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Inserito da Gaja il Gio, 09/02/2012 - 12:47
L'ho saputo subito che la raccolta di racconti di Desmond Hogan che ho tradotto la scorsa estate [lo ammetto: tra mille difficoltà, personali e letterarie, giacché il testo di Hogan è uno dei più complicati che mi sia mai capitato di tradurre. La letteratura lo è sempre, in effetti] sarebbe stata fonte di grandi soddisfazioni. La recensione che pubblico di seguito è uscita su Repubblica del 5 febbraio 2012, ed è firmata da Laura Lilli. Amori e politica del Pasolini irlandese
L'ULTIMA VOLTA di Desmond Hogan Playground, traduzione di Gaja Cenciarelli, pagg.134, euro 12.
Desmond Hogan come Pasolini? Con le debite differenze, alcuni tratti comuni tra lo scrittore italiano e quello irlandese (nato nel 1950) sono evidenti: il genio multiforme e un' aura di leggenda e di imprevedibilità che li ha sempre circondati. Nel ' 90, ormai celebre e ultra premiato, per qualche tempo Hogan sparì. Si parlò di Yemen, di Russia, di una roulotte in cui quasi si nascondeva. C' è poi la prepotente, maniacale omosessualità. E la sua grandezza non è inferiore a quella di Pasolini. Una conferma in italiano viene da L' ultima volta, racconti appena usciti. È la storia breve (e densa), precisamente, il genere in cui eccelle in cui questo pur variegato scrittore che anche se paragonato a molti, in realtà si dimostra il vero erede di William Trevor. Come lui, sa descrivere la contraddittoria, mutevole, insieme delicata e dura Irlanda del suo tempo, lo sguardo sempre attento agli ultimi. C' è l' amore, la politica, il confronto fra le generazioni (quelle della "resistenza" e quelle del "terrorismo"). E c' è la grazia infinita di non dire tutto fino in fondo: la vita non va spiegata.
Laura Lilli
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Inserito da Gaja il Gio, 02/02/2012 - 23:34
[Wisława Szymborska è morta ieri ma, naturalmente, è - e sarà sempre - molto più viva di tanti]. Guardate com'è sempre efficiente, come si mantiene in forma nel nostro secolo l'odio. Con quanta facilità supera gli ostacoli. Come gli è facile avventarsi, agguantare. Non è come gli altri sentimenti. Insieme più vecchio e più giovane di loro. Da solo genera le cause che lo fanno nascere. Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno. L'insonnia non lo indebolisce, ma lo rafforza. Religione o non religione - purché ci si inginocchi per il via. Patria o no - purché si scatti alla partenza. Anche la giustizia va bene all'inizio. Poi corre tutto solo. L'odio. L'odio. Una smorfia di estasi amorosa gli deforma il viso. Oh, quegli altri sentimenti - malaticci e fiacchi. Da quando la fratellanza può contare sulle folle? La compassione è mai giunta prima al traguardo? Il dubbio quanti volenterosi trascina? Lui solo trascina, che sa il fatto suo. Capace, sveglio, molto laborioso. Occorre dire quante canzoni ha composto? Quante pagine ha scritto nei libri di storia? Quanti tappeti umani ha disteso su quante piazze, stadi? Diciamoci la verità: sa creare bellezza. Splendidi i suoi bagliori nella notte nera. Magnifiche le nubi degli scoppi nell'alba rosata. Innegabile è il pathos delle rovine e l'umorismo grasso della colonna che vigorosa le sovrasta. È un maestro del contrasto tra fracasso e silenzio, tra sangue rosso e neve bianca. E soprattutto non lo annoia mai il motivo del lindo carnefice sopra la vittima insozzata. In ogni istante è pronto a nuovi compiti. Se deve aspettare, aspetterà. Lo dicono cieco. Cieco? Ha la vista acuta del cecchino e guarda risoluto al futuro - lui solo. »
Inserito da Gaja il Ven, 20/01/2012 - 14:33
Playground è una casa editrice con un catalogo di eccellenze letterarie. Ho avuto la fortuna di tradurre per loro questa raccolta di racconti di Desmond Hogan, tra poco in libreria, autore irlandese che molti grandi, come Colum McCann, ritengono il proprio maestro. Non ho difficoltà a crederlo. L'ultima volta è un testo che può essere considerato un manuale di scrittura. Di sicuro, uno dei più bei libri, se non il più bello in assoluto, che io abbia mai tradotto, e non solo perché si tratta di letteratura irlandese. La bellezza e la salvezza della letteratura vera.
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Inserito da Gaja il Sab, 14/01/2012 - 13:39
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Inserito da Gaja il Gio, 12/01/2012 - 10:41
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Il 9 gennaio nel primo pomeriggio sono stati pubblicati tutti i racconti che hanno partecipato al contest artsmagicword, organizzato da artapartof(cult)ure.
Sono tuttora on line, commentabili e votabili. Al gradimento del pubblico si aggiungerà il lavoro della giuria [di cui faccio parte, insieme a Lara Manni, Barbara Martusciello e Isabella Moroni] che decreterà il miglior lavoro tra quelli pervenuti.
Nella prima mezza giornata di pubblicazione abbiamo totalizzato oltre 3500 accessi.
Siamo molto soddisfatte del successo dell'iniziativa e della qualità dei racconti. Ora tocca ai lettori.
Ecco il link al quale potrete trovare e commentare tutti i racconti:
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Inserito da Gaja il Mar, 10/01/2012 - 11:01
Da qualche giorno, sul blog di Lara Manni si è accesa una discussione molto stimolante sulla percezione delle donne che scrivono da parte dei critici e dei lettori. Questo è il link al post. Vi invito a leggere anche i commenti:
http://laramanni.wordpress.com/2012/01/09/furbizia-e-pregiudizio/
Ieri Lara ha chiesto, a me e ad altre scrittrici, una testimonianza sulla questione ed essendo questo un argomento che mi sta molto a cuore non ho esitato a scriverle. Al di fuori di qualsiasi vittimismo, atteggiamento che peraltro non mi è mai appartenuto, ho portato la mia esperienza personale, un'esperienza che vivo ogni giorno sulla mia pelle. Ringrazio Lara Manni per avermi ospitato e mi auguro che questo sia l'inizio di una discussione fruttuosa e costruttiva. «Mi sono occupata altre volte, nel blog, di scrittrici. E ogni volta che affronto l’argomento mi preoccupo, perché la possibilità di essere fraintesa è altissima. E’ capitato giusto ieri, sempre su Facebook, di essere accusata di autoghettizzazione solo perché avevo usato la parola “consorelle” per invitare altre autrici a riflettere con me su una serie di domande. Esiste o no una minore considerazione delle scrittrici, per quanto riguarda l’Italia? Certo, esistono molte scrittrici di grande autorevolezza e, certo, esistono moltissime scrittrici pubblicate. Ma il gap c’è davvero o è nella testa di chi scrive? E quanto pesa, se esiste, all’interno di un genere letterario che non sia il romance? (Per me, pesa, nel senso che bisogna faticare di più per conquistarsi credibilità, specie per quanto riguarda horror e urban fantasy, ma ne ho già parlato). E, infine, quanto si finisce per ingabbiarsi da sole in uno schema? Bene, Gaja Cenciarelli, che è scrittrice meravigliosa (non di genere, se proprio insistiamo con la distinzione), mi ha mandato un contributo. Eccolo qua: “Il punto è che la narrativa (uso la definizione che hai dato tu, giacché del termine “letteratura” si è abusato fin troppo, e poi trovo che la definizione di letteratura sia soggetta al filtro del tempo: i posteri, forse, ci diranno cos’è e cosa non è. forse.) scritta da uomini non ha bisogno dell’aggettivo “maschile” che la connoti. e però, invece, ancora si parla di narrativa femminile, quasi a sminuire i testi delle donne, quasi a ghettizzare le autrici. Fermo restando che è stato NECESSARIO in passato gridare al mondo che esisteva anche la donna che scriveva! : era l’unico modo per affermarci di fronte a un canone letterario composto quasi esclusivamente da uomini e stabilito quasi esclusivamente da uomini. Ancora, è questa la mia impressione, per essere definita scrittrice una donna deve faticare il quadruplo di un uomo. Ancora, per costruirsi una reputazione, per essere presa seriamente in considerazione in questo ambito (e non solo in questo ambito), una donna deve sudare sangue. a parità di talento, in genere è più difficile per lei che per lui. Esiste la buona narrativa e la narrativa spazzatura. Tu hai citato giustamente la Byatt. io rilancio con la Munro, conosciutissima da tutti gli addetti ai lavori, e dai lettori forti, ma dagli altri? E rilancio con la Atwood, che è anche poetessa, ed esperta di musica. e poi ancora: Doris Lessing ha scritto un bel libro distopico Mara e Dann, ma ogni volta che l’ho nominato mi sono resa conto che in pochi lo conoscevano. Quando io scrivo rifiuto qualsiasi tipo di narrativa consolatoria. Detesto quelli che chiamo “brodini riscaldati” ovvero storie che non affondano la lama. Sono una donna che scrive, ma questo non fa delle mie parole un universo distinto e separato dalle parole scritte dagli uomini. e poi sono francamente stufa dello snobismo che circola in questo ambiente. Sono nata con la scrittura, ho sempre pensato me stessa in relazione alla scrittura, non ho mai voluto fare altro. mi sono pensata scrivente in quanto essere umano, e – guarda un po’ il destino – sono un essere umano di sesso femminile. ne vado fiera. e continuo a scrivere. Mio padre ha novant’anni. sopravviviamo con la sua pensione e il mio lavoro di traduttrice editoriale, e capisco benissimo cosa significhi avere un figlio e scrivere nei ritagli di tempo, oppure mentre lo accudisci. Sono la madre di mio padre eppure scrivo. A room of one’s own è ancora un testo sacro, per me”.» »
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