite per
Inserito da Gaja il Lun, 17/03/2008 - 09:23MANUELA! grazie infinite per il link: è una cortesia che ricambierò al più presto.
Non vedo l'ora di conoscere i tuoi a-mici da vicino!
un bacione