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i miei libri


Sangue del suo sangue
Nottetempo - Roma - 2011 - pp.344
Euro 16,50 - ISBN 88-74522-84-3
Collana Narrativa

Extra Omnes L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi
Editrice ZONA - Arezzo - 2006 - pp.160
Euro 15 - ISBN 88-89702-17-6
Collana "900 Storie"
diretta da Carlo D'Amicis

Il cerchio
Edizioni Empirìa - Roma - 2003 - pp.190
Euro 12 - ISBN 88-87450-31-5
Collana "Le Felci"

Auroralia
un'antologia a cura di Gaja Cenciarelli intorno a una immagine di Jerry Uelsmann
Editrice ZONA - Arezzo - 2009 - pp.100
Euro 11 - ISBN 978-88-6438-036-0



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luoghi dell'anima

Irlanda



Nuova Zelanda

 
Inserito da Gaja il Ven, 20/01/2012 - 14:33

Playground è una casa editrice con un catalogo di eccellenze letterarie.
Ho avuto la fortuna di tradurre per loro questa raccolta di racconti di Desmond Hogan, tra poco in libreria, autore irlandese che molti grandi, come Colum McCann, ritengono il proprio maestro. Non ho difficoltà a crederlo. L'ultima volta è un testo che può essere considerato un manuale di scrittura. Di sicuro, uno dei più bei libri, se non il più bello in assoluto, che io abbia mai tradotto, e non solo perché si tratta di letteratura irlandese.
La bellezza e la salvezza della letteratura vera.







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Inserito da Gaja il Sab, 14/01/2012 - 13:39


Questa è la mia recensione della raccolta di poesie di Fabio Ciriachi, Pastorizia [Edizioni Empirìa], che presenterò da Bibliothè, a via Celsa 4, il 19 gennaio, alle 19, nell'ambito dei Book Corner curati da Isabella Moroni.


Ci sono poeti che quando iniziano un percorso non smarriscono mai la strada. È questo il caso di Fabio Ciriachi, giunto con Pastorizia (Empiria, 2011) alla sua terza raccolta poetica, dopo L’arte di chiamare con un filo di voce (Empiria, 1999) e Il giardino urbano (Empiria, 2003).
Nella sua ultima prova, Ciriachi ci testimonia la compiutezza dei suoi versi e della sua visione della vita, sia essa rappresentata da una cosmologia interiore che dall’arredo esteriore della quotidianità. Nel confrontarsi con se stesso, con la perdita, con l’assenza, con Roma, ci regala un affresco che è una sintesi di rara bellezza tra eros e thanatos.

La raccolta di Ciriachi si apre con una Nota geometrica in cui l’autore spiega per quale motivo tutte e tre le sue opere sono collegate al «punto geometrico per il quale passa un numero infinito di rette». Il titolo, Pastorizia, ha – com’è evidente – un legame fortissimo con lo spazio.

«Sperimento il punto di vista senile, la necessità di guardare verso il basso, proprio della pastorizia: mentre le bocche sono intente a brucare, gli occhi censiscono il territorio, lo imparano a memoria. Non penso ancora che possano baciare la terra (pure sfiorata dalle labbra), la sola religione, per il momento, è il cibo e il sostenersi.
Incombe anche il senso del pericolo. Per questo ho dovuto definire l’immagine del nemico, una figura esterna a me (e ai testi che preesistevano alla sua percezione) ma con grandi riflessi al mio interno
».


Questo è il link al quale potrete leggere tutta la recensione: 

http://www.artapartofculture.net/2012/01/14/pastorizia-la-poesia-di-fabio-ciriachi-si-volge-fuori-di-sedi-gaja-cenciarelli/ 






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Inserito da Gaja il Gio, 12/01/2012 - 10:41


Il 9 gennaio nel primo pomeriggio sono stati pubblicati tutti i racconti che hanno partecipato al contest artsmagicword, organizzato da artapartof(cult)ure

Sono tuttora on line, commentabili e votabili. Al gradimento del pubblico si aggiungerà il lavoro della giuria [di cui faccio parte, insieme a Lara Manni, Barbara Martusciello e Isabella Moroni] che decreterà il miglior lavoro tra quelli pervenuti.

Nella prima mezza giornata di pubblicazione abbiamo totalizzato oltre 3500 accessi.
Siamo molto soddisfatte del successo dell'iniziativa e della qualità dei racconti. Ora tocca ai lettori. 

Ecco il link al quale potrete trovare e commentare tutti i racconti: 




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Inserito da Gaja il Mar, 10/01/2012 - 11:01

Da qualche giorno, sul blog di Lara Manni si è accesa una discussione molto stimolante sulla percezione delle donne che scrivono da parte dei critici e dei lettori.
Questo è il link al post. Vi invito a leggere anche i commenti: 
http://laramanni.wordpress.com/2012/01/09/furbizia-e-pregiudizio/ 
Ieri Lara ha chiesto, a me e ad altre scrittrici, una testimonianza sulla questione ed essendo questo un argomento che mi sta molto a cuore non ho esitato a scriverle. Al di fuori di qualsiasi vittimismo, atteggiamento che peraltro non mi è mai appartenuto, ho portato la mia esperienza personale, un'esperienza che vivo ogni giorno sulla mia pelle.
Ringrazio Lara Manni per avermi ospitato e mi auguro che questo sia l'inizio di una discussione fruttuosa e costruttiva.

«Mi sono occupata altre volte, nel blog, di scrittrici. E ogni volta che affronto l’argomento mi preoccupo, perché la possibilità di essere fraintesa è altissima. E’ capitato giusto ieri, sempre su Facebook, di essere accusata di autoghettizzazione solo perché avevo usato la parola “consorelle” per invitare altre autrici a riflettere con me su una serie di domande. Esiste o no una minore considerazione delle scrittrici, per quanto riguarda l’Italia? Certo, esistono molte scrittrici di grande autorevolezza e, certo, esistono moltissime scrittrici pubblicate. Ma il gap c’è davvero o è nella testa di chi scrive? E quanto pesa, se esiste, all’interno di un genere letterario che non sia il romance? (Per me, pesa, nel senso che bisogna faticare di più per conquistarsi credibilità, specie per quanto riguarda horror e urban fantasy, ma ne ho già parlato). E, infine, quanto si finisce per ingabbiarsi da sole in uno schema? Bene, Gaja Cenciarelli, che è scrittrice meravigliosa (non di genere, se proprio insistiamo con la distinzione), mi ha mandato un contributo. Eccolo qua:

“Il punto è che la narrativa (uso la definizione che hai dato tu, giacché del termine “letteratura” si è abusato fin troppo, e poi trovo che la definizione di letteratura sia soggetta al filtro del tempo: i posteri, forse, ci diranno cos’è e cosa non è. forse.) scritta da uomini non ha bisogno dell’aggettivo “maschile” che la connoti. e però, invece, ancora si parla di narrativa femminile, quasi a sminuire i testi delle donne, quasi a ghettizzare le autrici.
Fermo restando che è stato NECESSARIO in passato gridare al mondo che esisteva anche la donna che scriveva! : era l’unico modo per affermarci di fronte a un canone letterario composto quasi esclusivamente da uomini e stabilito quasi esclusivamente da uomini.
Ancora, è questa la mia impressione, per essere definita scrittrice una donna deve faticare il quadruplo di un uomo. Ancora, per costruirsi una reputazione, per essere presa seriamente in considerazione in questo ambito (e non solo in questo ambito), una donna deve sudare sangue. a parità di talento, in genere è più difficile per lei che per lui. Esiste la buona narrativa e la narrativa spazzatura.
Tu hai citato giustamente la Byatt. io rilancio con la Munro, conosciutissima da tutti gli addetti ai lavori, e dai lettori forti, ma dagli altri? E rilancio con la Atwood, che è anche poetessa, ed esperta di musica. e poi ancora: Doris Lessing ha scritto un bel libro distopico Mara e Dann, ma ogni volta che l’ho nominato mi sono resa conto che in pochi lo conoscevano.
Quando io scrivo rifiuto qualsiasi tipo di narrativa consolatoria. Detesto quelli che chiamo “brodini riscaldati” ovvero storie che non affondano la lama. Sono una donna che scrive, ma questo non fa delle mie parole un universo distinto e separato dalle parole scritte dagli uomini. e poi sono francamente stufa dello snobismo che circola in questo ambiente.
Sono nata con la scrittura, ho sempre pensato me stessa in relazione alla scrittura, non ho mai voluto fare altro. mi sono pensata scrivente in quanto essere umano, e – guarda un po’ il destino – sono un essere umano di sesso femminile. ne vado fiera. e continuo a scrivere.
Mio padre ha novant’anni. sopravviviamo con la sua pensione e il mio lavoro di traduttrice editoriale, e capisco benissimo cosa significhi avere un figlio e scrivere nei ritagli di tempo, oppure mentre lo accudisci. Sono la madre di mio padre eppure scrivo. A room of one’s own è ancora un testo sacro, per me”.»






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Inserito da Gaja il Sab, 07/01/2012 - 16:02







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Inserito da Gaja il Lun, 02/01/2012 - 16:06

[L'autore è Andrew Jamison, irlandese, poeta. La grande traduttrice è Monica Pareschi, scrittrice, amica].

Afternoon

for C. H.

I knew the afternoon was coming to a close—
and it’s all right that you weren’t there with me—
as I made out a star from my window.
But that was fine. There is no afternoon
that can go on forever, no sky permanently orange,
no plane hang in the air halfway to wherever,
no jet stream and no cloud elude the laws of water,
no smoke rejoin the first flame of the fire,
no tree with no leaf that can fall over and over
through a world where it is always afternoon.
Afternoon—the word itself is easy on the ear
full of a soft f and those, those slowed-up os
that melt away to nothing on the tongue.
We love it because it leaves us, becomes evening.

Pomeriggio

Ho capito che il pomeriggio si andava chiudendo –
e non importa se non eri con me –
quando ho visto una stella dalla finestra.
Ma va bene così. Non c’è pomeriggio
che possa durare per sempre, né cielo perennemente arancione,
né aereo sospeso in aria a metà strada per chissà dove,
getto e nuvola non eludono le leggi dell’acqua,
il fumo non torna alla prima vampa di fuoco,
l’albero non ha foglia che possa continuare a cadere
attraverso un mondo dove è sempre pomeriggio.
Pomeriggio – la parola stessa è grata all’orecchio
piena di una tenera p e quelle g, quelle g strusciate
che si sciolgono inghiottite dalla lingua.
Lo amiamo perché ci abbandona, diventa sera.






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